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2021/12/05

I refusi di Forever Young, l’autobiografia di John Young, corretti per l’edizione italiana

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!". Ultimo aggiornamento: 2022/02/09.

Forever Young è la dettagliata autobiografia dell’astronauta John W. Young, protagonista eccezionale di un’epoca eccezionale. Fu uno degli astronauti più professionalmente longevi, iniziando con le missioni Gemini per poi effettuare ben due voli lunari con il programma Apollo e restando alla NASA fino agli anni iniziali del programma Shuttle, di cui comandò il rischiosissimo volo inaugurale. 

Young è morto nel 2018 dopo lunga malattia e ci ha lasciato i suoi ricordi in questa autobiografia di oltre 400 pagine, pubblicata nel 2013 e scritta insieme a James R. Hansen.

Nei mesi scorsi ho partecipato, insieme a vari esperti, alla revisione tecnica della traduzione italiana di questo libro.

2022/02/09: il libro è ora disponibile in edizione cartacea e in e-book grazie agli sforzi dell’editore Cartabianca. Il titolo italiano è Forever Young - Gemini, Apollo, Shuttle: una vita per lo spazio, di John W. Young con James R. Hansen. Il libro è composto da 474 pagine, ha copertina flessibile e include 220 foto e 247 note esplicative. Costa € 19,90 in versione cartacea e € 11,99 in versione digitale (varianti Amazon Kindle, Apple ed ePub). Per i lettori del Disinformatico c’è uno sconto del 15% sulla versione digitale (la legge italiana impedisce di fare altrettanto per la versione cartacea): è sufficiente usare il codice lunanuova al momento del checkout.

La lettura particolarmente attenta che si fa quando si traduce e rivede un testo ha portato alla luce alcuni errori che credo che sia opportuno segnalare e che verranno corretti nell’edizione italiana.

Correggere gli errori di un astronauta così leggendario può sembrare pretenzioso, e forse anche antistorico e infedele all’originale, ma in un campo nel quale i miti e le dicerie si formano facilmente e mettono radici che spesso portano a equivoci anche dannosi, credo che queste correzioni debbano essere fatte, in modo che il lettore riceva direttamente la versione esatta degli eventi.

Young nel 1965, all’epoca della sua missione Gemini. Foto S65-22670.

Pubblico qui le correzioni effettuate finora, in modo che rimanga traccia delle modifiche apportate al testo originale. Sono utili anche a chi legge il libro originale e può restare perplesso di fronte ad alcuni suoi passaggi e riferimenti.

Capitolo 1

Originale: On STS-82 in April 1997 Susan Kilrain flew as only the third female shuttle pilot. In realtà era la missione STS-83.

Originale: Greg Harbaugh, a 1978 graduate who flew on STS-30, STS-54, STS-71, and STS-82. In realtà Harbaugh volò su STS-39, non STS-30.

Capitolo 8

Originale: Gemini X was to be the sixteenth manned American flight. In realtà fu il quattordicesimo volo, non il sedicesimo: fu preceduto da 6 missioni Mercury con equipaggio (Shepard, Grissom, Glenn, Carpenter, Schirra, Cooper) e da 7 missioni Gemini con equipaggio effettuate prima della 10 (Gemini 3, Grissom/Young; Gemini 4, McDivitt/White; Gemini 5, Cooper/Conrad; Gemini 6A, Schirra/Stafford; Gemini 7, Borman/Lovell; Gemini 8, Amstrong/Scott; Gemini 9A, Stafford/Cernan).

Originale: At a magnitude in excess of 1.7, Gamma Velorum in the constellation Vega is one of the brightest stars in the night sky. In realtà la stella Gamma Velorum si trova nella costellazione delle Vele (o della Vela), non nell’inesistente “costellazione Vega”. Si tratta chiaramente di un errore di battitura: Vega al posto di Vela (il nome della costellazione è infatti Vela anche in inglese).

Capitolo 9

Originale: Tutta la descrizione fatta da Young delle attività degli astronauti di Apollo 8 in occasione dello scatto della famosa foto della Terra che sorge da dietro la Luna è errata. In sintesi, i dialoghi e le azioni sono attribuite da Young alle persone sbagliate. Per esempio, fu Lovell, non Anders, a cercare la pellicola su richiesta di Anders; Lovell non scattò nessuna foto della Terra che sorge; e fu Anders, non Borman, a scattare la foto in bianco e nero e le due successive a colori. Nella traduzione italiana sono state incluse delle note tecniche esplicative.

