2019/05/01

Gordon Cooper e Pete Conrad in un simulacro del LM

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".


Gordon Cooper, in piedi, osserva Pete Conrad, carponi, mentre prova la manovra di ingresso in un simulacro del Modulo Lunare. Datazione ignota.

Al posto del portello di uscita squadrato c’è un tunnel circolare. Le tute sono completamente differenti da quelle che verranno effettivamente utilizzate. Il pannello comandi è ancora un semplice disegno. Si notano in alto due anelli metallici che potrebbero essere agganci per le imbragature di trattenimento degli astronauti. Sopra la testa di Cooper, la scritta fatta a mano dice “Please do not touch glass surface” (“Si prega di non toccare la superficie vetrata”).


Fonte foto e descrizione: Nick Stevens.

2019/04/28

Apollo 17: Gene Cernan visibile nel finestrino del LM

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".

Lo stadio di risalita di Apollo 17. Nel finestrino si scorge la testa di Gene Cernan. Foto AS17-149-22859.

Dettaglio della foto precedente.

Secondo questa pagina dell’Apollo Lunar Surface Journal, l’illuminazione dell’interno del LM è prodotta dalla luce del Sole (che, come indicato dalle ombre, si trova quasi sulla verticale locale del LM) che passa attraverso il finestrino di rendezvous del LM (situato sul “soffitto” della cabina).

La luce permette di notare il casco trasparente e il volto di Gene Cernan: una delle pochissime immagini degli astronauti all’opera nello spazio visti da fuori a volto scoperto. Nella zona superiore sinistra si nota inoltre il COAS, ossia il sistema di traguardamento usato per determinare le distanze e gli allineamenti durante i rendez-vous.

Nelle comunicazioni via radio fra il Modulo di Comando e il LM, grosso modo al momento in cui fu scattata questa foto, si sente Cernan che chiede "Can you see me?" (“Mi vedi?”). Evans gli risponde "Yes, I can see you. Right in there, yes" (“Sì, riesco a vederti. Proprio lì dentro, sì”).

2019/04/27

Forse ritrovato il relitto del Modulo Lunare di Apollo 10

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".

Lo stadio di risalita di Apollo 10, fotografato dall’interno del Modulo di Comando. Dettaglio della foto AS10-34-5109


L’astronomo Nick Howes (@NickAstronomer) afferma di aver individuato il relitto del Modulo Lunare della missione Apollo 10, che nel 1969 scese fino a circa 14 km dalla Luna e poi risalì, in una prova generale dell’allunaggio. Dopo l’uso, il Modulo Lunare (specificamente il suo stadio di risalita) fu sganciato e immesso in un’orbita eliocentrica da Eugene Cernan, Tom Stafford e John Young.

Le anticipazioni sulla scoperta sono state pubblicate in un articolo del Times (paywall): Howes, membro della Royal Astronomical Society, nel 2011 è riuscito a coordinare telescopi sparsi per il mondo ed esperti delle missioni Apollo per calcolare dove potrebbe trovarsi oggi il Modulo Lunare di Apollo 10, denominato Snoopy. Dopo otto anni di ricerche il suo gruppo ha trovato un oggetto anomalo che è grosso modo nell’orbita corretta e ha le dimensioni giuste. I suoi dati radar sono fortemente insoliti, come ci si aspetta da un oggetto metallico.

Lo stadio di risalita di Apollo 10 inquadrato parzialmente attraverso uno dei finestrini del Modulo di Comando. Dettaglio elaborato della foto AS10-34-5116.


L’unico modo per essere sicuri dell’identificazione è andare a visitarlo. Se venisse confermato ed eventualmente recuperato, sarebbe l’unico Modulo Lunare usato e sopravvissuto alle missioni Apollo: tutti gli altri esemplari che volarono si disintegrarono nell’atmosfera terrestre (Apollo 9) o precipitarono sulla Luna.

Howes presenterà i propri risultato l’8 giugno 2019 al Cheltenham Science Festival.


Fonte aggiuntiva: Space.com.

2019/04/24

Recensione: Il Saturn V 1:100 della Famemaster

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".


Il modello del Saturn V in scala 1:100 della Famemaster è assolutamente spettacolare. Alto un metro e dieci centimetri, ha delle porzioni trasparenti che permettono di vederne la struttura interna e il Modulo Lunare dentro la sua carenatura. Qualche tempo fa l’ho acquistato online andando a colpo sicuro dopo averlo visto al negozio del Kennedy Space Center. Costa circa 280 dollari su Amazon, ma li vale tutti: lo porto spesso alle mie conferenze sulle missioni lunari, e l’espressione sui volti dei bambini e degli adulti quando lo vedono per la prima volta non ha prezzo.


