"LRO images stitched together give a great view of the #Apollo 11 #landing site" #space #cosmos #nasa #universe pic.twitter.com/fIcWI02RPv— Step_Holt (@Step_Holt) 11 febbraio 2017
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2017/06/05
Apollo 11 visto da LRO: immagini in sequenza rivelano dettagli
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".
2013/12/31
La sonda cinese Chang'e 3 fotografata sulla Luna dal Lunar Reconnaissance Orbiter
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di paolo.pizz*.
Il 25 dicembre scorso la sonda statunitense LRO, orbitante intorno alla Luna dal 2009, ha sorvolato la zona di atterraggio della sonda cinese Chang'e 3 e l'ha fotografata da una quota di circa 150 chilometri. Quella che vedete qui sotto è la più nitida della serie di fotografie acquisite da LRO. La freccia più grande indica Chang'e 3; quella più piccola indica il suo piccolo rover Yutu. La risoluzione è circa 1,5 metri per pixel.
La GIF animata qui sotto confronta un'immagine della stessa zona, scattata prima della discesa di Chang'e 3 (precisamente il 30 giugno 2013) in condizioni di luce quasi identiche, con quella scattata dopo l'atterraggio.
Queste immagini possono essere usate per avere una comprensione più chiara dell'ambiente intorno a Chang'e 3 e Yutu: le linee rosse nell'immagine composita qui sotto indicano il campo visivo inquadrato nella porzione superiore panoramica e quelle gialle indicano due crateri.
Per finire, alcune belle foto di Yutu scattate dal livello del suolo lunare tramite il veicolo principale Chang'e 3:
Maggiori informazioni sono presso Planetary.org e LROC.
Il 25 dicembre scorso la sonda statunitense LRO, orbitante intorno alla Luna dal 2009, ha sorvolato la zona di atterraggio della sonda cinese Chang'e 3 e l'ha fotografata da una quota di circa 150 chilometri. Quella che vedete qui sotto è la più nitida della serie di fotografie acquisite da LRO. La freccia più grande indica Chang'e 3; quella più piccola indica il suo piccolo rover Yutu. La risoluzione è circa 1,5 metri per pixel.
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| Credit: NASA / GSFC / ASU |
La GIF animata qui sotto confronta un'immagine della stessa zona, scattata prima della discesa di Chang'e 3 (precisamente il 30 giugno 2013) in condizioni di luce quasi identiche, con quella scattata dopo l'atterraggio.
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| Credit: NASA / GSFC / ASU |
Queste immagini possono essere usate per avere una comprensione più chiara dell'ambiente intorno a Chang'e 3 e Yutu: le linee rosse nell'immagine composita qui sotto indicano il campo visivo inquadrato nella porzione superiore panoramica e quelle gialle indicano due crateri.
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| Credit: CNSA / Di Lorenzo / Kremer |
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| Credit: CNSA |
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| Credit: CNSA |
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| Credit: CNSA |
Maggiori informazioni sono presso Planetary.org e LROC.
2012/08/03
Bandiera lunare caduta? Facciamo un po' di chiarezza
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di Speedbow.
In questi giorni sono stati pubblicati molti articoli, anche da parte di testate generaliste, sulla notizia che la bandiera piantata sulla Luna durante il primo sbarco, quello della missione Apollo 11 nel 1969, è caduta e le altre sono ancora in piedi (ANSA; Corriere della Sera). Il passaparola ha però generato alcuni equivoci che è opportuno chiarire.
La notizia che la prima bandiera statunitense collocata dagli astronauti è caduta non è affatto una novità. Complotti Lunari ne ha parlato di recente segnalando un video di Buzz Aldrin, risalente a giugno 2012, in cui l'astronauta rievoca l'evento, ricordando che la bandiera cadde al momento del decollo dalla Luna del veicolo che portava lui e Neil Armstrong. Ma Aldrin stesso aveva già segnalato questa caduta decenni prima.
All'epoca fu dato poco risalto a questo dettaglio, per ovvi motivi patriottici, ma la caduta della bandiera non era né ignota né segreta, tanto che Aldrin e Cortright ne parlavano liberamente già quattro anni dopo la missione (e quella del 1973 è la segnalazione più vecchia finora trovata; non è escluso che ve ne siano altre ancora precedenti, sepolte nelle montagne di rapporti post-missione o nei giornali dell'epoca).
La notizia che le altre bandiere Apollo sono ancora in piedi non è una novità. La conferma arriva dalle immagini trasmesse dalla sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), che orbita intorno alla Luna dal 2009 e che ha fotografato ripetutamente l'intera superficie lunare, compresi i siti degli allunaggi statunitensi (e anche quelli dei veicoli russi senza equipaggio).
La risoluzione di queste immagini, scattate da una quota variabile da 100 a 22 chilometri, non è sufficiente a mostrare chiaramente le bandiere. Il loro drappo misura 91 x 152 centimetri ed è retto da un'asta verticale di 244 centimetri, come discusso in questo articolo, e nelle immagini della sonda LRO appare come un paio di pixel che si perdono nella variabilità del terreno lunare.
Tuttavia è possibile sfruttare ingegnosamente il fatto che LRO sorvola i siti di allunaggio in momenti differenti del giorno lunare e quindi evidenziare indirettamente la presenza o assenza della bandiera attraverso le variazioni della sua eventuale ombra, che spicca molto più vistosamente perché è nettamente più scura del terreno, è più grande (quando il sole è basso sull'orizzonte locale) e cambia posizione a seconda della posizione del sole.
Questa ricerca era già stata fatta ad agosto 2011 dall'ingegnere della NASA James Fincannon e pubblicata nell'Apollo Lunar Surface Journal della NASA (Six Flags on the Moon: What is Their Current Condition?). I risultati sono eloquenti e hanno confermato la presenza in piedi delle bandiere di Apollo 12, Apollo 14, Apollo 16 e Apollo 17 ma non hanno fornito risposte certe per le bandiere di Apollo 11 e Apollo 15 (Apollo 13 non sbarcò a causa di un guasto gravissimo durante il viaggio d'andata che obbligò l'equipaggio a rientrare a Terra fortunosamente dopo aver girato intorno alla Luna).
A questa ricerca si è ora aggiunta la pubblicazione, sul sito dedicato alle immagini della sonda LRO, di un articolo (Question Answered! di Mark Robinson, 27 luglio 2012) che mostra foto dei siti di allunaggio di Apollo 16 e 17 nelle quali si vede non solo l'ombra della bandiera, ma anche direttamente la bandiera stessa. Questa è la vera notizia.
Per esempio, l'immagine qui sotto mostra l'ombra della bandiera e anche il lato illuminato del drappo, catturato anche grazie al fatto che l'immagine è stata acquisita leggermente di sbieco, con la sonda orientata verso il lato in questione della bandiera, come spiegato nell'articolo di Robinson. Fra l'altro, l'immagine non è recentissima: l'originale è datato 24 novembre 2009. In altre parole, la documentazione dello stato di almeno una delle bandiere statunitensi sulla Luna era già disponibile da tre anni, ma era rimasta sepolta tra le migliaia di immagini acquisite dalla sonda LRO.
L'immagine qui sotto, invece, si riferisce alla missione Apollo 16 e mostra l'ombra della bandiera e il lato non illuminato della bandiera, appena percettibile.
Lo stato delle altre bandiere è rilevabile facilmente grazie alla pubblicazione recente della sezione Featured Sites del sito dell'LRO, che raccoglie numerose immagini dei siti di allunaggio e le allinea e ordina in sequenza sfogliabile. Esaminando queste sequenze si nota facilmente l'ombra della bandiera, anche per Apollo 15 (specialmente nelle immagini M109215691LR e M126901141R), ma non per Apollo 11 (a conferma della segnalazione di Aldrin). Quindi oggi abbiamo la conferma fotografica che tutte le bandiere delle missioni Apollo che sbarcarono sulla Luna sono ancora in piedi, tranne quella di Apollo 11.
C'è però un altro aspetto che ha sorpreso anche molti esperti. Prima della pubblicazione delle immagini delle ombre delle bandiere, era opinione comune fra gli addetti ai lavori che questi vessilli (semplici drappi standard di nylon di produzione commerciale, senza alcun trattamento particolare) si fossero disintegrati a causa dell'esposizione a quarant'anni di radiazione ultravioletta non filtrata da alcuna atmosfera, al bombardamento di micrometeoroidi e a circa 500 cicli termici (14 giorni terrestri di sole, 14 giorni di notte) da +100 a -150 °C.
Il fatto che i drappi proiettino un'ombra indica invece che sono ancora intatti, almeno dal punto di vista strutturale. Si ipotizza che l'assenza d'ossigeno, necessario per la degradazione ultravioletta del nylon, abbia contribuito a questa resistenza imprevista. Può darsi, però, che i colori siano sbiaditi. C'è un solo modo per saperlo: tornare sulla Luna.
In questi giorni sono stati pubblicati molti articoli, anche da parte di testate generaliste, sulla notizia che la bandiera piantata sulla Luna durante il primo sbarco, quello della missione Apollo 11 nel 1969, è caduta e le altre sono ancora in piedi (ANSA; Corriere della Sera). Il passaparola ha però generato alcuni equivoci che è opportuno chiarire.
Bandiera Apollo 11 caduta: si sapeva da quasi 40 anni
La notizia che la prima bandiera statunitense collocata dagli astronauti è caduta non è affatto una novità. Complotti Lunari ne ha parlato di recente segnalando un video di Buzz Aldrin, risalente a giugno 2012, in cui l'astronauta rievoca l'evento, ricordando che la bandiera cadde al momento del decollo dalla Luna del veicolo che portava lui e Neil Armstrong. Ma Aldrin stesso aveva già segnalato questa caduta decenni prima.
“I was concentrating on the computers, and Neil was studying the attitude indicator, but I looked up long enough to see the flag fall over.”
“Ero concentrato sui computer, e Neil stava studiando l'indicatore di assetto, ma io alzai lo sguardo abbastanza a lungo da veder cadere la bandiera.”
– Apollo Expeditions to the Moon di Edgar M. Cortright (1975), capitolo 11.6
“I was concentrating intently on the computers, and Neil was studying the attitude indicators, but I looked up long enough to see the flag fall over.”
“Ero attentamente concentrato sui computer, e Neil stava studiando gli indicatori d'assetto, ma io alzai lo sguardo abbastanza a lungo da veder cadere la bandiera.”
– Return to Earth di Buzz Aldrin e Wayne Warga (1973), pagina 240
All'epoca fu dato poco risalto a questo dettaglio, per ovvi motivi patriottici, ma la caduta della bandiera non era né ignota né segreta, tanto che Aldrin e Cortright ne parlavano liberamente già quattro anni dopo la missione (e quella del 1973 è la segnalazione più vecchia finora trovata; non è escluso che ve ne siano altre ancora precedenti, sepolte nelle montagne di rapporti post-missione o nei giornali dell'epoca).
Conferma diretta delle altre bandiere
La notizia che le altre bandiere Apollo sono ancora in piedi non è una novità. La conferma arriva dalle immagini trasmesse dalla sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), che orbita intorno alla Luna dal 2009 e che ha fotografato ripetutamente l'intera superficie lunare, compresi i siti degli allunaggi statunitensi (e anche quelli dei veicoli russi senza equipaggio).
La risoluzione di queste immagini, scattate da una quota variabile da 100 a 22 chilometri, non è sufficiente a mostrare chiaramente le bandiere. Il loro drappo misura 91 x 152 centimetri ed è retto da un'asta verticale di 244 centimetri, come discusso in questo articolo, e nelle immagini della sonda LRO appare come un paio di pixel che si perdono nella variabilità del terreno lunare.
Tuttavia è possibile sfruttare ingegnosamente il fatto che LRO sorvola i siti di allunaggio in momenti differenti del giorno lunare e quindi evidenziare indirettamente la presenza o assenza della bandiera attraverso le variazioni della sua eventuale ombra, che spicca molto più vistosamente perché è nettamente più scura del terreno, è più grande (quando il sole è basso sull'orizzonte locale) e cambia posizione a seconda della posizione del sole.
