di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di carlodelros*.
Sto traducendo e adattando in inglese il mio libro “Luna? Sì, ci siamo andati!” dedicato alle tesi di complotto lunare. Finora ho completato i primi cinque capitoli (circa metà del testo) e li ho messi a disposizione come file EPUB qui. Dato che include i capitoli sullo svolgimento di una missione lunare Apollo e sulle prove migliori del fatto che siamo andati sulla Luna, potete già usarlo per replicare ai dubbiosi anglofoni.
Se vi va di rivederlo e controllarlo, sia per eventuali refusi, sia per eventuali link interni ed esterni sbagliati, è tutto vostro. Il file EPUB scaricabile contiene anche i capitoli italiani corrispondenti. Segnalerò qui man mano la disponibilità degli aggiornamenti e della traduzione dei capitoli rimanenti.
2012/08/16
2012/08/08
Neil Armstrong ricoverato per bypass cardiaco
di Paolo Attivissimo
Neil Armstrong è convalescente dopo un intervento di bypass cardiaco avvenuto ieri. La notizia è stata diffusa alcune ore fa (UniverseToday; NBCNews; NASA). L'operazione ha aggirato quattro occlusioni nelle coronarie. I medici non si attendono complicanze.
Armstrong ha compiuto da poco (il 5 agosto) 82 anni. Lunedì si era recato in un ospedale di Cincinnati per un test sotto sforzo, che non ha superato, per cui è stato deciso subito l'intervento d'urgenza.
Gene Cernan (Apollo 17) ha riferito che la moglie di Armstrong, Carol, ha detto che il primo uomo sulla Luna sta “andando benissimo” dopo l'operazione.
Neil Armstrong è convalescente dopo un intervento di bypass cardiaco avvenuto ieri. La notizia è stata diffusa alcune ore fa (UniverseToday; NBCNews; NASA). L'operazione ha aggirato quattro occlusioni nelle coronarie. I medici non si attendono complicanze.
Armstrong ha compiuto da poco (il 5 agosto) 82 anni. Lunedì si era recato in un ospedale di Cincinnati per un test sotto sforzo, che non ha superato, per cui è stato deciso subito l'intervento d'urgenza.
Gene Cernan (Apollo 17) ha riferito che la moglie di Armstrong, Carol, ha detto che il primo uomo sulla Luna sta “andando benissimo” dopo l'operazione.
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Neil Armstrong
2012/08/03
Bandiera lunare caduta? Facciamo un po' di chiarezza
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di Speedbow.
In questi giorni sono stati pubblicati molti articoli, anche da parte di testate generaliste, sulla notizia che la bandiera piantata sulla Luna durante il primo sbarco, quello della missione Apollo 11 nel 1969, è caduta e le altre sono ancora in piedi (ANSA; Corriere della Sera). Il passaparola ha però generato alcuni equivoci che è opportuno chiarire.
La notizia che la prima bandiera statunitense collocata dagli astronauti è caduta non è affatto una novità. Complotti Lunari ne ha parlato di recente segnalando un video di Buzz Aldrin, risalente a giugno 2012, in cui l'astronauta rievoca l'evento, ricordando che la bandiera cadde al momento del decollo dalla Luna del veicolo che portava lui e Neil Armstrong. Ma Aldrin stesso aveva già segnalato questa caduta decenni prima.
All'epoca fu dato poco risalto a questo dettaglio, per ovvi motivi patriottici, ma la caduta della bandiera non era né ignota né segreta, tanto che Aldrin e Cortright ne parlavano liberamente già quattro anni dopo la missione (e quella del 1973 è la segnalazione più vecchia finora trovata; non è escluso che ve ne siano altre ancora precedenti, sepolte nelle montagne di rapporti post-missione o nei giornali dell'epoca).
