2017/06/05

“The Red Stuff”, documentario sul programma spaziale sovietico

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".

The Red Stuff è un documentario che intervista i protagonisti e mostra immagini rare delle missioni spaziali sovietiche. Ê sottotitolato (hardcoded) in inglese; il titolo inglese è un gioco di parole sul film The Right Stuff (in italiano Uomini veri).

2017/06/03

“Lunar”, splendido video che anima le foto Apollo

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".


Lunar di Christian Stangl si prende forse qualche libertà di troppo qua e là con le immagini originali (le stelle nel cielo lunare, per esempio), ma le sue animazioni delle fotografie originali delle missioni Apollo sono assolutamente magiche nella loro tridimensionalità. Buona visione.

2017/05/20

Video: complotti lunari ad Astrocaffè di Link4Universe

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".

A fine aprile 2017 sono stato ospite di una puntata di Astrocaffè, nella quale ho chiacchierato di complotti lunari e di chicche spaziali insieme ad Adrian Fartade. Verso la fine della puntata l'audio perde la sincronizzazione perché il telefonino usato per le riprese si è surriscaldato e ha avuto problemi di scrittura del file. Buona visione.

2017/04/18

Quando fu rivelato il “complotto del paracadute” di Gagarin?

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!". Ultimo aggiornamento: 2023/04/12.

English summary: Gagarin's landing separately from his Vostok spacecraft is widely reported by many space historians as a secret which was kept until 1971. However, a Russian book dated (apparently) 1965 contains an illustration which gives away this secret, and an Italian press cutting dated 15 April 1961 mentions Gagarin landing with his own parachute: "Witnesses report that Yuri landing with a parachute (until yesterday, it was being reported that the space cabin itself had brought him back to the ground)". Another Italian newspaper on the same date reports this detail in its headline. Other US press cuttings from 1961 also report that Gagarin landed with his own chute,


Secondo molti storici, lo straordinario volo di Yuri Gagarin del 12 aprile 1961 ebbe una particolarità: il fatto che Gagarin non rimase nella capsula Vostok fino all'atterraggio fu tenuto nascosto. Questo serviva per non rivelare che l'Unione Sovietica non aveva ancora la tecnologia sufficiente a consentire un atterraggio morbido di un veicolo spaziale e per non invalidare l'omologazione del record da parte della FAI (Fédération Aéronautique Internationale), che imponeva che il pilota rimanesse a bordo fino all’atterraggio.

Molte fonti dicono che questo segreto fu mantenuto fino al 1971 e oltre. Lo fanno per esempio Amy Shira Teitel su Motherboard e Nola Taylor Redd e Robert Roy Britt su Space.com. Lo fa anche questo articolo su Seeker, che nota inoltre che il requisito FAI di atterrare dentro il veicolo fu annullato dopo il volo di Titov il 7 agosto del 1961. Astronautix dice che il segreto fu mantenuto “per molti anni”. Il libro Spacesuit: Fashioning Apollo di Nicholas De Monchaux scrive che la rivelazione avvenne soltanto nel 1978 (“The particulars of this process, and the fact of Gagarin's separate landing, were not revealed until 1978”, pag. 109) citando come fonte Space Flight: The Records di Tim Furniss (1985).

Tuttavia altre fonti anticipano parecchio questa rivelazione.

MannedTweets cita un libro cecoslovacco del 1963, Astronautické otazníky (Questioni di astronautica), che parla della Vostok 2 dicendo che per l’atterraggio c’erano due opzioni, ossia restare in cabina o usare un sistema di espulsione, e Titov scelse la seconda.

Il libro Cosmonauti perduti di Luca Boschini dice invece che “La menzogna venne alla luce solo un anno dopo, per via di una gaffe del terzo cosmonauta sovietico Popovich: quando gli venne rivolta la domanda su come fosse atterrato, lui si lasciò sfuggire che si era lanciato col paracadute “come Gagarin e Titov”. Quando si dice che le bugie hanno le gambe corte...” (pag. 197). Popovich volò ad agosto 1962, per cui la rivelazione involontaria risalirebbe a quel periodo.

La Stampa del 15 aprile 1961 (pochi giorni dopo l’impresa) scrive inoltre, a firma di Alberto Ronchey, che “I testimoni raccontano che Yuri è disceso col paracadute (fino a ieri si diceva che la stessa cabina spaziale lo avesse ricondotto a terra)”.

La prima pagina intera de La Stampa dalla quale è tratta la citazione (ho segnato con un rettangolo la posizione della frase nella pagina):

Il Corriere della Sera del 15 aprile 1961 annuncia il presunto segreto direttamente nel titolo (ma non nel testo dell’articolo) in prima pagina: “Gagarin scese con il paracadute abbandonando nel cielo la nave spaziale”.

Nel 2023 Nick Stevens ha segnalato inoltre alcuni articoli della stampa in lingua inglese di aprile 1961 che parlano di atterraggio separato e di versioni contrastanti degli eventi. Non ha indicato le testate che li pubblicarono e non sono riuscito a trovarle facendo ricerche online, ma i ritagli si trovano in questo forum russo, che cita come fonti rispettivamente il “Pittsburg Press” e la Associated Press nel giornale “Reading Eagle” e dice che si tratta di una corrispondenza inviata dal giornalista UPI Henry Shapiro da Mosca.