Questa ricerca era già stata fatta ad agosto 2011 dall'ingegnere della NASA James Fincannon e pubblicata nell'Apollo Lunar Surface Journal della NASA (Six Flags on the Moon: What is Their Current Condition?). I risultati sono eloquenti e hanno confermato la presenza in piedi delle bandiere di Apollo 12, Apollo 14, Apollo 16 e Apollo 17 ma non hanno fornito risposte certe per le bandiere di Apollo 11 e Apollo 15 (Apollo 13 non sbarcò a causa di un guasto gravissimo durante il viaggio d'andata che obbligò l'equipaggio a rientrare a Terra fortunosamente dopo aver girato intorno alla Luna).
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| L'ombra della bandiera di Apollo 12 risalta in questa sequenza di immagini della sonda LRO. Credit: James Fincannon/NASA. |
A questa ricerca si è ora aggiunta la pubblicazione, sul sito dedicato alle immagini della sonda LRO, di un articolo (Question Answered! di Mark Robinson, 27 luglio 2012) che mostra foto dei siti di allunaggio di Apollo 16 e 17 nelle quali si vede non solo l'ombra della bandiera, ma anche direttamente la bandiera stessa. Questa è la vera notizia.
Per esempio, l'immagine qui sotto mostra l'ombra della bandiera e anche il lato illuminato del drappo, catturato anche grazie al fatto che l'immagine è stata acquisita leggermente di sbieco, con la sonda orientata verso il lato in questione della bandiera, come spiegato nell'articolo di Robinson. Fra l'altro, l'immagine non è recentissima: l'originale è datato 24 novembre 2009. In altre parole, la documentazione dello stato di almeno una delle bandiere statunitensi sulla Luna era già disponibile da tre anni, ma era rimasta sepolta tra le migliaia di immagini acquisite dalla sonda LRO.
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| Il sito di allunaggio di Apollo 17. Flag indica la bandiera; Flag Shadow indica l'ombra della bandiera. Foto M113751661L. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University. |
L'immagine qui sotto, invece, si riferisce alla missione Apollo 16 e mostra l'ombra della bandiera e il lato non illuminato della bandiera, appena percettibile.
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| Il sito di di allunaggio di Apollo 16. Flag indica la bandiera; Flag Shadow indica l'ombra della bandiera. Foto M175179080L. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University. |
Resistenza inattesa
C'è però un altro aspetto che ha sorpreso anche molti esperti. Prima della pubblicazione delle immagini delle ombre delle bandiere, era opinione comune fra gli addetti ai lavori che questi vessilli (semplici drappi standard di nylon di produzione commerciale, senza alcun trattamento particolare) si fossero disintegrati a causa dell'esposizione a quarant'anni di radiazione ultravioletta non filtrata da alcuna atmosfera, al bombardamento di micrometeoroidi e a circa 500 cicli termici (14 giorni terrestri di sole, 14 giorni di notte) da +100 a -150 °C.
Il fatto che i drappi proiettino un'ombra indica invece che sono ancora intatti, almeno dal punto di vista strutturale. Si ipotizza che l'assenza d'ossigeno, necessario per la degradazione ultravioletta del nylon, abbia contribuito a questa resistenza imprevista. Può darsi, però, che i colori siano sbiaditi. C'è un solo modo per saperlo: tornare sulla Luna.
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| Una foto pre-volo di una delle bandiere Apollo. Fonte: Apollo Lunar Surface Journal. |
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2012/03/13
LRO rifotografa anche il Lunokhod 2 russo
di Paolo Attivissimo
Il sito del gruppo che gestisce la fotocamera della sonda Lunar Reconnaissance Orbiter ha pubblicato una nuova immagine, a maggiore risoluzione rispetto alle foto precedenti, del veicolo radiocomandato russo Lunokhod 2, sbarcato sulla Luna il 15 gennaio 1973.
Maggiori dettagli sulla missione del Lunokhod 2, che riuscì a percorrere ben 37 chilometri sulla Luna, e su questa fotografia sono disponibili in questo articolo (in inglese).
Il sito del gruppo che gestisce la fotocamera della sonda Lunar Reconnaissance Orbiter ha pubblicato una nuova immagine, a maggiore risoluzione rispetto alle foto precedenti, del veicolo radiocomandato russo Lunokhod 2, sbarcato sulla Luna il 15 gennaio 1973.
| Credit: NASA/GSFC/Arizona State University |
Maggiori dettagli sulla missione del Lunokhod 2, che riuscì a percorrere ben 37 chilometri sulla Luna, e su questa fotografia sono disponibili in questo articolo (in inglese).
2012/03/11
LRO, nuova immagine del sito di allunaggio di Apollo 11
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di lubini.sil*.
Quella che vedete qui sopra è la migliore immagine mai ottenuta del luogo del primo sbarco umano sulla Luna, avvenuto fra il 20 e il 21 luglio del 1969. Si tratta di un dettaglio di questa immagine intera, la M175124932LR, scattata il 5 novembre 2011 da un'altezza di 24 chilometri e con una risoluzione di 25 cm per pixel dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter che attualmente sta orbitando intorno alla Luna. L'immagine è stata pubblicata il 7 marzo scorso sul sito del team LROC che gestisce la fotocamera della sonda.
Le lettere LM indicano lo stadio di discesa del Lunar Module, il veicolo a due stadi che fu utilizzato per la fase finale dello sbarco. Lo stadio di discesa fu usato come rampa di lancio per la ripartenza dalla Luna a bordo dello stadio di risalita e quindi fu lasciato sulla Luna. Si nota il riflesso delle sue quattro zampe intorno al corpo centrale.
Camera identifica la telecamera utilizzata dagli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin per trasmettere al Controllo Missione e al mondo (che seguì in diretta) la loro cauta escursione sulla superficie della Luna. Trattandosi del primo allunaggio mai effettuato da un equipaggio, avevano ordini chiari di non allontanarsi troppo dal veicolo. Le linee scure irregolari sono le tracce delle impronte lasciate da Aldrin e Armstrong: spicca in particolare la traccia verso il grande cratere situato sulla destra, prodotta da Armstrong durante uno spostamento non programmato per documentare fotograficamente l'interno del cratere (battezzato Little West), come si può vedere in questo collage digitale delle foto scattate dall'astronauta.
La sigla LRRR indica il Lunar Ranging RetroReflector, un retroriflettore collocato dagli astronauti: si tratta di uno speciale dispositivo passivo, simile grosso modo a un catarifrangente, che riflette la luce nella direzione dalla quale proviene. Il LRRR è tuttora in uso e viene colpito periodicamente da un potente raggio laser inviato da Terra. Il tempo che intercorre fra l'emissione del raggio e il ritorno a Terra del suo riflesso fornisce una misura centimetricamente precisa della distanza Terra-Luna. La copertura protettiva dell'LRRR è contrassegnata dalle parole Discarded Cover.
La sigla PSEP identifica il Passive Seismic Experiment Package, un sismografo che trasmise a Terra per tre settimane i primi dati sismici lunari.
Possiamo apprezzare tutti questi oggetti nella fotografia AS11-40-5949 scattata da Armstrong durante la missione e mostrata in versione ridotta qui sotto.
Non sembrano esserci tracce visive della bandiera degli Stati Uniti, che secondo le dichiarazioni di Aldrin sarebbe stata abbattuta dal getto del motore del modulo lunare al momento del decollo dalla Luna. Tuttavia è possibile che ulteriori analisi ed elaborazioni la rivelino, come è successo per l'Apollo 12.
L'enorme file originale di questa nuova foto del sito del primo allunaggio umano è scaricabile qui (TIFF, 1,3 GB, 10940 x 117288 pixel). Per localizzare il sito di allunaggio occorre posizionarsi nell'immagine intera come indicato qui sotto.
Desidero ringraziare, anche da parte dei veterani del progetto Apollo con i quali sono in contatto e che erano a caccia di quest'informazione, tutti i lettori che via Twitter mi hanno aiutato a localizzare il sito nella foto gigante: @coeranos, @gnacca, @alemurana, @RikyUnreal, @nezumiiro87 e @Daniele_Fiori. Aggiungerò i loro nomi ai titoli di coda di Moonscape.
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| Credit: NASA/GSFC/Arizona State University. Link |
Quella che vedete qui sopra è la migliore immagine mai ottenuta del luogo del primo sbarco umano sulla Luna, avvenuto fra il 20 e il 21 luglio del 1969. Si tratta di un dettaglio di questa immagine intera, la M175124932LR, scattata il 5 novembre 2011 da un'altezza di 24 chilometri e con una risoluzione di 25 cm per pixel dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter che attualmente sta orbitando intorno alla Luna. L'immagine è stata pubblicata il 7 marzo scorso sul sito del team LROC che gestisce la fotocamera della sonda.
Le lettere LM indicano lo stadio di discesa del Lunar Module, il veicolo a due stadi che fu utilizzato per la fase finale dello sbarco. Lo stadio di discesa fu usato come rampa di lancio per la ripartenza dalla Luna a bordo dello stadio di risalita e quindi fu lasciato sulla Luna. Si nota il riflesso delle sue quattro zampe intorno al corpo centrale.
Camera identifica la telecamera utilizzata dagli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin per trasmettere al Controllo Missione e al mondo (che seguì in diretta) la loro cauta escursione sulla superficie della Luna. Trattandosi del primo allunaggio mai effettuato da un equipaggio, avevano ordini chiari di non allontanarsi troppo dal veicolo. Le linee scure irregolari sono le tracce delle impronte lasciate da Aldrin e Armstrong: spicca in particolare la traccia verso il grande cratere situato sulla destra, prodotta da Armstrong durante uno spostamento non programmato per documentare fotograficamente l'interno del cratere (battezzato Little West), come si può vedere in questo collage digitale delle foto scattate dall'astronauta.
| Credit: NASA |
La sigla LRRR indica il Lunar Ranging RetroReflector, un retroriflettore collocato dagli astronauti: si tratta di uno speciale dispositivo passivo, simile grosso modo a un catarifrangente, che riflette la luce nella direzione dalla quale proviene. Il LRRR è tuttora in uso e viene colpito periodicamente da un potente raggio laser inviato da Terra. Il tempo che intercorre fra l'emissione del raggio e il ritorno a Terra del suo riflesso fornisce una misura centimetricamente precisa della distanza Terra-Luna. La copertura protettiva dell'LRRR è contrassegnata dalle parole Discarded Cover.
La sigla PSEP identifica il Passive Seismic Experiment Package, un sismografo che trasmise a Terra per tre settimane i primi dati sismici lunari.
Possiamo apprezzare tutti questi oggetti nella fotografia AS11-40-5949 scattata da Armstrong durante la missione e mostrata in versione ridotta qui sotto.
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| Credit: NASA |
L'enorme file originale di questa nuova foto del sito del primo allunaggio umano è scaricabile qui (TIFF, 1,3 GB, 10940 x 117288 pixel). Per localizzare il sito di allunaggio occorre posizionarsi nell'immagine intera come indicato qui sotto.
Desidero ringraziare, anche da parte dei veterani del progetto Apollo con i quali sono in contatto e che erano a caccia di quest'informazione, tutti i lettori che via Twitter mi hanno aiutato a localizzare il sito nella foto gigante: @coeranos, @gnacca, @alemurana, @RikyUnreal, @nezumiiro87 e @Daniele_Fiori. Aggiungerò i loro nomi ai titoli di coda di Moonscape.
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2011/09/02
Le nuove foto dei siti Apollo verranno pubblicate il 6 settembre
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di m.longo.
La NASA ha diramato ieri sera un comunicato stampa nel quale ha annunciato per martedì 6 settembre a mezzogiorno (EDT, le 18 ora italiana) una teleconferenza per presentare nuove immagini di tre dei siti degli allunaggi delle missioni Apollo, riprese alla fine di agosto dalla sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), come segnalato in questo articolo.
Le informazioni e le immagini di supporto per la teleconferenza verranno presentate presso http://www.nasa.gov/lro e l'audio sarà disponibile presso http://www.nasa.gov/newsaudio.
