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2012/10/21

Bandiere lunari a confronto

di Paolo Attivissimo

Anche se ho cercato di scegliere per ciascuna missione le foto nelle quali l'astronauta era il più possibile vicino alla bandiera e alla stessa distanza della bandiera rispetto alla fotocamera, le immagini sembrano suggerire dimensioni differenti delle varie bandiere. In particolare, quella di Apollo 14 sembra nettamente più piccola delle altre. 

Non è chiaro se si tratti di un effetto ottico o di una reale differenza dimensionale. Sto frugando negli archivi della documentazione originale per vedere se c'è indicazione dell'uso di bandiere di grandezze differenti nelle varie missioni, ma per ora non ho trovato niente di significativo.

Se avete qualche informazione, segnalatela nei commenti.

Apollo 11. Foto AS11-40-5874 (dettaglio)

Apollo 12. Foto AS12-47-6896 (dettaglio)

Apollo 14. Foto AS14-66-9233 (dettaglio)


Apollo 14. Foto AS14-66-9232 (dettaglio)
Apollo 15. Foto AS15-88-11863 (dettaglio)

Apollo 16. Foto AS16-113-18341 (dettaglio)

Apollo 17. Foto AS17-134-20382 (dettaglio)

Test di vibrazione della bandiera di Apollo 11. Foto S69-39367 (fonte: Archive.org).

2012/08/03

Bandiera lunare caduta? Facciamo un po' di chiarezza

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di Speedbow.

In questi giorni sono stati pubblicati molti articoli, anche da parte di testate generaliste, sulla notizia che la bandiera piantata sulla Luna durante il primo sbarco, quello della missione Apollo 11 nel 1969,  è caduta e le altre sono ancora in piedi (ANSA; Corriere della Sera). Il passaparola ha però generato alcuni equivoci che è opportuno chiarire.


Bandiera Apollo 11 caduta: si sapeva da quasi 40 anni


La notizia che la prima bandiera statunitense collocata dagli astronauti è caduta non è affatto una novità. Complotti Lunari ne ha parlato di recente segnalando un video di Buzz Aldrin, risalente a giugno 2012, in cui l'astronauta rievoca l'evento, ricordando che la bandiera cadde al momento del decollo dalla Luna del veicolo che portava lui e Neil Armstrong. Ma Aldrin stesso aveva già segnalato questa caduta decenni prima.

“I was concentrating on the computers, and Neil was studying the attitude indicator, but I looked up long enough to see the flag fall over.”
“Ero concentrato sui computer, e Neil stava studiando l'indicatore di assetto, ma io alzai lo sguardo abbastanza a lungo da veder cadere la bandiera.”
Apollo Expeditions to the Moon di Edgar M. Cortright (1975), capitolo 11.6

“I was concentrating intently on the computers, and Neil was studying the attitude indicators, but I looked up long enough to see the flag fall over.”
“Ero attentamente concentrato sui computer, e Neil stava studiando gli indicatori d'assetto, ma io alzai lo sguardo abbastanza a lungo da veder cadere la bandiera.”
Return to Earth di Buzz Aldrin e Wayne Warga (1973), pagina 240

All'epoca fu dato poco risalto a questo dettaglio, per ovvi motivi patriottici, ma la caduta della bandiera non era né ignota né segreta, tanto che Aldrin e Cortright ne parlavano liberamente già quattro anni dopo la missione (e quella del 1973 è la segnalazione più vecchia finora trovata; non è escluso che ve ne siano altre ancora precedenti, sepolte nelle montagne di rapporti post-missione o nei giornali dell'epoca).


Conferma diretta delle altre bandiere


La notizia che le altre bandiere Apollo sono ancora in piedi non è una novità. La conferma arriva dalle immagini trasmesse dalla sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), che orbita intorno alla Luna dal 2009 e che ha fotografato ripetutamente l'intera superficie lunare, compresi i siti degli allunaggi statunitensi (e anche quelli dei veicoli russi senza equipaggio).

La risoluzione di queste immagini, scattate da una quota variabile da 100 a 22 chilometri, non è sufficiente a mostrare chiaramente le bandiere. Il loro drappo misura 91 x 152 centimetri ed è retto da un'asta verticale di 244 centimetri, come discusso in questo articolo, e nelle immagini della sonda LRO appare come un paio di pixel che si perdono nella variabilità del terreno lunare.

Tuttavia è possibile sfruttare ingegnosamente il fatto che LRO sorvola i siti di allunaggio in momenti differenti del giorno lunare e quindi evidenziare indirettamente la presenza o assenza della bandiera attraverso le variazioni della sua eventuale ombra, che spicca molto più vistosamente perché è nettamente più scura del terreno, è più grande (quando il sole è basso sull'orizzonte locale) e cambia posizione a seconda della posizione del sole.

Questa ricerca era già stata fatta ad agosto 2011 dall'ingegnere della NASA James Fincannon e pubblicata nell'Apollo Lunar Surface Journal della NASA (Six Flags on the Moon: What is Their Current Condition?). I risultati sono eloquenti e hanno confermato la presenza in piedi delle bandiere di Apollo 12, Apollo 14, Apollo 16 e Apollo 17 ma non hanno fornito risposte certe per le bandiere di Apollo 11 e Apollo 15 (Apollo 13 non sbarcò a causa di un guasto gravissimo durante il viaggio d'andata che obbligò l'equipaggio a rientrare a Terra fortunosamente dopo aver girato intorno alla Luna).

L'ombra della bandiera di Apollo 12 risalta in questa
sequenza di immagini della sonda LRO.
Credit: James Fincannon/NASA.

A questa ricerca si è ora aggiunta la pubblicazione, sul sito dedicato alle immagini della sonda LRO, di un articolo (Question Answered! di Mark Robinson, 27 luglio 2012) che mostra foto dei siti di allunaggio di Apollo 16 e 17 nelle quali si vede non solo l'ombra della bandiera, ma anche direttamente la bandiera stessa. Questa è la vera notizia.