La notizia che le altre bandiere Apollo sono ancora in piedi non è una novità. La conferma arriva dalle immagini trasmesse dalla sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), che orbita intorno alla Luna dal 2009 e che ha fotografato ripetutamente l'intera superficie lunare, compresi i siti degli allunaggi statunitensi (e anche quelli dei veicoli russi senza equipaggio).
La risoluzione di queste immagini, scattate da una quota variabile da 100 a 22 chilometri, non è sufficiente a mostrare chiaramente le bandiere. Il loro drappo misura 91 x 152 centimetri ed è retto da un'asta verticale di 244 centimetri, come discusso in questo articolo, e nelle immagini della sonda LRO appare come un paio di pixel che si perdono nella variabilità del terreno lunare.
Tuttavia è possibile sfruttare ingegnosamente il fatto che LRO sorvola i siti di allunaggio in momenti differenti del giorno lunare e quindi evidenziare indirettamente la presenza o assenza della bandiera attraverso le variazioni della sua eventuale ombra, che spicca molto più vistosamente perché è nettamente più scura del terreno, è più grande (quando il sole è basso sull'orizzonte locale) e cambia posizione a seconda della posizione del sole.
Questa ricerca era già stata fatta ad agosto 2011 dall'ingegnere della NASA James Fincannon e pubblicata nell'Apollo Lunar Surface Journal della NASA (Six Flags on the Moon: What is Their Current Condition?). I risultati sono eloquenti e hanno confermato la presenza in piedi delle bandiere di Apollo 12, Apollo 14, Apollo 16 e Apollo 17 ma non hanno fornito risposte certe per le bandiere di Apollo 11 e Apollo 15 (Apollo 13 non sbarcò a causa di un guasto gravissimo durante il viaggio d'andata che obbligò l'equipaggio a rientrare a Terra fortunosamente dopo aver girato intorno alla Luna).
A questa ricerca si è ora aggiunta la pubblicazione, sul sito dedicato alle immagini della sonda LRO, di un articolo (Question Answered! di Mark Robinson, 27 luglio 2012) che mostra foto dei siti di allunaggio di Apollo 16 e 17 nelle quali si vede non solo l'ombra della bandiera, ma anche direttamente la bandiera stessa. Questa è la vera notizia.
Per esempio, l'immagine qui sotto mostra l'ombra della bandiera e anche il lato illuminato del drappo, catturato anche grazie al fatto che l'immagine è stata acquisita leggermente di sbieco, con la sonda orientata verso il lato in questione della bandiera, come spiegato nell'articolo di Robinson. Fra l'altro, l'immagine non è recentissima: l'originale è datato 24 novembre 2009. In altre parole, la documentazione dello stato di almeno una delle bandiere statunitensi sulla Luna era già disponibile da tre anni, ma era rimasta sepolta tra le migliaia di immagini acquisite dalla sonda LRO.
L'immagine qui sotto, invece, si riferisce alla missione Apollo 16 e mostra l'ombra della bandiera e il lato non illuminato della bandiera, appena percettibile.
Lo stato delle altre bandiere è rilevabile facilmente grazie alla pubblicazione recente della sezione Featured Sites del sito dell'LRO, che raccoglie numerose immagini dei siti di allunaggio e le allinea e ordina in sequenza sfogliabile. Esaminando queste sequenze si nota facilmente l'ombra della bandiera, anche per Apollo 15 (specialmente nelle immagini M109215691LR e M126901141R), ma non per Apollo 11 (a conferma della segnalazione di Aldrin). Quindi oggi abbiamo la conferma fotografica che tutte le bandiere delle missioni Apollo che sbarcarono sulla Luna sono ancora in piedi, tranne quella di Apollo 11.