La trascrizione:

Cosmonaut Returned By Parachute

3 Versions Given of Flier's Descent From Orbiting Craft

MOSCOW, April 14 [...] The official Russian [...] news agency said today [...] spaceman Yuri Gagarin [re]turned to earth by parach[ute.] It did not make c[...] whether Gagain left [...] space ship while it was [...] in the air or whether the [en]tire craft carrying the cos[mo]naut was landed by parach[ute.]

Seen By Farmer

In giving first details of Gagarin’s return, Tass did [...] give the place where he and his space vehicle landed.

But it said Gagarin and his space ship were seen coming down by a tractor driver working in a field.

It said the details of the [in]cident were reported in K[om]solmolskaya Pravda, publication of the young Communist group.

“A tractor driver who was working not far away had a good view of the landing of the cosmic ship,” the Tass account said.

Driver Quoted

The dispatch quoted [...] tractor driver as saying:

“The cosmonaut landed [...] parachute not far from [...] With my comrades I ran [to] meet him. We saw a very calm and absolutely [un]harmed slim man. On [one] wrist he had a watch, on the other a small mirror in the sleeve of the flying suit.”

Earlier, Tass reported in [an] interview with Russian [...]tist Nikolai Gurovsky that “Gagarin’s landing was exceptionally successful.”

“The astronaut came down smoothly in a glade near a field, landing on both feet,” Gurovsky was quoted as saying, “Even without tumbling, he walked up to the people who saw him first.”

[There was no immediate explanation of the apparent conflict between the tractor driver’s version of seeing the “cosmic ship” land and Gurovsky’s statement that Gagain landed “on both feet.”]

Komsomolskaya Pravda reported, according to Tass, [...]



La trascrizione della prima parte, quella saliente:

Russian Radio Suggests Spaceman ’Chuted to Earth at End of Flight

Moscow, April 14 (AP) – Moscow Radio suggested today that spaceman Yuri Gagarin left his space capsule in the air and completed his trip by parachuting to the ground.

The broadcast quoted Soviet scientist Nikolai Gurovsky as saying: “The astronaut came down smoothly in a glade near a field. Landing on his feet, even without tumbling, he walked up to the people who saw him first.”

Tass, quoting the newspapers Komsomolskaya Pravda and Soviet Russia, added these tidbits to the story of man’s first successful flight through space:

A tractor driver on the collective farm, Ivan Rudenko, was working near his field station when he saw the landing.

“Rudenko... saw well the landing of the space ship. He said the cosmonaut parachuted down close to where he was.

“My comrades and I ran out to meet him.” Rudenko said. “We saw a very calm and absolutely unhurt man who has a wristwatch on one hand and a small mirror on the sleeve of his flying suit on the other hand.

“Yuri Gagarin told the collective farmers who he was and they enthusiastically welcomed him.

“Soon a car arrived to take the astronaut... we were sorry we had no time to invite the guest to lunch.”

Farmer Quoted

Tass quoted a middle-aged collective farmer who had noticed something unusual in the sky.

“She went up a hill and saw that a man wearing some strange outfit was waving to her from afar. This was Yuri Gagarin... the collective farmers helped him to take off the airtight helment and the space suit. The astronaut remained bare-headed and somebody immediately presented him a cap.”


Sembra, insomma, che la notizia della vera dinamica del volo di Gagarin sia trapelata, sia stata pubblicata da alcuni giornali, e sia poi stata dimenticata collettivamente, sostituendola con una versione distorta degli eventi.

L’equivoco storico, secondo ShuttleAlmanac, è che si confonde la versione governativa sovietica con quella diffusasi inizialmente: alcune fonti sovietiche dell’epoca avrebbero dichiarato che Gagarin si era paracadutato separatamente, ma il governo del paese avrebbe poi insistito ufficialmente che era atterrato con la Vostok e avrebbe obbligato il cosmonauta a mentire durante le conferenze stampa. L’ammissione formale, governativa, sarebbe avvenuta soltanto nel 1971, per non invalidare il volo di Gagarin secondo le norme FAI di quel tempo.

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La versione originale dell’indagine qui sopra è stata ispirata dalla mia scoperta dell’esistenza di un libro, Cosmonauta Uno di M. Vodopyanov, datato (a quanto pare) 1965 e disponibile come scansione parziale su Vault of the Atomic Age e su Dreams of Space, che mostra un disegno di Gagarin dopo l'atterraggio mentre indossa la tuta spaziale e ha davanti a sé un proprio paracadute.



Ho chiesto ai miei lettori russofoni di tradurre il testo che accompagna l'immagine: la frase "Он прыгнул с парашютом", secondo @DottAloe, significa “Si è lanciato con il paracadute”, e @dfmunno aggiunge che il testo dice che “a quota 7mila ha visto il fiume Volga, poi ha aperto il paracadute atterrando sulle terre dove iniziò a volare 6 anni prima”.