Per esempio, l'immagine qui sotto mostra l'ombra della bandiera e anche il lato illuminato del drappo, catturato anche grazie al fatto che l'immagine è stata acquisita leggermente di sbieco, con la sonda orientata verso il lato in questione della bandiera, come spiegato nell'articolo di Robinson. Fra l'altro, l'immagine non è recentissima: l'originale è datato 24 novembre 2009. In altre parole, la documentazione dello stato di almeno una delle bandiere statunitensi sulla Luna era già disponibile da tre anni, ma era rimasta sepolta tra le migliaia di immagini acquisite dalla sonda LRO.

Il sito di allunaggio di Apollo 17. Flag indica la bandiera; Flag Shadow indica l'ombra della bandiera.
Foto M113751661L. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.

L'immagine qui sotto, invece, si riferisce alla missione Apollo 16 e mostra l'ombra della bandiera e il lato non illuminato della bandiera, appena percettibile.

Il sito di di allunaggio di Apollo 16. Flag indica la bandiera; Flag Shadow indica l'ombra della bandiera.
Foto M175179080L. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.
Lo stato delle altre bandiere è rilevabile facilmente grazie alla pubblicazione recente della sezione Featured Sites del sito dell'LRO, che raccoglie numerose immagini dei siti di allunaggio e le allinea e ordina in sequenza sfogliabile. Esaminando queste sequenze si nota facilmente l'ombra della bandiera, anche per Apollo 15 (specialmente nelle immagini M109215691LR e M126901141R), ma non per Apollo 11 (a conferma della segnalazione di Aldrin). Quindi oggi abbiamo la conferma fotografica che tutte le bandiere delle missioni Apollo che sbarcarono sulla Luna sono ancora in piedi, tranne quella di Apollo 11.


Resistenza inattesa


C'è però un altro aspetto che ha sorpreso anche molti esperti. Prima della pubblicazione delle immagini delle ombre delle bandiere, era opinione comune fra gli addetti ai lavori che questi vessilli (semplici drappi standard di nylon di produzione commerciale, senza alcun trattamento particolare) si fossero disintegrati a causa dell'esposizione a quarant'anni di radiazione ultravioletta non filtrata da alcuna atmosfera, al bombardamento di micrometeoroidi e a circa 500 cicli termici (14 giorni terrestri di sole, 14 giorni di notte) da +100 a -150 °C.

Il fatto che i drappi proiettino un'ombra indica invece che sono ancora intatti, almeno dal punto di vista strutturale. Si ipotizza che l'assenza d'ossigeno, necessario per la degradazione ultravioletta del nylon, abbia contribuito a questa resistenza imprevista. Può darsi, però, che i colori siano sbiaditi. C'è un solo modo per saperlo: tornare sulla Luna.

Una foto pre-volo di una delle bandiere Apollo. Fonte: Apollo Lunar Surface Journal.

2012/06/21

Buzz Aldrin: la bandiera sulla Luna cadde al decollo

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di Cristiano Maria Gas*.

In questo video, caricato un giorno fa su Youtube e presumibilmente ripreso al recente Spacefest 4 di Tucson (a giudicare dal logo sul portatessera e da queste foto), Buzz Aldrin racconta un dettaglio poco conosciuto e a lungo taciuto della missione Apollo 11 che lo vide sbarcare sulla Luna insieme a Neil Armstrong: la bandiera cadde al momento del decollo.


Queste sono le parole di Aldrin (da 3:00 in poi nel video): “Six flags on the Moon, ours was the best-looking flag!... Until we lifted off, and it blew over. And I suspect that unless you place the flag quite a ways away, it probably blew over also.” La persona che lo sta intervistando gli chiede: “Did Neil see that out the window at takeoff?” Aldrin risponde: “Yeah, I didn't see it. He said. But he shared it with me, and we decided it wasn't necessary to inform the public [and we needn't].”

La vicenda è già stata raccontata da Aldrin per iscritto in altre occasioni (una delle prime è datata 1975, nel libro Apollo Expeditions to the Moon di Edgar M. Cortright, capitolo 11.6, “I was concentrating on the computers, and Neil was studying the attitude indicator, but I looked up long enough to see the flag fall over”, e la sua autobiografia Return to Earth ne accennava già nel 1973). Tuttavia è interessante sentirla oggi dalla sua viva voce e notare che in questa versione del racconto fu soltanto Neil Armstrong a veder cadere la bandiera. Sarebbe quindi possibile chiedere anche ad Armstrong una conferma o smentita di questo dettaglio e dell'iter che portò alla scelta di tacere su un aspetto propagandisticamente poco desiderabile di una missione per il resto assolutamente trionfale.

La questione è interessante non solo dal punto di vista storico, ma anche da quello dell'integrità della versione pubblica della ripresa in 16mm del decollo del LM di Apollo 11 dalla Luna. Questa ripresa, infatti, inizia mentre il decollo è già in corso e non mostra mai il sito di allunaggio, come si può vedere qui presso Footagevault.com.

Altri decolli furono invece ripresi integralmente, mostrando bene il sito di allunaggio e l'effetto del getto del motore di decollo sulla bandiera. Questo è il decollo di Apollo 14 (si noti che la bandiera di Apollo 14 fu collocata a una distanza paragonabile a quella di Apollo 11):


Non ci sono tagli evidenti della coda iniziale di pellicola della ripresa di Apollo 11 e nelle comunicazioni radio di Armstrong e Aldrin non c'è alcun riferimento all'avviamento della cinepresa, ma volendo giocare per un momento a fare i lunacomplottisti, si potrebbe ipotizzare uno scenario piuttosto credibile nel quale la ripresa integrale fu in realtà avviata appena prima del decollo, come per le altre missioni, ma che fu deciso di non pubblicarne i secondi iniziali per non rendere noto il dettaglio politicamente imbarazzante e simbolicamente significativo della bandiera caduta.

Uno scenario alternativo è che Aldrin e Armstrong, resisi conto che riprendere la bandiera a terra non sarebbe stato apprezzato, decisero di avviare la cinepresa con pochi secondi di ritardo, per evitare che ve ne fosse traccia fotografica.

C'è anche un altro aspetto interessante della bandiera di Apollo 11: si spostò dopo il rientro degli astronauti nel LM e prima del decollo. La dinamica e le cause di questo spostamento saranno l'argomento di un prossimo articolo.