Ho contattato John Keller, del Goddard Space Flight Center, che mi ha spiegato che la variazione dell'orbita della sonda non serve soltanto a consentire queste immagini ravvicinate, ma consente anche di effettuare rilevamenti scientifici a bassa quota, come per esempio la variazione dei raggi cosmici in base alla quota tramite lo strumento CRaTER.
La NASA ha diramato ieri sera un comunicato stampa nel quale ha annunciato per martedì 6 settembre a mezzogiorno (EDT, le 18 ora italiana) una teleconferenza per presentare nuove immagini di tre dei siti degli allunaggi delle missioni Apollo, riprese alla fine di agosto dalla sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), come segnalato in questo articolo.
Le informazioni e le immagini di supporto per la teleconferenza verranno presentate presso http://www.nasa.gov/lro e l'audio sarà disponibile presso http://www.nasa.gov/newsaudio.
Ho contattato John Keller, del Goddard Space Flight Center, che mi ha spiegato che la variazione dell'orbita della sonda non serve soltanto a consentire queste immagini ravvicinate, ma consente anche di effettuare rilevamenti scientifici a bassa quota, come per esempio la variazione dei raggi cosmici in base alla quota tramite lo strumento CRaTER.
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2011/08/11
In arrivo foto ancora migliori dei veicoli Apollo sulla Luna?
di Paolo Attivissimo
Universe Today segnala che la sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), attualmente orbitante intorno alla Luna, cambierà la propria orbita per scendere da 50 a 20 chilometri in modo da acquisire immagini ancora più ravvicinate dei luoghi degli allunaggi Apollo.
La variazione di orbita è temporanea e le immagini verranno acquisite fra il 14 e il 19 agosto. Al termine di questa fase la sonda riprenderà la propria orbita standard a 50 chilometri di quota fino a dicembre.
Non è detto che le immagini riprese da questa quota temporanea più bassa siano migliori di quelle finora acquisite: secondo il feed Twitter dell'LRO, infatti, la sonda non rallenterà rispetto alla propria velocità normale (1,6 chilometri al secondo) e quindi è possibile che le immagini siano leggermente mosse.
L'annuncio non lo specifica, ma presumo che si tratti di un'orbita ellittica con periselene di 20 chilometri, non di un'orbita circolare: questo spiegherebbe la velocità della sonda.
Universe Today segnala che la sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), attualmente orbitante intorno alla Luna, cambierà la propria orbita per scendere da 50 a 20 chilometri in modo da acquisire immagini ancora più ravvicinate dei luoghi degli allunaggi Apollo.
La variazione di orbita è temporanea e le immagini verranno acquisite fra il 14 e il 19 agosto. Al termine di questa fase la sonda riprenderà la propria orbita standard a 50 chilometri di quota fino a dicembre.
Non è detto che le immagini riprese da questa quota temporanea più bassa siano migliori di quelle finora acquisite: secondo il feed Twitter dell'LRO, infatti, la sonda non rallenterà rispetto alla propria velocità normale (1,6 chilometri al secondo) e quindi è possibile che le immagini siano leggermente mosse.
L'annuncio non lo specifica, ma presumo che si tratti di un'orbita ellittica con periselene di 20 chilometri, non di un'orbita circolare: questo spiegherebbe la velocità della sonda.
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2011/08/03
"Luna? Sì, ci siamo andati!" in allegato a Coelum
di Paolo Attivissimo
Il numero 151 della rivista italiana di astronomia Coelum include un DVD che raccoglie le annate 2007 e 2008 della rivista, la mappa lunare navigabile ad altissima risoluzione generata dal Lunar Reconnaissance Orbiter e il PDF integrale in alta risoluzione del mio libro "Luna? Sì, ci siamo andati!", dedicato alle teorie di complotto intorno agli sbarchi umani sulla Luna. Il sommario e l'anteprima della rivista sono sfogliabili qui.
Il numero 151 della rivista italiana di astronomia Coelum include un DVD che raccoglie le annate 2007 e 2008 della rivista, la mappa lunare navigabile ad altissima risoluzione generata dal Lunar Reconnaissance Orbiter e il PDF integrale in alta risoluzione del mio libro "Luna? Sì, ci siamo andati!", dedicato alle teorie di complotto intorno agli sbarchi umani sulla Luna. Il sommario e l'anteprima della rivista sono sfogliabili qui.
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2011/06/27
Apollo 15 nella mappa lunare del Lunar Reconnaissance Orbiter
di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Presso http://wms.lroc.asu.edu/lroc#damoon e http://target.lroc.asu.edu/da/qmap.html sono disponibili due mappe interattive della Luna, basate sulle immagini raccolte dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter che sta orbitando intorno al nostro satellite dal 2009. È la stessa sonda che ci ha regalato l'immagine da 500 megabyte della faccia visibile della Luna.
Grazie al lavoro di ricerca di Danny Caes, membro di ProjectApollo, e del lettore Stephen McPuppa è possibile esplorare alcuni punti significativi di queste mappe, come quello che vi propongo adesso.
Partiamo dalla prima mappa, la WMS Image Map:
Immettiamo 26.132 nella casella Center Latitude e 3.658 nella casella Center Longitude e poi clicchiamo su Recenter. La Luna è vista da un'angolazione differente rispetto a quella precedente, che era centrata sull'equatore lunare e sulla longitudine zero: ora è centrata esattamente sopra il luogo di allunaggio della missione Apollo 15.
Possiamo ora ingrandire e ricentrare progressivamente l'immagine:
La risoluzione di questa mappa si ferma a questo punto, quando l'inquadratura presenta la porzione di superficie lunare mostrata qui accanto e delimitata dal quadrato rosso. Ma possiamo proseguire cambiando mappa e passando alla ACT-REACT Quick Map e immettendo gli stessi dati (3.658 nella casella Lon e 26.132 nella casella Lat).
Clicchiamo sul segno "+" in alto a destra e disattiviamo l'opzione Nac footprints (che traccia linee rosse che ora non ci interessano); clicchiamo sul segno "-" in basso a destra per disattivare la vista d'insieme.
Selezioniamo 500 m/pix, ossia la risoluzione alla quale un pixel corrisponde a cinquecento metri, e a seconda delle dimensioni della finestra del browser otteniamo un'immagine che corrisponde sostanzialmente a quella finale della mappa precedente. Solo che stavolta possiamo aumentare ancora la risoluzione scegliendo valori più piccoli per m/pix:
Centrando e ingrandendo, si ottiene questa immagine:
La stessa visualizzazione è possibile per gli altri veicoli Apollo a coordinate leggermente sfalsate rispetto a quelle riportate qui:
Apollo 11: Lon 23.435, Lat 0.672 (link)
Apollo 12: Lon -23.422, Lat -3.01 (link)
Apollo 14: Lon -17.476, Lat -3.646 (link)
Apollo 15: Lon 3.658, Lat 26.132 (link)
Apollo 16: Lon 15.500, Lat -8.977 (link)
Apollo 17: Lon 30.75, Lat 20.19 (link)
Presso http://wms.lroc.asu.edu/lroc#damoon e http://target.lroc.asu.edu/da/qmap.html sono disponibili due mappe interattive della Luna, basate sulle immagini raccolte dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter che sta orbitando intorno al nostro satellite dal 2009. È la stessa sonda che ci ha regalato l'immagine da 500 megabyte della faccia visibile della Luna.
Grazie al lavoro di ricerca di Danny Caes, membro di ProjectApollo, e del lettore Stephen McPuppa è possibile esplorare alcuni punti significativi di queste mappe, come quello che vi propongo adesso.
Partiamo dalla prima mappa, la WMS Image Map:
Immettiamo 26.132 nella casella Center Latitude e 3.658 nella casella Center Longitude e poi clicchiamo su Recenter. La Luna è vista da un'angolazione differente rispetto a quella precedente, che era centrata sull'equatore lunare e sulla longitudine zero: ora è centrata esattamente sopra il luogo di allunaggio della missione Apollo 15.
Possiamo ora ingrandire e ricentrare progressivamente l'immagine:
La risoluzione di questa mappa si ferma a questo punto, quando l'inquadratura presenta la porzione di superficie lunare mostrata qui accanto e delimitata dal quadrato rosso. Ma possiamo proseguire cambiando mappa e passando alla ACT-REACT Quick Map e immettendo gli stessi dati (3.658 nella casella Lon e 26.132 nella casella Lat).
Clicchiamo sul segno "+" in alto a destra e disattiviamo l'opzione Nac footprints (che traccia linee rosse che ora non ci interessano); clicchiamo sul segno "-" in basso a destra per disattivare la vista d'insieme.
Selezioniamo 500 m/pix, ossia la risoluzione alla quale un pixel corrisponde a cinquecento metri, e a seconda delle dimensioni della finestra del browser otteniamo un'immagine che corrisponde sostanzialmente a quella finale della mappa precedente. Solo che stavolta possiamo aumentare ancora la risoluzione scegliendo valori più piccoli per m/pix:
C'è un po' di confusione da 32 m/pix fino a 2 m/pix a causa della sovrapposizione di varie immagini della stessa zona che non sono perfettamente allineate fra loro, poi l'immagine ritorna nitida. La porzione che ci interessa è quella segnata nell'immagine qui sotto:
Ingrandendo quella porzione si ottiene questa immagine, che in basso a destra mostra un puntino chiaro circondato da un alone molto scuro: è lo stadio di discesa dell'Apollo 15.
Gli altri punti luminosi sono rispettivamente il Rover (l'automobile elettrica, a destra) e gli strumenti della serie ALSEP (a sinistra). Le linee irregolari scure sono le tracce delle impronte degli astronauti, immutate dopo quarant'anni.
La stessa visualizzazione è possibile per gli altri veicoli Apollo a coordinate leggermente sfalsate rispetto a quelle riportate qui:
Apollo 11: Lon 23.435, Lat 0.672 (link)
Apollo 12: Lon -23.422, Lat -3.01 (link)
Apollo 14: Lon -17.476, Lat -3.646 (link)
Apollo 15: Lon 3.658, Lat 26.132 (link)
Apollo 16: Lon 15.500, Lat -8.977 (link)
Apollo 17: Lon 30.75, Lat 20.19 (link)
2011/02/07
Apollo 15 e LRO
di Paolo Attivissimo
Il blog Fuffologia ha pubblicato un bell'articolo nel quale vengono messe a confronto le riprese filmate del decollo dalla Luna dell'Apollo 15 nel 1971 e le fotografie scattate nell'aprile del 2010 alla stessa zona della superficie lunare dalla sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO).
Durante il decollo, la cinepresa del modulo lunare dell'Apollo 15, con a bordo gli astronauti David Scott e James Irwin, inquadrò brevemente dall'alto la zona di allunaggio. È quindi possibile isolare dal filmato i fotogrammi che mostrano la zona e verificare se quanto viene mostrato coincide con quello che risulta oggi esserci sulla Luna in quell'area. Il risultato è eloquentissimo. Come avrebbe fatto la NASA a fabbricare nel 1971 una ripresa che mostra esattamente quello che c'è sulla Luna oggi, con tanto di strumenti, stadio inferiore del modulo lunare e scie di impronte degli astronauti e della loro auto elettrica?
Qui vi mostro solo l'immagine animata di raffronto: per i dettagli del procedimento e per le riprese originali leggete l'articolo originale di Gabriele.
Il blog Fuffologia ha pubblicato un bell'articolo nel quale vengono messe a confronto le riprese filmate del decollo dalla Luna dell'Apollo 15 nel 1971 e le fotografie scattate nell'aprile del 2010 alla stessa zona della superficie lunare dalla sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO).
Durante il decollo, la cinepresa del modulo lunare dell'Apollo 15, con a bordo gli astronauti David Scott e James Irwin, inquadrò brevemente dall'alto la zona di allunaggio. È quindi possibile isolare dal filmato i fotogrammi che mostrano la zona e verificare se quanto viene mostrato coincide con quello che risulta oggi esserci sulla Luna in quell'area. Il risultato è eloquentissimo. Come avrebbe fatto la NASA a fabbricare nel 1971 una ripresa che mostra esattamente quello che c'è sulla Luna oggi, con tanto di strumenti, stadio inferiore del modulo lunare e scie di impronte degli astronauti e della loro auto elettrica?
Qui vi mostro solo l'immagine animata di raffronto: per i dettagli del procedimento e per le riprese originali leggete l'articolo originale di Gabriele.
2009/11/10
LRO rifotografa l'Apollo 11: si vedono le zampe del LM (UPD20091115)
di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.



