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2013/07/27

Nuove scansioni delle pellicole 35 mm delle missioni Apollo

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di Erica Panic*.

Credit: NASA/JSC/Arizona State University

Tempo fa, nel 2010, avevo segnalato che era in corso una nuova scansione diretta delle pellicole Apollo originali, effettuata dalla Arizona State University. Il completamento del lavoro era previsto per la metà del 2011, ma questa scadenza è passata da tempo senza novità.

Pochi giorni fa è stata annunciata la disponibilità delle nuove scansioni delle pellicole 35 mm, di cui vedete qui sopra alcuni campioni tratti dalla missione Apollo 17. La situazione aggiornata del progetto è descritta in questa pagina dell'ASU. Le scansioni aggiornate delle immagini scattate dalle fotocamere Hasselblad non sono ancora disponibili.

La serie in 35 mm è disponibile per lo scaricamento su To The Moon e attualmente comprende le seguenti raccolte sotto forma di immagini elaborate (PNG) e scansioni grezze (TIF).


Apollo 11


La raccolta contiene le immagini della ALSCC (fotocamera stereoscopica per riprese macro del suolo lunare), rullino AS11-45, da 6697A a 6714B, in versioni elaborate da 614x410 e in versioni grezze da 3072x2048.


Apollo 12


La raccolta contiene le immagini dalla ALSCC, rullino AS12-57, da 8441A a 8455B.


Apollo 14


La raccolta contiene le immagini dalla ALSCC, rullino AS14-77, da 10357A a 10374A.


Apollo 16


La raccolta contiene le immagini del rullino AS16-127 (foto di stelle e della superficie lunare illuminata dalla Terra), da 19980 a 20026 e del rullino AS16-129 (foto di stelle), da 20036 a 20079.


Apollo 17


La raccolta contiene le immagini dei seguenti rullini:

  • Rullino AS17-156, da 23777 a 23816 (scale di grigio)
  • Rullino AS17-157, da 23817 a 23862 (bianco e nero, interni del veicolo Apollo, Luna dall'orbita)
  • Rullino AS17-158, da 23863 a 23093 (bianco e nero, Luna dall'orbita in luce cinerea)
  • Rullino AS17-159, da 23904 a 23945 (bianco e nero, stelle e luce zodiacale, Luna dall'orbita)
  • Rullino AS17-160, da 23946 a 23997 (bianco e nero, Luna dall'orbita, luce zodiacale, scarico acqua, interni del veicolo Apollo)
  • Rullino AS17-161, da 23998 a 24034 (bianco e nero, Luna dall'orbita in luce cinerea, scale di grigio)
  • Rullino AS17-162, da 24035 a 24106 (a colori, interni del veicolo Apollo, Terra, Luna dall'orbita, 3070x2044)
  • Rullino AS17-163, da 24109 a 24180 (a colori, interni del veicolo Apollo, 3070x2044)

Alcuni esempi di foto dai rullini a colori di Apollo 17 sono qui sotto: cliccando sulle immagini potete vederle alla loro massima risoluzione.

Gene Cernan. Credit: NASA/JSC/Arizona State University

Ron Evans. Credit: NASA/JSC/Arizona State University

Gene Cernan e Ron Evans. Credit: NASA/JSC/Arizona State University

Ron Evans. Credit: NASA/JSC/Arizona State University

Ron Evans. Credit: NASA/JSC/Arizona State University

Harrison Schmitt. Credit: NASA/JSC/Arizona State University

Ron Evans e Harrison Schmitt. Credit: NASA/JSC/Arizona State University

Gene Cernan. Credit: NASA/JSC/Arizona State University

2010/06/27

In arrivo nuove scansioni delle foto lunari: fino a 12800 x 12800 pixel

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Entro la fine del 2012 saranno rese disponibili al pubblico nuove scansioni ad altissima risoluzione di tutte le fotografie delle missioni Apollo. Le immagini scattate dagli astronauti con le fotocamere Hasselblad su pellicola 70 mm verranno pubblicate a 6400x6400 pixel (41 megapixel), con risoluzione pari a 100 pixel per millimetro di pellicola; quelle in bianco e nero saranno disponibili a 12.800x12.800 pixel (164 megapixel, 200 pixel per millimetro).

