2019/04/24

Recensione: Il Saturn V 1:100 della Famemaster

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".


Il modello del Saturn V in scala 1:100 della Famemaster è assolutamente spettacolare. Alto un metro e dieci centimetri, ha delle porzioni trasparenti che permettono di vederne la struttura interna e il Modulo Lunare dentro la sua carenatura. Qualche tempo fa l’ho acquistato online andando a colpo sicuro dopo averlo visto al negozio del Kennedy Space Center. Costa circa 280 dollari su Amazon, ma li vale tutti: lo porto spesso alle mie conferenze sulle missioni lunari, e l’espressione sui volti dei bambini e degli adulti quando lo vedono per la prima volta non ha prezzo.


Sì, quello dietro è un manuale originale NASA di Apollo 15 firmato da Al Worden, che mi ha autografato anche il Modulo di Comando e Servizio ai piedi del Saturn V. Il 45 giri a sinistra è firmato da Jim Lovell e Fred Haise.

Il modello è interamente a incastro e pre-verniciato: si assembla abbastanza facilmente senza colla nel giro di un paio d’ore e rimane smontabile altrettanto agevolmente.

Ha un unico difetto significativo: lo stadio S-IVB ha le pareti ondulate anziché lisce. Si tratta della porzione mostrata nella foto qui sotto:



Il confronto con una foto dell’originale chiarisce la differenza:

Uno stadio S-IVB di un Saturn IB nel 1967. Fonte: Wikipedia.

Ho trovato questa recensione su Amazon nella quale si dice che il difetto è stato rimediato: “The SIVB (Third) stage has been corrected to remove the improper corrugated section. FameMasten even sent me a replacement part for my model so now it looks correct!”

Contattare la Famemaster a Hong Kong per chiedere il pezzo corretto non è facile. La pagina di contatto, infatti, restituisce un enigmatico “** Verification code wrong. Please try again” qualunque cosa le si immetta.

Frugando un po’, però, ho trovato le coordinate della Famemaster sul sito dell’azienda qui:

Ms Joey Cheung: sales5@famemaster.com
Address: Room 1516, 15 /F., Wah Wai Centre, 38 - 40 Au Pui Wan Street, Fo Tan, Shatin, NT, Hong Kong
Phone: (852) 2690 9200
Fax: (852) 2690 9994

Così ho scritto questa mail, che pubblico così magari può essere utile ad altri clienti come falsariga per la richiesta:

Hello,

I am a very happy owner of your Saturn V model (Item No.:26117). Do you have a replacement part for the central section of the S-IVB stage, which should be smooth and is instead corrugated?

I am referring to the part in the attached photo.

I have found this review which says that you have this replacement part:

https://www.amazon.com/gp/customer-reviews/R3LI7QX4M35SYK/ref=cm_cr_arp_d_rvw_ttl?ie=UTF8&ASIN=B003BYNTZU

I am willing to pay for the part and for its shipping to Lugano, Switzerland.

Thank you for your assistance.

Sincerely,

Paolo Attivissimo
Lugano, Switzerland

Non mi resta che attendere eventuali sviluppi. Se ce ne saranno, aggiornerò questo articolo.




2019/04/21

Le radici svizzere di Walter Schirra

“Delle sue origini ticinesi si era parlato più volte. Stavolta è lui stesso che ci conferma la sua discendenza diretta dagli Schirra di Loco nell’Onsernone. «Il Mio bisnonno emigrò da Loco a Monaco di Baviera, sposò una Schindler del cantone di Svitto e partì verso la fine del secolo scorso per gli Stati Uniti. Non ci sono dubbi sulle mie origini elvetiche. D’altronde dopo aver visto il meraviglioso panorama delle valli ticinesi e dei vostri laghi non mi sentirei di smentire un legame con questo paese.»”

Queste parole, tratte da un numero de L’Illustrazione Ticinese di novembre 1969 e firmate dal giornalista Marco Blaser, descrivono con precisione le origini dell’astronauta Walter Schirra.