Capitolo 10

Originale: coelliptic sequence initiators maneuver è un errore al posto di coelliptic sequence initiation maneuver, ossia “manovra di avvio della sequenza coellittica”, come spiegato nel documento Apollo by the Numbers, che a pagina 77 si riferisce proprio alla manovra di Apollo 10.

Capitolo 11

Originale: center engine liquid engine line è un errore al posto di center engine liquid oxygen line, ossia “linea dell’ossigeno liquido del motore centrale”.

Capitolo 13

Originale: “Orion, you’re stay for T-minus-1”. La procedura stay/no-stay a cui ci si riferisce qui si chiama T1, non T-minus-1, come confermato a 104:34:19 nel diario di bordo della missione.

Capitolo 14

Originale: Mohave. La grafia corretta è Mojave.

Originale: We supported the Apollo 17 crew as best we could. Honestly, Charlie and Stu and I never wanted anything but the prime crew actually to make the launch; in fact, the three of us all grew mustaches and vowed not to shave them until those guys got off the launch pad. Young dice che lui, Roosa e Duke (che componevano l’equipaggio di riserva di Apollo 17), giurarono di non radersi i baffi fino al decollo dell’equipaggio primario dalla rampa di lancio. Ma nella pagina successiva Young riparla di radersi i baffi a proposito del rientro degli astronauti dalla missione (splashdown). Le foto scattate nel Controllo Missione durante Apollo 17 documentano che Young aveva ancora i baffi dopo il decollo dallla Terra della missione.

Originale: lunar over mock-up (nella didascalia delle foto) è un refuso al posto di lunar rover mock-up.

Capitolo 17

Originale: The year 1982 saw four shuttle flights: STS-6 through STS-9. Si tratta di un refuso al posto di 1983, dato che subito dopo Young cita queste missioni collocandole appunto nel 1983.

Capitolo 18

Originale: [...] the left-hand SRB’s forward center field joint had experienced a gas leak to the primary O-ring and showed some erosion. Negli Shuttle, di cui sta parlando qui Young, non esiste un "forward center field joint". I field joint sono le giunzioni, realizzate durante l’assemblaggio (sul campo, da cui field), fra i segmenti cilindrici che compongono i booster laterali a propellente solido. La documentazione Shuttle mostra che esistono un "forward field joint", un "center field joint" e un "aft field joint"). Secondo la documentazione che cita la missione in questione, che è la STS-41B (House Report 99-1016, pag. 53; Astronautix), si danneggiò la giunzione anteriore. Di conseguenza, nel tradurre è stato tolto "center".

Originale: Also on board was an experiment involving living cells called the Continuous Flow Electrophesis System (CFES). Il nome esatto dell’esperimento era Continuous Flow Electrophoresis System.

Originale: (in una nota) STS-51G had Patrick Baudry, a retired air force pilot and astronaut for France’s Centre Nationale d’Étude Spatiale (CNES). Il nome corretto del CNES è Centre national d'études spatiales.

Capitolo 20

Originale: [...] the pilot should steer his good tires over to the side of the runway or else the high rollout strut coefficient would result in a sudden uncontrolled ground loop. Sospetto che manchi (o sia sottinteso) of friction dopo coefficient, altrimenti la frase non ha molto senso.

Originale: (nella nota) in STS-3 Jack Lousma and Gordon Fullerton had problems with wind shears coming down at Edwards. STS-3 atterrò a White Sands, non a Edwards.