C'è però un altro aspetto che ha sorpreso anche molti esperti. Prima della pubblicazione delle immagini delle ombre delle bandiere, era opinione comune fra gli addetti ai lavori che questi vessilli (semplici drappi standard di nylon di produzione commerciale, senza alcun trattamento particolare) si fossero disintegrati a causa dell'esposizione a quarant'anni di radiazione ultravioletta non filtrata da alcuna atmosfera, al bombardamento di micrometeoroidi e a circa 500 cicli termici (14 giorni terrestri di sole, 14 giorni di notte) da +100 a -150 °C.
Il fatto che i drappi proiettino un'ombra indica invece che sono ancora intatti, almeno dal punto di vista strutturale. Si ipotizza che l'assenza d'ossigeno, necessario per la degradazione ultravioletta del nylon, abbia contribuito a questa resistenza imprevista. Può darsi, però, che i colori siano sbiaditi. C'è un solo modo per saperlo: tornare sulla Luna.
In questi giorni sono stati pubblicati molti articoli, anche da parte di testate generaliste, sulla notizia che la bandiera piantata sulla Luna durante il primo sbarco, quello della missione Apollo 11 nel 1969, è caduta e le altre sono ancora in piedi (ANSA; Corriere della Sera). Il passaparola ha però generato alcuni equivoci che è opportuno chiarire.
Bandiera Apollo 11 caduta: si sapeva da quasi 40 anni
La notizia che la prima bandiera statunitense collocata dagli astronauti è caduta non è affatto una novità. Complotti Lunari ne ha parlato di recente segnalando un video di Buzz Aldrin, risalente a giugno 2012, in cui l'astronauta rievoca l'evento, ricordando che la bandiera cadde al momento del decollo dalla Luna del veicolo che portava lui e Neil Armstrong. Ma Aldrin stesso aveva già segnalato questa caduta decenni prima.
“I was concentrating on the computers, and Neil was studying the attitude indicator, but I looked up long enough to see the flag fall over.”
“Ero concentrato sui computer, e Neil stava studiando l'indicatore di assetto, ma io alzai lo sguardo abbastanza a lungo da veder cadere la bandiera.”
– Apollo Expeditions to the Moon di Edgar M. Cortright (1975), capitolo 11.6
“I was concentrating intently on the computers, and Neil was studying the attitude indicators, but I looked up long enough to see the flag fall over.”
“Ero attentamente concentrato sui computer, e Neil stava studiando gli indicatori d'assetto, ma io alzai lo sguardo abbastanza a lungo da veder cadere la bandiera.”
– Return to Earth di Buzz Aldrin e Wayne Warga (1973), pagina 240
All'epoca fu dato poco risalto a questo dettaglio, per ovvi motivi patriottici, ma la caduta della bandiera non era né ignota né segreta, tanto che Aldrin e Cortright ne parlavano liberamente già quattro anni dopo la missione (e quella del 1973 è la segnalazione più vecchia finora trovata; non è escluso che ve ne siano altre ancora precedenti, sepolte nelle montagne di rapporti post-missione o nei giornali dell'epoca).
Conferma diretta delle altre bandiere
La notizia che le altre bandiere Apollo sono ancora in piedi non è una novità. La conferma arriva dalle immagini trasmesse dalla sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), che orbita intorno alla Luna dal 2009 e che ha fotografato ripetutamente l'intera superficie lunare, compresi i siti degli allunaggi statunitensi (e anche quelli dei veicoli russi senza equipaggio).
La risoluzione di queste immagini, scattate da una quota variabile da 100 a 22 chilometri, non è sufficiente a mostrare chiaramente le bandiere. Il loro drappo misura 91 x 152 centimetri ed è retto da un'asta verticale di 244 centimetri, come discusso in questo articolo, e nelle immagini della sonda LRO appare come un paio di pixel che si perdono nella variabilità del terreno lunare.
Tuttavia è possibile sfruttare ingegnosamente il fatto che LRO sorvola i siti di allunaggio in momenti differenti del giorno lunare e quindi evidenziare indirettamente la presenza o assenza della bandiera attraverso le variazioni della sua eventuale ombra, che spicca molto più vistosamente perché è nettamente più scura del terreno, è più grande (quando il sole è basso sull'orizzonte locale) e cambia posizione a seconda della posizione del sole.
