2010/10/25

L'importanza di un buon risveglio

di Rodri

Terry WatsonNella foto: Terry Watson, Apollo GNC. Courtesy of Luigi Rosa (2010).

Ci sono persone che danno una grande importanza ad un buon risveglio mattutino, soprattutto se stanno facendo una bella e tranquillissima dormita; chi può, fa in modo che a svegliarlo sia una tra le sue canzoni preferite.

E nello spazio?

In alternativa ad una sveglietta che offrisse il suo tic toc come unico ed assoluto rumore nello spazio, c'era soltanto la gracchiante voce di qualcuno che chiamasse gli astronauti per svegliarli: la cosiddetta Wakeup Call. Finché un giorno qualcuno pensò di svegliarli in maniera più dolce: era il 16 dicembre 1965, e gli astronauti della missione Gemini 6 vennero svegliati sulle note di Hello Dolly, interpretata da Jack Jones, uno dei più celebri cantanti di quel periodo.

Durante il volo della Gemini 7 la wakeup call musicale fu fatta, anche se non tutti i giorni, con pezzi di musica classica, sempre differenti, mentre nelle missioni Gemini 8, 10 e 11 non risulta esser stato trasmesso alcun brano. Incuriosisce anche il non trovare indicazioni di sveglie musicali nella missione Apollo 11, anche se altre missioni Apollo ne ebbero, come indicato da documenti NASA. Presso Nasa.gov potete sentire alcune delle wakeup call tratte dalle più recenti missioni Shuttle.

La sveglia musicale è diventata una consuetudine in quasi tutte le missioni, anche per promuovere lo spirito di cameratismo tra gli astronauti e il personale del Controllo Missione. In diverse occasioni, all'ultimo giorno di missione ad essere trasmessa è stata Going back to Houston di Dean Martin.


Per far capire quanto questa sveglia sia diventata col tempo ferrea tradizione, basti pensare che è stata mandata addirittura ai rover automatici Pathfinder, Sojourner, Spirit e Opportunity, all'alba dei Sol marziani. C'è comunque un'eccezione a questa tradizione: gli astronauti della ISS non ricevono alcuna sveglia musicale, si devono accontentare di una normalissima sveglia, anche perché sono comunque autorizzati a portarsi dentro alcuni effetti personali, tra cui CD musicali.

La scelta dei brani trasmessi, comunque, non è mai stata regolamentata dalla NASA, né la si è mai lasciata in balìa di influenze esterne che non fossero i desideri degli astronauti stessi o le loro famiglie.

Qualche regola ci voleva?

Al termine delle missioni Apollo, con l'avvento delle missioni Skylab degli anni Settanta, che comportavano una permanenza prolungata nello spazio ed erano lunghe ed impegnative anche per chi doveva monitorarle, gli operatori del Controllo Missione sentivano sempre più il peso delle ore passate alle rispettive postazioni, col risultato che il rilassamento dell'ambiente e della serietà ebbe culmine nella notte del 15 settembre 1973, mentre si cercava l'idea per la wakeup call.

Il CapCom Bob Crippen venne raggiunto dall'amico e collega Terry Watson (nella foto, tratta dal recente incontro a Lugano), che gli disse "Ho qualcosa che sveglierebbe anche i morti". Ascoltando in cuffia il pezzo, Crippen fece una faccia da coniglio abbagliato dai fari, gridando poi "Sì! Sì!" e ridendo fino a diventare viola. Il collegamento audio fu poi passato al Direttore di Volo, tra la curiosità di tutti gli altri operatori, che non sentendo nulla non capivano cosa stesse succedendo. Lo capirono quando venne dato l'ordine di diffondere la canzone nell'intera sala: fu deciso di fare la wakeup call trasmettendo Paralyzed di The Legendary Stardust Cowboy (un'interpretazione più recente, datata 2009, di Paralyzed da parte del suo autore è disponibile qui su Youtube).


Fra i sistemi della stazione spaziale Skylab gestiti da Watson c'era l'Attitude Control System, il sistema di controllo dell'assetto che manteneva la stazione stabile e orientata nella direzione desiderata. Questo sistema era abbastanza sensibile da rilevare i normali spostamenti degli astronauti all'interno della stazione e segnalarli a Houston. Quel mattino, racconta Watson, quando fu suonata Paralyzed i dati riportarono un vero e proprio sobbalzo.

Questa sveglia è ricordata per essere stata la più divertente (per gli operatori di Houston) ma anche la più traumatica (per gli astronauti dello Skylab III, che includevano il moonwalker Alan Bean). Tra le proteste iniziali degli astronauti (il commento di Owen Garriott fu “Sounded like Marine Close Order Drill”), i commenti fatti durante il giorno e l'apparente perdita di concentrazione che lo scherzo causò loro, la NASA ordinò categoricamente che Paralyzed non venisse mai più trasmessa tra le wakeup call. A quanto risulta è l'unico brano musicale bandito dall'ente spaziale statunitense.


Fonti: Terry Watson (comunicazione personale, ottobre 2010), Stardustcowboy.com.

8 commenti:

Giacomo ha detto...

Manca una h in http:// nel link a paralyzed su youtube

Luigi Rosa ha detto...

Si potrebbe campionare il brano e metterlo come suoneria del cellulare a chi si vuol fare uno scherzo. :>

Paolo Attivissimo ha detto...

Errore sistemato, grazie Giacomo.

Smiley1081 ha detto...

Oppure lo si potrebbe trasmettere alle sei del mattino per i corridoi dell'Ambasciatori...

theDRaKKaR ha detto...

ahahahha terribile :)

Rodri ha detto...

@ Smiley

Sorbole, allora non sono l'unico a cui è venuta in mente l'idea! :-D

Smiley1081 ha detto...

@Rodri

La bastarditudine scorre potente in quei corridoi.

E non hai ancora sentito The March Of Cambreadth...

ha detto...

Marò è terribile! A nessuno è venuto un infarto?