Originale: The SLI’s goal of delivering 100 pounds to orbit in a way that was 10,000 times safer was a big dream, in my opinion. La frase, riferita all’epoca della Space Launch Initiative del 2000, non ha senso per quel che riguarda 100 pounds to orbit. I documenti ormai storici sulla SLI contengono riferimenti al 10,000 times safer ma nulla su 100 pounds to orbit. In compenso includono frasi come 10,000 times safer and 100 times lower costs oppure 100 times cheaper and 10,000 times safer o ancora 100 times safer and 10 times cheaper. Non è chiaro come debba essere corretta. Può darsi che Young intendesse 100 (o 1000) dollars per pound to orbit al posto di 100 pounds to orbit: alcuni documenti promettono infatti costi intorno ai 1000 dollari alla libbra (circa 2000 dollari al kg): “SLI provides the catalyst for NASA and its partners, including the Department of Defense, to explore new space transportation architectures. NASA's strategic goals for a next generation RLV are to reduce the risk of crew loss to approximately 1 in 10,000 missions while lowering the cost of delivering payloads to low-Earth orbit to less than $1000 per pound” (Space Launch Initiative: A Program Review).

Capitolo 21

Originale: x-ray defraction. La grafia corretta è X-ray diffraction.

Originale: Don Petit. La grafia corretta è Don Pettit.

Capitolo 22

Originale: [...] when Columbia disintegrated on its way down from orbit the morning of 3 February 2003. Il disastro avvenne l’1 febbraio.

Originale: In March 1997 I reported that STS-89 Endeavour the previous month had suffered bottom damage. STS-89 volò nel gennaio 1998, per cui March 1997 va corretto in February 1998.

2019/05/28

Recensione: “Luna” di Bruno Vespa

di Hammer. L'articolo è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale per integrare le osservazioni emerse dai commenti.

È uscito nell'aprile del 2019 (non a caso nell'anno del cinquantesimo anniversario della missione Apollo 11) il nuovo libro di Bruno Vespa intitolato Luna, che come suggerisce il titolo stesso narra delle missioni spaziali che hanno portato a camminare sul satellite del nostro pianeta tra gli anni 60 e gli anni 70.

Il libro non contiene nessuna ricerca inedita realizzata dall'autore ma è interamente basato su altre fonti preesistenti, che Vespa cita puntualmente e correttamente. Per realizzare il libro l'autore ha infatti attinto alle biografie autorizzate degli astronauti, alle testimonianze dei tecnici che hanno partecipato alla realizzazione delle missioni e agli scritti giornalistici dell'epoca e attuali e in particolare agli articoli di Oriana Fallaci per L'Europeo e quelli contenuti nel libro Se Il Sole Muore.

L'autore dedica la più ampia parte del suo volume alla missione Apollo 11, in quanto prima e più emozionante. Ampie sezioni sono dedicate anche alla missione Apollo 12 e alle drammatiche vicende dell'Apollo 13. Le altre quattro missioni sono trattate in capitoli più veloci, concordemente al fatto che (come scrive lo stesso Vespa) l'attenzione del pubblico era scemata a causa della sanguinosa guerra in Vietnam.

Il racconto di Vespa è più orientato al lato umano delle vicende; l'autore racconta le emozioni e le caratteristiche personali degli astronauti più che insistere sui dettagli tecnici. Per ogni missione Vespa riporta i fatti più importanti e caratteristici narrando anche aneddoti divertenti o insoliti.

L'ultima parte del volume è dedicata ad altri argomenti, quali i test Apollo-Sojuz, le missioni spaziali in corso, i progetti di portare missioni umane su Marte e la storia della Stazione Spaziale Internazionale, con particolare rilievo al ruolo degli astronauti italiani.

Complessivamente il libro è storicamente preciso e chiarisce correttamente per quale motivo si parli di faccia nascosta della Luna e non faccia oscura della Luna, nonostante in una didascalia di una foto sia scritto il lato luminoso della Luna.

Purtroppo il libro è viziato da qualche imprecisione, ma non è colpa di Vespa quanto delle fonti che cita. Nel raccontare l'annuncio di Tito Stagno del primo allunaggio dato con molti secondi di anticipo e del successivo diverbio con Ruggero Orlando, Vespa prende per valida la ricostruzione di Stagno secondo cui questi annunciò l'allunaggio quando le "antenne" attaccate alle zampe del LEM toccarono il suolo e quando Armstrong pronunciò la parola land (terra), mentre Orlando diede per avvenuto l'allunaggio allo spegnimento dei motori. In realtà la ricostruzione di Stagno è purtroppo sbagliata; banalmente annunciò l'allunaggio con un anticipo difficile da spiegare e in quel breve scambio aveva ragione Ruggero Orlando, anche perché Armstrong non pronunciò in quei momenti la parola land.