Questa ricerca era già stata fatta ad agosto 2011 dall'ingegnere della NASA James Fincannon e pubblicata nell'Apollo Lunar Surface Journal della NASA (Six Flags on the Moon: What is Their Current Condition?). I risultati sono eloquenti e hanno confermato la presenza in piedi delle bandiere di Apollo 12, Apollo 14, Apollo 16 e Apollo 17 ma non hanno fornito risposte certe per le bandiere di Apollo 11 e Apollo 15 (Apollo 13 non sbarcò a causa di un guasto gravissimo durante il viaggio d'andata che obbligò l'equipaggio a rientrare a Terra fortunosamente dopo aver girato intorno alla Luna).
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| L'ombra della bandiera di Apollo 12 risalta in questa sequenza di immagini della sonda LRO. Credit: James Fincannon/NASA. |
A questa ricerca si è ora aggiunta la pubblicazione, sul sito dedicato alle immagini della sonda LRO, di un articolo (Question Answered! di Mark Robinson, 27 luglio 2012) che mostra foto dei siti di allunaggio di Apollo 16 e 17 nelle quali si vede non solo l'ombra della bandiera, ma anche direttamente la bandiera stessa. Questa è la vera notizia.
Per esempio, l'immagine qui sotto mostra l'ombra della bandiera e anche il lato illuminato del drappo, catturato anche grazie al fatto che l'immagine è stata acquisita leggermente di sbieco, con la sonda orientata verso il lato in questione della bandiera, come spiegato nell'articolo di Robinson. Fra l'altro, l'immagine non è recentissima: l'originale è datato 24 novembre 2009. In altre parole, la documentazione dello stato di almeno una delle bandiere statunitensi sulla Luna era già disponibile da tre anni, ma era rimasta sepolta tra le migliaia di immagini acquisite dalla sonda LRO.
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| Il sito di allunaggio di Apollo 17. Flag indica la bandiera; Flag Shadow indica l'ombra della bandiera. Foto M113751661L. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University. |
L'immagine qui sotto, invece, si riferisce alla missione Apollo 16 e mostra l'ombra della bandiera e il lato non illuminato della bandiera, appena percettibile.
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| Il sito di di allunaggio di Apollo 16. Flag indica la bandiera; Flag Shadow indica l'ombra della bandiera. Foto M175179080L. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University. |
Resistenza inattesa
C'è però un altro aspetto che ha sorpreso anche molti esperti. Prima della pubblicazione delle immagini delle ombre delle bandiere, era opinione comune fra gli addetti ai lavori che questi vessilli (semplici drappi standard di nylon di produzione commerciale, senza alcun trattamento particolare) si fossero disintegrati a causa dell'esposizione a quarant'anni di radiazione ultravioletta non filtrata da alcuna atmosfera, al bombardamento di micrometeoroidi e a circa 500 cicli termici (14 giorni terrestri di sole, 14 giorni di notte) da +100 a -150 °C.
Il fatto che i drappi proiettino un'ombra indica invece che sono ancora intatti, almeno dal punto di vista strutturale. Si ipotizza che l'assenza d'ossigeno, necessario per la degradazione ultravioletta del nylon, abbia contribuito a questa resistenza imprevista. Può darsi, però, che i colori siano sbiaditi. C'è un solo modo per saperlo: tornare sulla Luna.
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| Una foto pre-volo di una delle bandiere Apollo. Fonte: Apollo Lunar Surface Journal. |
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2012/07/24
Ci ha lasciato Sally Ride, prima astronauta americana
di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Sally Ride, la prima donna statunitense a volare nello spazio, è morta ieri a 61 anni di cancro pancreatico. La notizia è stata pubblicata poco fa da USA Today e altre testate.