Tutte le pellicole originali delle missioni Apollo (sia quelle utilizzate dagli astronauti, sia quelle degli apparati di ripresa automatici dei veicoli) sono custodite nell'apposito archivio al Building 8 del Johnson Space Center, in un congelatore a -17°C che a sua volta è contenuto in una cella refrigerata che viene mantenuta a 13°C. La foto qui sopra mostra tre dei contenitori delle pellicole; l'immagine qui sotto mostra il congelatore (a sinistra) all'interno della cella refrigerata.


Gli apparati di ripresa automatici delle missioni Apollo utilizzati per realizzare una cartografia lunare dettagliata furono la Mapping Camera o Metric Camera, che generava fotogrammi da 12 x 12 cm, e la Panoramic Camera, che produceva fotogrammi da 12,7 per 120 cm. Entrambe usavano pellicole in bianco e nero per fotogrammetria e furono installate a bordo del modulo di servizio nelle missioni Apollo 15, 16 e 17. Dettagli di questi apparati sono disponibili in Photographic Systems for Apollo (1970) e in altri documenti tecnici.

Le pellicole della Metric Camera (10.153 fotografie) vengono attualmente sottoposte a scansione con uno scanner Leica DSW 700 per fotogrammetria appositamente modificato, producendo immagini da 1,3 gigabyte (24.000 x 24.000 pixel). Alcuni esempi di queste scansioni sono disponibili qui sul sito della Arizona State University. La risoluzione di queste immagini scattate dall'orbita lunare è di 6,2 metri per pixel.

Le pellicole della Panoramic Camera (4.612 fotografie) verranno sottoposte a una scansione analoga, che produrrà immagini da 25.400 x 244.000 pixel (11,8 gigabyte ciascuna).

Vi sono inoltre circa 620 fotografie scattate su pellicola 35 mm, che sono già state sottoposte a scansione, generando file da 3070 x 2044 pixel (18 megabyte l'una), ma non sono ancora disponibili al pubblico. Una versione a risoluzione inferiore è comunque scaricabile dagli archivi dell'Apollo Image Atlas.

Le ultime pellicole ad essere sottoposte a scansione saranno quelle delle fotocamere Hasselblad degli astronauti: si tratta di circa 20.000 immagini in bianco e nero e a colori. A giugno 2010 ho scritto al webmaster del sito della ASU, che ha risposto specificando che le immagini delle escursioni lunari dovrebbero essere sottoposte a scansione "entro 12 mesi" e poi verranno elaborate (ridotte e calibrate per restituire una gamma cromatica e di contrasto corretta e per eliminare le "crocette" o reseau marks) nel corso di "1 o 2 mesi".

I dettagli delle operazioni di scansione e di elaborazione delle immagini sono pubblicati qui dall'ASU.

Aggiornamento: 2013/07/27


Un aggiornamento della situazione, con immagini restaurate, è disponibile qui.

2010/02/22

Come facevano a cambiare rullino senza rientrare?

di Paolo Attivissimo

Un lettore, Michele, ha posto una domanda che gli arriva da una lunacomplottista che vuole redimere: come facevano gli astronauti a cambiare rullino alle fotocamere stando all'aperto, e come potevano farlo con gli spessi guantoni della tuta che intralciavano i movimenti?

La risposta migliore è questo spezzone della diretta televisiva dell'Apollo 16, in cui Charlie Duke comunica che sta mettendo il caricatore B (Bravo), quello che conterrà le foto della serie AS16-114, sulla fotocamera Hasselblad, e poi ride perché ha cercato di soffiar via la polvere dal caricatore pur essendo nel vuoto e dentro una tuta spaziale:



La trascrizione commentata dei dialoghi è disponibile nell'Apollo Lunar Surface Journal.

Come praticamente ogni dettaglio delle escursioni lunari, anche il cambio di pellicola all'aperto fu pianificato e collaudato: maneggiare i caricatori con i guanti non era particolarmente problematico, dato che i caricatori sono grosso modo dei cubi da 10 centimetri, ma i caricatori Hasselblad usati sulla Luna furono modificati per dotarli di anelli più grandi del normale, in modo da consentire la rimozione della darkslide (lamina estraibile di protezione della pellicola) anche con i guanti della tuta spaziale, come si vede fare qui sopra a Duke.