Un lettore, Daniele W. di Losone, mi segnala un articolo pubblicato su La Regione Ticino il 12 luglio 2008, nel quale si scrive che “negli anni Settanta Walter Schirra è venuto in Ticino a Loco per visitare il luogo dove sono nati i suoi genitori”, ma questa indicazione non corrisponde alla versione originale del 1969.

Sempre Daniele mi precisa che “Di fronte al mulino di Loco, su una fontana si trova pure una targa in ricordo della sua visita eseguita in questo paesino negli anni 70”.

2019/04/15

Owen Garriott, 1930-2019

È stata resa nota oggi la notizia della morte di Owen Garriott, astronauta delle missioni Skylab 3 (veicolo spaziale Apollo in vista alla stazione spaziale Skylab, 1973) e STS-9 (volo Shuttle, 1983). Un altro testimone dell’era spaziale che ci lascia.



April 15, 2019
RELEASE J19-005
Skylab and Space Shuttle Astronaut Owen Garriott Dies at 88

MEDIA ADVISORY: J19-005

Skylab and Space Shuttle Astronaut Owen Garriott Dies at 88

Former astronaut and long-duration spaceflight pioneer Owen Garriott, 88, died today, April 15, at his home in Huntsville, Alabama. Garriott flew aboard the Skylab space station during the Skylab 3 mission and on the Space Shuttle Columbia for the STS-9/Spacelab-1 mission. He spent a total of 70 days in space.

“The astronauts, scientists and engineers at Johnson Space Center are saddened by the loss of Owen Garriott,” said Chief Astronaut Pat Forrester. “We remember the history he made during the Skylab and space shuttle programs that helped shape the space program we have today. Not only was he a bright scientist and astronaut, he and his crewmates set the stage for international cooperation in human spaceflight. He also was the first to participate in amateur radio from space, a hobby many of our astronauts still enjoy today.”

Garriott was born in Enid, Oklahoma. He earned a bachelor’s degree in electrical engineering from the University of Oklahoma, and master’s and doctoral degrees in electrical engineering from Stanford University, Palo Alto, California. Garriott served as an electronics officer while on active duty with the U.S. Navy from 1953 to 1956, and was stationed aboard several U.S. destroyers at sea. He then taught electronics, electromagnetic theory and ionospheric physics as an associate professor at Stanford. He performed research in ionospheric physics and has authored or co-authored more than 40 scientific papers and one book on this subject.

He was selected as a scientist-astronaut by NASA in June 1965, and then completed a 53-week course in flight training at Williams Air Force Base, Arizona. He logged more than 5,000 hours flying time -- including more than 2,900 hours in jet and light aircraft, spacecraft and helicopters. In addition to NASA ratings, he held FAA commercial pilot and flight instructor certification for instrument and multi-engine aircraft.

Garriott was the science-pilot for Skylab 3, the second crewed Skylab mission, and was in orbit from July 28 to Sept. 25, 1973. His crewmates were Commander Alan Bean and Pilot Jack Lousma. The crew accomplished 150% of mission goals while completing 858 revolutions of the Earth and traveling some 24.5 million miles. The crew installed replacement rate gyros used for attitude control of the spacecraft and a twin pole sunshade used for thermal control, and repaired nine major experiment or operational equipment items. They devoted 305 hours to extensive solar observations and completed 333 medical experiment performances to obtain valuable data on the effects of extended weightlessness on humans. The crew of Skylab 3 logged 1,427 hours and 9 minutes each in space, setting a world record for a single mission, and Garriott spent 13 hours and 43 minutes in three separate spacewalks outside the orbital workshop.

On his second and final flight, Garriott flew as a mission specialist on the ninth space shuttle mission and the first six-person flight. He launched aboard the Space Shuttle Columbia for STS-9/Spacelab-1 from Kennedy Space Center, Florida, on Nov. 28, 1983. His crewmates were Commander John Young, Pilot Brewster Shaw, Jr., fellow mission specialist Robert Parker, and Payload Specialists Byron Lichtenberg and Ulf Merbold of (ESA) European Space Agency. This six-person crew was the largest yet to fly aboard a single spacecraft, the first international shuttle crew and the first to carry payload specialists. During STS-9, the first human amateur radio operations in space were conducted using Garriott's station call, W5LFL. After 10 days of Spacelab hardware verification and around-the-clock scientific operations, Columbia and its laboratory cargo landed on the dry lakebed at Edwards Air Force Base, California, on Dec. 8, 1983.

