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2019/07/25

Foto d’epoca di Apollo 11

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".

Ricevo da un lettore, Adriano Carrata, queste scansioni di una serie di foto d’epoca della missione Apollo 11, risalenti a pochi mesi dopo questo celeberrimo volo spaziale. La busta ha infatti il timbro del 2 gennaio 1970.

Adriano spiega come ne è entrato in possesso: “Ero amico di un fotografo, che ricevette l'offerta della Kodak circa un mese dopo l'allunaggio. Ovviamente ne approfittai subito, e le foto mi arrivarono qualche mese dopo. Le conservo gelosamente, anche se cominciano a sentire il peso degli anni anche loro.”

Sulla qualità delle foto, nota alcuni dettagli tecnici e li collega alla sua esperienza personale: “Nota la mancanza degli elevati contrasti tipici delle riproduzioni dei rotocalchi dell'epoca [...] Le foto disponibili oggi sono di gran lunga migliori, ma questo è un ricordo di un momento magico che, in qualche modo, ha anche segnato la mia vita professionale [...]. Perché mi occupo di spazio? Beh...avevo quattro anni quando venne lanciato lo Sputnik. Ricordo Laika, Gagarin, i primi tentativi eroici (e da folli) di andare lassù. Ricordo la crisi di Cuba. La paura che tutti avevamo in quei giorni, anche noi che eravamo bambini. E lo spazio era una speranza, la speranza di un mondo migliore. Ultima nota, professionale. Sono tra i 'colpevoli' (forse il maggiore) dell'algoritmo di ripresa utilizzato dalla costellazione Cosmo Skymed [...] per essere più precisi, ho curato l'algoritmo di ottimizzazione delle richieste di ripresa in funzione delle orbite e del numero di satelliti.”

Aggiungo un paio di note mie: le foto sono troncate lateralmente per adattarle al formato della carta e alla foto frontale di Aldrin è stata aggiunta una banda nera superiore, nel cielo. Inoltre si tratta di stampe su carta non fotografica, probabilmente in quadricromia o simile.

La busta, datata 2 gennaio 1970.

La prima pagina del testo di accompagnamento.

APOLLO 11: UOMO SULLA LUNA

Il 20 Luglio 1969, alle 22,56 ora di New York, Neil A. Armstrong, comandante della navicella Apollo 11, scende dalla scaletta del modulo lunare e posa i piedi sulla Luna. Pronuncia una frase che immediatamente fa il giro del mondo e si imprime a lettere indelebili nella storia umana: «E’ un piccolo passo per l’uomo, un balzo gigantesco per l’umanità». Poi, conscio della drammaticità del momento, avanza sul suolo lunare tracciando le prime orme umane sulla superficie selenica. Pochi minuti dopo, l’obbiettivo dell’apparecchio fotografico che Armstrong manovra fissa l’immagine del suo compagno Edwin E. Aldrin mentre a sua volta scende sulla Luna. La conquista di un mondo diverso dal nostro a opera dell’uomo finalmente è divenuta una realtà.
Mentre l’eco di questa straordinaria impresa, lungi dal sopirsi, pervade ancora il mondo con la propria eccezionalità, ci sembra opportuno illustrare in modo adeguato il ruolo sostenuto dalla KODAK in questa prima storica discesa sulla Luna. Le immagini che mostriamo in questa raccolta sono state tutte scattante dal comandante Armstrong utilizzando pellicola KODAK EKTACHROME EF 70 mm e sono state scelte a rappresentare altrettanti momenti importanti dell’avvenimento. La testimonianza che esse ci danno necessita di ben poco commento, tuttavia richiama alla mente un fatto estremamente significativo: dovunque c’è conquista scientifica, lì è pure la KODAK. Il progresso infatti esige che la fotografia documenti, momento pe momento, le tappe della conquista e per far ciò si vale anche delle pellicole e delle apparecchiature KODAK.
La KODAK al servizio della scienza e dell’uomo, dunque, in una esaltante testimonianza della perfezione raggiunta.


La seconda pagina del testo di accompagnamento descrive le foto.

“Edwin E. Aldrin, detto «Buzz», scende dal modulo lunare sulla superficie della Luna.”

“L’astronauta Aldrin fotografato mentre predispone l’apparecchiatura sismografica in grado di registrare eventuali sconvolgimenti sismici che si verifichino sulla Luna o l’impatto di meteoriti celesti sul suolo lunare.”

“La superficie trasparente del casco di Aldrin riflette perfettamente una serie di immagini mentre l’astronauta posa per questa fotografia. Osservando con attenzione si riconoscono la telecamera installata sulla superficie lunare [in realtà è l’esperimento del vento solare], la bandiera americana, il modulo lunare, una parte dell’impianto sismografico [in realtà non è visibile e sta altrove] e lo stesso Neil Armstrong.”

“L’astronauta Aldrin fotografato accanto alla bandiera americana che è stata piantata nel polveroso suolo selenico a testimonianza dell’impresa compiuta il 20 Luglio 1969. Intorno la «magnifica desolazione», come l’ha definita lo stesso Aldrin, della Luna.”