2012/05/29

Gli errori lunari di “Men in Black 3”

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

ATTENZIONE: Questo articolo contiene anticipazioni sulla trama e sul finale del film. Se non avete ancora visto Men in Black 3 e non volete saperne la trama, non leggete questo articolo. Siete stati avvisati.

Il terzo film della serie Men in Black include un viaggio nel tempo che porta al 1969 e inevitabilmente cita gli eventi spaziali del periodo.

Secondo avvertimento: SPOILER IN ARRIVO. I prossimi paragrafi descrivono la trama del film e parte del suo finale.

Sembra esserci una certa predilezione, ultimamente, per le citazioni delle missioni Apollo nelle megaproduzioni di Hollywood. Dopo Transformers 3, anche Men in Black 3 coinvolge nella propria trama, e in modo importante, la missione Apollo 11 che portò al primo sbarco umano sulla Luna.

Il taglio è decisamente più leggero rispetto al kolossal di Michael Bay, ma le scene con l'Apollo 11 di MIB3 sono comunque un'occasione ghiotta per ricordare al pubblico giovanile questa grande impresa reale di oltre quarant'anni fa.

Senza nulla togliere all'allegria e all'umorismo del film, assolutamente godibile, ci sono alcune chicche ed errori che segnalo qui puramente come divertissement per appassionati.

All'inizio del film, quando il cattivo di turno evade dalla prigione sulla Luna, viene inquadrato un sito di allunaggio. Per pochi istanti si scorgono un LM e la bandiera degli Stati Uniti. Tuttavia la gag visiva, peraltro efficace, contiene alcuni errori importanti che faranno sorridere il geek ancora di più.


1. La polvere lunare si muove in modo sbagliato. Nel vuoto, l'impatto dei piedi dell'alieno che atterra sul suolo lunare dovrebbe proiettare polvere in tutte le direzioni, secondo una traiettoria parabolica non frenata dall'atmosfera, come si vede nelle riprese cinematografiche e televisive degli sbarchi effettivamente avvenuti. Invece in MIB3 la polvere forma volute ben visibili, come se sulla Luna ci fosse un'atmosfera densa come quella terrestre. È un errore ricorrente nella rappresentazione cinematografica di questo dettaglio, sbagliato persino in 2001: Odissea nello spazio di Kubrick.

Polvere lunare sbagliata (la nuvoletta sotto il personaggio che sta saltando).


2. Il LM viene mostrato intero. Lo stadio di risalita (ascent stage), usato dagli astronauti per decollare dalla Luna, è ancora al suo posto sopra lo stadio di discesa. Questo è un errore tecnico (commesso peraltro anche da Transformers 3), probabilmente motivato dalla necessità di mostrare il LM in una configurazione facilmente riconoscibile anche dal profano, oppure implica che nell'universo di MIB una missione lunare Apollo si è conclusa tragicamente con la perdita dei due astronauti scesi sulla Luna.

LM ancora intero (con stadio di risalita).


3. La bandiera è troppo vicina al LM. Ed è anche nella posizione sbagliata rispetto al LM (è sul retro anziché davanti). Anche qui si tratta probabilmente di una licenza artistica per ottenere una buona compattezza visiva della gag, ma dal punto di vista tecnico è un errore, perché se si tratta della missione Apollo 11 (come è presumibile, visto il riferimento nel finale) la bandiera dovrebbe essere per terra (Aldrin riferì di averla vista cadere al decollo, spinta dal getto del motore); se si tratta di un'altra missione, la bandiera dovrebbe trovarsi molto più lontana dal LM. Si potrebbe anche ipotizzare che qualcuno, nell'allestire il “monumento” commemorativo, abbia deciso di ripiantare la bandiera, oppure che si tratti di una missione lunare che è esistita soltanto nell'universo di MIB.



4. Il sito di allunaggio è sbagliato. La zoomata all'indietro che conclude la scena prima dei titoli di testa rivela che il sito in cui si trova il LM non è in uno dei luoghi in cui allunarono i veicoli Apollo, ma è vicino al Mare Marginis, verso il lato nascosto dal punto di vista dell'osservatore terrestre. Fra l'altro, è apprezzabile che sia stata utilizzata la geografia lunare reale.

Le strutture scure al centro dell'inquadratura sono accanto al sito in cui si trova l'LM.

La chiazza scura è il Mare Marginis.

A ore 11 il Mare Crisium; a ore 9 il Mare Foecunditatis e il Mare Tranquillitatis.


Verso la metà del film, inoltre, viene inquadrata la Luna, che però è nella fase sbagliata rispetto alla data nella quale si svolgono gli eventi. Il 16 luglio 1969, infatti, la Luna era una falce sottile di primo quarto. La fase lunare è importante, perché determina la lunghezza delle ombre nelle foto lunari e la temperatura del suolo.

Il finale del film si svolge....

ULTIMO AVVERTIMENTO: i paragrafi che seguono rivelano il finale di Men in Black 3. Se non volete conoscerlo, non leggete oltre. Non ci saranno altri avvisi.

... direttamente sulla rampa di lancio dell'Apollo 11, durante il decollo del Saturn V con a bordo Armstrong, Aldrin e Collins. Qui si notano almeno due errori tecnici:

  • Condensa sbagliata. Mentre il Saturn V è in attesa del decollo, dai gruppi di quattro motori di manovra (RCS thrusters) del modulo di servizio fuoriescono degli sbuffi bianchi simili a quelli visibili negli altri stadi del lanciatore nelle riprese del decollo effettivo. Questo è un errore, perché i motori di manovra non usavano propellenti criogenici (i cui sistemi di raffreddamento producevano questi sbuffi).
  • Launch Escape System inefficace. Il dispositivo che deve salvare la Terra è un ciondolo che deve essere portato nello spazio dal Saturn V. La soluzione dei MIB è agganciarlo al Launch Escape System, il razzo d'emergenza concepito per portare in salvo la capsula Apollo e i suoi occupanti in caso di problemi al Saturn V. Tuttavia è altamente improbabile che un oggetto semplicemente agganciato avrebbe resistito alle sollecitazioni aerodinamiche del decollo, e soprattutto il LES veniva sganciato prima dell'entrata in orbita, a circa 43 miglia (70 km) di quota, per cui il ciondolo non sarebbe arrivato ad orbitare nello spazio.