Selezionata dalla NASA nel 1978, Sally aveva volato sullo Shuttle Challenger (STS-7) nel 1983, all'età di 32 anni, diventando l'astronauta statunitense più giovane in assoluto (un record tuttora insuperato) e restando nello spazio per sei giorni. Durante il volo fu anche la prima donna a usare il braccio robotico dello Shuttle, al cui sviluppo aveva contribuito.
Volò di nuovo nello spazio per altri otto giorni nel 1984, sempre a bordo dello Shuttle Challenger, con la missione STS-41-G. Sarebbe andata in orbita una terza volta, con la missione STS-61M, ma il volo fu annullato dopo l'esplosione al decollo del Challenger, che costò la vita ai sette membri dell'equipaggio. Sally Ride fu incaricata di far parte della commissione d'indagine sul disastro dello Shuttle che l'aveva portata due volte nello spazio.
La NASA ha una sua biografia che elenca i suoi notevoli contributi al programma spaziale statunitense ma forse non sottolinea adeguatamente l'altro contributo essenziale di Sally Ride: quello di aver dato agli Stati Uniti un segnale sociale potente, dimostrando con la propria esperienza che la carriera di astronauta, regno assoluto del machismo (come ben racconta Mike Mullane in Riding Rockets), e più in generale le carriere tecniche e scientifiche, erano aperte e ricche di soddisfazioni anche per le donne, anche se dovevano fare i conti con la stupidità sessista di alcuni colleghi e giornalisti (che le chiedevano, per esempio, se si metteva a piangere quando le cose andavano storte sul lavoro, che tipo di biancheria avrebbe indossato nello spazio, e anche di peggio).
Il fatto che oggi quest'accessibilità sembri ai più una constatazione ovvia e banale è la migliore conferma che l'esempio di Sally Ride ha lasciato il segno non solo nello spazio, ma anche qui sulla Terra.
Selezionata dalla NASA nel 1978, Sally aveva volato sullo Shuttle Challenger (STS-7) nel 1983, all'età di 32 anni, diventando l'astronauta statunitense più giovane in assoluto (un record tuttora insuperato) e restando nello spazio per sei giorni. Durante il volo fu anche la prima donna a usare il braccio robotico dello Shuttle, al cui sviluppo aveva contribuito.
Volò di nuovo nello spazio per altri otto giorni nel 1984, sempre a bordo dello Shuttle Challenger, con la missione STS-41-G. Sarebbe andata in orbita una terza volta, con la missione STS-61M, ma il volo fu annullato dopo l'esplosione al decollo del Challenger, che costò la vita ai sette membri dell'equipaggio. Sally Ride fu incaricata di far parte della commissione d'indagine sul disastro dello Shuttle che l'aveva portata due volte nello spazio.
La NASA ha una sua biografia che elenca i suoi notevoli contributi al programma spaziale statunitense ma forse non sottolinea adeguatamente l'altro contributo essenziale di Sally Ride: quello di aver dato agli Stati Uniti un segnale sociale potente, dimostrando con la propria esperienza che la carriera di astronauta, regno assoluto del machismo (come ben racconta Mike Mullane in Riding Rockets), e più in generale le carriere tecniche e scientifiche, erano aperte e ricche di soddisfazioni anche per le donne, anche se dovevano fare i conti con la stupidità sessista di alcuni colleghi e giornalisti (che le chiedevano, per esempio, se si metteva a piangere quando le cose andavano storte sul lavoro, che tipo di biancheria avrebbe indossato nello spazio, e anche di peggio).
Il fatto che oggi quest'accessibilità sembri ai più una constatazione ovvia e banale è la migliore conferma che l'esempio di Sally Ride ha lasciato il segno non solo nello spazio, ma anche qui sulla Terra.
