2021/06/19

Gli astronauti lunari nei media: Buzz Aldrin promuove la Svizzera (2015)

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".

Nel 2015 Buzz Aldrin (Apollo 11) ha girato questo video in Svizzera per promuovere la compagnia aerea Swiss.

Aldrin dice: “When I first landed here, I said to myself, ‘This is simply out of this world. This is the most amazing landscape that I have ever seen!’ And you can believe me, I am familiar with out-of-this-world places. I have been on the Moon”.

In traduzione: “La prima volta che sono atterrato qui, mi sono detto ‘Questo è semplicemente fuori dal mondo. Questo è il paesaggio più stupefacente che io abbia mai visto!’ E potete credermi, io ho dimestichezza con i posti fuori dal mondo. Sono stato sulla Luna.”

Gli astronauti lunari nei media: Buzz Aldrin e “Rocket Experience” con Snoop Dogg (2009)

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".

Nel 2009 l’astronauta Buzz Aldrin, protagonista del primo allunaggio umano a luglio del 1969 durante la missione Apollo 11, registrò un rap, intitolato Rocket Experience, insieme a Snoop Dogg, con buona pace di chi sostiene che gli astronauti lunari siano schivi e si tengano lontano dai media per la vergogna di aver mentito (sì, i lunacomplottisti dicono proprio così).

Qui sotto potete vedere sia il video della produzione del brano, sia il video del brano stesso.

2021/06/12

Gli astronauti ridono e scherzano a proposito della “toilette spaziale”

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".

Su Instagram è stato pubblicato questo spezzone di una conversazione fra il giornalista britannico James Burke e alcuni astronauti del programma Apollo e Gemini (Jim Lovell, Gene Cernan, James McDivitt, Harrison “Jack” Schmitt).

L’audio non è molto chiaro, per cui lo trascrivo qui:

LOVELL: ...Look, I’m busy over here, would you knead this for me? Which Borman did to me that once!

BURKE: I heard a rumour that oxygen masks [would] be useful on occasions like that.

CERNAN: They were... they were... Admittedly they were used on Apollo 17. I used one.

LOVELL: The thing with Gemini... You're lucky to have to use it for the face!

SCHMITT: See, Jim, the most difficult part of it was detaching the sticky... material from the body. And... and particularly if number two was free floating, and that’s when you run the risk of number two hitting the fan! The circulation...

LOVELL: Now, what NASA had done, I think incorrectly, in their engineering, they put a glue on here that was a little too... too gluey, too tight, and if you had any amount of hair at all there, it just about killed yourself [incomprensibile]. So anyway...

In sintesi: Lovell sta spiegando a James Burke (storico giornalista divulgatore della BBC, una sorta di Piero Angela britannico) il funzionamento del sacchetto che ha in mano, che è un esemplare di Fecal Collection Bag, ossia la “toilette” utilizzata dagli astronauti per le missioni Apollo e in altre occasioni. L’imboccatura adesiva del sacchetto andava applicata ai glutei in modo che le feci venissero raccolte dentro il sacchetto, che aveva una rientranza nella quale era possibile infilare un dito per agevolare il distacco delle feci dal corpo senza toccarle direttamente (in assenza di peso manca appunto la gravità che normalmente produce questo auspicabile distacco).

Una volta raccolte le feci, il sacchetto andava staccato dai glutei e richiuso per evitare fuoriuscite, ma prima di richiuderlo era necessario inserire una tavoletta di sostanza battericida (altrimenti le feci, conservate a bordo a differenza dell’urina, avrebbero generato gas di fermentazione) e impastare il tutto. Da qui la dichiarazione di Lovell “Scusa, qui ho da fare, ti spiace impastare questo per me?”, e la precisazione che il collega Frank Borman lo fece davvero una volta per lui (presumibilmente durante la missione Apollo 8).

James Burke chiede se è vera la diceria che a volte gli astronauti usavano la maschera per l’ossigeno durante questa procedura per non sentire gli odori, e Cernan conferma di averla usata durante Apollo 17. Lovell precisa che a bordo delle Gemini si era “fortunati a doverla usare per la faccia”, con grande ilarità dei colleghi. Non sono sicuro di cosa intenda con questa precisazione.

Interviene Harrison Schmitt, compagno di missione di Cernan in Apollo 17, spiegando che “la parte più difficile era staccare il materiale appiccicoso dal corpo” e aggiunge che se le feci fluttuavano libere c‘era il rischio che si diffondessero in cabina per via della ventilazione forzata. Number two è un eufemismo inglese per indicare le feci e when the shit hits the fan è un modo di dire che indica un evento che causa un grande e sgradevole scompiglio (come avverrebbe, appunto, nel caso di escrementi lanciati contro un ventilatore acceso), e in questo caso Schmitt sta giocando sul senso letterale delle parole, perché effettivamente le feci degli astronauti avrebbero potuto colpire le ventole del sistema di ventilazione di bordo, causandone lo spargimento per tutta la cabina.

Chiude lo spezzone Jim Lovell, che aggiunge un altro dettaglio della scarsa efficacia e praticità del Fecal Collection Bag: l’adesivo usato era un po’ troppo adesivo e quindi “se avevi anche un minimo di peli lì, quasi ti uccidevi.”

Aspetti poco eroici e molto umani, ma raramente raccontati, di una serie di missioni straordinarie.