Se la datazione del libro fosse confermata, sarebbe una sorpresa notevole scoprire che un libro diffuso liberamente in Unione Sovietica rivelava un segreto del genere con anni di anticipo rispetto alle cronologie comunemente accettate.


2020/06/26


Nel 2017 nei commenti su Dreams of Space è stato pubblicato questo aggiornamento:

I can confirm the date of this book. It was 1965. The author, Mikhail Vodopyanov, was a Major General in the Soviet Air Force. I own a copy and there is an additional copy in a library in Berlin: Staatsbibliothek zu Berlin - Preußischer Kulturbesitz, Haus Potsdamer Straße SBB-PK, Potsdamer Straße, Berlin, 10785 Germany

SpaceShuttleAlmanac, una fonte molto autorevole nel settore della storia dell’esplorazione spaziale, ha chiesto ai colleghi e Katya Pavlushchenko ha risposto così:



La voce del catalogo della Biblioteca di Stato Russa mostra quanto segue:



Sul sito di aste russo citato da Pavlushchenko si trova questo:

Secondo Google Translate, il libro sarebbe composto da 55 pagine, risalirebbe effettivamente al 1965, sarebbe stato stampato in 200.000 esemplari e le sue illustrazioni sarebbero opera dell’artista E.I. Seleznev.

2021/04/13

A luglio 2020 Katya Pavlushchenko mi ha gentilmente inviato una copia del libro (in cambio di una copia del mio Moon Hoax: Debunked!).




 

Per contro, quest’altro libretto russo del 1961 racconta la storia di Gagarin con illustrazioni di assoluta fantasia e mostra un atterraggio a bordo del veicolo spaziale.

2016/10/20

Recensione: “La Storia siamo noi: Apollo 11 - Il lato oscuro della Luna” (Raitre, 2006)

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!". Ultimo aggiornamento: 2016/10/21 8:30.

La Rai ospita sul proprio sito un documentario, Apollo 11 - Il lato oscuro della Luna, presentato da Giovanni Minoli, che presenta quasi esclusivamente le tesi di complotto, senza alcuna verifica da parte di Minoli o degli altri responsabili della produzione (secondo i titoli di testa, il programma è di Piero A. Corsini, Massimiliano De Santis, Daniela Ghezzi, Marco Melega e Stefano Rizzelli ed è a cura di Giuliana Mancini; il direttore di produzione è Ernesto Carboni e il produttore esecutivo è Alessandra Bacci; la regia è di Maurizio Malabruzzi). A quanto mi risulta, il documentario fu trasmesso per la prima volta ad agosto del 2006.

Quella che segue è una critica tecnica alle principali affermazioni fatte durante il documentario. La versione originale di questa critica risale appunto al 2006 ed è pubblicata qui su Disinformatico.info.




Per chi avesse problemi nella visualizzazione della versione pubblicata dalla Rai (e inclusa qui sopra), su Youtube c'è una copia identica (ho verificato che sono perfettamente uguali).

La prima cosa da notare è che non si tratta di una produzione Rai, ma di un documentario della TV tedesca, firmato da Willy Brunner (complottista) e Gerhard Wisnewski (complottista). Il massimo dell'obiettività, insomma.


1:45. L’astronomo Phil Plait parla di “250 persone” che alla Nasa avrebbero dovuto sapere e partecipare al complotto. Ma riascoltando la registrazione si scopre che l’audio inglese dice chiaramente “250.000 people involved”. La traduzione italiana trasforma d’incanto 250.000 in duecentocinquanta, facendo sembrare facile zittire un numero così modesto di cospiratori. Un errore grossolano che è sfuggito a tutta la filiera di produzione Rai. Possibile che nessuno si sia chiesto come abbia fatto la NASA ad andare sulla Luna impiegando solo 250 persone?


01:50. La sigla mostra le immagini di una missione sbagliata (una successiva all'Apollo 11) montate sopra l'audio della voce di Neil Armstrong (dell'Apollo 11).


02:30. Minoli dice che Armstrong lascerà sulla Luna “l’impronta piú famosa della storia dell’umanità”, ma mostra una foto di un’impronta lasciata dal collega Aldrin.



03:50. Parla Ralph René (1933-2008), definito “scrittore scientifico”. Ecco la sua scheda nella Wikipedia: guarda caso, sosteneva anche che gli attentati dell’11 settembre furono un complotto (esattamente come Brunner e Wisnewski, gli autori del documentario; coincidenza straordinaria). Non sembra aver scritto nulla di scientifico che giustifichi la qualifica di “scrittore scientifico”. Perché presentarlo con un titolo così altisonante? Sul suo sito vendeva libri che “dimostrano” la falsità degli sbarchi lunari.

René mostra una foto: lui dice che mostra la passeggiata spaziale di Michael Collins durante il volo con la Gemini 10 e che è presentata in un libro di Collins intitolato “Carrying the Fire”. Afferma che è stata artefatta prendendo un'immagine di un'esercitazione a bordo di un aereo (il celebre Vomit Comet usato per simulare l'assenza di peso). La foto è mostrata qui accanto. Secondo René, una delle immagini del trittico (quella di mezzo) è presentata falsamente nel libro dell'astronauta Collins come immagine di passeggiata spaziale.