Queste immagini del sito di allunaggio dell'Apollo 11 sono state acquisite nel Mare della Tranquillità il primo ottobre 2009 dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter. Mostrano la base (descent stage) del modulo lunare dell'Apollo 11, con le sue quattro zampette, insieme agli strumenti e alle tracce delle impronte degli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin. Ne ha dato annuncio il blog dell'LRO il 9 novembre scorso.
Il lettore Vittorio dell'Aquila ha realizzato questa GIF animata che confronta le immagini dell'LRO di oggi con la mappa degli spostamenti degli astronauti realizzata dalla NASA nel 1969 senza l'ausilio di immagini dettagliate dall'alto.

La bandiera non è visibile, ma va detto che non lo è neanche la telecamera, e che in queste immagini il sole è quasi a picco (2° di angolo d'incidenza). Di conseguenza, le ombre che potrebbero rivelare la presenza di questi oggetti molto piccoli sono estremamente corte. Ora che LRO è nella sua orbita bassa definitiva, immagini successive della zona, con condizioni d'illuminazione differenti, potrebbero rivelare ulteriori dettagli.
Un dettaglio invece ben visibile nella foto più ampia è la distesa di rocce e massi del cratere West (etichettata Ejecta) che Armstrong riferisce di aver deciso di sorvolare, nonostante le riserve di carburante fossero prossime al livello critico, in cerca di un luogo sgombro dove atterrare.
La risoluzione di quest'immagine è 53 centimetri per pixel. L'immagine grezza complessiva è consultabile e scaricabile qui: il sito dell'Apollo 11 è a circa metà della lunga striscia dell'immagine, dalla quale ho estratto questa porzione, cliccabile per ingrandirla, che contiene il LM (indicato dalla freccia).

