2010/01/23

Neil Armstrong intervistato dalla CBS

di Paolo Attivissimo

Neil Armstrong, comandante della missione Apollo 11 e primo uomo a mettere piede sulla Luna, è notoriamente una persona molto riservata e modesta. Alcuni lunacomplottisti hanno attribuito la sua riluttanza ad apparire nei media a un presunto senso di colpa per aver mentito al mondo durante l'altrettanto presunta messinscena lunare e per tutti gli anni successivi.

Circola anche la credenza diffusa che Armstrong non rilasci interviste e non sia mai più apparso in televisione dopo le celebrazioni immediatamente successive all'impresa lunare del 1969.

Non è così: semplicemente, le sue apparizioni sono state selezionate con molta cura. Quest'intervista, rilasciata a Ed Bradley per il popolarissimo programma 60 Minutes della rete televisiva statunitense CBS e trasmessa a novembre del 2005, ne è un ottimo esempio.





Maggiori dettagli, insieme a del materiale aggiuntivo, sono sul sito della trasmissione. Qui sotto riporto la trascrizione delle parole di Armstrong nell'intervista.

Bradley gli chiede cosa si prova a decollare con un Saturn V: “It felt like a train on a bad railroad track, shaking in every direction. And it was loud, really loud.”

A proposito del suo gesto di alzare il pollice verso le telecamere mentre saliva sul vettore lunare in segno di fiducia: "Yeah, but a little bit of a sham, I admit. You know, the reality is, a lot of times you get up and get in the cockpit, and something goes wrong somewhere and you go back down. So, actually, when you actually lift off, it's really a big surprise."

Su quanto ci fosse in gioco in quella missione, in termini di speranze del paese: “We wanted to do well. And, even more than that, you hope that you don't, you as a person, don't make any mistakes.”

La sua reazione alla morte della figlia di due anni, Karen, in seguito a un tumore al cervello, nel 1962, l'anno in cui fu scelto come astronauta: “I thought the best thing for me to do in that situation was to continue with my work, keep things as normal as I could. And try as hard as I could not to have it affect my ability to do useful things... At the time I thought the family was handling it well. And I was doing the best I could.”

Nel 1968 sfiorò la morte durante un volo con il veicolo addestratore lunare, eiettandosi a poco più di 30 metri da terra; davvero tornò in ufficio a sbrigare delle carte, come se niente fosse? “I did. There was work to be done.” L'intervistatore obietta che era quasi morto nell'incidente. Armstrong risponde: “Well, but I wasn't.”

A proposito dei problemi con il pilota automatico del modulo lunare durante l'allunaggio: “Our autopilot was taking us into a very large crater, about the size of a big football stadium with steep slopes on the crater, covered with very large rocks about the size of automobiles. That was not the kind of place I wanted to try to make the first landing.”

Dopo alcune domande al giornalista Walter Cronkite, che condusse la diretta dello sbarco per la CBS, Bradley chiede ad Armstrong come gli sia venuta l'idea della celebre frase "Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l'umanità": “I thought, ‘Well, when I step off, it's just gonna be a little step, from there down to there.’ But then I thought about all those 400,000 people that had given me the opportunity to make that step and thought ‘It's going to be a big something for all those folks and, indeed, a lot of others that even weren't even involved in the project.’ So it was a kind of a simple correlation of thoughts.”

Sull'aspetto reale della superficie lunare, vista con i propri occhi: “It's a brilliant surface in that sunlight. The horizon seems quite close to you because the curvature is so much more pronounced than here on earth. It's an interesting place to be. I recommend it.”

L'intervista affronta la celebrità planetaria che accolse Armstrong e i colleghi Aldrin e Collins al loro ritorno: “Friends and colleagues all of a sudden looked at us, treated us slightly differently than they had months or years before when we were working together. I never quite understood that.”

Bradley gli chiede come mai una volta rispose a un giornalista dicendo "Quanto tempo deve passare prima che io smetta di essere noto come un uomo dello spazio?", e Armstrong gli risponde così: “I guess we all like to be recognized not for one... piece of fireworks, but for the ledger of our daily work.”

Sul suo disagio per la celebrità: preferirebbe non avere tutte queste attenzioni? “No, I just don't deserve it” dice Armstrong ridendo. L'intervistatore gli obietta che fu scelto, quindi ci dev'essere un merito: “Yeah, I wasn't chosen to be first. I was just chosen to command that flight. Circumstance put me in that particular role. That wasn't planned by anyone.”

A proposito della difficoltà di mantenere una vita di famiglia in un contesto del genere: “The one thing I regret was that my work required an enormous amount of my time, and a lot of travel. And I didn't... get to spend the time I would have liked with my family as they were growing up.”

Si aspettava che il programma di missioni lunari sarebbe finito così presto? “I knew it would have a limited life, but I must say it was a bit shorter than my expectation. I fully expected that, by the end of the century, we would have achieved substantially more than we actually did.”

Come mai non ci furono altri voli verso la Luna? “When we lost the competition, we lost the public will to continue.”

L'intervista mostra Armstrong che pilota un aliante, una delle sue passioni: “Gliders, sail planes, they're wonderful flying machines. It's the closest you can come to being a bird...Oh, it is self satisfaction. A sense of accomplishment. At trying to do a little better than you think you possibly can.”

Bradley gli chiede se è interessato a partecipare a una possibile missione lunare o su Marte: “I don't think I'm going to get the chance. But I don't want to say I'm not available!” risponde Armstrong ridendo.

6 commenti:

theDRaKKaR ha detto...

bellissima intervista e bellissima persona

Janez ha detto...

Come sarebbe a dire: "When we lost the competition"?

Paolo Attivissimo ha detto...

Nel senso di "quando è venuta a mancare la competizione", non in quello di "quando abbiamo perso la gara".

Janez ha detto...

Chiarissimo. Grazie.

Vittorio ha detto...

I don't think I'm going to get the chance. But I don't want to say I'm not available!

Come dire: sarò vecchietto, ma un altro giro lo farei. Come non capirlo...

Paolo Attivissimo ha detto...

A proposito, come richiesto ho trascritto e pubblicato il testo del discorso di Armstrong in questo video:

http://tinyurl.com/y9jr7v3