2010/01/23

Armstrong, Aldrin, Collins insieme per il quarantennale: il video

di Paolo Attivissimo

E' disponibile su Youtube il video integrale di 90 minuti in cui Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, i tre membri dell'equipaggio della missione Apollo 11, insieme a Chris Kraft, creatore del Controllo Missione e direttore del Johnson Space Center dell'epoca, hanno partecipato il 20 luglio 2009 alla John H. Glenn Lecture, una conferenza annuale che si tiene al National Air and Space Museum dello Smithsonian Institution a Washington, DC. L'evento è una delle rarissime apparizioni pubbliche di Neil Armstrong.



La presentazione è stata fatta nientemeno che da John Glenn, il primo americano a orbitare intorno alla Terra, seguito da Chris Kraft, che ha rievocato l'atmosfera di quegli anni delle origini della corsa allo spazio e le mille incognite tecnologiche che c'erano quando Kennedy lanciò alla NASA la sfida di atterrare sulla Luna e gli Stati Uniti non avevano ancora lanciato un uomo in orbita intorno alla Terra. Ha concluso con un appello al presidente Obama: la NASA deve investire in ricerca, non solo in mantenimento dello status quo tecnologico.

Buzz Aldrin ha invece lanciato la sfida più spavalda: fare più che rimettere qualche impronta sulla Luna e osare tornare a nuove esplorazioni esaltanti nei prossimi quarant'anni.

Ha proposto che gli Stati Uniti vadano su Marte con missioni umane e che la Luna sia invece il terreno d'esercizio degli altri paesi.

Anche Apophis (l'asteroide che potrebbe colpire la Terra nel 2036), il satellite Phobos che orbita intorno a Marte, e le comete sono destinazioni alle quali ambire per missioni umane, commerciali e governative. Missioni che secondo Buzz sono tecnicamente fattibili entro vent'anni da oggi e servono per ispirare le nuove generazioni. Tecnicamente lo possiamo fare, ha detto, con un richiamo marcato allo slogan "Yes we can" di Obama: l'importante è volerlo fare.

Michael Collins, che fra l'altro è stato direttore dello Smithsonian dove si è tenuta la conferenza, ha fatto un discorso dolce, emotivo e molto allegro, condito da battute che hanno fatto da contrasto alla determinazione di Aldrin. Ha raccontato, per esempio, di aver chiesto alla figlia che cosa avrebbe detto se le fosse toccato di scegliere cosa dire nello scendere da quella storica scaletta sulla Luna in mondovisione: lei, racconta Collins, avrebbe scelto "Questa tuta mi ingrassa?"

Collins ha commentato l'emozione che evoca in lui la fotografia del modulo lunare che si staglia contro la superficie della Luna, con la Terra sullo sfondo, che è una fotografia di tutta l'umanità: "tre miliardi di persone in quella cosina lassù, due in quella cosa grossa qui e una, il fotografo, che si tiene modestamente fuori dall'inquadratura".

Ha anche sottolineato le devastazioni ambientali prodotte dal modello economico attuale e da certi suoi slogan ("Crescere o perire? Mi sa che faremo tutt'e due") e messe in luce dall'esplorazione spaziale, che ha permesso di trascendere i discorsi e di far capire il problema mostrando la Terra come un gioiello molto fragile, sospeso in uno spazio vuoto e inospitale. Anche lui vuole andare su Marte e lo ha descritto come una destinazione molto meno difficile e inospitale della Luna.

Per Collins l'eredità fondamentale delle missioni Apollo è l'aver lasciato la culla: è questo lo spartiacque della storia creato da quella serie di imprese. E si è dichiarato soprattutto fortunato nella sua carriera e nella sua vita: "Mettete 'fortunato' sulla mia tomba – ma non troppo presto!"

Neil Armstrong si è preso subito una standing ovation e si è rivelato un relatore divertito e divertente, smentendo le dicerie giornalistiche che lo dipingono come un alienato scontroso. Forse se i giornalisti gli facessero domande meno alienanti permetterebbero alla sua verve di emergere.

Nella sua relazione ha spaziato dalle ricerche missilistiche di Robert Goddard alla governance alla geofisica, ricordando la sorpresa e le umiliazioni degli Stati Uniti da parte dell'Unione Sovietica nelle prime fasi della corsa allo spazio, che furono però lo stimolo per una rivalsa e uno sforzo coordinato che mise da parte le beghe quotidiane di fronte alla sfida di andare sulla Luna.

Per lui la corsa alla Luna fu un investimento eccezionale, perché permise agli Stati Uniti e all'allora Unione Sovietica di trasferire in parte la propria rivalità dal puntarsi addosso missili nucleari a una competizione positiva, basata sul dimostrare che la loro scienza, e non le loro bombe, erano superiori, creando così sviluppo culturale e tecnologico per tutti.

Al termine il pubblico, fra i quali vi erano molti astronauti passati e presenti e Gene Kranz, ha tributato un applauso in piedi ad Armstrong, Aldrin e Collins.

A noi non resta che sperare che le loro parole di visione, crescita e coraggio e la loro testimonianza personale vengano ascoltate da chi decide se scialacquare in bombe e guerre o se investire in ricerca e sviluppo, in pace per tutta l'umanità, come recita la targa che due di questi tre vispi nonnetti posero quarant'anni fa sulla Luna.

3 commenti:

Super33 ha detto...

Cernan nel suo "the last man on the moon" dice che chi conosceva Armstrong non fu sorpreso dalla frase che disse allo sbarco, ma dal fatto che disse qualcosa.
Mi sembra una persona forse non troppo estroversa, ma sicuramente - come tutti gli altri - una persona di eccezionali capacità e competenze

pietro ha detto...

il modulo da cui scendono gli astronauti,dov'era stivato al momento del lancio,dove è stato messo dopo la partenza dalla luna,inoltre:la capsula di ritorno,come hanno potuto gli astronauti,resistere al calore sviluppato dall'impatto con l'atmosfera,visto che,lo shuttle,rientrando(con assetto cabrato)dalla missione,a causa dell'attrito,arriva alla temperatura di 1500 gradi.

Paolo Attivissimo ha detto...

il modulo da cui scendono gli astronauti,dov'era stivato al momento del lancio

Il modulo lunare, intendi? Era fra il terzo stadio e il modulo di servizio. Procurati un disegno del Saturn V e guardalo. Wikipedia è un buon punto ti partenza.


dove è stato messo dopo la partenza dalla luna

E' stato abbandonato e fatto cadere sulla Luna.


inoltre:la capsula di ritorno,come hanno potuto gli astronauti,resistere al calore sviluppato dall'impatto con l'atmosfera

La capsula Apollo era dotata di uno scudo termico, come le sue controparti russe.

Ti suggerisco di procurarti un buon libro di astronautica per risolvere dubbi come questi con rapidità.