Vespa incappa in un altro errore nel narrare un aneddoto sulla missione Apollo 12; riporta infatti che i due astronauti sul suolo lunare si misero a fischiettare il motivo di Biancaneve e i Sette Nani causando l'ilarità del personale tecnico a Houston. La fonte è un articolo di Oriana Fallaci pubblicato su L'Europeo, ma anche in questo caso non vi è un riscontro nella documentazione ufficiale né nelle registrazioni audio. Del resto, fischiettare è fisicamente impossibile alla pressione ridotta (3,7 psi/0,25 atm) delle tute Apollo. L’equivoco forse deriva dal fatto che gli astronauti citarono Biancaneve usando il verbo to whistle al posto di to work, come nel film (Apollo 12 Lunar Surface Journal, 116:14:36).

Un altro errore piuttosto grossolano si trova quando Vespa parla del primo volo senza equipaggio della Crew Dragon, nel marzo del 2019, e scrive che la navicella si tuffò nell'Oceano Pacifico, mentre in realtà si trattò dell'Atlantico.

Inoltre nel volume è errata la grafia del nome della moglie dell'astronauta Jim Lovell, che è scritto Marylin sia nel testo sia nell'indice analitico, mentre il nome corretto della donna è Marilyn.

In sintesi, il libro di Bruno Vespa è sicuramente lodevole nel tentativo di stimolare l'attenzione del pubblico verso le missioni lunari dei programma Apollo che restano ad oggi le più grandi conquiste tecnologiche dell'umanità. Ma essendo un racconto generale e poco dettagliato, il testo è consigliabile solo a chi approccia l'argomento per la prima volta, mentre i lettori più informati troveranno sicuramente testi più ricchi e precisi, ad esempio proprio le biografie degli astronauti da cui Vespa ha attinto.

2019/04/24

Recensione: Il Saturn V 1:100 della Famemaster

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!". Ultimo aggiornamento: 2019/08/29.


Il modello del Saturn V in scala 1:100 della Famemaster è assolutamente spettacolare. Alto un metro e dieci centimetri, ha delle porzioni trasparenti che permettono di vederne la struttura interna e il Modulo Lunare dentro la sua carenatura. Ad aprile 2016 l’ho acquistato online presso AviationMegastore.com, andando a colpo sicuro dopo averlo visto al negozio del Kennedy Space Center. Costa circa 280 dollari su Amazon, ma li vale tutti: lo porto spesso alle mie conferenze sulle missioni lunari, e l’espressione sui volti dei bambini e degli adulti quando lo vedono per la prima volta non ha prezzo.

Questa è la vista dal lato intero:



E questa è quella dal lato con le porzioni trasparenti:
Sì, quello dietro è un manuale originale NASA di Apollo 15 firmato da Al Worden, che mi ha autografato anche il Modulo di Comando e Servizio ai piedi del Saturn V. Il 45 giri a sinistra è firmato da Jim Lovell e Fred Haise.

Il modello è interamente a incastro e preverniciato: si assembla abbastanza facilmente senza colla nel giro di un paio d’ore e rimane smontabile altrettanto agevolmente.

Ha un unico difetto significativo: lo stadio S-IVB ha le pareti ondulate anziché lisce. Si tratta della porzione mostrata nella foto qui sotto:



Il confronto con una foto dell’originale chiarisce la differenza:

Uno stadio S-IVB di un Saturn IB nel 1967. Fonte: Wikipedia.

Ho trovato questa recensione su Amazon nella quale si dice che il difetto è stato rimediato: “The SIVB (Third) stage has been corrected to remove the improper corrugated section. FameMasten [sic] even sent me a replacement part for my model so now it looks correct!”

Contattare la Famemaster a Hong Kong per chiedere il pezzo corretto non è facile. La pagina di contatto, infatti, restituisce un enigmatico “** Verification code wrong. Please try again” qualunque cosa le si immetta.