Ma il falso lo sta commettendo René. Minoli non lo dice, ma James Oberg, grande storico delle missioni spaziali e debunker, ha documentato che il libro di Collins non presenta affatto la foto dicendo che si tratta di una passeggiata spaziale: il libro dice chiaramente che è fatta a bordo di un aereo usato per l’addestramento all'assenza di peso. Come le altre mostrate accanto. Anzi, nel libro Collins dice chiaramente, con rammarico, che non ci sono foto della sua passeggiata spaziale. René, insomma, s'è inventato tutto. Ma Minoli non controlla e abbocca alla panzana del complottista.

Non solo: riguardando con attenzione la registrazione del documentario, si scopre che Brunner e Wisnewski hanno barato nel montaggio. Prima mostrano la copertina del libro di Collins, poi mostrano subito dopo una pagina che contiene la foto incriminata sotto la dicitura “Gemini 10 space walk”. Ma la pagina non è tratta dal libro di Collins: è presa da quello di René. Lo si capisce leggendone il testo, chiaramente riconoscibile nel fermo immagine.



06:30. René presenta la teoria delle ombre misteriosamente convergenti nelle foto lunari. Ma le ombre nelle foto devono essere convergenti: si chiama prospettiva.


07:00. René presenta una foto lunare nella quale c’è una sorta di lettera C su una roccia. La voce fuori campo ipotizza che sia “la prova che si tratta di materiale di scena”. Perché un attrezzista di scena che dovesse allestire un set lunare dove ci sono rocce dappertutto, marcherebbe ogni roccia con una singola lettera. Cosa fa quando arriva alla ventiseiesima roccia? E non solo se la dimentica bene in vista lui; non se ne accorge nessun altro degli addetti alla messinscena. Se ne accorge solo Ralph René. Che senso ha?


07:05. Ancora i reseau mark (le crocettine) che scompaiono, e persino le stelle che mancano, quelle che persino Mazzucco di Luogocomune.net dice che giustamente non devono esserci. Tutta roba vecchia e rifritta.


07:25. Parla un altro “scrittore scientifico”, Gernot Geise. Questo è il suo sito. Ma guarda: anche lui complottista. Dice che “in alcune foto è possibile vedere dei puntini luminosi simili a riflettori. C'è addirittura una foto in cui la visiera del casco di un astronauta riflette un'intera fila di riflettori”. Lo spezzone video della sua affermazione è qui.

La foto mostrata è quella qui accanto. Il documentario non lo dice, ma è una foto della missione Apollo 12. Precisamente, è un dettaglio della foto AS12-49-7281, scattata durante la seconda passeggiata lunare effettuata durante quella missione.

L'astronauta ritratto è Alan Bean; quello riflesso nella visiera è Charles “Pete” Conrad. L'immagine originale è consultabile presso la Apollo Image Gallery. Guardando l'originale, si nota subito che i “riflettori” sono in realtà semplicemente graffi irregolari che riflettono la luce. I dettagli sono qui.


08:10. Fin qui sono state presentate le “prove” complottiste. Viene finalmente citato l’astronomo Phil Plait, gestore del sito di debunking e divulgazione Bad Astronomy, ma non gli viene dato spazio per parlare. Parla invece Ernst Stuhlinger, collaboratore di von Braun. Non dice nulla di costruttivo, ma semplicemente che “si è fidato”.


09:50. La voce narrante dice che dopo il decollo del grande razzo dal Cape Kennedy “anche per gli addetti ai lavori non ci sono più immagini”, come se questo potesse consentire una finta nella quale il razzo “si è limitato a girare intorno alla Terra”. Ma non è vero che non c’erano più immagini: c’erano quelle dei telescopi degli osservatori astronomici che seguivano i veicoli in rotta verso la Luna. Se gli astronauti fossero rimasti in orbita intorno alla Terra, i sovietici se ne sarebbero accorti e avrebbero denunciato la messinscena. Non è successo. Ma di questo Minoli e i suoi colleghi non fanno menzione.


10:50. Minoli dice che la diretta dello sbarco sulla Luna “a ben guardare suscita più domande che risposte.” Le suscita solo in chi non si documenta e non guarda bene.


11:30. Parla Richard West, dell'ESO, “all’epoca commentatore della televisione danese”. Dice che la NASA gli aveva fornito un dettagliatissimo piano della missione, e questa sarebbe una prova che la messinscena aveva un copione. Perché la NASA avrebbe invece dovuto andare sulla Luna alla sperindio, senza una tabella di marcia.


12:00. Mostrando uno spezzone della diretta della TV tedesca ARD per l'allunaggio, si afferma che  la famosa frase “un piccolo passo per l'uomo, un grande balzo per l’umanità” di Neil Armstrong “non è stata mai pronunciata in diretta”. La sentirono milioni di telespettatori, quella notte, come documentano le registrazioni della stessa RAI e i titoli dei giornali dell’indomani, ma per Minoli tutto questo non conta. Conta solo il fatto che il complottista Gernot Geise non se la ricorda. Accidenti, che prova schiacciante. Addirittura si accusa la NASA di aver “miracolosamente” fatto ricomparire la frase nelle registrazioni disponibili su Internet.


