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2017/04/18

Quando fu rivelato il “complotto del paracadute” di Gagarin?

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!". Ultimo aggiornamento: 2023/04/12.

English summary: Gagarin's landing separately from his Vostok spacecraft is widely reported by many space historians as a secret which was kept until 1971. However, a Russian book dated (apparently) 1965 contains an illustration which gives away this secret, and an Italian press cutting dated 15 April 1961 mentions Gagarin landing with his own parachute: "Witnesses report that Yuri landing with a parachute (until yesterday, it was being reported that the space cabin itself had brought him back to the ground)". Another Italian newspaper on the same date reports this detail in its headline. Other US press cuttings from 1961 also report that Gagarin landed with his own chute,


Secondo molti storici, lo straordinario volo di Yuri Gagarin del 12 aprile 1961 ebbe una particolarità: il fatto che Gagarin non rimase nella capsula Vostok fino all'atterraggio fu tenuto nascosto. Questo serviva per non rivelare che l'Unione Sovietica non aveva ancora la tecnologia sufficiente a consentire un atterraggio morbido di un veicolo spaziale e per non invalidare l'omologazione del record da parte della FAI (Fédération Aéronautique Internationale), che imponeva che il pilota rimanesse a bordo fino all’atterraggio.

Molte fonti dicono che questo segreto fu mantenuto fino al 1971 e oltre. Lo fanno per esempio Amy Shira Teitel su Motherboard e Nola Taylor Redd e Robert Roy Britt su Space.com. Lo fa anche questo articolo su Seeker, che nota inoltre che il requisito FAI di atterrare dentro il veicolo fu annullato dopo il volo di Titov il 7 agosto del 1961. Astronautix dice che il segreto fu mantenuto “per molti anni”. Il libro Spacesuit: Fashioning Apollo di Nicholas De Monchaux scrive che la rivelazione avvenne soltanto nel 1978 (“The particulars of this process, and the fact of Gagarin's separate landing, were not revealed until 1978”, pag. 109) citando come fonte Space Flight: The Records di Tim Furniss (1985).

Tuttavia altre fonti anticipano parecchio questa rivelazione.

MannedTweets cita un libro cecoslovacco del 1963, Astronautické otazníky (Questioni di astronautica), che parla della Vostok 2 dicendo che per l’atterraggio c’erano due opzioni, ossia restare in cabina o usare un sistema di espulsione, e Titov scelse la seconda.

Il libro Cosmonauti perduti di Luca Boschini dice invece che “La menzogna venne alla luce solo un anno dopo, per via di una gaffe del terzo cosmonauta sovietico Popovich: quando gli venne rivolta la domanda su come fosse atterrato, lui si lasciò sfuggire che si era lanciato col paracadute “come Gagarin e Titov”. Quando si dice che le bugie hanno le gambe corte...” (pag. 197). Popovich volò ad agosto 1962, per cui la rivelazione involontaria risalirebbe a quel periodo.

La Stampa del 15 aprile 1961 (pochi giorni dopo l’impresa) scrive inoltre, a firma di Alberto Ronchey, che “I testimoni raccontano che Yuri è disceso col paracadute (fino a ieri si diceva che la stessa cabina spaziale lo avesse ricondotto a terra)”.

La prima pagina intera de La Stampa dalla quale è tratta la citazione (ho segnato con un rettangolo la posizione della frase nella pagina):

Il Corriere della Sera del 15 aprile 1961 annuncia il presunto segreto direttamente nel titolo (ma non nel testo dell’articolo) in prima pagina: “Gagarin scese con il paracadute abbandonando nel cielo la nave spaziale”.

Nel 2023 Nick Stevens ha segnalato inoltre alcuni articoli della stampa in lingua inglese di aprile 1961 che parlano di atterraggio separato e di versioni contrastanti degli eventi. Non ha indicato le testate che li pubblicarono e non sono riuscito a trovarle facendo ricerche online, ma i ritagli si trovano in questo forum russo, che cita come fonti rispettivamente il “Pittsburg Press” e la Associated Press nel giornale “Reading Eagle” e dice che si tratta di una corrispondenza inviata dal giornalista UPI Henry Shapiro da Mosca.


