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2009/12/24

Stan Lebar, 1925-2009 (UPD20100107)

di Paolo Attivissimo

Stan Lebar, coordinatore del programma che realizzò la telecamera miniaturizzata che permise al mondo di assistere in diretta allo sbarco sulla Luna, è morto ieri 23 dicembre all'età di 84 anni.

Lebar coordinò anche la progettazione delle telecamere a colori di bordo di tutte le missioni Apollo lunari, Skylab e Apollo-Soyuz.

Di recente aveva partecipato alla ricerca dei master non convertiti dei nastri video dello sbarco, risultati poi perduti, e al restauro delle copie esistenti nella speranza di consegnare alla storia la miglior qualità possibile di un evento irripetibile.

Una biografia di Stan Lebar è disponibile presso Collectspace e NASA. Archive.org ospita un video in cui Lebar racconta, nel 2009, alcuni ricordi personali della sfida di realizzare una telecamera (nella foto) che funzionasse anche nel vuoto, con sbalzi di temperatura e di luminosità estremi, e che pesasse meno di quattro chili in un'epoca in cui il peso medio di una telecamera superava i duecento.

Il restauro completo finale delle sue immagini dell'Apollo 11 dovrebbe essere presentato al mondo a breve: nel frattempo, si può onorare la memoria di Lebar ammirando alcuni spezzoni già restaurati del suo lavoro.

Colin Mackellar ha pubblicato questo bel tributo video a Stan Lebar, ricco di immagini poco conosciute:



Un altro video di tributo:



La notizia della morte di Lebar è segnalata, spesso includendo informazioni storiche preziose sulle caratteristiche della sua telecamera lunare e sui problemi di realizzazione, presso vari siti: TV Technology, NBC, Hometown Annapolis, Nasa.gov, Baltimore Sun. Ci sono alcune foto su Flickr.

2009/09/17

A cosa servivano i "bip" durante le comunicazioni radio?

di Paolo Attivissimo

Riascoltando le trasmissioni radio delle missioni Apollo, è facile essere colpiti dai brevi fischi, piuttosto fastidiosi, che separano le voci degli interlocutori che stavano a terra da quelle degli astronauti nello spazio. Non sono molti a sapere che in realtà questi fischi di norma non venivano uditi dagli astronauti e che non servivano a segnalare che si passava la parola all'altro interlocutore, come è facile presumere erroneamente.

I "bip" si chiamano in realtà toni Quindar, o Quindar tones in inglese, e servivano per comandare l'invio del segnale da parte dei vari trasmettitori radio, sparsi per il globo terrestre, utilizzati dalla NASA per comunicare con gli astronauti. I toni Quindar sono tuttora utilizzati in alcune comunicazioni radio spaziali. Il nome deriva da quello della società Quindar Electronics, Inc., che realizzò gli apparati che generavano questi toni e rispondevano ai loro comandi.

I trasmettitori erano sparsi per il globo e venivano utilizzati a turno man mano che la rotazione della Terra li poneva in direzione del veicolo spaziale. Erano collegati al Controllo Missione di Houston, in Texas, tramite linee telefoniche che, essendo all'epoca analogiche, soffrivano di varie interferenze e disturbi, per cui era necessario tacitare (mettere in mute) il trasmettitore localmente, presso il trasmettitore stesso, anziché limitarsi a chiudere il microfono a Houston. Alcuni test di questo sistema, tratti dalla missione Apollo 11, sono ascoltabili qui.

I toni Quindar erano un segnale trasmesso lungo queste linee telefoniche, in modo simile a quanto avveniva un tempo per il tono dello "scatto" sulle normali linee telefoniche di chi faceva attivare il contascatti. Per chi ha un'infarinatura di comunicazioni radio o ha mai usato dei walkie-talkie, i toni Quindar erano insomma l'equivalente del pulsante Push To Talk: quello che si preme per parlare e si rilascia per ascoltare.

In realtà le comunicazioni radio delle missioni Apollo non richiedevano che astronauti e CapCom (la persona del Controllo Missione che dialogava direttamente con gli astronauti, come nella foto qui sopra) parlassero a turno: il sistema era full duplex. Astronauti e CapCom evitavano però di parlare simultaneamente per evitare incomprensioni ed accavallamenti.

Inoltre il CapCom doveva comunque azionare un pulsante per aprire il proprio microfono, in modo da non trasmettere agli astronauti il rumore di fondo della sala del Controllo Missione e le conversazioni che non erano di loro interesse, disturbandoli magari durante il sonno. Gli astronauti potevano scegliere fra due modalità: PTT, come il CapCom, oppure VOX. Nel primo caso dovevano premere un pulsante per trasmettere; nel secondo, la trasmissione veniva attivata automaticamente quando il loro microfono captava la loro voce. La modalità VOX era molto preziosa quando gli astronauti avevano le mani impegnate, per esempio durante le escursioni lunari.

I toni Quindar sono onde sinusoidali che durano 250 millisecondi. La frequenza del tono di attivazione (inizio trasmissione) è 2525 Hz, mentre quella del tono di disattivazione (fine trasmissione) è 2475 Hz. Un dispositivo di filtraggio li eliminava dal segnale inviato agli astronauti: per questo normalmente non li sentivano, anche se vi furono alcune missioni, come l'Apollo 8, nelle quali ogni tanto il filtraggio non funzionò perfettamente.

Fonti: Quindar Tones, Apollo Lunar Surface Journal; The Story Behind the Beep, Mission Transcript Collection. Nella foto: a sinistra, Charlie Duke, CapCom della missione Apollo 11; al centro, James Lovell; a destra, Fred Haise. Credit: NASA.