14:00. Vengono citati come prova di complotto i “reticoli ottici” (reseau marks o fiducials) che scompaiono dietro gli oggetti. Falso: lo sa qualsiasi fotografo che una linea sottile davanti a un oggetto chiaro viene “mangiata” e che nelle foto originali questi reticoli ci sono eccome. Finalmente parla un fotografo, Michael Light, autore del bellissimo Full Moon (che ho e consiglio), che critica i complottisti, perché usano copie di copie di copie sgranate per le loro “dimostrazioni”. Viene presentata di nuovo la roccia con la C: ma quale C, è un peluzzo infilatosi nello scanner, come ha scoperto un filocomplottista, Steve Troy di Lunaranomalies.com.


15:00. La NASA, dice la voce narrante, rifiuta le richieste dei complottisti di vedere le pellicole originali. Certo, se le “prove” dei complottisti sono queste, li posso anche capire. Si dice anche che le pellicole originali sono inaccessibili, ma è una fandonia, dato che sono state sottoposte a scansione da parte della Arizona State University per pubblicarle su Internet.


15:50. Altra “prova”: le illustrazioni NASA hanno le stelle, le foto no. Nessuno che si chieda perché gli autori della presunta messinscena sarebbero così cretini da dimenticarsi le stelle nelle foto dopo averle messe nelle illustrazioni. Il concetto che un’illustrazione possa concedersi una licenza artistica per abbellire un cielo altrimenti nero evidentemente è troppo complesso da capire. Per fortuna questa bufala, almeno, viene sbufalata brevemente da Michael Light.


16:20. Si dice che è strano che dalla Luna non sia stata scattata nessuna foto delle stelle. Non è strano: è falso. Apollo 12 fotografò Venere e Apollo 16 addirittura portò un telescopio per fotografare le stelle dalla Luna, come mostrato qui.


17:40. Si parla delle pellicole e del calore che avrebbe impedito le foto: “non esiste celluloide in grado di resistere a sbalzi del genere”. Anche questa è una vecchia storia. Le pellicole lunari stavano nel vuoto, che è un pessimo conduttore di calore; mica per nulla si usa il vuoto nei thermos. La fotocamera che li conteneva era riflettente, respingeva gran parte del calore del sole e c’era poco contatto fra fotocamera e pellicola. Oltretutto la pellicola era del tipo Estar usato per le riprese aeree dei ricognitori d’alta quota, capace di resistere a grandi escursioni termiche. Tutti dati facilmente accessibili a chiunque si prenda la briga di cercarli. E parlare di celluloide è una castroneria colossale: la celluloide non si usa nelle pellicole fotografiche dagli anni Cinquanta del secolo scorso.


18:10. Gli sbalzi termici ai quali era soggetto il Modulo Lunare sarebbero un altro mistero. Ma anche no: proprio per evitarli, il guscio metallico del veicolo era rivestito da una coperta termica (quella che spesso viene chiamata “stagnola” dai complottisti). Parla Marcello Coradini (coordinatore missioni nel sistema solare - ESA) e spiega come si fa la protezione termica sulla Luna e nello spazio: sandwich di neoprene, mylar e altro materiale per rivestire capsule, strumenti e tute. Nessun problema e nessun mistero.


19:30. Le impronte degli astronauti vicino al Modulo Lunare sono una “prova” di messinscena: non dovrebbero esserci, dice Ralph René, perché il veicolo dovrebbe aver spazzato via tutta la polvere col motore d’allunaggio: “i cameramen hanno dimenticato di pulire le impronte dei piedi” (ma secondo i complottisti alla NASA sono tutti cretini?).

Perla di traduzione: “il propulsore del freno”. Avete mai visto un freno dotato di propulsore? Semmai sarebbe il propulsore di frenata.

Philip Plait spiega invece come mai è rimasta polvere sotto il veicolo: mica atterra in verticale, come pensano i complottisti, ma scende in diagonale e spegne il motore prima di toccare il suolo. René dice che il veicolo non poteva sopravvivere alla caduta da tre metri d’altezza, ma alla NASA non erano stupidi e quindi avevano dotato il Modulo lunare di ammortizzatori proprio per attutire la caduta, che è comunque a 1/6 della gravità e dell’accelerazione terrestre. La polvere c’è perché deve esserci.

Geise dice che i propulsori avrebber dovuto formare “un buco al suolo”. Nella roccia basaltica? Plait spiega che la spinta era ridotta perché il veicolo, a fine discesa, era molto leggero, specialmente nella gravità lunare.


21:15. Si cita il famoso incidente del simulatore LLTV che coinvolse Neil Armstrong, ma si dimentica di dire che il simulatore non era un prototipo del modulo lunare. Si dice che il modulo non sarebbe mai stato collaudato nello spazio, ma è una balla, e Coradini lo spiega sommariamente. Il Modulo Lunare fu infatti portato in orbita per collaudi (Apollo 9, Apollo 10), scendendo fino a 14 chilometri dalla superficie lunare. L’unica fase che non fu ovviamente possibile collaudare prima fu l’allunaggio.