Garriott held other positions at Johnson Space Center such as deputy and later director of Science and Applications, and as the assistant director for Space and Life Science.

For Garriott’s official NASA biography, visit:

https://www.nasa.gov/sites/default/files/atoms/files/garriott_owen.pdf

2019/03/18

Il primo lunacomplottista della storia?

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".

Sfogliando la mia collezione di reperti d’epoca mi è capitato tra le mani un esemplare originale del Corriere della Sera del 21 luglio 1969, e mi è caduto l’occhio su questa chicca pubblicata a pagina 4 dell’edizione milanese.

La pagina è infatti intitolata Corriere Milanese e racconta le reazioni della città alla notte straordinaria dell’allunaggio. L’articolo descrive anche la situazione nello Studio 3 della RAI di corso Sempione, includendo anche questo quadretto che avviene poco dopo il contatto con il suolo lunare:

Un signore magro esprime clamorosamente la sua protesta: “Avevano detto che facevano vedere il ragno che atterrava: la verità è che sono tutti eversivi alla Televisione e non hanno voluto farcelo vedere”. Un funzionario spiega che l’allunaggio del “ragno” non l’hanno visto neppure in America. Il signore magro tace ma non sembra convinto.

La sera stessa dell’allunaggio, insomma, c’era già chi straparlava di complotti.

I decenni passano ma i comportamenti umani non cambiano: il complottista, invece di chiedersi se c’è una spiegazione semplice a un fenomeno, se ne inventa una complicatissima che soddisfa la sua visione paranoica del mondo. E quando pacatamente gli viene fornita la spiegazione reale del fenomeno, non si convince lo stesso. Oggi come allora.

2019/01/06

Una foto straordinaria di Ed White? No, un “falso” d’autore

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".

Circola su Internet una foto bellissima di un astronauta Gemini ripreso dall’interno del veicolo spaziale, con il portello aperto, in procinto di affrontare una “passeggiata spaziale”.

Di solito la fotografia viene descritta come un’immagine dell’astronauta Ed White che si prepara a lasciare la capsula Gemini per la prima EVA statunitense, durante la missione Gemini 4 avvenuta a giugno 1965.




La foto è davvero splendida, tanto da sembrare un quadro iperrealista, ma in realtà non fu scattata nello spazio. Lo si nota se si guarda attentamente il nero dello “spazio”: rivela una serie di strutture reticolari.



Sono, presumibilmente, le strutture di copertura della sala del museo Smithsonian dove è stata allestita una ricostruzione dell’EVA di Ed White:

Credit: Image by Eric Long, National Air and Space Museum, Smithsonian Institution.

2018/12/15

Finalmente in italiano l’autobiografia di Gene Cernan, ultimo uomo a camminare sulla Luna

Dopo tante settimane di lavoro in segreto, posso finalmente annunciare pubblicamente che è disponibile da oggi in italiano L’ultimo uomo sulla Luna, traduzione di The Last Man on the Moon: l’emozionante autobiografia di Gene Cernan, l’astronauta che per ultimo camminò sul suolo lunare a dicembre del 1972.

Sono pochissime le biografie in italiano degli esploratori lunari: l’editore Cartabianca ha creduto con passione in questo progetto e così ho avuto il piacere di fare da revisore tecnico della traduzione realizzata da Diego Meozzi.

La prosa di Gene Cernan non è facile da rendere; le sue narrazioni delle tre missioni spaziali alle quali ha partecipato, andando fino alla Luna due volte (Apollo 10 e Apollo 17) dopo aver rischiato la vita con una passeggiata spaziale in condizioni terribili durante la missione Gemini 9, sono avvincenti tanto quanto lo è il racconto delle sue vicende personali e del suo percorso di vita, presentato anche nel magnifico documentario omonimo.