La trascrizione:

Cosmonaut Returned By Parachute

3 Versions Given of Flier's Descent From Orbiting Craft

MOSCOW, April 14 [...] The official Russian [...] news agency said today [...] spaceman Yuri Gagarin [re]turned to earth by parach[ute.] It did not make c[...] whether Gagain left [...] space ship while it was [...] in the air or whether the [en]tire craft carrying the cos[mo]naut was landed by parach[ute.]

Seen By Farmer

In giving first details of Gagarin’s return, Tass did [...] give the place where he and his space vehicle landed.

But it said Gagarin and his space ship were seen coming down by a tractor driver working in a field.

It said the details of the [in]cident were reported in K[om]solmolskaya Pravda, publication of the young Communist group.

“A tractor driver who was working not far away had a good view of the landing of the cosmic ship,” the Tass account said.

Driver Quoted

The dispatch quoted [...] tractor driver as saying:

“The cosmonaut landed [...] parachute not far from [...] With my comrades I ran [to] meet him. We saw a very calm and absolutely [un]harmed slim man. On [one] wrist he had a watch, on the other a small mirror in the sleeve of the flying suit.”

Earlier, Tass reported in [an] interview with Russian [...]tist Nikolai Gurovsky that “Gagarin’s landing was exceptionally successful.”

“The astronaut came down smoothly in a glade near a field, landing on both feet,” Gurovsky was quoted as saying, “Even without tumbling, he walked up to the people who saw him first.”

[There was no immediate explanation of the apparent conflict between the tractor driver’s version of seeing the “cosmic ship” land and Gurovsky’s statement that Gagain landed “on both feet.”]

Komsomolskaya Pravda reported, according to Tass, [...]



La trascrizione della prima parte, quella saliente:

Russian Radio Suggests Spaceman ’Chuted to Earth at End of Flight

Moscow, April 14 (AP) – Moscow Radio suggested today that spaceman Yuri Gagarin left his space capsule in the air and completed his trip by parachuting to the ground.

The broadcast quoted Soviet scientist Nikolai Gurovsky as saying: “The astronaut came down smoothly in a glade near a field. Landing on his feet, even without tumbling, he walked up to the people who saw him first.”

Tass, quoting the newspapers Komsomolskaya Pravda and Soviet Russia, added these tidbits to the story of man’s first successful flight through space:

A tractor driver on the collective farm, Ivan Rudenko, was working near his field station when he saw the landing.

“Rudenko... saw well the landing of the space ship. He said the cosmonaut parachuted down close to where he was.

“My comrades and I ran out to meet him.” Rudenko said. “We saw a very calm and absolutely unhurt man who has a wristwatch on one hand and a small mirror on the sleeve of his flying suit on the other hand.

“Yuri Gagarin told the collective farmers who he was and they enthusiastically welcomed him.

“Soon a car arrived to take the astronaut... we were sorry we had no time to invite the guest to lunch.”

Farmer Quoted

Tass quoted a middle-aged collective farmer who had noticed something unusual in the sky.

“She went up a hill and saw that a man wearing some strange outfit was waving to her from afar. This was Yuri Gagarin... the collective farmers helped him to take off the airtight helment and the space suit. The astronaut remained bare-headed and somebody immediately presented him a cap.”


Sembra, insomma, che la notizia della vera dinamica del volo di Gagarin sia trapelata, sia stata pubblicata da alcuni giornali, e sia poi stata dimenticata collettivamente, sostituendola con una versione distorta degli eventi.