Condensa dai motori di manovra del SM: scenografica ma sbagliata.

Dettaglio della condensa sbagliata.


Tutto questo impedirà di godersi il film? Assolutamente no. Anzi, è una scusa divertente per ripassare i dettagli delle missioni Apollo.

    2010/08/19

    Apollo 15, perché la bandiera si muove senza essere toccata?

    di Paolo Attivissimo, con il contributo di Ka9q.net. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

    Nelle riprese televisive della seconda escursione lunare di Dave Scott e Jim Irwin, durante la missione Apollo 15, si nota un fenomeno che secondo i sostenitori della tesi della messinscena dimostrerebbe che le immagini furono riprese in un set cinematografico, perché la bandiera americana piantata nel suolo lunare si muove nonostante Scott, che le è passato davanti, non l'abbia toccata. Il fenomeno è documentato da video come questo, nel quale avviene a circa 2:35 dall'inizio.


    L'impressione che si ha da questa ripresa video è che la bandiera sia stata colpita dallo spostamento d'aria dovuto al passaggio dell'astronauta nelle sue vicinanze. Ma sulla Luna non c'è atmosfera e quindi (secondo i lunacomplottisti) questo fenomeno dimostrerebbe che le riprese non furono effettuate sul suolo selenico ma in un ambiente nel quale c'era aria, rivelando la finzione.


    La tesi della bandiera che sventola o si muove è sostenuta spesso anche con riferimento ad altre immagini, nelle quali però si vede chiaramente che l'effetto visivo dello sventolio è dovuto al fatto che il drappo era sorretto da una barra orizzontale o al fatto che gli astronauti stavano muovendo l'asta per conficcarla. Qui, invece, la tesi sembra più robusta: la bandiera è già stata piantata e non sembra esserci alcun contatto nell'istante in cui il suo angolo inferiore destro inizia ad oscillare leggermente. Il caso è intrigante e merita quindi un approfondimento. Cominciamo dai fatti.

    L'evento avviene a 148 ore, 57 minuti e 15 secondi dopo il lancio dalla Terra, secondo la cronologia della missione, ed è discusso dall'Apollo Lunar Surface Journal in questa pagina, nella quale si fanno varie ipotesi sulla sua causa.

    Scott potrebbe aver sfiorato l'angolo della bandiera con il proprio braccio sinistro o calciato della sabbia lunare che ha colpito il drappo o urtato l'asta. In alternativa, i suoi passi potrebbero aver prodotto vibrazioni nel terreno che si sono trasmesse all'asta oppure la sua tuta poteva aver accumulato una carica elettrostatica che ha attratto il materiale del drappo. Inoltre lo scarico gassoso degli apparati di regolazione della temperatura della tuta, presenti nello zaino della tuta, potrebbe aver raggiunto la bandiera. Secondo l'ALSJ, l'ipotesi più plausibile è quella del contatto, nonostante le apparenze.

    La scena è documentata non solo dal video, ma anche da una serie di fotografie in bianco e nero scattate da Irwin negli istanti che precedono il movimento del drappo. Le foto sono classificate con le sigle AS15-92-12447, 12448, 12449, 12450 e 12451.

    La più significativa di queste immagini è la 12447, che ritrae il saluto alla bandiera di Jim Irwin e mostra la posizione della telecamera rispetto alla bandiera. La telecamera (indicata qui sotto dalla freccia) era montata sul Rover, l'automobile elettrica usata durante alcune missioni lunari Apollo (quelle dalla 15 in poi), ed era comandata direttamente via radio dalla Terra.


    Sulla base di questi fatti si può analizzare la situazione.

    L'immagine 12447 permette di rilevare che la telecamera era a poca distanza dalla bandiera: usando la larghezza del Rover (183 cm) come riferimento e con l'inevitabile approssimazione dovuta alla prospettiva, si può stimare che la distanza dall'obiettivo della telecamera all'asta della bandiera fosse pari a circa due larghezze di Rover, quindi circa 4 metri.


    Confrontando quest'immagine con l'istante corrispondente della ripresa televisiva, si nota che l'asta della bandiera è inquadrata per tutta la sua altezza, che dalla documentazione risulta essere circa 2,4 m prima di essere piantata per una ventina di centimetri, e che sopra di essa c'è ancora spazio nell'inquadratura.


    L'obiettivo zoom della telecamera era quindi regolato su una posizione piuttosto grandangolare, che esagera la prospettiva: una variazione di distanza modesta si traduce in una differenza notevole di dimensioni apparenti. Lo si nota, per esempio, confrontando un fotogramma della medesima sequenza video in cui un astronauta è vicino alla bandiera, fra la bandiera e la telecamera, e un fotogramma in cui è dal lato opposto della bandiera rispetto alla telecamera.


    Possiamo tracciare sulla foto 12447 i margini superiori e inferiori dell'inquadratura e l'asse ottico di ripresa.


    Se ora spostiamo la figura dell'astronauta (presa dalla foto 12449) in una posizione nella quale sarebbe a contatto con la bandiera e più vicino alla telecamera, otteniamo questo risultato:


    In altre parole, e sempre con le dovute cautele derivanti dall'approssimazione, se l'astronauta si fosse trovato in una posizione e a una distanza tali da urtare l'angolo inferiore della bandiera, la telecamera l'avrebbe inquadrato grosso modo dalla sommità del casco al ginocchio. È un risultato in effetti molto simile a quello che si osserva nei fotogrammi del passaggio di Scott nel momento incriminato, tenendo conto che la telecamera si è alzata leggermente rispetto al momento del saluto.


    È quindi plausibile (ma non dimostrato) che a causa della distorsione prospettica prodotta dall'obiettivo grandangolare Scott, nel momento in cui passa davanti alla telecamera appena prima che la bandiera si muova, sia più vicino alla bandiera di quanto sembri visivamente e quindi l'abbia sfiorata con il braccio sinistro.