24:40. Il documentario parla di “raggi radioattivi” ed “emissioni radioattive” dal Sole, che avrebbero fritto gli astronauti lunari. Probabilmente una traduzione letterale di “radioactive rays”, ma mi suona dannatamente impropria. Anzi, mi sa tanto di Goldrake: “Raggi radioattivi! Alabarda spaziale!!”. Non sarebbe più giusto parlare di radiazioni?

Si parla delle fasce di Van Allen, che sono pericolose per le loro radiazioni. Si dice che solo i moduli lunari hanno attraversato queste fasce, ma è una fandonia: lo hanno fatto anche i moduli di comando, maggiormente schermati dei moduli lunari. Lo hanno fatto le sonde sovietiche che hanno portato intorno alla Luna degli animali (Zond 5). René strilla che nessuno ha mai superato le fasce di Van Allen e sfida la NASA a dimostrargli il contrario.

Complimenti al traduttore, fra l’altro, anche per la “cintura di Van Allen” (traduzione letterale di “Van Allen belt”). In italiano si chiama fascia.

Risponde Plait: i veicoli erano schermati proprio per questo. Chiede almeno una fonte bibliografica che dimostri le affermazioni dei complottisti, secondo le quali gli astronauti non avrebbero dovuto sopravvivere al passaggio nelle fasce di Van Allen e avrebbero avuto bisogno di una schermatura enorme.


26:50. Rischio radiazioni sulla Luna: le tute spaziali vengono descritte come se fossero degli abitini leggeri, quando invece erano doppie (una pressurizzata interna e una esterna proprio contro le radiazioni e i micrometeoroidi. Coradini spiega che il rischio era prevedibile e arginabile.


27:40. Minoli parla di von Braun. La voce narrante dice che le ricerche “hanno fatto scoprire” una foto di von Braun con Walt Disney. Questa scoperta viene presentata come se fosse un indizio di una collaborazione per il falso, ma la foto è in realtà famosissima e la collaborazione con Disney per divulgare l’esplorazione spaziale non era certo un segreto (ci sono documentari pubblici della Disney condotti da von Braun, e il documentario.


30:00. Le “immagini di grande significato simbolico” del cinema di fantascienza sono “stranamente” simili a quelle degli sbarchi, e questo è un altro motivo di sospetto. Accidenti, che prove possenti. Non è che per caso le immagini simboliche del cinema erano una logica previsione di quello che sarebbe stato fatto/visto negli sbarchi reali?


31:50. Viene citato l'incidente del 1967 (Apollo 1, tre astronauti morti sulla rampa di lancio durante un'esercitazione, foto qui sotto), che sarebbe la ragione per cui si sono fatte le missioni finte. Perché è ovvio: quando una cosa non funziona, non la si riprogetta da cima a fondo e si fa in modo che funzioni. No, si affitta di corsa un set di Hollywood per fare una grande finta e si spera che non se ne accorga nessuno e nessuno spifferi.

Tutto quello che resta dell’interno della capsula dell’Apollo 1
che conteneva i tre astronauti Gus Grissom, Edward White e Roger Chaffee.



33:10. Il programma dice che le foto Apollo 11 fanno pensare a un teatro di posa, mancano di profondità. Sono “troppo simili” a quelle fatte durante le simulazioni. Non è che magari è così perché le simulazioni erano fatte bene, visto che c'era in gioco il successo della missione?


33:30. La foto di Aldrin che scende e sarebbe troppo illuminato. Ma guardate il suolo sullo sfondo: è bianco da tanto che è stato sovraesposto per riuscire a esporre correttamente Aldrin. Il suolo lunare è grigio scurissimo.



34:30. I dipinti degli artisti non corrispondono alle immagini della Luna! Ecco la prova schiacciante. Ma allora perché gli scenografi della Nasa, quelli che avrebbero girato in studio le avventure lunari, non hanno fatto la Luna finta uguale ai dipinti degli artisti, per non allarmare nessuno?


36:50. Non c'è il getto infuocato del motore, previsto da Von Braun sotto il modulo lunare. Ma perché dovrebbe esserci? È un gas che si espande nel vuoto. Viene proposto un confronto con le scie dei motori di manovra dello Shuttle, citate da Gernot Geise. Coradini spiega che non si formano fiamme nel vuoto (e le scie dello Shuttle sono illuminate dal sole in controluce, solo questo le rende visibili).


37:50. Rocce lunari. Geise dice che sono state raccolte da sonde automatiche. Non presenta prove, ma dice che le rocce dei musei sono false. Non ha prove. Ci dobbiamo fidare di lui, ovviamente, ma non dei geologi che le hanno studiate per cinquant’anni.


38:40. Phil Plait viene di nuovo tradotto alterando “250.000 persone” in “250 persone”.


39:10. Minoli insinua che affidare a Bob Gilruth la gestione delle missioni, anziché a von Braun, è prova di un mistero. Dice anche che sul sito della NASA ci sono pochissime foto di Gilruth e nessuna lo ritrae insieme a von Braun. Due panzane clamorose: foto di loro due insieme sono qui, qui, qui, qui e qui.