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necrologi
2012/07/17
Conferenza di Luigi Pizzimenti per il CICAP Ticino: i video e le foto
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| Credit: Fausto Branchi |
La conferenza è stata organizzata dal CICAP Ticino nell'ambito delle proprie attività di divulgazione scientifica, che è una risorsa fondamentale per evitare di essere ingannati dai sensazionalismi e dalle pseudoscienze. La miglior risposta alla tesi che sostengono che gli sbarchi lunari furono una messinscena americana è proprio la conoscenza dettagliata dell'impresa e degli uomini che la realizzarono.
Luigi Pizzimenti si è confermato un relatore accattivante e sensibile, raccontando sia aspetti tecnici, sia dettagli umani che hanno dato un taglio molto speciale alla conferenza, che è visibile integralmente nei video pubblicati qui sotto.
Queste sono alcune foto, gentilmente concesse da Andrea Tedeschi, che mostrano gli oggetti di cui parla Pizzimenti nei video e che purtroppo non vengono inquadrati dalla videocamera.
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| Connettore per la respirazione delle tute Apollo. |
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| Il piano di volo dell'Apollo 13, firmato da due degli astronauti protagonisti. |
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| Una cue card delle missioni Apollo. |
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| Una borsa in Betacloth usata per l'addestramento. |
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| Un componente di una zampa del modulo lunare (LM). |
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| Un accessorio per le funzioni corporali durante le passeggiate spaziali. |
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conferenze
2012/07/15
Le distanze Terra-Luna delle missioni Apollo
di Paolo Attivissimo
English Abstract - Did the Apollo missions take advantage of the substantial monthly variation of the Earth-Moon distance and reach the Moon when it was closest, shaving over 42.000 kilometers off the trip? This might be seen as the obvious way to travel to the Moon, but in orbital mechanics and flight planning there are many more factors than just distance, as detailed in Frank O'Brien's Lunar Orbit Insertion essay. Fact-checking indicates that the Apollo flights that went to the Moon often flew when the Moon was almost at its maximum distance from the Earth.
Durante la conferenza tenuta da Luigi Pizzimenti a Lugano ieri è emersa una domanda insolita a proposito delle missioni Apollo. Furono tutte effettuate al perigeo, ossia al momento di minima distanza fra la Terra e la Luna? Considerato che la distanza Terra-Luna varia ogni mese (ogni 27,3 giorni terrestri, per essere più precisi) di ben 42.500 chilometri, da un perigeo di 363.104 km a un apogeo di 405.696 km, sembrerebbe a prima vista logico effettuare le missioni lunari in modo da sfruttare la riduzione periodica della distanza.
Ma i dati (e la meccanica celeste) smentiscono quest'idea: nessuna delle missioni sfruttò la distanza lunare minima e alcune, come Apollo 10, 13 e 15 raggiunsero la Luna quando si trovava quasi alla massima distanza. Nel valutare l'economia di una traiettoria, infatti, ci sono molte altre considerazioni oltre alla distanza, come descritto in dettaglio nell'articolo Lunar Orbit Insertion di Frank O'Brien nell'Apollo Flight Journal.
Confrontiamo infatti le date di inserimento in orbita lunare (Lunar Orbit Insertion, LOI) delle varie missioni (nel caso di Apollo 13, la data di circumnavigazione della Luna) con la distanza Terra-Luna corrispondente per le nove missioni che raggiunsero la Luna. Le fonti sono i Mission Report e le schede NASA delle rispettive missioni. Le distanze Terra-Luna sono calcolate da WolframAlpha.