    Quest'ipotesi è avvalorata dal fatto che soltanto l'angolo inferiore destro della bandiera si muove: il resto del drappo rimane immobile. Lo stesso vale per la barra orizzontale che la sorregge e per l'asta verticale.

    L'ipotesi lunacomplottista dello spostamento d'aria, invece, è smentita da un semplice ragionamento: riguardando la sequenza video completa (disponibile per esempio nei DVD della Spacecraft Films) si nota che i due astronauti passano più volte molto vicino alla bandiera. Se il loro passaggio fosse stato sufficiente a creare uno spostamento d'aria nella scena incriminata, lo sarebbe stato anche negli altri momenti del video in cui passano vicino alla bandiera. Ma negli altri passaggi, durante la stessa sequenza ininterrotta (per esempio a 2:10 circa), il drappo non si muove affatto.

    Inoltre, come notano i commenti qui sotto, nella sequenza completa (che – va ricordato – è un'unica ripresa continua) si nota che la polvere lunare calciata dagli astronauti ricade al suolo senza formare volute, con il comportamento caratteristico della regolite in assenza d'aria, già visto a proposito delle tracce del Rover. Questa è un'altra indicazione del fatto che le immagini furono riprese nel vuoto e non in un set contenente aria.

    Questo caso, benché non sia risolto oltre ogni dubbio, mette in luce l'errore di fondo del lunacomplottismo e di tanti altri cospirazionismi: l'idea che un minuscolo dettaglio insoluto in qualche modo controbilanci e faccia scomparire l'intera montagna di fatti e documenti che conferma la realtà degli eventi che il complottista si ostina a negare, e che se un fenomeno ha una rosa di possibili spiegazioni perfettamente sensate e coerenti, per qualche bizzarro motivo sia necessario ignorarle per abbracciare esclusivamente quella insensata che si adatta alla tesi preconcetta.

    2010/08/02

    Un saluto, due mondi / One salute, two worlds

    Buzz Aldrin saluta la bandiera sulla Luna, luglio 1969. Foto di Neil Armstrong.
    Buzz Aldrin salutes the flag on the Moon, July 1969. Photo by Neil Armstrong.
    Buzz Aldrin saluta la bandiera sulla Terra, ad Avezzano (AQ), luglio 2010. Foto di Andrea Tedeschi.
    Buzz Aldrin salutes the flag on Earth, in Avezzano (AQ), July 2010. Photo by Andrea Tedeschi.
    Quarantuno anni fa, quest'uomo era a quasi quattrocentomila chilometri dalla Terra, nella sua scomoda e goffa tuta spaziale, e salutava la bandiera piantata nel suolo lunare. Pochi giorni fa, grazie agli sforzi straordinari degli organizzatori del festival astronomico Il Cielo di Argoli, Aldrin ha ripetuto quel memorabile saluto davanti a una replica esatta in scala 1:1 della bandiera lunare.

    Forty-one years ago, this man was a quarter of a million miles from Earth, in his awkward and clumsy spacesuit, saluting the flag planted in the lunar soil. A few days ago, thanks to the extraordinary effort of the organizers of the Il Cielo di Argoli astronomy festival, Aldrin repeated that memorable salute in front of a full-scale replica of the Moon flag.

    2010/06/26

    Giulio Forti (Reflex) e la foto della bandiera sulla Luna

    di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Pubblicazione iniziale: 2010/06/26. Ultimo aggiornamento: 2018/01/11.


    Giulio Forti, direttore della rivista fotografica Reflex, dichiarò quanto segue durante la trasmissione Enigma di Raitre a febbraio del 2003 "...questa qui forse è l'unica foto che la NASA ha ammesso tra i denti di non essere assolutamente vera. La storia già di allora diceva che si erano dimenticati di fare questa fotografia e quindi questa... [interruzione del presentatore] la bandiera fu applicata successivamente".

    Questo è lo spezzone della trasmissione in cui Forti sembra accusare specificamente la NASA non solo di aver falsificato una fotografia della missione Apollo 11, la AS11-40-5875, ma addirittura di aver ammesso di averlo fatto. Ringrazio rixx per la registrazione d'archivio.



    Quale sia la fonte di questa presunta ammissione della NASA, e dove e quando sia stata fatta questa confessione straordinaria, non si sa: Giulio Forti non lo specifica. Pochi giorni fa ho contattato la redazione di Reflex per avere chiarimenti in merito, e Forti mi ha risposto spiegando che non ha "né fonti né documenti" a supporto di quanto detto, ma solo un ricordo di dicerie.

    A settembre 2010, dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo e un cordiale scambio di e-mail e documenti, Forti mi ha chiarito via mail la propria posizione sulla faccenda: ha semplicemente riferito una diceria che circolava ma che non condivide.

    Infatti, basta seguire con attenzione il video per sentirmi dire che una tale falsificazione "è probabile e fattibile" il che non significa che sia stata fatta. Quella spiegazione, inoltre, inizia con un "forse" e poi c'è un "si diceva" che mette in dubbio non solo il fatto, ma la stessa storia che circolava (l'unica cosa che so per certo della faccenda).

    Come tutte le storie o leggende metropolitane, però, non si sa mai da dove abbiano avuto inizio o come siano montate nel passa parola. Aggiungo che allora non eravamo così preparati alle bufale come oggi. Tuttavia, ho ritenuto utile raccontarlo in un programma che voleva affrontare i lati oscuri della missione.


    (da sua e-mail dell'1/9/2010, citata con il suo permesso)

    Chi interpreta le parole di Forti come prova che le missioni lunari furono una messinscena è quindi in errore, anche perché se fosse stato necessario applicare la bandiera alla foto, vorrebbe dire che sulla Luna c'erano andati davvero. Altrimenti sarebbe stato molto più semplice e sicuro rifare la foto in studio. Forti stesso, inoltre, mi ha precisato giustamente che un'eventuale foto falsificata non implicherebbe che gli sbarchi lunari non furono effettuati.

    Va detto anche che la foto mostrata non è l'unica immagine di quella scena. Ce n'è un'altra, la AS11-40-5874, nella quale si vede la mano destra di Aldrin portata all'altezza del viso, in un gesto di saluto militare. Che senso avrebbe avuto scattare una foto in cui Aldrin saluta il nulla e poi applicare la bandiera?