L’equivoco storico, secondo ShuttleAlmanac, è che si confonde la versione governativa sovietica con quella diffusasi inizialmente: alcune fonti sovietiche dell’epoca avrebbero dichiarato che Gagarin si era paracadutato separatamente, ma il governo del paese avrebbe poi insistito ufficialmente che era atterrato con la Vostok e avrebbe obbligato il cosmonauta a mentire durante le conferenze stampa. L’ammissione formale, governativa, sarebbe avvenuta soltanto nel 1971, per non invalidare il volo di Gagarin secondo le norme FAI di quel tempo.

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La versione originale dell’indagine qui sopra è stata ispirata dalla mia scoperta dell’esistenza di un libro, Cosmonauta Uno di M. Vodopyanov, datato (a quanto pare) 1965 e disponibile come scansione parziale su Vault of the Atomic Age e su Dreams of Space, che mostra un disegno di Gagarin dopo l'atterraggio mentre indossa la tuta spaziale e ha davanti a sé un proprio paracadute.



Ho chiesto ai miei lettori russofoni di tradurre il testo che accompagna l'immagine: la frase "Он прыгнул с парашютом", secondo @DottAloe, significa “Si è lanciato con il paracadute”, e @dfmunno aggiunge che il testo dice che “a quota 7mila ha visto il fiume Volga, poi ha aperto il paracadute atterrando sulle terre dove iniziò a volare 6 anni prima”.

Se la datazione del libro fosse confermata, sarebbe una sorpresa notevole scoprire che un libro diffuso liberamente in Unione Sovietica rivelava un segreto del genere con anni di anticipo rispetto alle cronologie comunemente accettate.


2020/06/26


Nel 2017 nei commenti su Dreams of Space è stato pubblicato questo aggiornamento:

I can confirm the date of this book. It was 1965. The author, Mikhail Vodopyanov, was a Major General in the Soviet Air Force. I own a copy and there is an additional copy in a library in Berlin: Staatsbibliothek zu Berlin - Preußischer Kulturbesitz, Haus Potsdamer Straße SBB-PK, Potsdamer Straße, Berlin, 10785 Germany

SpaceShuttleAlmanac, una fonte molto autorevole nel settore della storia dell’esplorazione spaziale, ha chiesto ai colleghi e Katya Pavlushchenko ha risposto così:



La voce del catalogo della Biblioteca di Stato Russa mostra quanto segue:



Sul sito di aste russo citato da Pavlushchenko si trova questo:

Secondo Google Translate, il libro sarebbe composto da 55 pagine, risalirebbe effettivamente al 1965, sarebbe stato stampato in 200.000 esemplari e le sue illustrazioni sarebbero opera dell’artista E.I. Seleznev.

2021/04/13

A luglio 2020 Katya Pavlushchenko mi ha gentilmente inviato una copia del libro (in cambio di una copia del mio Moon Hoax: Debunked!).




 

Per contro, quest’altro libretto russo del 1961 racconta la storia di Gagarin con illustrazioni di assoluta fantasia e mostra un atterraggio a bordo del veicolo spaziale.

2016/04/17

Complotti spaziali sovietici: l’“anomalia del 5 aprile”

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!". ed è tratto dal mio Almanacco dello Spazio. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

Aprile 1975: l’agenzia sovietica TASS fa pubblicare in seconda pagina dai giornali nazionali un laconico annuncio intitolato in modo molto blando “Comunicato dal centro di controllo del volo”. Il comunicato informa che “durante il percorso del terzo stadio del razzo i parametri della traiettoria hanno deviato da quelli prestabiliti e un meccanismo automatico ha fatto interrompere il volo, distaccando la cabina spaziale in modo che scendesse a terra. L'atterraggio morbido è avvenuto a sud-ovest di Gorno-Altaisk (Siberia occidentale). I servizi di ricerca e soccorso hanno ricondotto al cosmodromo i due cosmonauti, che stanno bene”. Ma la realtà è assai diversa. Per la prima volta, infatti, un volo spaziale con equipaggio è stato costretto a un drammatico rientro d'emergenza dopo il decollo.