Gilruth e von Braun sono agli angoli opposti del tavolo, 26 maggio 1958 (didascalia). Da NASA.gov.


40:20. René dice che non c'era nessuna corsa alla Luna. Ma le missioni N-1 sovietiche allora non esistono, i tentativi sovietici di arrivare sulla Luna sono falsi anche quelli?


42:20. Una frase di von Braun ad Armstrong in cui diceva che secondo le statistiche l’astronauta sarebbe dovuto morire nello spazio viene presentata come “prova” del falso sbarco. Qui si sta veramente raschiando il fondo del barile.


42:50. Si dice che il telescopio del monte Paranal, in Cile, dovrebbe poter vedere i resti delle missioni sulla Luna. Ma è dal 2009 che abbiamo le foto che documentano la presenza dei veicoli Apollo sulla Luna, grazie alla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter. In tutti questi anni la Rai non ha aggiornato o rettificato questa sottospecie di documentario.


Il documentario finisce e Minoli intervista l’astronauta italiano Roberto Vittori, che spiega che ha studiato sotto la direzione dell’astronauta lunare John Young. Già questo semplice fatto dovrebbe far cestinare tutti i complottismi lunari: insinuare che gli astronauti non sono andati sulla Luna significa dare del contaballe a John Young e quindi del cretino a Vittori (perché non si sarebbe accorto che Young è un impostore e gli ha mentito quando gli ha insegnato l’astronautica). Ma a Minoli, a quanto pare, la coerenza non interessa.

2016/08/14

La primissima immagine di un Modulo Lunare scattata dallo spazio: Apollo 15, 1971

di Paolo Attivissimo. Questo articolo è disponibile anche in inglese e vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!". Credit per tutte le immagini: NASA/LROC/Arizona State University.

La sonda Lunar Reconnaissance Orbiter è nota per le sue fotografie dei siti di allunaggio Apollo, che nel 2009 hanno finalmente fatto intravedere i veicoli e le attrezzature lasciate sulla Luna (link) e nel 2012 ne hanno offerto una visione ancora più chiara, come questa, riferita al sito di allunaggio di Apollo 15, che mostra lo stadio di discesa (descent stage) del Modulo Lunare della missione, che come tutti gli stadi di discesa dei LM usati per gli allunaggi fu lasciato sulla superficie della Luna. L’immagine mostra anche il veicolo elettrico (LRV) usato dagli astronauti Dave Scott e Jim Irwin per esplorare la zona, gli esperimenti da loro collocati sulla Luna (ALSEP) e i segni delle loro impronte.



Tuttavia non è stata la sonda LRO a fornire la prima documentazione fotografica dei veicoli Apollo visti dall’orbita lunare. Esistono infatti foto del sito di allunaggio di Apollo 15, scattate dallo spazio, che mostrano il Modulo Lunare mentre gli astronauti erano ancora sulla Luna.

Il Modulo di Servizio di Apollo 15, che rimase in orbita intorno alla Luna, pilotato dall’astronauta Al Worden, mentre Scott e Irwin esploravano la superficie lunare, era infatti dotato di una fotocamera ad altissima risoluzione, la Panoramic Camera, che scattò centinaia di foto dall’orbita lunare (maggiori dettagli sono qui e qui). Ciascuna delle immagini lunghe e sottili riprese da questa fotocamera su pellicola aveva una risoluzione tale da mostrare dettagli di 1-2 metri di grandezza su un’area di 320 x 20 km. Queste fotografie sono state sottoposte a scansione e sono disponibili su Internet presso l’Apollo Image Archive della Arizona State University.

Le scansioni risultanti sono immense: le loro versioni in formato PNG Large misurano 60.000 x 6.500 pixel. Ma ci sono versioni a risoluzione anche maggiore: le scansioni grezze in formato TIFF, che misurano 320.000 x 25.000 pixel. Sono così grandi che la Arizona State University ha diviso ciascuna immagine della Panoramic Camera image in otto parti che misurano ciascuna circa 40.000 x 25.000 pixel.

La foto AS15-P-9377 è una delle migliori immagini della Rima Hadley, il sito di allunaggio di Apollo 15, scattate da questa Panoramic Camera. Ecco la versione intera della foto, ridimensionata a 1024 x 109 pixel: la Rima Hadley è proprio al centro di questa lunga striscia di pellicola.




La zoomata massima possibile presso il sito della Arizona State University fornisce soltanto un’ombra a malapena visibile del Modulo Lunare. Per vederla dovrete probabilmente cliccare sull’immagine qui sotto per ingrandirla: l’ombra è accanto alla punta della freccia.