      AS11-40-5874 (immagine integrale)

    AS11-40-5874 (dettaglio). Si notano le dita della mano destra che sporgono da dietro il casco.

    Le due immagini furono scattate da due posizioni leggermente differenti: di conseguenza, se messe a confronto, possono essere utilizzate come stereogramma per verificare su che piano stereoscopico si trova la bandiera, come mostrato qui sotto nella versione a occhi incrociati.


    L'esame stereoscopico non rivela anomalie nel posizionamento tridimensionale della bandiera.

    Lo stesso istante è inoltre visibile nella diretta televisiva:


    Il saluto alla bandiera è documentato anche dalla ripresa cinematografica su pellicola a colori in formato 16mm realizzata dalla cinepresa automatica Maurer montata sul finestrino del modulo lunare. Questo è un fotogramma della ripresa, sul quale si può verificare la perfetta corrispondenza delle posizioni di ombre, rocce e altri dettagli del terreno:


    Lo spezzone corrispondente della ripresa cinematografica, effettuata alla cadenza di un fotogramma al secondo e quindi caratterizzato da un movimento a scatti degli astronauti, è questo.


    La presenza della bandiera nella posizione e situazione mostrate nella foto che secondo i lunacomplottisti sarebbe un falso ammesso dalla NASA è quindi ben documentata. Se esistono queste altre riprese che documentano questo momento propagandisticamente molto significativo e simbolico, non ha molto senso pensare che l'ente spaziale statunitense abbia voluto rischiare inutilmente fabbricando un fotomontaggio.

    2010/06/21

    Come costruire una copia dimostrativa della bandiera lunare

    di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2012/09/30.

    Quando si parla di tesi di complotto lunare, una delle domande più frequenti riguarda la bandiera piantata dagli astronauti, che secondo queste tesi sventolerebbe come se fosse in presenza d'aria (assente sulla Luna) e quindi rivelerebbe che le immagini furono riprese in uno studio cinematografico sulla Terra.

    In realtà la bandiera sembra sventolare perché è sorretta da un'asta orizzontale, come si vede nella foto qui accanto (dettaglio della fotografia AS11-40-5874), e oscilla soltanto quando viene mossa dagli astronauti che stanno conficcando l'asta nel terreno o quando la urtano. Il modo in cui oscilla, oltretutto, è diverso da quello terrestre: sulla Terra, in presenza d'atmosfera, le oscillazioni del drappo si smorzano subito; nelle riprese lunari, invece, continuano a lungo, confermando quindi che le riprese furono effettuate nel vuoto, come si può vedere in questo esperimento.

    Per rispondere a questa domanda frequente è molto utile avere a disposizione un modello fisico della bandiera, che permette oltretutto di scoprire un fatto poco noto: la bandiera lunare è molto più grande di quello che sembra nelle fotografie. L'inganno visivo è dovuto al fatto che nell'osservare le immagini della bandiera abbiamo come unico riferimento di scala gli astronauti. Ma gli astronauti indossano una tuta e un casco che ne aumentano notevolmente altezza e dimensioni, facendoli sembrare più grandi di quanto siano, e da qui nasce l'equivoco.

    Ecco come fabbricare una bandiera con la relativa asta verticale e orizzontale, in scala 1:1, in modo che sia facilmente trasportabile, per esempio per dimostrazioni o conferenze.


    Le dimensioni dell'originale


    Innanzi tutto occorre determinare le dimensioni della bandiera e della sua asta. Il documento tecnico Apollo 11 Post Launch Mission Operation Report No. 1, a pagina 5, dice che l'equipaggio dell'Apollo 11 "piantò una bandiera americana da 3 x 5 piedi su un'asta di 8 piedi" ("the crew erected a 3 x 5-foot American flag on an 8-foot aluminum staff").  Il drappo misura quindi 91 x 152 centimetri e l'asta è alta 244 centimetri.

    Queste misure vengono confermate dal documento Where No Flag Has Gone Before: Political and Technical Aspects of Placing a Flag on the Moon, di Anne Platoff, NASA Contractor Report 188251, agosto 1993, che parla di "una bandiera di nylon da 3 x 5 piedi, procurata tramite il catalogo delle forniture governative" ("A 3 x 5 ft. nylon flag, obtained through the government supply catalog") e precisa che l'asta orizzontale era incernierata a scatto a quella verticale e che l'asta verticale era divisa in due parti: una inferiore, dotata di un puntale d'acciaio da conficcare nel terreno tramite un martello da geologi, e una superiore, da inserire a incastro in quella inferiore.

    Intorno alla base dell'asta, a 18 pollici (45,7 cm) di altezza, c'era un anello rosso per aiutare gli astronauti a capire quanto era penetrata nel terreno l'asta stessa ("A red ring was painted around the base of the assembly 18 inches from the bottom to aid the astronauts in judging the distance that the pole had penetrated the surface"). Tuttavia nelle fotografie delle missioni Apollo 11 e 12 questo anello non è visibile, nonostante l'asta non sia penetrata tanto da nasconderlo: per esempio, sulla base delle fotografie e delle indicazioni degli astronauti, l'asta della bandiera dell'Apollo 11 penetrò nel suolo lunare per circa 20 cm.

    Neil Armstrong e Buzz Aldrin assemblano la bandiera e l'asta. Fotogramma della ripresa automatica su pellicola 16 mm della missione Apollo 11.

    I tubi di alluminio usati per l'asta della bandiera lunare avevano un diametro di circa 2,5 cm e pareti spesse circa 0,8 millimetri. Il costo complessivo fu di circa 80 dollari dell'epoca (circa 460 dollari di oggi).

    Uno schizzo preliminare della bandiera e dell'asta, tratto dall'Apollo Lunar Surface Journal. Le misure sono in pollici e non sono quelle definitive.

    Il catalogo di un'asta di oggetti utilizzati nei programmi spaziali, pubblicato nel 2007 da RegencyStamps.com, include un prototipo della bandiera, descritto come "identico a quello lasciato sulla superficie lunare dall'equipaggio dell'Apollo 11" (immagine qui accanto).