Frugando un po’, però, ho trovato le coordinate della Famemaster sul sito dell’azienda qui:

Ms Joey Cheung: sales5@famemaster.com
Address: Room 1516, 15 /F., Wah Wai Centre, 38 - 40 Au Pui Wan Street, Fo Tan, Shatin, NT, Hong Kong
Phone: (852) 2690 9200
Fax: (852) 2690 9994

Così il 24 aprile 2019 ho scritto questa mail, che pubblico così magari può essere utile ad altri clienti come falsariga per la richiesta:

Hello,

I am a very happy owner of your Saturn V model (Item No.:26117). Do you have a replacement part for the central section of the S-IVB stage, which should be smooth and is instead corrugated?

I am referring to the part in the attached photo.

I have found this review which says that you have this replacement part:

https://www.amazon.com/gp/customer-reviews/R3LI7QX4M35SYK/ref=cm_cr_arp_d_rvw_ttl?ie=UTF8&ASIN=B003BYNTZU

I am willing to pay for the part and for its shipping to Lugano, Switzerland.

Thank you for your assistance.

Sincerely,

Paolo Attivissimo
Lugano, Switzerland

Non mi resta che attendere eventuali sviluppi. Se ce ne saranno, aggiornerò questo articolo.


2019/08/18


L’8 maggio 2019 ho ricevuto risposta dalla Famemaster, che mi ha chiesto una prova dell’acquisto e una donazione di almeno 30 dollari a uno degli enti benefici indicati nella mail: Médecins Sans Frontières, Watoto, World Vision, Orbis e la Croce Rossa di Hong Kong. Ho scelto MSF.

Ad agosto 2019, avendo finalmente un po’ di tempo da dedicare a questa questione, ho scritto inviando una copia PDF della fattura di acquisto e della donazione. Vediamo che succede.


2019/08/29


Oggi è arrivato per posta un pacchettino da Hong Kong, che conteneva questo:



Nel giro di mezz’ora ho smontato il terzo stadio e sostituito il pezzo. Ora va molto meglio:

Quello a destra sullo sfondo è un modello in scala 1:1 del guanto destro della tuta spaziale di Neil Armstrong, stampato con una stampante 3D.


Ho scritto alla Famemaster per ringraziarli.

2018/12/15

Finalmente in italiano l’autobiografia di Gene Cernan, ultimo uomo a camminare sulla Luna

Dopo tante settimane di lavoro in segreto, posso finalmente annunciare pubblicamente che è disponibile da oggi in italiano L’ultimo uomo sulla Luna, traduzione di The Last Man on the Moon: l’emozionante autobiografia di Gene Cernan, l’astronauta che per ultimo camminò sul suolo lunare a dicembre del 1972.

Sono pochissime le biografie in italiano degli esploratori lunari: l’editore Cartabianca ha creduto con passione in questo progetto e così ho avuto il piacere di fare da revisore tecnico della traduzione realizzata da Diego Meozzi.

La prosa di Gene Cernan non è facile da rendere; le sue narrazioni delle tre missioni spaziali alle quali ha partecipato, andando fino alla Luna due volte (Apollo 10 e Apollo 17) dopo aver rischiato la vita con una passeggiata spaziale in condizioni terribili durante la missione Gemini 9, sono avvincenti tanto quanto lo è il racconto delle sue vicende personali e del suo percorso di vita, presentato anche nel magnifico documentario omonimo.

Ho avuto il piacere e l’onore di incontrare Gene Cernan più volte, di ringraziarlo personalmente per le sue magnifiche parole al funerale di Neil Armstrong e di intervistarlo, scoprendo un uomo che sapeva ispirare con il proprio entusiasmo e la propria umiltà. Una delle sue frasi preferite era “Io sono riuscito a camminare sulla Luna. Cos’è che non puoi fare tu? Se lui, cresciuto in una fattoria senza corrente elettrica e senza neppure un trattore, era riuscito a fare così tanta strada da arrivare ad essere scelto per andare sulla Luna, quali altre cose straordinarie possiamo fare se ci impegniamo? Con che coraggio diciamo “Non si può fare”? Forse è una retorica d’altri tempi, ma Cernan la sapeva porgere con rara potenza. È morto a gennaio 2017 a 82 anni: ritroverete quell’energia in questa autobiografia.