Sì, quello dietro è un manuale originale NASA di Apollo 15 firmato da Al Worden, che mi ha autografato anche il Modulo di Comando e Servizio ai piedi del Saturn V. Il 45 giri a sinistra è firmato da Jim Lovell e Fred Haise.

Il modello è interamente a incastro e pre-verniciato: si assembla abbastanza facilmente senza colla nel giro di un paio d’ore e rimane smontabile altrettanto agevolmente.

Ha un unico difetto significativo: lo stadio S-IVB ha le pareti ondulate anziché lisce. Si tratta della porzione mostrata nella foto qui sotto:



Il confronto con una foto dell’originale chiarisce la differenza:

Uno stadio S-IVB di un Saturn IB nel 1967. Fonte: Wikipedia.

Ho trovato questa recensione su Amazon nella quale si dice che il difetto è stato rimediato: “The SIVB (Third) stage has been corrected to remove the improper corrugated section. FameMasten even sent me a replacement part for my model so now it looks correct!”

Contattare la Famemaster a Hong Kong per chiedere il pezzo corretto non è facile. La pagina di contatto, infatti, restituisce un enigmatico “** Verification code wrong. Please try again” qualunque cosa le si immetta.

Frugando un po’, però, ho trovato le coordinate della Famemaster sul sito dell’azienda qui:

Ms Joey Cheung: sales5@famemaster.com
Address: Room 1516, 15 /F., Wah Wai Centre, 38 - 40 Au Pui Wan Street, Fo Tan, Shatin, NT, Hong Kong
Phone: (852) 2690 9200
Fax: (852) 2690 9994

Così ho scritto questa mail, che pubblico così magari può essere utile ad altri clienti come falsariga per la richiesta:

Hello,

I am a very happy owner of your Saturn V model (Item No.:26117). Do you have a replacement part for the central section of the S-IVB stage, which should be smooth and is instead corrugated?

I am referring to the part in the attached photo.

I have found this review which says that you have this replacement part:

https://www.amazon.com/gp/customer-reviews/R3LI7QX4M35SYK/ref=cm_cr_arp_d_rvw_ttl?ie=UTF8&ASIN=B003BYNTZU

I am willing to pay for the part and for its shipping to Lugano, Switzerland.

Thank you for your assistance.

Sincerely,

Paolo Attivissimo
Lugano, Switzerland

Non mi resta che attendere eventuali sviluppi. Se ce ne saranno, aggiornerò questo articolo.




2019/04/21

Le radici svizzere di Walter Schirra

“Delle sue origini ticinesi si era parlato più volte. Stavolta è lui stesso che ci conferma la sua discendenza diretta dagli Schirra di Loco nell’Onsernone. «Il Mio bisnonno emigrò da Loco a Monaco di Baviera, sposò una Schindler del cantone di Svitto e partì verso la fine del secolo scorso per gli Stati Uniti. Non ci sono dubbi sulle mie origini elvetiche. D’altronde dopo aver visto il meraviglioso panorama delle valli ticinesi e dei vostri laghi non mi sentirei di smentire un legame con questo paese.»”

Queste parole, tratte da un numero de L’Illustrazione Ticinese di novembre 1969 e firmate dal giornalista Marco Blaser, descrivono con precisione le origini dell’astronauta Walter Schirra.

Un lettore, Daniele W. di Losone, mi segnala un articolo pubblicato su La Regione Ticino il 12 luglio 2008, nel quale si scrive che “negli anni Settanta Walter Schirra è venuto in Ticino a Loco per visitare il luogo dove sono nati i suoi genitori”, ma questa indicazione non corrisponde alla versione originale del 1969.

Sempre Daniele mi precisa che “Di fronte al mulino di Loco, su una fontana si trova pure una targa in ricordo della sua visita eseguita in questo paesino negli anni 70”.

2019/04/15

Owen Garriott, 1930-2019

È stata resa nota oggi la notizia della morte di Owen Garriott, astronauta delle missioni Skylab 3 (veicolo spaziale Apollo in vista alla stazione spaziale Skylab, 1973) e STS-9 (volo Shuttle, 1983). Un altro testimone dell’era spaziale che ci lascia.



April 15, 2019
RELEASE J19-005
Skylab and Space Shuttle Astronaut Owen Garriott Dies at 88

MEDIA ADVISORY: J19-005

Skylab and Space Shuttle Astronaut Owen Garriott Dies at 88

Former astronaut and long-duration spaceflight pioneer Owen Garriott, 88, died today, April 15, at his home in Huntsville, Alabama. Garriott flew aboard the Skylab space station during the Skylab 3 mission and on the Space Shuttle Columbia for the STS-9/Spacelab-1 mission. He spent a total of 70 days in space.