Sul blog dell'LRO è stata pubblicata una bella animazione della fotografia, che effettua una zoomata in avvicinamento alla zona di allunaggio dell'Apollo 11. La presento qui, ma consiglio di vederla in alta definizione su Youtube cliccando qui.



Queste immagini del sito di allunaggio dell'Apollo 11 sono state acquisite nel Mare della Tranquillità il primo ottobre 2009 dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter. Mostrano la base (descent stage) del modulo lunare dell'Apollo 11, con le sue quattro zampette, insieme agli strumenti e alle tracce delle impronte degli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin. Ne ha dato annuncio il blog dell'LRO il 9 novembre scorso.
Il lettore Vittorio dell'Aquila ha realizzato questa GIF animata che confronta le immagini dell'LRO di oggi con la mappa degli spostamenti degli astronauti realizzata dalla NASA nel 1969 senza l'ausilio di immagini dettagliate dall'alto.
La bandiera non è visibile, ma va detto che non lo è neanche la telecamera, e che in queste immagini il sole è quasi a picco (2° di angolo d'incidenza). Di conseguenza, le ombre che potrebbero rivelare la presenza di questi oggetti molto piccoli sono estremamente corte. Ora che LRO è nella sua orbita bassa definitiva, immagini successive della zona, con condizioni d'illuminazione differenti, potrebbero rivelare ulteriori dettagli.
Un dettaglio invece ben visibile nella foto più ampia è la distesa di rocce e massi del cratere West (etichettata Ejecta) che Armstrong riferisce di aver deciso di sorvolare, nonostante le riserve di carburante fossero prossime al livello critico, in cerca di un luogo sgombro dove atterrare.
La risoluzione di quest'immagine è 53 centimetri per pixel. L'immagine grezza complessiva è consultabile e scaricabile qui: il sito dell'Apollo 11 è a circa metà della lunga striscia dell'immagine, dalla quale ho estratto questa porzione, cliccabile per ingrandirla, che contiene il LM (indicato dalla freccia).