Il 5 aprile è stata lanciata una Soyuz per portare alla stazione spaziale sovietica Salyut-4 Vasili Lazarev, comandante della missione e maggiore dell’aviazione sovietica, e Oleg Makarov, ingegnere di volo civile, per restarvi 60 giorni. Ma quattro minuti e 48 secondi dopo il decollo, alla quota di 145 km, la separazione del terzo stadio dal secondo non è avvenuta correttamente: si sono aperti solo tre dei sei agganci che tengono uniti i due stadi. Il motore del terzo stadio si è acceso mentre il secondo era ancora agganciato.

La spinta del motore del terzo stadio è poi riuscita a spezzare gli agganci rimasti, sganciando il secondo stadio, ma la sollecitazione inattesa ha fatto deviare il veicolo dalla traiettoria prevista. Sette secondi dopo la mancata separazione, il sistema di guida della Soyuz ha rilevato l'anomalia e ha attivato un programma di abort (interruzione d'emergenza). A questo punto del volo il razzo d'emergenza collocato sopra il veicolo era già stato sganciato e quindi è stato necessario ricorrere al motore principale della Soyuz stessa, separando il veicolo dal terzo stadio e poi separando il modulo orbitale e quello di servizio dalla capsula di rientro. Al momento di queste separazioni il veicolo era già puntato verso la Terra e questo ha accelerato fortemente la sua discesa: invece della decelerazione di 15 g prevista per questa situazione, già estremamente violenta, gli astronauti hanno subìto fino a 21,3 g.

Nonostante il sovraccarico, i paracadute della capsula si sono aperti correttamente e hanno rallentato la caduta del veicolo, che è tornato a terra dopo soltanto 21 minuti di volo. Ma i guai dei cosmonauti non sono finiti: la capsula è caduta su un pendio innevato e ha iniziato a rotolare verso uno strapiombo alto 150 metri. Per fortuna i paracadute si sono impigliati nella vegetazione e la Soyuz si è fermata.

L'equipaggio si è trovato immerso nella neve alta fino al petto e a −7 °C, per cui ha indossato l'abbigliamento termico d'emergenza. Inizialmente Makarov e Lazarev hanno temuto di essere finiti in territorio cinese, in un momento in cui i rapporti fra Unione Sovietica e Cina sono molto ostili, e quindi si sono affrettati a distruggere i documenti riguardanti un esperimento militare che si sarebbe dovuto svolgere durante la missione. In realtà l'atterraggio è avvenuto a sud-ovest di Gorno-Altaisk, circa 830 km a nord del confine con la Cina e a circa 1500 km dalla base di lancio. Il contatto radio con un elicottero di soccorso ha poi confermato ai cosmonauti che la Soyuz era caduta in territorio sovietico, ma il luogo di atterraggio era talmente impervio che l'equipaggio non è stato recuperato fino all'indomani.

Contrariamente a quanto dichiarato dalle autorità sovietiche Lazarev ha subìto traumi a causa dell'elevata decelerazione. Makarov, invece, è in buone condizioni e tornerà a volare con le Soyuz 26, 27 e T-3.

La censura sovietica nasconderà la serietà dell'incidente all'opinione pubblica nazionale fino al 1983. Gli Stati Uniti, invece, vengono avvisati sommariamente il 7 aprile 1975, dopo il recupero dell'equipaggio, ma chiedono maggiori chiarimenti, perché sono in corso i preparativi per la storica missione spaziale congiunta fra russi e americani, l'Apollo-Soyuz Test Project, che dovrà decollare tre mesi dopo. Nel rapporto sovietico l'emergenza viene definita semplicemente “anomalia del 5 aprile” e il grave malfunzionamento viene attribuito all'uso di una vecchia variante del vettore Soyuz che non verrà mai più utilizzata.


Fonti: SSAJames Oberg; TASS/La Stampa, 8 aprile 1975, tramite @giaroun.