Apollo 8 (LOI 24/12/1968 9:59:20 UT); 378.227 km (+15.123 km)
Apollo 10 (LOI 21/5/1969 20:44:54 UT); 403.876 km (+40.772 km)
Apollo 11 (LOI 19/7/1969 17:21:50 UT); 393.417 km (+30.313 km)
Apollo 12 (LOI 18/11/1969 03:47:23 UT); 376.753 km (+13.649 km)
Apollo 13 (accensione motore LM post-circumnavigazione lunare 15/4/1970 2:40:39 UT); 404.225 km (+41.121)
Apollo 14 (LOI 4/2/1971 6:59:43 UT); 387.837 km (+24.733)
Apollo 15 (LOI 29/7/1971 20:05:47 UT); 402.445 (+39.341)
Apollo 16 (LOI 19/4/1972 20:22:28 UT); 381.385 (+18.281)
Apollo 17 (LOI 10/12/1972 19:47:23 UT); 393.085 km (+29.981)
English Abstract - Did the Apollo missions take advantage of the substantial monthly variation of the Earth-Moon distance and reach the Moon when it was closest, shaving over 42.000 kilometers off the trip? This might be seen as the obvious way to travel to the Moon, but in orbital mechanics and flight planning there are many more factors than just distance, as detailed in Frank O'Brien's Lunar Orbit Insertion essay. Fact-checking indicates that the Apollo flights that went to the Moon often flew when the Moon was almost at its maximum distance from the Earth.
Durante la conferenza tenuta da Luigi Pizzimenti a Lugano ieri è emersa una domanda insolita a proposito delle missioni Apollo. Furono tutte effettuate al perigeo, ossia al momento di minima distanza fra la Terra e la Luna? Considerato che la distanza Terra-Luna varia ogni mese (ogni 27,3 giorni terrestri, per essere più precisi) di ben 42.500 chilometri, da un perigeo di 363.104 km a un apogeo di 405.696 km, sembrerebbe a prima vista logico effettuare le missioni lunari in modo da sfruttare la riduzione periodica della distanza.
Ma i dati (e la meccanica celeste) smentiscono quest'idea: nessuna delle missioni sfruttò la distanza lunare minima e alcune, come Apollo 10, 13 e 15 raggiunsero la Luna quando si trovava quasi alla massima distanza. Nel valutare l'economia di una traiettoria, infatti, ci sono molte altre considerazioni oltre alla distanza, come descritto in dettaglio nell'articolo Lunar Orbit Insertion di Frank O'Brien nell'Apollo Flight Journal.
Confrontiamo infatti le date di inserimento in orbita lunare (Lunar Orbit Insertion, LOI) delle varie missioni (nel caso di Apollo 13, la data di circumnavigazione della Luna) con la distanza Terra-Luna corrispondente per le nove missioni che raggiunsero la Luna. Le fonti sono i Mission Report e le schede NASA delle rispettive missioni. Le distanze Terra-Luna sono calcolate da WolframAlpha.
Apollo 8 (LOI 24/12/1968 9:59:20 UT); 378.227 km (+15.123 km)
Apollo 10 (LOI 21/5/1969 20:44:54 UT); 403.876 km (+40.772 km)
Apollo 11 (LOI 19/7/1969 17:21:50 UT); 393.417 km (+30.313 km)
Apollo 12 (LOI 18/11/1969 03:47:23 UT); 376.753 km (+13.649 km)
Apollo 13 (accensione motore LM post-circumnavigazione lunare 15/4/1970 2:40:39 UT); 404.225 km (+41.121)
Apollo 14 (LOI 4/2/1971 6:59:43 UT); 387.837 km (+24.733)
Apollo 15 (LOI 29/7/1971 20:05:47 UT); 402.445 (+39.341)
Apollo 16 (LOI 19/4/1972 20:22:28 UT); 381.385 (+18.281)
Apollo 17 (LOI 10/12/1972 19:47:23 UT); 393.085 km (+29.981)
2012/07/01
Il Kennedy Space Center compie cinquant'anni
di Paolo Attivissimo
La NASA ha pubblicato questo bel video commemorativo per i cinquant'anni del KSC, che ricorrono oggi.
La NASA ha pubblicato questo bel video commemorativo per i cinquant'anni del KSC, che ricorrono oggi.
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Kennedy Space Center
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