2009/11/15
Sul blog dell'LRO è stata pubblicata una bella animazione della fotografia, che effettua una zoomata in avvicinamento alla zona di allunaggio dell'Apollo 11. La presento qui, ma consiglio di vederla in alta definizione su Youtube cliccando qui.
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2009/11/05
Apollo 12 visto di nuovo dall'LRO
di Paolo Attivissimo
La sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) ha già fotografato il sito di allunaggio dell'Apollo 12, ma il 5 ottobre scorso lo ha ripreso di nuovo con il sole praticamente a picco: in pratica al mezzogiorno locale. Questo è un dettaglio della nuova immagine, segnalata dal blog dell'LRO e cliccabile per ingrandirla:

L'immagine è stata scattata dall'orbita definitiva di 50 km e con un angolo d'incidenza del Sole di 4°, per cui le ombre sono molto corte e le variazioni di albedo (luminosità) del terreno sono più vistose. Si notano lo stadio di discesa del LM, le tracce delle orme degli astronauti e gli strumenti collocati sul suolo lunare. La risoluzione è 49 cm/pixel.
La versione non commentata della fotografia è consultabile qui, mentre la versione integrale non elaborata è scaricabile da qui.
La sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) ha già fotografato il sito di allunaggio dell'Apollo 12, ma il 5 ottobre scorso lo ha ripreso di nuovo con il sole praticamente a picco: in pratica al mezzogiorno locale. Questo è un dettaglio della nuova immagine, segnalata dal blog dell'LRO e cliccabile per ingrandirla:
L'immagine è stata scattata dall'orbita definitiva di 50 km e con un angolo d'incidenza del Sole di 4°, per cui le ombre sono molto corte e le variazioni di albedo (luminosità) del terreno sono più vistose. Si notano lo stadio di discesa del LM, le tracce delle orme degli astronauti e gli strumenti collocati sul suolo lunare. La risoluzione è 49 cm/pixel.
La versione non commentata della fotografia è consultabile qui, mentre la versione integrale non elaborata è scaricabile da qui.
2009/10/30
Apollo 20, la missione top secret per recuperare un'astronave aliena [UPD 2012/04/04]
di Paolo Attivissimo, con il contributo di Hammer, Trystero e Domenico. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale e vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di danielerap*.
Circolano da tempo, soprattutto su Internet, tesi secondo le quali vi sarebbe stata una missione Apollo segreta, denominata Apollo 20, svolta congiuntamente da astronauti statunitensi e cosmonauti sovietici per recuperare un'astronave extraterrestre scoperta sulla Luna.
La storia è stata ripescata nel 2009 dalla trasmissione Mistero (Italia 1) e segnalata da Flavio Vanetti sul Corriere della Sera. Nel 2007-2008 era stata raccontata su Internet da Luca Scantamburlo e nel 2007 da Michael Salla.
Secondo la narrazione di tale William Rutledge, che asserisce di essere stato uno degli astronauti di questa missione insieme all'americana Leona Snyder e al russo Alexei Leonov, un vettore Saturn V sarebbe partito di nascosto nel 1976 dalla base militare di Vandenberg, in California, diretto verso la faccia non visibile della Luna. Là, infatti, le ricognizioni dell'Apollo 15 avevano scoperto un gigantesco vascello alieno.
La presenza del veicolo sarebbe confermata da immagini pubblicate negli atlanti fotografici lunari, per esempio nel dettaglio della foto NASA AS15-P-9625 mostrato qui sopra. L'“astronave” sarebbe la forma chiara allungata al centro dell'immagine. La fotografia integrale, scattata dalle fotocamere automatiche del veicolo Apollo, che producevano immagini panoramiche su lunghe strisce di pellicola, è presentata qui sotto.
Già questo reperto fotografico dovrebbe far riflettere sulla plausibilità della storia: se l'esistenza di un veicolo extraterrestre sulla Luna è così top secret da motivare addirittura una missione congiunta russo-americana segreta, bisogna chiedersi come mai l'astronave è stata invece lasciata in bella mostra nelle fotografie pubblicate.
E dato che le immagini della faccia nascosta della Luna erano disponibili all'epoca soltanto se la NASA o l'Unione Sovietica le rilasciavano, come mai non sono state ritoccate prima di diffonderle, in modo da non rivelare il ritrovamento?
La storia di Rutledge è corredata di molti dettagli narrativi ricchi di riferimenti tecnici e da video impressionanti, che mostrano addirittura un cadavere alieno umanoide e delle immagini ravvicinate del veicolo extraterrestre e possono facilmente distogliere dall'esame sereno dei fatti.Ma se si mette da parte l'impatto emotivo della crudezza delle immagini e si svolge una ricerca attenta, emerge chiaramente che la storia è in realtà un falso piuttosto ben costruito, realizzato dall'artista francese Thierry Speth e sbugiardato anche dagli ufologi, che hanno realizzato una pregevole indagine sotto l'egida del CUN (Centro Ufologico Nazionale).
Una delle principali obiezioni è l'assurdità di pensare che si possa far partire un missile alto più di cento metri dalla California senza che nessuno lo veda decollare e senza che gli astronomi e gli astrofili di tutto il mondo lo avvistino durante il tragitto verso la Luna (come avvenne per le altre missioni Apollo).
Il CUN segnala inoltre che l'esame dei video presentati da Rutledge riserva sorprese rivelatrici, come la scoperta di una ben poco futuristica molla in una delle riprese della presunta astronave:

A quest'indagine si aggiungono le considerazioni di Forgetomori, che indica le tracce che hanno portato all'identificazione di Speth come autore dei video e nota che in uno dei video di Rutledge che mostra l'interno del modulo lunare uno degli astronauti è stato sovrapposto allo sfondo con un mascherino sbagliato, per cui a un certo punto risulta essere un torso fluttuante, come si vede lungo il margine inferiore del fotogramma mostrato qui sotto. Questo rivela il trucco: si tratta di immagini prodotte con effetti speciali.