“The astronauts, scientists and engineers at Johnson Space Center are saddened by the loss of Owen Garriott,” said Chief Astronaut Pat Forrester. “We remember the history he made during the Skylab and space shuttle programs that helped shape the space program we have today. Not only was he a bright scientist and astronaut, he and his crewmates set the stage for international cooperation in human spaceflight. He also was the first to participate in amateur radio from space, a hobby many of our astronauts still enjoy today.”

Garriott was born in Enid, Oklahoma. He earned a bachelor’s degree in electrical engineering from the University of Oklahoma, and master’s and doctoral degrees in electrical engineering from Stanford University, Palo Alto, California. Garriott served as an electronics officer while on active duty with the U.S. Navy from 1953 to 1956, and was stationed aboard several U.S. destroyers at sea. He then taught electronics, electromagnetic theory and ionospheric physics as an associate professor at Stanford. He performed research in ionospheric physics and has authored or co-authored more than 40 scientific papers and one book on this subject.

He was selected as a scientist-astronaut by NASA in June 1965, and then completed a 53-week course in flight training at Williams Air Force Base, Arizona. He logged more than 5,000 hours flying time -- including more than 2,900 hours in jet and light aircraft, spacecraft and helicopters. In addition to NASA ratings, he held FAA commercial pilot and flight instructor certification for instrument and multi-engine aircraft.

Garriott was the science-pilot for Skylab 3, the second crewed Skylab mission, and was in orbit from July 28 to Sept. 25, 1973. His crewmates were Commander Alan Bean and Pilot Jack Lousma. The crew accomplished 150% of mission goals while completing 858 revolutions of the Earth and traveling some 24.5 million miles. The crew installed replacement rate gyros used for attitude control of the spacecraft and a twin pole sunshade used for thermal control, and repaired nine major experiment or operational equipment items. They devoted 305 hours to extensive solar observations and completed 333 medical experiment performances to obtain valuable data on the effects of extended weightlessness on humans. The crew of Skylab 3 logged 1,427 hours and 9 minutes each in space, setting a world record for a single mission, and Garriott spent 13 hours and 43 minutes in three separate spacewalks outside the orbital workshop.

On his second and final flight, Garriott flew as a mission specialist on the ninth space shuttle mission and the first six-person flight. He launched aboard the Space Shuttle Columbia for STS-9/Spacelab-1 from Kennedy Space Center, Florida, on Nov. 28, 1983. His crewmates were Commander John Young, Pilot Brewster Shaw, Jr., fellow mission specialist Robert Parker, and Payload Specialists Byron Lichtenberg and Ulf Merbold of (ESA) European Space Agency. This six-person crew was the largest yet to fly aboard a single spacecraft, the first international shuttle crew and the first to carry payload specialists. During STS-9, the first human amateur radio operations in space were conducted using Garriott's station call, W5LFL. After 10 days of Spacelab hardware verification and around-the-clock scientific operations, Columbia and its laboratory cargo landed on the dry lakebed at Edwards Air Force Base, California, on Dec. 8, 1983.

Garriott held other positions at Johnson Space Center such as deputy and later director of Science and Applications, and as the assistant director for Space and Life Science.

For Garriott’s official NASA biography, visit:

https://www.nasa.gov/sites/default/files/atoms/files/garriott_owen.pdf

2019/03/18

Il primo lunacomplottista della storia?

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".

Sfogliando la mia collezione di reperti d’epoca mi è capitato tra le mani un esemplare originale del Corriere della Sera del 21 luglio 1969, e mi è caduto l’occhio su questa chicca pubblicata a pagina 4 dell’edizione milanese.

La pagina è infatti intitolata Corriere Milanese e racconta le reazioni della città alla notte straordinaria dell’allunaggio. L’articolo descrive anche la situazione nello Studio 3 della RAI di corso Sempione, includendo anche questo quadretto che avviene poco dopo il contatto con il suolo lunare:

Un signore magro esprime clamorosamente la sua protesta: “Avevano detto che facevano vedere il ragno che atterrava: la verità è che sono tutti eversivi alla Televisione e non hanno voluto farcelo vedere”. Un funzionario spiega che l’allunaggio del “ragno” non l’hanno visto neppure in America. Il signore magro tace ma non sembra convinto.

La sera stessa dell’allunaggio, insomma, c’era già chi straparlava di complotti.

I decenni passano ma i comportamenti umani non cambiano: il complottista, invece di chiedersi se c’è una spiegazione semplice a un fenomeno, se ne inventa una complicatissima che soddisfa la sua visione paranoica del mondo. E quando pacatamente gli viene fornita la spiegazione reale del fenomeno, non si convince lo stesso. Oggi come allora.