2016/01/23

Il complotto sovietico scherzoso di Zond 5

di Paolo Attivissimo

Non tutte le cospirazioni hanno intenti ostili: è il caso, per esempio, della burla organizzata in gran segreto dai russi ai danni degli americani nel 1968.

La sonda Zond 5, lanciata dall’Unione Sovietica il 14 settembre 1968, è diretta verso la Luna. Formalmente si tratta di una sonda spaziale, ma è a tutti gli effetti un veicolo Soyuz, di quelli normalmente usati dai sovietici per portare un equipaggio, modificato per il volo teleguidato. Per questo volo sperimentale intorno alla Luna l’equipaggio è sostituito da alcuni animali (tartarughe, mosche, vermi e altro) e da un manichino contenente sensori per le radiazioni. Di fatto è una prova generale di un volo circumlunare con equipaggio. Gli americani sono al corrente delle dimensioni della “sonda” e sanno che potrebbe contenere un equipaggio, che diventerebbe il primo della storia a volare intorno alla Luna (la prima missione americana circumlunare, Apollo 8, deve ancora avvenire e avrà luogo a dicembre del 1968), ma i sovietici mantengono il tradizionale segreto sui dettagli della missione.

Durante questo volo viene perpetrato uno scherzo agli americani: prima del lancio, ai tecnici che stavano preparando la Zond 5 è stato chiesto di collegare con un cavo il ricevitore radio del veicolo al suo trasmettitore. Quando la sonda sta volando intorno alla Luna, il 18 settembre 1968, raggiungendo una distanza minima di 1950 chilometri, il cosmonauta Pavel Popovich trasmette da Terra verso la Zond 5 un annuncio a voce: “Il volo procede regolarmente; ci stiamo avvicinando alla superficie.”

Grazie al collegamento fra ricevitore e trasmettitore, le sue parole vengono ritrasmesse verso Terra dalla Zond 5 e vengono quindi ricevute anche dagli impianti di radioascolto spaziale americani oltre che da quelli russi, creando l’illusione che Popovich sia a bordo del veicolo spaziale sovietico. Le parole di Popovich creano stupore fino ai più alti livelli governativi statunitensi: l’astronauta Frank Borman, consulente spaziale del presidente americano Nixon, riceve una telefonata dal presidente, che chiede come mai un sovietico sta trasmettendo dalla Luna.

Circa un mese dopo, Borman si reca in visita in Unione Sovietica ed è proprio Popovich ad accoglierlo in aeroporto. Nel frattempo gli americani hanno capito che il messaggio dalla Luna era una finzione: Borman, appena sceso dall’aereo, gli mostra scherzosamente il pugno e dice a Popovich “Ehi, tu, burlone spaziale!”.


Fonti: NASA; The First Soviet Cosmonaut Team, di Colin Burgess e Rex Hall (2009), pag. 318, che cita Voice of Russia, “Space exploration is a lifelong job” (2007).

2013/03/06

Il vero complotto lunare, l'N-1 sovietico, rinasce dalle proprie ceneri

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di paolo.pizzag* ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Per tentare di battere gli americani nella corsa alla Luna, i russi costruirono un razzo gigantesco, l'N-1, che però esplose ripetutamente sulla rampa di lancio o poco dopo il decollo. Il progetto fu quindi insabbiato e il governo sovietico diede ordine di distruggere tutto e finse di non aver mai provato a portare un cosmonauta sul suolo lunare. Questo è il vero complotto, concreto e ben documentato, intorno allo sbarco sulla Luna.

I motori costruiti dai russi per le versioni evolute dell'N-1, gli NK-33, non furono distrutti: disubbidendo agli ordini governativi, furono nascosti per vent'anni in un magazzino e riemersero dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Quando i tecnici americani li videro e ne conobbero le specifiche rimasero increduli: nonostante avessero vent'anni sulle spalle, erano comunque talmente progrediti da superare in termini di efficienza i più moderni motori a stelle e strisce, grazie al sistema a ciclo chiuso, che nessun altro era riuscito a perfezionare.