AboveTopSecret ha inoltre notato che in uno dei video della presunta missione Apollo 20, quello denominato ‘The City”, c'è l'audio di una conversazione copiata pari pari dall'audio della missione Apollo 15, e che le immagini della “città” sono state prese dalle pagine 24 e 25 del libro ESCHATUS: Future Prophecies From Nostradamus' Ancient Writings di Bruce Pennington.
Su un piano più tecnico, Forgetomori nota inoltre che lanciare un vettore da Vandenberg, sulla costa occidentale degli Stati Uniti, anziché da Cape Canaveral, sulla costa orientale, avrebbe comportato una drastica modifica del piano di volo standard dei missili Saturn V. Lanciato in direzione est, infatti, il gigantesco primo stadio sarebbe ricaduto sul suolo statunitense, con il rischio evidente e intollerabile di danni a cose e persone, invece di cadere nell'Atlantico come consueto.
Lanciare in direzione ovest, ossia sopra il Pacifico, avrebbe comportato un'enorme penalizzazione. I missili orbitali vengono lanciati sempre verso est perché in questo modo sfruttano la velocità di rotazione della Terra, che a Cape Canaveral è di circa 1470 km/h (Aerospaceweb.org). Questo significa che un missile che deve raggiungere la velocità orbitale di 28.000 km/h e viene lanciato verso est non deve accelerare da 0 a 28.000 km/h, ma da 1470 a 28.000 km/h: deve insomma accelerare di 26.530 km/h.
Lanciarlo in direzione opposta, verso il Pacifico, significherebbe lottare contro la medesima velocità di rotazione terrestre: il missile partirebbe in retromarcia, per così dire, con una penalità di 1470 km/h, per cui dovrebbe accelerare di 29.470 km/h, con consumi di carburante molto superiori.
Occorre aggiungere un'altra considerazione alle immagini della presunta astronave. Anche siti abbastanza possibilisti in campo ufologico, come Lunexit.it, hanno accertato che si tratta di conformazioni naturali del terreno e che quindi le precedenti interpretazioni extraterrestri erano una svista. Infatti hanno reperito una versione a maggiore risoluzione dell'immagine in questione, che non lascia più dubbi in proposito: la presunta astronave è in realtà un avvallamento del terreno.

Fra il 2010 e il 2012 il progetto Apollo Image Archive dell'Arizona State University ha effettuato nuove scansioni digitali delle pellicole originali Apollo e ha pubblicato versioni ad altissima risoluzione delle immagini contenenti la presunta “astronave”, che sono in realtà due (AS15-P-9625 e AS15-P-9630). Da queste scansioni si possono estrarre i seguenti dettagli, che chiariscono ulteriormente che si tratta di un semplice avvallamento.
Queste due immagini sono state scattate da angolazioni differenti, per cui possono essere combinate per ottenere un'immagine stereoscopica che permette di apprezzare rilievi e avvallamenti.
Inoltre la medesima zona è stata fotografata anche in altre occasioni: per esempio dalla Metric Camera dell'Apollo 15. È visibile nell'immagine AS15-M-1720 (scaricabile qui ad altissima risoluzione, 221 megabyte, 16193x16193 pixel, e qui a risoluzione più bassa, 2400x2397 pixel, 2,9 megabyte). Questa è l'immagine complessiva (la freccia indica la presunta astronave):

Dalla versione ad altissima risoluzione si ottiene questo dettaglio:

Sempre l'Apollo 15 ha raccolto altre immagini con illuminazioni varie e differenti: AS15-M-1037, AS15-M-1038, AS15-M-1333, AS15-M-1334, AS15-M-1335, AS15-M-1581, AS15-M-1720. Invece l'Apollo 17 scattò le foto AS17-M-2805, AS17-M-2806 e AS17-139-21284: quest'ultima è mostrata qui sotto.
A questo punto, con questa serie di prove, qualsiasi ipotesi di autenticità dei video della missione “Apollo 20” è da scartare, a meno che si voglia credere che gli alieni usino astronavi a molla e che sulla Luna siano stati mandati uomini segati in due.
Le coordinate selenografiche della presunta astronave sono note ("cratere Iszak D, a sud ovest del cratere Delporte, sulla faccia nascosta della Luna", secondo il racconto di Rutledge, ossia 18.52° S / 117.2° E) e possiamo quindi usarle per cercarne l'immagine nelle mappe lunari. Purtroppo, però, il risultato della mappa della sonda Clementine (1994) è deludente anche nella versione di Mapaplanet.org: la risoluzione è insufficiente.
Laa ACT-REACT QuickMap, realizzata sulla base delle immagini raccolte dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter, permette di localizzare agevolmente la zona d'interesse di questa vicenda grosso modo fra i crateri Hilbert G, Delporte e Diderot:
Questa è l'ubicazione della zona sulla faccia nascosta della Luna (immagine tratta da Lroc.sese.asu.edu):
Circolano da tempo, soprattutto su Internet, tesi secondo le quali vi sarebbe stata una missione Apollo segreta, denominata Apollo 20, svolta congiuntamente da astronauti statunitensi e cosmonauti sovietici per recuperare un'astronave extraterrestre scoperta sulla Luna.La storia è stata ripescata nel 2009 dalla trasmissione Mistero (Italia 1) e segnalata da Flavio Vanetti sul Corriere della Sera. Nel 2007-2008 era stata raccontata su Internet da Luca Scantamburlo e nel 2007 da Michael Salla.
Secondo la narrazione di tale William Rutledge, che asserisce di essere stato uno degli astronauti di questa missione insieme all'americana Leona Snyder e al russo Alexei Leonov, un vettore Saturn V sarebbe partito di nascosto nel 1976 dalla base militare di Vandenberg, in California, diretto verso la faccia non visibile della Luna. Là, infatti, le ricognizioni dell'Apollo 15 avevano scoperto un gigantesco vascello alieno.
La presenza del veicolo sarebbe confermata da immagini pubblicate negli atlanti fotografici lunari, per esempio nel dettaglio della foto NASA AS15-P-9625 mostrato qui sopra. L'“astronave” sarebbe la forma chiara allungata al centro dell'immagine. La fotografia integrale, scattata dalle fotocamere automatiche del veicolo Apollo, che producevano immagini panoramiche su lunghe strisce di pellicola, è presentata qui sotto.
![]() |
| Foto AS15-P-9625 integrale: la presunta astronave è cerchiata. |
E dato che le immagini della faccia nascosta della Luna erano disponibili all'epoca soltanto se la NASA o l'Unione Sovietica le rilasciavano, come mai non sono state ritoccate prima di diffonderle, in modo da non rivelare il ritrovamento?
La storia di Rutledge è corredata di molti dettagli narrativi ricchi di riferimenti tecnici e da video impressionanti, che mostrano addirittura un cadavere alieno umanoide e delle immagini ravvicinate del veicolo extraterrestre e possono facilmente distogliere dall'esame sereno dei fatti.Ma se si mette da parte l'impatto emotivo della crudezza delle immagini e si svolge una ricerca attenta, emerge chiaramente che la storia è in realtà un falso piuttosto ben costruito, realizzato dall'artista francese Thierry Speth e sbugiardato anche dagli ufologi, che hanno realizzato una pregevole indagine sotto l'egida del CUN (Centro Ufologico Nazionale).Una delle principali obiezioni è l'assurdità di pensare che si possa far partire un missile alto più di cento metri dalla California senza che nessuno lo veda decollare e senza che gli astronomi e gli astrofili di tutto il mondo lo avvistino durante il tragitto verso la Luna (come avvenne per le altre missioni Apollo).
Il CUN segnala inoltre che l'esame dei video presentati da Rutledge riserva sorprese rivelatrici, come la scoperta di una ben poco futuristica molla in una delle riprese della presunta astronave:

A quest'indagine si aggiungono le considerazioni di Forgetomori, che indica le tracce che hanno portato all'identificazione di Speth come autore dei video e nota che in uno dei video di Rutledge che mostra l'interno del modulo lunare uno degli astronauti è stato sovrapposto allo sfondo con un mascherino sbagliato, per cui a un certo punto risulta essere un torso fluttuante, come si vede lungo il margine inferiore del fotogramma mostrato qui sotto. Questo rivela il trucco: si tratta di immagini prodotte con effetti speciali.