È interessante notare, tuttavia, che la zoomata massima fornita dal sito della ASU non corrisponde alla piena risoluzione della scansione. Per avere questa piena risoluzione è necessario scaricare la scansione grezza in formato TIFF. La Tile 4 (2 GB) di questa scansione grezza della foto 9377 ha questo aspetto (ridimensionata e con l’aggiunta di un riquadro che evidenzia la zona di allunaggio):




Con questa immagine si può zoomare sulla zona di allunaggio e ottenere questo dettaglio (ricampionato ed evidenziato):




Ruotando questa immagine in modo da mettere il nord in alto, aumentandone il contrasto e stringendo ulteriormente l’inquadratura si ottiene questa foto: il Modulo Lunare al completo (sia lo stadio di discesa, sia quello di risalita). Notate l’ombra triangolare. Questa è la primissima immagine orbitale di un Modulo Lunare Apollo, e fu scattata mentre gli astronauti erano ancora sulla Luna.




Grazie ai dati dell’ASU sappiamo esattamente quando fu scattata questa foto storica: il 31 luglio, durante la sedicesima orbita del Modulo di Comando e Servizio Endeavour. In altre parole, fu scattata circa un’ora dopo la Stand-Up EVA di Dave Scott’s, per cui Scott e Irwin erano all’interno del Modulo Lunare nel momento in cui Al Worden riprese questa immagine da una quota di 101,22 km.

Vorrei sottolineare che non sto rivendicando una scoperta: sto semplicemente documentando il metodo da usare per accedere a queste immagini. L’Apollo Lunar Surface Journal già offre questa fotografia nella sua Apollo 15 Map and Image Library, che nota inoltre che Apollo 15 scattò anche altre immagini del sito di allunaggio, che mostrano il LM dall’orbita durante orbite successive a questa, quando Scott e Irwin erano ancora sulla Luna (foto 9430, orbita 27 e foto 9798, orbita 38) e dopo la loro partenza (foto 9809 e 9814, orbita 50). La fotografia mostrata qui è la prima in assoluto.

The very first image of a Lunar Module on the Moon taken from space: Apollo 15, 1971

by Paolo Attivissimo. An Italian version of this article is available. Credit for all images: NASA/LROC/Arizona State University.

The Lunar Reconnaissance Orbiter probe is well-known for its photographs of the Apollo landing sites, which in 2009 finally showed the first glimpses of the hardware left on the Moon (link) and in 2012 offered even clearer views, such as the following picture of the Apollo 15 landing site, showing the descent stage of that mission’s Lunar Module, which like all LM descent stages used for Moon landings was left on the lunar surface. The image also shows the electric vehicle (LRV) used by astronauts Dave Scott and Jim Irwin to explore the area, the experiments they set up on the Moon (ALSEP) and the trails of footsteps they left.



However, LRO did not provide the very first visual documentation of Apollo hardware on the Moon from lunar orbit: there are photographs of the Apollo 15 landing site taken from space while the astronauts were still on the Moon.

The Apollo 15 Service Module, which remained in orbit around the Moon under the control of Command Module Pilot Al Worden while Scott and Irwin explored the lunar surface, was in fact equipped with a high-resolution Panoramic Camera, which took hundreds of photographs from lunar orbit (details are here and here). Each of the long, narrow images taken by this film camera resolved surface details of 1-2 meters over an area of 320 x 20 km. These photographs have been scanned and made available online at the Apollo Image Archive of the Arizona State University.

These Panoramic Camera image scans are truly huge: the PNG Large versions measure 60,000 x 6,500 pixels. However, there are even higher-resolution versions, the raw TIFF scans, spanning a whopping 320,000 x 25,000 pixels. They are so large that the ASU has split each Panoramic Camera image into eight tiles measuring approximately 40,000 x 25,000 pixels.

AS15-P-9377 is one of the best Panoramic Camera images of the Hadley Rille landing site of Apollo 15. This is the full-width version, resized to 1024 x 109 pixels (the Hadley Rille is right in the center of this long film strip):




Maximum zoom-in on the Arizona State University website yields only barely visible shadow of the LM. You’ll probably have to click on the picture below to see it next to the tip of the arrow.




Interestingly, it turns out that ASU's maximum zoom does not provide the full resolution of the scan. For that you need to download the TIFF raw scan. Tile 4 (2 GB) of this raw scan looks like this (resized and annotated; the box indicates the landing site area):




You can now zoom in on the landing site and get this (resampled and annotated):




Rotating this image so that north is up, increasing its contrast and cropping it yields this: the complete Lunar Module (both the ascent stage and the descent stages): notice the tapering shadow. This is the very first orbital image of an Apollo LM, and it was taken while its astronauts were still on the Moon.




Thanks to the ASU data we know exactly when it was taken: on July 31st, 1971, during the sixteenth lunar orbit of the Commmand and Service Module Endeavour. In other words, about an hour after Dave Scott’s Stand-Up EVA, so Scott and Irwin were inside the LM when this photo was taken by Al Worden from an altitude of 101.22 km.

I’d like to clarify that I’m not claiming this to be my discovery: I’m merely documenting the method you can use to access these images. The Apollo Lunar Surface Journal already has this image in its Apollo 15 Map and Image Library. The ALSJ library, additionally, notes that Apollo 15 also took other pictures of the landing site showing the LM from orbit during later orbits while Scott and Irwin were still on the Moon (frame 9430, orbit 27 and frame 9798, orbit 38) and after they departed (frames 9809 and 9814, orbit 50). The photograph shown here is the very first one.