A proposito di questo libro, mi disse: “Sai, il mio obiettivo, in quel libro, era condividere con te le risposte a tutte le domande che so che hai, e sai tu quali sono. Volevo essere io che parlavo con te, e volevo che tu fossi là fuori con me durante la mia passeggiata spaziale di Gemini 9, a sentire quello che ho sentito io. Volevo che fossimo tu ed io sulla Luna, con lo sguardo rivolto alla Terra, in modo che tu potessi rispondere alla domanda ‘Che cosa si prova? Cos'hai pensato? Credi in Dio? Ti sei sentito più vicino a Lui?’ Questo era il mio scopo. Non so quanto mi ci sono avvicinato...”

Scopritelo anche voi. Trovate L’ultimo uomo sulla Luna qui su Cartabianca.com, sia su carta che come e-book; potete anche leggere gratuitamente un capitolo di anteprima.

L’ebook è disponibile ovunque, mentre la versione cartacea è acquistabile direttamente solo dallo store online di Cartabianca. L’e-book costa 9,99 euro; la versione cartacea costa 17,90 euro più le spese di spedizione tramite corriere.

Se questa autobiografia tradotta avrà successo, ne potranno seguire altre di altri protagonisti di un’avventura straordinaria. Ad astra.

2016/10/20

Recensione: “La Storia siamo noi: Apollo 11 - Il lato oscuro della Luna” (Raitre, 2006)

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!". Ultimo aggiornamento: 2016/10/21 8:30.

La Rai ospita sul proprio sito un documentario, Apollo 11 - Il lato oscuro della Luna, presentato da Giovanni Minoli, che presenta quasi esclusivamente le tesi di complotto, senza alcuna verifica da parte di Minoli o degli altri responsabili della produzione (secondo i titoli di testa, il programma è di Piero A. Corsini, Massimiliano De Santis, Daniela Ghezzi, Marco Melega e Stefano Rizzelli ed è a cura di Giuliana Mancini; il direttore di produzione è Ernesto Carboni e il produttore esecutivo è Alessandra Bacci; la regia è di Maurizio Malabruzzi). A quanto mi risulta, il documentario fu trasmesso per la prima volta ad agosto del 2006.

Quella che segue è una critica tecnica alle principali affermazioni fatte durante il documentario. La versione originale di questa critica risale appunto al 2006 ed è pubblicata qui su Disinformatico.info.




Per chi avesse problemi nella visualizzazione della versione pubblicata dalla Rai (e inclusa qui sopra), su Youtube c'è una copia identica (ho verificato che sono perfettamente uguali).

La prima cosa da notare è che non si tratta di una produzione Rai, ma di un documentario della TV tedesca, firmato da Willy Brunner (complottista) e Gerhard Wisnewski (complottista). Il massimo dell'obiettività, insomma.


1:45. L’astronomo Phil Plait parla di “250 persone” che alla Nasa avrebbero dovuto sapere e partecipare al complotto. Ma riascoltando la registrazione si scopre che l’audio inglese dice chiaramente “250.000 people involved”. La traduzione italiana trasforma d’incanto 250.000 in duecentocinquanta, facendo sembrare facile zittire un numero così modesto di cospiratori. Un errore grossolano che è sfuggito a tutta la filiera di produzione Rai. Possibile che nessuno si sia chiesto come abbia fatto la NASA ad andare sulla Luna impiegando solo 250 persone?


01:50. La sigla mostra le immagini di una missione sbagliata (una successiva all'Apollo 11) montate sopra l'audio della voce di Neil Armstrong (dell'Apollo 11).


02:30. Minoli dice che Armstrong lascerà sulla Luna “l’impronta piú famosa della storia dell’umanità”, ma mostra una foto di un’impronta lasciata dal collega Aldrin.



03:50. Parla Ralph René (1933-2008), definito “scrittore scientifico”. Ecco la sua scheda nella Wikipedia: guarda caso, sosteneva anche che gli attentati dell’11 settembre furono un complotto (esattamente come Brunner e Wisnewski, gli autori del documentario; coincidenza straordinaria). Non sembra aver scritto nulla di scientifico che giustifichi la qualifica di “scrittore scientifico”. Perché presentarlo con un titolo così altisonante? Sul suo sito vendeva libri che “dimostrano” la falsità degli sbarchi lunari.