Nelle fotocamere standard la darkslide si rimuove dopo aver montato il caricatore sul corpo della fotocamera, in modo da permettere di cambiare rullino anche a metà senza perdere neanche una posa. In quelle lunari, invece, era necessario estrarre la darkslide prima di montare il caricatore, per non danneggiare la reseau plate (il vetrino con le crocette). Questo significava che la porzione di pellicola visibile prendeva luce ed era inutilizzabile.

Una foto dell'anello standard e della darkslide è qui; una foto dell'anello maggiorato, montato sul caricatore R della missione Apollo 11, è qui. Maggiori informazioni e alcune splendide immagini del meccanismo Hasselblad sono disponibili in questo articolo dell'Apollo Lunar Surface Journal.

2009/09/29

Foto, quanto era facile mirare a occhio?

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Spesso i dubbiosi o i semplici curiosi si chiedono come abbiano fatto gli astronauti a inquadrare bene i propri soggetti, considerato che nelle prime missioni la fotocamera usata all'esterno, durante l'escursione lunare, non aveva un mirino.

La risposta è sorprendentemente semplice: miravano alla buona, orientando la fotocamera intera in direzione del soggetto, e sperando di azzeccare l'inquadratura. Di meglio, con le ingombrantissime tute spaziali che limitavano i movimenti, non si poteva fare. Non andò sempre bene, come si può notare da questi esempi, ma fu sufficiente.

Naturalmente la NASA si rese conto in anticipo del problema e cercò di agevolare il compito degli astronauti, addestrandoli a questo tipo di fotografia cara ai fotoreporter d'azione e dotandoli di macchine fotografiche adatte allo scopo.

Le fotocamere usate durante le escursioni sul suolo lunare erano delle Hasselblad 500 EL appositamente modificate per operare nel vuoto ed erano dotate di obiettivi grandangolari, degli Zeiss Biogon f-5.6/60 mm (foto qui sopra) realizzati specificamente per la NASA e successivamente commercializzati al pubblico. La missione Apollo 11 utilizzò esclusivamente quest'obiettivo per le foto scattate all'esterno; le missioni successive adottarono anche altri obiettivi.

Il campo visivo dell'obiettivo Biogon da 60 mm era pari a 66° in diagonale e 49,2° in orizzontale e in verticale, secondo i dati del documento NASA Apollo Lunar Photography (Clavius.org calcola invece 71° in diagonale, vale a dire a 53,5° in orizzontale e in verticale). A differenza delle fotocamere tradizionali amatoriali dell'epoca, che producevano immagini rettangolari (come fanno tuttora le fotocamere digitali) e usavano pellicola da 35 mm, le Hasselblad utilizzavano pellicola da 70 mm e producevano immagini quadrate, come le fotocamere dei fotografi professionisti degli anni Sessanta.

Per capire concretamente quanto fosse facile indovinare a occhio l'inquadratura, si può fare un esperimento molto semplice: usare una fotocamera dotata di un obiettivo grandangolare equivalente a quello delle Hasselblad lunari e fotografare senza guardare nel mirino, semplicemente puntando la fotocamera in direzione del soggetto.

Facendo gli opportuni calcoli, risulta che su una fotocamera in formato 35 mm (36 x 24 mm) occorre usare un obiettivo da 24 mm circa per avere il campo visivo delle fotocamere lunari lungo il lato più corto del fotogramma. Sono poche le fotocamere amatoriali che hanno obiettivi così "larghi", e già questo indica quanto fosse agevolato intenzionalmente il lavoro fotografico degli astronauti.

Una buona approssimazione del campo visivo delle fotocamere degli astronauti lunari si può ottenere con un telefonino: le fotocamere incorporate nei cellulari, infatti, hanno di norma un campo visivo molto ampio (circa 60°), equivalente a un grandangolo da 28 mm tradizionale.

In alternativa, si può tracciare su un cartoncino un triangolo isoscele i cui lati uguali formino un angolo di 49,2°. Ponendo appena sotto il proprio occhio il vertice compreso fra i lati uguali, i due vertici opposti delimitano un campo visivo uguale a quello delle fotocamere degli astronauti lunari.