Una versione evoluta dei motori dell'N-1, l'RD-180, finì per essere il primo motore russo a lanciare un vettore americano (un Atlas V) da Cape Canaveral. Il vettore, un Atlas V, era derivato dai missili intercontinentali omonimi progettati per recapitare bombe atomiche americane sulle città russe, ma a partire dal 21 agosto 2002 questa sua versione post-Guerra Fredda volò spinta da un propulsore russo. A volte la realtà supera davvero la fantasia.

Questa è la storia straordinaria raccontata da Equinox - The Engines that Came In from the Cold, un documentario della rete televisiva britannica Channel 4 datato 2000 (o 2001 secondo la scheda IMDB) e visionabile quasi integralmente su Youtube in inglese (prima parte, seconda parte, terza parte, quarta parte, quinta parte incompleta). Copie complete sono reperibili nei circuiti peer-to-peer. La durata complessiva è di 50 minuti.

La singolare vicenda dei motori NK-33 viene narrata attraverso preziose interviste con vari protagonisti dell'era spaziale, come George Mueller,  capo del programma Apollo dal 1963 al 1969 e successivamente direttore della Kistler Aerospace; James Harford, storico dell'astronautica russa; Boris Chertok, vice capo progettista dell'N-1; Vassily Mishin, che prese le redini del progetto N-1 dopo la morte improvvisa di Korolev; Valentin Anisimov, capo progettista dell'Ufficio Progettazione Kuznetsov. Vengono interpellati anche Bob Ford della Lockheed Martin, Bill Hoffman della Aerojet e Charles Vick (Federation of American Scientists), che ha il merito di aver ottenuto la divulgazione delle immagini CIA delle rampe di lancio dell'N-1.

Il documentario è particolarmente interessante non solo per il fatto di raccontare un aspetto poco conosciuto della corsa alla Luna con le testimonianze dei protagonisti, ma anche per l'uso abbondante di riprese sovietiche originali. Viene mostrata la costruzione delle rampe di lancio dell'N-1, con le loro caratteristiche trincee disposte a 120°, e ci si sono riprese dell'assemblaggio, del roll-out e del decollo (a 20:30) del vettore gigante; non mancano anche altre immagini rare, come le esplosioni in volo dell'N-1 e di altri vettori russi e il decollo dello shuttle russo Buran. Una delle immagini più tristi è quella dei pezzi di un N-1 trasformati in tettoie di una porcilaia.

C'è un breve spezzone (a 5:55) nel quale sembra che Korolev tenga un discorso in piazza, ma forse è solo una svista di montaggio, perché un discorso pubblico striderebbe con la segretezza assoluta che veniva mantenuta, secondo gli storici, sull'identità di Korolev, a meno che si tratti di un discorso tenuto in una delle città chiuse nelle quali i russi concentravano le proprie attività segrete.

Nel complesso, The Engines that Came In from the Cold è un ottimo esempio di narrazione documentaristica che fa leva sul fatto molto semplice che certe storie vere sono talmente straordinarie da non aver bisogno di toni sensazionalisti e di invenzioni drammatiche.

Le tre enormi trincee di una rampa di lancio per l'N-1.

Korolev tiene un discorso.

Esplosione in volo di un vettore russo.

Vassily Mishin.
Boris Chertok.

Il roll-out di un N-1, trasportato coricato
secondo il classico metodo russo

Accensione del primo stadio di un N-1.

Decollo di un N-1.

Un N-1 supera la torre di lancio.
Si nota l'assetto molto inclinato.

Un N-1 esplode in volo.

Rottami di un N-1.

Due N-1 contemporaneamente sulle rampe di lancio.

Parti di un N-1 riciclate come tettoia per i maiali.

Quello che resta delle trincee dell'N-1.
Decollo dello shuttle russo Buran.