Ho avuto il piacere e l’onore di incontrare Gene Cernan più volte, di ringraziarlo personalmente per le sue magnifiche parole al funerale di Neil Armstrong e di intervistarlo, scoprendo un uomo che sapeva ispirare con il proprio entusiasmo e la propria umiltà. Una delle sue frasi preferite era “Io sono riuscito a camminare sulla Luna. Cos’è che non puoi fare tu? Se lui, cresciuto in una fattoria senza corrente elettrica e senza neppure un trattore, era riuscito a fare così tanta strada da arrivare ad essere scelto per andare sulla Luna, quali altre cose straordinarie possiamo fare se ci impegniamo? Con che coraggio diciamo “Non si può fare”? Forse è una retorica d’altri tempi, ma Cernan la sapeva porgere con rara potenza. È morto a gennaio 2017 a 82 anni: ritroverete quell’energia in questa autobiografia.

A proposito di questo libro, mi disse: “Sai, il mio obiettivo, in quel libro, era condividere con te le risposte a tutte le domande che so che hai, e sai tu quali sono. Volevo essere io che parlavo con te, e volevo che tu fossi là fuori con me durante la mia passeggiata spaziale di Gemini 9, a sentire quello che ho sentito io. Volevo che fossimo tu ed io sulla Luna, con lo sguardo rivolto alla Terra, in modo che tu potessi rispondere alla domanda ‘Che cosa si prova? Cos'hai pensato? Credi in Dio? Ti sei sentito più vicino a Lui?’ Questo era il mio scopo. Non so quanto mi ci sono avvicinato...”

Scopritelo anche voi. Trovate L’ultimo uomo sulla Luna qui su Cartabianca.com, sia su carta che come e-book; potete anche leggere gratuitamente un capitolo di anteprima.

L’ebook è disponibile ovunque, mentre la versione cartacea è acquistabile direttamente solo dallo store online di Cartabianca. L’e-book costa 9,99 euro; la versione cartacea costa 17,90 euro più le spese di spedizione tramite corriere.

Se questa autobiografia tradotta avrà successo, ne potranno seguire altre di altri protagonisti di un’avventura straordinaria. Ad astra.

2018/11/03

Immagini tridimensionali delle missioni lunari

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".

È appena uscito Mission Moon 3D, un libro scritto da David J. Eicher della rivista Astronomy e illustrato da Brian May (sì, quello dei Queen, da decenni appassionato di foto stereo) e Claudia Manzoni con 150 foto 3D create elaborando le foto originali delle missioni spaziali.

Ogni copia del libro include un piccolo visore 3D, necessario per vedere l‘effetto tridimensionale delle foto. Qui sotto ne vedete alcun campioni.

La percezione della profondità rende molto vive queste immagini, ma dal punto di vista tecnico è importante sottolineare che si tratta di un effetto 3D aggiunto artificialmente a una singola fotografia. Le immagini di Mission Moon 3D sono, in un certo senso, dei “falsi” artistici.










Ben diverso, invece, è il concetto degli anaglifi realizzati partendo da coppie di foto scattate effettivamente da due posizioni leggermente spaziate: gli astronauti Apollo scattarono infatti numerose coppie di foto che possono essere combinate per ottenere un effetto stereoscopico reale: la profondità, insomma, non è aggiunta artificialmente, ma rispecchia fedelmente quella reale della scena.

Questi anaglifi sono consultabili nella sezione Apollo Anaglyph Albums del sito della NASA e nel libro Luna mai vista di Roberto Beltramini e Luigi Pizzimenti;  vanno visti indossando occhiali con un filtro rosso e uno blu. Qui sotto ne vedete un paio di esempi.


Dettaglio di un’immagine stereoscopica effettiva creata da Roberto Beltramini partendo da una serie di immagini della missione Apollo 16. Fonte: Apollo 16 Image Library.


Anaglifo del Rover di Apollo 17. Credit: Erik van Meijgaarden.