    Questo prototipo è costituito da "un'asta in due parti, con placcatura dorata, da 96 pollici [244 cm] con una bandiera in nylon che misura 59x35 pollici [150x89 cm]". Anche la barra orizzontale ha una placcatura dorata.

    Le varie fonti, insomma, concordano con buona precisione sulle dimensioni della bandiera e della sua asta: il drappo misura circa 150 x 90 cm e l'asta verticale misura 244 cm.


    Costruzione


    Per gli scopi di una dimostrazione non è indispensabile riprodurre il meccanismo d'incernieramento dell'asta e della barra o la suddivisione dell'asta in parti da accoppiare: è sufficiente ottenere una forma a L rovesciata che sia molto rigida, perché lo sbraccio orizzontale è notevole (un metro e mezzo) e l'angolo fra asta e barra deve restare il più possibile retto, sopportando anche le oscillazioni imposte quando si fa dondolare la bandiera per le dimostrazioni. È semmai importante ottenere un simulacro facilmente trasportabile e quindi smontabile.

    La soluzione che ho adottato è quella di usare corti spezzoni tubi di ferro zincato da 3/4 di pollice, facilmente reperibili nei negozi di hobbistica, che hanno le estremità filettate e unibili mediante raccordi diritti e a L. Questa soluzione permette di ridurre al minimo le operazioni di fabbricazione e produce un'asta robusta ma smontabile rapidamente in parti corte e compatte. L'uso del ferro, inoltre, consente di usare piccole calamite per fissare il drappo alla barra orizzontale e all'asta verticale senza dover perdere tempo in operazioni di infilaggio. L'unico svantaggio è il peso non trascurabile (alcuni chili), che può essere disagevole quando si maneggia l'asta assemblata (una variante in alluminio è descritta negli aggiornamenti).

    Il drappo, invece, è da acquistare direttamente delle misure giuste (io l'ho acquistato presso Funshop.ch): comunque per gli scopi di una dimostrazione va bene qualunque drappo, anche non raffigurante la bandiera statunitense, purché di grandezza equivalente.

    Il risultato finale è mostrato nella fotografia qui accanto. Si notano bene le dimensioni ragguardevoli della bandiera (io sono alto 1,84). L'intero kit, una volta smontato, sta in una scatola di plastica da 40 x 27 x 10 cm ed è quindi facilmente trasportabile; montaggio e smontaggio richiedono pochi minuti.


    2010/08/02


    Per farla corrispondere meglio all'originale, l'asta verticale è stata rivestita con una lamina dorata (quella delle coperte termiche d'emergenza). Il risultato è stato battezzato da un collaudatore d'eccezione: Buzz Aldrin in persona, ad Avezzano (AQ), il 17 luglio 2010. La foto dell'evento è pubblicata qui.


    2012/09/30


    Ho realizzato una variante più leggera in tubi di alluminio rivestiti di lamina dorata.

    2009/10/01

    La prima bandiera sulla Luna cadde o no?

    di Paolo Attivissimo

    Durante la prima missione sulla Luna, fra il 20 e 21 luglio 1969, gli astronauti Buzz Aldrin e Neil Armstrong piantarono una bandiera degli Stati Uniti nelle vicinanze del proprio veicolo, il LM (Lunar Module). Ma non è del tutto chiaro se questa bandiera sopravvisse o meno al decollo del LM.

    Il getto del motore di decollo o quello dei piccoli motori di manovra (visibili a destra in primo piano nella foto qui accanto, che è la AS11-37-5535) potrebbe infatti aver colpito la bandiera, situata a meno di 10 metri dal LM e piantata in modo molto precario nella superficie lunare, a detta degli astronauti.

    La ripresa su pellicola cinematografica da 16mm del decollo dell'Apollo 11, effettuata dall'interno del LM e consultabile qui su Footagevault.com, inizia troppo tardi perché sia visibile l'effetto del getto (lo stesso problema si verifica anche nel filmato del decollo dell'Apollo 12). Va notato che molti documentari usano erroneamente la ripresa del decollo dell'Apollo 14 (JSC-563), più completa e coreografica, al posto di quella dell'Apollo 11. Nel filmato dell'Apollo 14, la bandiera viene scossa violentemente ma non cade.

    Mancano insomma per ora prove visive delle condizioni della bandiera dell'Apollo 11 dopo il decollo. E' tuttavia possibile che fra le immagini che vengono acquisite dalla sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter, attualmente in orbita intorno alla Luna, ve ne possa essere prima o poi una del sito d'allunaggio dell'Apollo 11 con una risoluzione sufficiente a mostrare l'asta o il drappo della bandiera.

    La NASA è incerta sullo stato di quella prima bandiera: "Non è chiaro se la bandiera rimase ritta o fu abbattuta dal getto del motore quando decollò il modulo di risalita" ("It is uncertain if the flag remained standing or was blown over by the engine blast when the ascent module took off"), dichiara in due suoi documenti (uno e due) dedicati alla bandiera.

    Buzz Aldrin, pilota del modulo lunare dell'Apollo 11 e quindi testimone oculare del decollo, è invece piuttosto categorico sulla questione. Nel libro Return to Earth (1973), a pagina 239 scrive infatti:
    "Il decollo dalla Luna, dopo una permanenza totale di ventuno ore, fu puntualissimo e praticamente privo di sorprese. Lo stadio di risalita dell'LM si separò dallo stadio di discesa, con il proprio corpo tozzo e le zampe sottili, proiettando uno schizzo di particelle d'isolamento luccicanti, strappate dalla spinta del motore di risalita. Non c'era tempo per guardare il panorama. Io ero concentrato sui computer e Neil studiava l'indicatore di assetto, ma io alzai lo sguardo abbastanza a lungo da veder cadere la bandiera."

    In originale: "Lift-off from the moon, after a stay totaling twenty-one hours, was exactly on schedule and fairly uneventful. The ascent stage of the LM separated from the descent stage with its chunky body and spindly legs, sending out a shower of brilliant insulation particles which had been ripped off from the thrust of the ascent engine. There was no time to sightsee. I was concentrating intently on the computers, and Neil was studying the attitude indicator, but I looked up long enough to see the flag fall over."
    La stessa descrizione compare in varie fonti, compresa la NASA (1, 2). Di conseguenza, è presumibile che la bandiera dell'Apollo sia caduta, ma l'unico modo per averne prove oggettive è visitare il luogo dove si sono svolti gli eventi.