AboveTopSecret ha inoltre notato che in uno dei video della presunta missione Apollo 20, quello denominato ‘The City”, c'è l'audio di una conversazione copiata pari pari dall'audio della missione Apollo 15, e che le immagini della “città” sono state prese dalle pagine 24 e 25 del libro ESCHATUS: Future Prophecies From Nostradamus' Ancient Writings di Bruce Pennington.
Su un piano più tecnico, Forgetomori nota inoltre che lanciare un vettore da Vandenberg, sulla costa occidentale degli Stati Uniti, anziché da Cape Canaveral, sulla costa orientale, avrebbe comportato una drastica modifica del piano di volo standard dei missili Saturn V. Lanciato in direzione est, infatti, il gigantesco primo stadio sarebbe ricaduto sul suolo statunitense, con il rischio evidente e intollerabile di danni a cose e persone, invece di cadere nell'Atlantico come consueto.
Lanciare in direzione ovest, ossia sopra il Pacifico, avrebbe comportato un'enorme penalizzazione. I missili orbitali vengono lanciati sempre verso est perché in questo modo sfruttano la velocità di rotazione della Terra, che a Cape Canaveral è di circa 1470 km/h (Aerospaceweb.org). Questo significa che un missile che deve raggiungere la velocità orbitale di 28.000 km/h e viene lanciato verso est non deve accelerare da 0 a 28.000 km/h, ma da 1470 a 28.000 km/h: deve insomma accelerare di 26.530 km/h.
Lanciarlo in direzione opposta, verso il Pacifico, significherebbe lottare contro la medesima velocità di rotazione terrestre: il missile partirebbe in retromarcia, per così dire, con una penalità di 1470 km/h, per cui dovrebbe accelerare di 29.470 km/h, con consumi di carburante molto superiori.
Le foto NASA dell'“astronave”
Occorre aggiungere un'altra considerazione alle immagini della presunta astronave. Anche siti abbastanza possibilisti in campo ufologico, come Lunexit.it, hanno accertato che si tratta di conformazioni naturali del terreno e che quindi le precedenti interpretazioni extraterrestri erano una svista. Infatti hanno reperito una versione a maggiore risoluzione dell'immagine in questione, che non lascia più dubbi in proposito: la presunta astronave è in realtà un avvallamento del terreno.

Fra il 2010 e il 2012 il progetto Apollo Image Archive dell'Arizona State University ha effettuato nuove scansioni digitali delle pellicole originali Apollo e ha pubblicato versioni ad altissima risoluzione delle immagini contenenti la presunta “astronave”, che sono in realtà due (AS15-P-9625 e AS15-P-9630). Da queste scansioni si possono estrarre i seguenti dettagli, che chiariscono ulteriormente che si tratta di un semplice avvallamento.
Queste due immagini sono state scattate da angolazioni differenti, per cui possono essere combinate per ottenere un'immagine stereoscopica che permette di apprezzare rilievi e avvallamenti.
Inoltre la medesima zona è stata fotografata anche in altre occasioni: per esempio dalla Metric Camera dell'Apollo 15. È visibile nell'immagine AS15-M-1720 (scaricabile qui ad altissima risoluzione, 221 megabyte, 16193x16193 pixel, e qui a risoluzione più bassa, 2400x2397 pixel, 2,9 megabyte). Questa è l'immagine complessiva (la freccia indica la presunta astronave):

Dalla versione ad altissima risoluzione si ottiene questo dettaglio:

Sempre l'Apollo 15 ha raccolto altre immagini con illuminazioni varie e differenti: AS15-M-1037, AS15-M-1038, AS15-M-1333, AS15-M-1334, AS15-M-1335, AS15-M-1581, AS15-M-1720. Invece l'Apollo 17 scattò le foto AS17-M-2805, AS17-M-2806 e AS17-139-21284: quest'ultima è mostrata qui sotto.
![]() |
| Dettaglio della foto precedente (AS17-139-21284). La presunta astronave è in basso a destra. |
A questo punto, con questa serie di prove, qualsiasi ipotesi di autenticità dei video della missione “Apollo 20” è da scartare, a meno che si voglia credere che gli alieni usino astronavi a molla e che sulla Luna siano stati mandati uomini segati in due.
Nota
Le coordinate selenografiche della presunta astronave sono note ("cratere Iszak D, a sud ovest del cratere Delporte, sulla faccia nascosta della Luna", secondo il racconto di Rutledge, ossia 18.52° S / 117.2° E) e possiamo quindi usarle per cercarne l'immagine nelle mappe lunari. Purtroppo, però, il risultato della mappa della sonda Clementine (1994) è deludente anche nella versione di Mapaplanet.org: la risoluzione è insufficiente.
Laa ACT-REACT QuickMap, realizzata sulla base delle immagini raccolte dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter, permette di localizzare agevolmente la zona d'interesse di questa vicenda grosso modo fra i crateri Hilbert G, Delporte e Diderot:
Questa è l'ubicazione della zona sulla faccia nascosta della Luna (immagine tratta da Lroc.sese.asu.edu):
2009/10/29
LRO rifotografa l'Apollo 17, stavolta a 50 cm per pixel
di Paolo Attivissimo
Le prime immagini dei siti d'allunaggio scattate dalla sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) nella sua orbita bassa definitiva, a 50 chilometri d'altezza sopra il suolo lunare, non hanno deluso. Con una risoluzione di 50 centimetri per pixel, si possono distinguere chiaramente le zampe della base del modulo lunare dell'Apollo 17, le tracce delle impronte degli astronauti e persino la bandiera.
E' interessante confrontare queste fotografie con quelle della stessa zona scattate al suolo dagli astronauti dell'Apollo 17, Cernan e Schmitt:
Le immagini provengono dal blog dell'LRO e sono state pubblicate il 28 ottobre 2009 ma scattate il primo ottobre 2009. La scansione completa dell'area, in formato TIF non elaborato, è disponibile qui (253 MB).
Le prime immagini dei siti d'allunaggio scattate dalla sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) nella sua orbita bassa definitiva, a 50 chilometri d'altezza sopra il suolo lunare, non hanno deluso. Con una risoluzione di 50 centimetri per pixel, si possono distinguere chiaramente le zampe della base del modulo lunare dell'Apollo 17, le tracce delle impronte degli astronauti e persino la bandiera.
E' interessante confrontare queste fotografie con quelle della stessa zona scattate al suolo dagli astronauti dell'Apollo 17, Cernan e Schmitt:
Le immagini provengono dal blog dell'LRO e sono state pubblicate il 28 ottobre 2009 ma scattate il primo ottobre 2009. La scansione completa dell'area, in formato TIF non elaborato, è disponibile qui (253 MB).
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