Sulla quarta di copertina di Non siamo mai andati sulla Luna, l'edizione italiana del famoso (o famigerato) libro lunacomplottista di Bill Kaysing, compare questa sorprendente citazione che fa riferimento alla rivista italiana "Fotografare":
fotografare, n.8/'89: "Le famose foto degli americani sulla Luna (finalmente si può raccontare) sono state fatte sulla Terra, di notte, con una illuminazione artificiale. Questo si vede chiaramente osservando le foto, ma la gente ha creduto in massa alle spiegazioni che hanno diffuso"
Una rivista di fotografia che conferma le teorie lunacomplottiste parrebbe una prova incontrovertibile. E in effetti grazie a due lettori, Massimo e Giuliano, che mi hanno inviato le scansioni della rivista Fotografare, è possibile confermare che la rivista effettivamente pubblicò nell'agosto del 1989 quanto citato da Non siamo mai andati sulla Luna. Qui sotto vedete la pagina complessiva e poi la porzione della pagina che contiene l'accusa di falsificazione e altre asserzioni procomplotto.


L'articolo, intitolato Semantica: l'effetto dida, inizia a pagina 86 e secondo i lettori che ne hanno una copia completa è firmato da Cesco Ciapanna, editore della rivista Fotografare, che è noto ai suoi lettori storici per i suoi articoli decisamente eccentrici, che spaziavano dalla numerologia satanista agli avvistamenti di UFO. Il numero 92 nell'angolo superiore sinistro della pagina della rivista mostrata qui sopra, in particolare, sarebbe a suo dire la chiave numerologica di moltissimi eventi storici.
Ciapanna è anche sostenitore della teoria dell'AIDS come malattia inventata e inesistente e cultore dell'onomanzia, l'arte divinatoria che si fonda sull'interpretazione del nome, in relazione alla sua origine o alle lettere che lo compongono. Alcuni interessanti esempi della sua vastissima produzione in questo settore, ben poco attinente alla fotografia ma ciononostante pubblicata assiduamente nella rivista Fotografare, sono raccontati presso Thalideide e lamentati dai lettori nel forum della rivista stessa.
Come ulteriore esempio, la stessa pagina di Fotografare citata da Non siamo mai andati sulla Luna contiene anche quest'asserzione surreale: "...un virus non è un'entità fisica, ma è solo un'alterazione del programma genetico, e non è assolutamente fotografabile".
In seguito alla pubblicazione della prima versione dell'articolo che state leggendo, Massimo Polidoro, del CICAP, ha ripubblicato sul proprio sito un articolo di Luca Rodaro, tratto dal Bollettino del CICAP di agosto 1992, che ben riassume la visione bizzarra di Cesco Ciapanna. Secondo lui, per esempio, Isaac Asimov, Leonardo, Dante e Petrarca non sarebbero mai esistiti e naturalmente gli ebrei farebbero parte del grande complotto incentrato sul numero 92. Accuse talmente esasperanti da indurre il rabbino Toaff a consigliare il boicottaggio della rivista ai suoi correligionari.
Visto l'approccio scientificamente disinvolto dell'autore, la sua affermazione a sostegno della falsificazione delle immagini degli sbarchi lunari va dunque presa con una certa cautela. Il contesto è insomma ben diverso, in quanto ad autorevolezza, da quello che parrebbe leggendo semplicemente la quarta di copertina di Non siamo mai andati sulla Luna.
Ma esaminiamo le altre affermazioni, di natura strettamente fotografica, che compaiono nell'articolo pubblicato da Fotografare.
L'orizzonte troppo buio
Dice l'articolo: "Nella foto 1 [mostrata qui accanto] si vede che la sorgente di luce sta alla destra di chi guarda, in alto, dietro all'astronauta, appena fuori dal campo riflesso dalla visiera. La luce è molto potente, ma non arriva all'orizzonte, e infatti lo sfondo, sia quello dietro l'astronauta, sia quello dietro al fotografo (che si riflette nella visiera dell'astronauta) è buio. Del sole neppure l'ombra."La teoria dell'orizzonte troppo buio ricorre spesso nella letteratura lunacomplottista. L'obiezione di buon senso è che gli autori di una messinscena del genere per conto del governo USA non sarebbero certo stati né tanto a corto di soldi da non avere abbastanza riflettori né tanto incompetenti da dimenticarsi di illuminare correttamente lo sfondo: sarebbe stato un errore da veri dilettanti di fotografia.
Oltretutto molte altre foto della missione Apollo 11, dalla quale è tratta l'immagine in discussione, non mostrano quest'orizzonte buio. Lo si nota, per esempio, nelle panoramiche a 360° scattate dagli astronauti mediante serie di foto prese girando su se stessi, che oggi sono fruibili anche nelle versioni digitali realizzate da Moonpans.com. Potete trovare qui la panoramica di Apollo 11, per chi ha Quicktime VR, mentre qui sotto trovate la versione non Quicktime, cliccabile per ingrandirla.
Panoramica di 360° della missione Apollo 11 realizzata da Moonpans.com. L'immagine copre tutto l'orizzonte: i suoi bordi laterali vanno uniti a formare un cilindro.Esaminiamo ora una scansione di alta qualità della foto presentata da Fotografare, che è la AS11-40-5903 (disponibile in alta risoluzione qui su Hq.nasa.gov) e mostra l'astronauta Aldrin, fotografato da Neil Armstrong vicino a una delle zampe del modulo lunare:

Si nota subito che il contrasto di questa scansione è molto meno marcato di quello della versione pubblicata dalla rivista. La differenza di luminosità fra la zona in cui si trova l'astronauta e l'orizzonte rimane comunque evidente. Ma si nota un altro fatto interessante: anche il terreno in primissimo piano, davanti all'astronauta, è scuro quanto quello situato verso l'orizzonte. L'area chiara sembra essere una banda grosso modo centrale, che si estende inclinata da sinistra a destra.
L'ipotetica fonte di luce artificiale "potente" e situata "appena fuori dal campo riflesso dalla visiera" dovrebbe quindi essere circoscritta con molta precisione all'area appena intorno all'astronauta. Ma allora non si spiegherebbe come mai l'ombra di Aldrin appena davanti ai suoi piedi, nella zona "schiarita" del terreno, non sia sbiadita da questa fonte di luce artificiale ma rimanga netta e nera. E non si spiegherebbe il fatto che quest'ipotetica seconda fonte di luce non produce una seconda ombra dell'astronauta.
Se la differenza di luminosità del terreno non è spiegabile con un'illuminazione differente o con una fonte di luce supplementare mirata, possiamo considerare un'altra spiegazione: il terreno stesso aveva zone con luminosità differenti. E in effetti c'è un'ottima ragione perché le cose stiano così, ma per capirla occorre mettere insieme vari elementi del rompicapo.
Dalla direzione delle ombre e dalla posizione della zampa del modulo lunare (LM), che si vede parzialmente a destra in primo piano, si deduce che Aldrin si trova in fianco al LM e che la zampa inquadrata è quella destra (rispetto ai finestrini del veicolo). Questo è confermato dalla fotografia immediatamente precedente, ossia la AS11-40-5902, dove si nota la stessa banda chiara che attraversa orizzontalmente la porzione centrale dell'immagine:

Anche altre foto prese dalla stessa posizione e che inquadrano più a sinistra, come la AS11-40-5885 e AS-11-40-5886, mostrano lo stesso fenomeno.
Sappiamo inoltre che la manovra di allunaggio di Neil Armstrong prevedeva di tenersi il sole alle spalle, in modo da avere l'ombra del LM come riferimento altimetrico. Qui sotto è mostrata una mappa della traiettoria (cliccabile per ingrandirla e tratta dall'Apollo Lunar Surface Journal). Il sole è a destra.

Di conseguenza, nelle fotografie AS11-40-5902 e 5903 la direzione di arrivo del LM è diagonale da destra.
Infine, leggendo con attenzione le trascrizioni dei dialoghi dell'allunaggio si nota che Aldrin descrive gli ultimi secondi di volo parlando di scivolamento verso destra (102:45:25 Aldrin: "4 forward. 4 forward. Drifting to the right a little. 20 feet, down a half"), che Armstrong corresse eccessivamente facendo scivolare il LM verso sinistra. Questi spostamenti sono osservabili chiaramente nella ripresa su pellicola 16 mm dell'allunaggio, che nello spezzone qui sotto è mostrata ruotata in modo da raddrizzarla.
Mettendo insieme tutti questi elementi, possiamo determinare che Aldrin nelle foto in questione si trova proprio nella fascia del suolo lunare spazzata dal getto del motore del modulo lunare durante queste ultime manovre di correzione. Il getto asportò parte dello strato di polvere superficiale fine, alterando la riflettività del terreno. Per questo il terreno intorno ad Aldrin è più chiaro: è diverso dal terreno più distante.
L'effetto alterante del getto del LM è documentato per esempio dalle immagini della sonda giapponese Kaguya per l'Apollo 15, come descritto in questo articolo.
Senza la conoscenza di tutti questi aspetti peculiari delle condizioni in cui fu fatta quella fotografia, è abbastanza comprensibile che anche un fotografo esperto non sia in grado di spiegare correttamente il chiarore intorno ad Aldrin e quindi ricorra alla spiegazione che gli è più familiare in un contesto normale: l'uso di una fonte di luce artificiale.
Lo sfondo troppo buio riflesso nella visiera
Secondo Fotografare, anche "lo sfondo... dietro al fotografo (che si riflette nella visiera dell'astronauta) è buio". Ma è sufficiente esaminare la versione ad alta risoluzione della fotografia per scoprire che questo semplicemente non è vero.
La seconda foto definita "falsa" da Fotografare è indagata in un articolo separato.
Le obiezioni dei lunacomplottisti
Dopo la pubblicazione di questo articolo, su Luogocomune.net (sito sostenitore di varie teorie di cospirazione, comprese quelle lunari), è comparso un articolo che asserisce l'esistenza di una contraddizione tra l'effetto schiarente descritto sopra e documentato dalle immagini Apollo e Kaguya e quanto dichiarato dalla NASA nella documentazione delle proprie sonde lunari automatiche Surveyor, che sbarcarono sulla Luna prima delle missioni Apollo.
Quest'asserzione sarà oggetto di un articolo separato, dato che offre lo spunto per descrivere alcune caratteristiche poco note e molto insolite del suolo lunare.