    2009/07/01

    Apollo 11, le riprese dello sbarco in 16 mm

    di Paolo Attivissimo

    Non tutti sono al corrente del fatto che oltre alle immagini in bianco e nero della diretta televisiva, esiste anche una ripresa cinematografica a colori di buona parte (quasi 90 minuti su 151) della prima escursione lunare dell'umanità, effettuata durante la missione Apollo 11.

    Fu realizzata con una cinepresa automatica Maurer nel formato 16 mm (l'immagine accanto mostra proprio quella dell'Apollo 11), piazzata dentro la cabina del modulo lunare e affacciata al finestrino destro del veicolo.

    Fu usata una cadenza di ripresa ridotta per far durare più a lungo la pellicola: in questo modo fu possibile filmare per un'ora e mezza cambiando caricatore una sola volta. Il filmato, girato senza sonoro ma risincronizzato successivamente con l'audio delle trasmissioni radio da e verso Terra, è pubblicato integralmente nel DVD Apollo 11 - Men on the Moon della Spacecraft Films.

    Le immagini qui sotto non rendono giustizia alla qualità originale: esistono riversamenti molto migliori, disponibili però soltanto a pagamento presso Footage Vault, la società che ha effettuato la rimasterizzazione della pellicola originale. I diritti d'uso di uno spezzone come quello mostrato qui sotto, di Armstrong che scende la scaletta, costano 187 euro in formato HD.

    Senza pagare questi diritti posso soltanto citare un paio di fotogrammi HD tratti da queste rimasterizzazioni. Le immagini sono cliccabili per ingrandirle:





    L'Apollo Lunar Surface Journal include la trascrizione integrale commentata dei dialoghi degli astronauti durante l'escursione, utilissima per capire cosa stanno facendo Aldrin e Armstrong nel filmato: prima parte, seconda parte, terza parte.

    La ripresa in 16 mm inizia, a cadenza normale, a 109:19:46 (i tempi indicati qui e nel Journal sono riferiti al Ground Elapsed Time, ossia il tempo trascorso dal decollo dalla Terra), quando Neil Armstrong inizia a scendere dalla scaletta, attiva la telecamera per la diretta TV e pronuncia la celeberrima frase "E' un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l'umanità". Lo segue mentre inizia a scaricare le attrezzature e s'interrompe a 109:28:17.



    Il filmato riprende circa 4 minuti dopo, a 109:33:25, dopo un cambio di pellicola eseguito da Aldrin. Armstrong raccoglie il contingency sample (il campione di suolo lunare d'emergenza, caso mai debbano ripartire subito per eventuali problemi). La cadenza di ripresa è ridotta, per cui le immagini sono leggermente a scatti. Vi sono alcune brevi pause ogni tanto per cambiare la cadenza, che a 109:37:40 passa a 1 fotogramma al secondo.


    Armstrong mentre aziona il raccoglitore di campioni. La visiera scura è alzata e permette di scorgere il volto dell'astronauta.

    Aldrin esce dal modulo, ricordando ad Armstrong scherzosamente che sta facendo attenzione a non far scattare l'innesto del portello e restare chiuso fuori (109:41:28). L'uscita di Aldrin è fuori dall'inquadratura della cinepresa. La ripresa continua, ma i due astronauti rientrano brevemente nell'inquadratura soltanto a 109:49:44 circa per poi uscirne di nuovo.

    Nell'immagine non c'è nulla di significativo fino a 109:55:57 circa, quando si vede Armstrong che sposta la telecamera dal modulo lunare, dove è stata usata per riprendere la sua discesa dalla scaletta, e la porta a circa 18 metri di distanza su un treppiede per inquadrare tutto il modulo lunare e l'area circostante. La telecamera resterà in questa posizione per il resto dell'escursione.

    A 110:02:20 circa entra nell'inquadratura anche Aldrin, di cui finora si è vista soltanto la lunga ombra (il sole è basso, è l'"alba" lunare). Monta e installa l'esperimento per il vento solare (si tratta di particelle provenienti dal sole, non di una vera corrente d'aria). I due poi si avvicinano al modulo lunare per prepararsi a piantare la bandiera ed escono dall'inquadratura.


    Armstrong si dirige verso il modulo lunare. Al petto porta la fotocamera Hasselblad.

    Ricompaiono a circa 110:07 e montano la bandiera. Nella ripresa si vede chiaramente l'asta orizzontale che regge il drappo e gli permette di "sventolare".



    Terminata l'installazione della bandiera, che non cambierà più posizione (con buona pace di chi teorizza che ci fosse dell'aria per farla sventolare) fino alla fine della ripresa nonostante gli astronauti le passino vicino, da 110:13:15 in poi Aldrin sperimenta varie andature davanti alla cinepresa e alla telecamera.

    Nonostante la bassa cadenza di ripresa, si nota il comportamento anomalo della polvere lunare, che ricade bruscamente al suolo invece di formare volute: segno che il fenomeno sta avvenendo nel vuoto.



    110:15:47. Gli astronauti vengono chiamati vicino alla bandiera per ascoltare la telefonata del presidente Nixon.

    Terminata la telefonata, Armstrong e Aldrin calciano ripetutamente il suolo per vederne il comportamento e commentano la sua caduta brusca e anomala.

    A 110:25:09 circa, Aldrin è appena fuori dall'inquadratura, sulla sinistra, mentre scatta la famosa foto dell'impronta del proprio scarpone.

    Da circa 110:31:40 in poi, gli astronauti sono fuori dall'inquadratura fino a circa 110:41:25. Compaiono sporadicamente per il resto del filmato, che termina a 110:48:05 circa, dopo 86 minuti complessivi di ripresa, per esaurimento della pellicola.

    Gli astronauti restano sulla superficie della Luna ancora per 51 minuti, fino a 111:39 circa. Di questa seconda parte dell'escursione lunare esiste soltanto la ripresa televisiva, accompagnata da alcune fotografie scattate dagli astronauti.