“A differenza di quanto si poteva pensare durante gli esperimenti condotti a terra, il lavoro sulla Luna costa minor fatica. Questo ha consentito a Aldrin di sistemare facilmente tutte le apparecchiature che la missione si proponeva di mettere in funzione. In primo piano è ben visibile la speciale macchina fotografica costruita dalla KODAK per conto della NASA che consente di fotografare con prese ravvicinate il suolo lunare.”


Le foto sono interessanti anche dal punto di vista del cospirazionismo, perché documentano con un reperto fisico risalente a pochi mesi dopo il primo allunaggio la questione delle presunte “crocette mancanti”, ossia le crocette di riferimento sovrimpresse sulla pellicola direttamente dentro la fotocamera.

Secondo la tesi complottista, alcune di queste crocette mancano o sono incomplete e questo rivelerebbe una manipolazione. Ma in realtà le crocette sono complete eccome: sono semplicemente erose quando passano davanti a un oggetto molto luminoso, come capita a qualunque oggetto sottile in queste circostanze (ne scrivo qui nel mio libro Luna? Sì, ci siamo andati!).

Lo si vede molto bene in questo dettaglio di una delle foto:


2009/02/01

In alcune foto le crocette nere che suddividono l'immagine in riquadri sono coperte dagli oggetti; quindi le foto sono state ritoccate?

di Paolo Attivissimo

Il documentario Conspiracy Theory: Did We Land on the Moon? di Fox TV, trasmesso negli Stati Uniti a febbraio del 2001, afferma che

"...delle crocette di riferimento furono incise permanentemente sulle fotocamere lunari, per cui dovrebbero comparire in primo piano in ogni immagine. Ma in questa foto, una crocetta si trova dietro un pezzo del Lunar Rover [l'automobile lunare]"

"For reference, crosshairs were permanently etched into the lunar cameras, so they would have to appear on top of every image. But in this photo, a crosshair is behind a part of the lunar rover."

Secondo l'"esperto" consultato dal documentario, David Percy della Royal Photographic Society,

"questa situazione è impossibile e deve essere il risultato di una manipolazione tecnica e di un ritocco dell'immagine"

"This situation is impossible and has to be the result of technical manipulation and doctoring of the image"


Bisognerebbe chiedersi, innanzi tutto, che senso avrebbe mai, nell'ipotetica messinscena, alterare queste crocette di riferimento (chiamate fiducials o reseau marks) presenti sulle fotocamere, dato che non riguardano oggetti particolarmente significativi.

Qualcuno potrebbe teorizzare che le crocette sono coperte perché gli oggetti furono sovrapposti in seguito, in sede di ritocco: ma se gli sbarchi lunari fossero stati ricostruiti in studio, che bisogno ci sarebbe stato di fare sovrimpressioni e ritocchi? Sarebbe bastato tornare in studio e fare qualche altra foto con gli oggetti già a posto: se non s'è potuto, allora le foto furono davvero scattate sulla Luna e addio messinscena. Come capita spesso, una teoria di complotto contraddice l'altra.

La spiegazione di questa situazione "impossibile" è in realtà molto semplice. L'indizio cruciale è già presente nel documentario della Fox: ogni oggetto che "copre" una crocetta è bianco e fortemente illuminato dal sole.

Quando si fotografa un oggetto filiforme scuro contro uno sfondo chiaro e luminoso, l'oggetto filiforme tende a scomparire, inghiottito dal chiarore circostante: è un fenomeno ben noto ai fotografi. E' più difficile da descrivere che da fare, ma provate a fotografare un capello o uno spago o altro oggetto sottile, messo a fuoco ma in ombra, contro una parete bianca illuminata dal sole di mezzogiorno, che è solo una pallida imitazione del contrasto ben più intenso presente sulla Luna, dove non c'è atmosfera. Otterrete lo stesso risultato che si vede nelle foto lunari, come in questa dimostrazione tratta da Iangoddard.com.



Andando a vedere gli originali delle fotografie sospette, scopriamo che in realtà le crocette non sono del tutto scomparse, ma hanno subito proprio la stessa attenuazione mostrata sopra: nel documentario della Fox e in altre fonti che mostrano queste presunte anomalie, sembrano essere scomparse del tutto soltanto perché è stata scelta una versione di bassa qualità delle foto in questione: un altro trucchetto caro ai lunacomplottisti.

Ecco infatti l'originale della prima foto, catalogata come AS16-107-17446 e tratta dalla missione Apollo 16:








Ed ecco l'originale della seconda foto sospetta, tratta dalla missione Apollo 11 e catalogata come AS-11-40-5931:





Lo stesso effetto si rileva anche in altre fotografie fatte nello spazio, come per esempio questa splendida immagine della navetta Challenger in orbita intorno alla Terra:



Se ingrandiamo l'immagine, notiamo che ci sono crocette di registro "coperte" dalle nubi:





Molti altri esempi di queste "crocette mancanti" sono pubblicati presso Clavius.org.