René mostra una foto: lui dice che mostra la passeggiata spaziale di Michael Collins durante il volo con la Gemini 10 e che è presentata in un libro di Collins intitolato “Carrying the Fire”. Afferma che è stata artefatta prendendo un'immagine di un'esercitazione a bordo di un aereo (il celebre Vomit Comet usato per simulare l'assenza di peso). La foto è mostrata qui accanto. Secondo René, una delle immagini del trittico (quella di mezzo) è presentata falsamente nel libro dell'astronauta Collins come immagine di passeggiata spaziale.

Ma il falso lo sta commettendo René. Minoli non lo dice, ma James Oberg, grande storico delle missioni spaziali e debunker, ha documentato che il libro di Collins non presenta affatto la foto dicendo che si tratta di una passeggiata spaziale: il libro dice chiaramente che è fatta a bordo di un aereo usato per l’addestramento all'assenza di peso. Come le altre mostrate accanto. Anzi, nel libro Collins dice chiaramente, con rammarico, che non ci sono foto della sua passeggiata spaziale. René, insomma, s'è inventato tutto. Ma Minoli non controlla e abbocca alla panzana del complottista.

Non solo: riguardando con attenzione la registrazione del documentario, si scopre che Brunner e Wisnewski hanno barato nel montaggio. Prima mostrano la copertina del libro di Collins, poi mostrano subito dopo una pagina che contiene la foto incriminata sotto la dicitura “Gemini 10 space walk”. Ma la pagina non è tratta dal libro di Collins: è presa da quello di René. Lo si capisce leggendone il testo, chiaramente riconoscibile nel fermo immagine.



06:30. René presenta la teoria delle ombre misteriosamente convergenti nelle foto lunari. Ma le ombre nelle foto devono essere convergenti: si chiama prospettiva.


07:00. René presenta una foto lunare nella quale c’è una sorta di lettera C su una roccia. La voce fuori campo ipotizza che sia “la prova che si tratta di materiale di scena”. Perché un attrezzista di scena che dovesse allestire un set lunare dove ci sono rocce dappertutto, marcherebbe ogni roccia con una singola lettera. Cosa fa quando arriva alla ventiseiesima roccia? E non solo se la dimentica bene in vista lui; non se ne accorge nessun altro degli addetti alla messinscena. Se ne accorge solo Ralph René. Che senso ha?


07:05. Ancora i reseau mark (le crocettine) che scompaiono, e persino le stelle che mancano, quelle che persino Mazzucco di Luogocomune.net dice che giustamente non devono esserci. Tutta roba vecchia e rifritta.


07:25. Parla un altro “scrittore scientifico”, Gernot Geise. Questo è il suo sito. Ma guarda: anche lui complottista. Dice che “in alcune foto è possibile vedere dei puntini luminosi simili a riflettori. C'è addirittura una foto in cui la visiera del casco di un astronauta riflette un'intera fila di riflettori”. Lo spezzone video della sua affermazione è qui.

La foto mostrata è quella qui accanto. Il documentario non lo dice, ma è una foto della missione Apollo 12. Precisamente, è un dettaglio della foto AS12-49-7281, scattata durante la seconda passeggiata lunare effettuata durante quella missione.

L'astronauta ritratto è Alan Bean; quello riflesso nella visiera è Charles “Pete” Conrad. L'immagine originale è consultabile presso la Apollo Image Gallery. Guardando l'originale, si nota subito che i “riflettori” sono in realtà semplicemente graffi irregolari che riflettono la luce. I dettagli sono qui.


08:10. Fin qui sono state presentate le “prove” complottiste. Viene finalmente citato l’astronomo Phil Plait, gestore del sito di debunking e divulgazione Bad Astronomy, ma non gli viene dato spazio per parlare. Parla invece Ernst Stuhlinger, collaboratore di von Braun. Non dice nulla di costruttivo, ma semplicemente che “si è fidato”.


09:50. La voce narrante dice che dopo il decollo del grande razzo dal Cape Kennedy “anche per gli addetti ai lavori non ci sono più immagini”, come se questo potesse consentire una finta nella quale il razzo “si è limitato a girare intorno alla Terra”. Ma non è vero che non c’erano più immagini: c’erano quelle dei telescopi degli osservatori astronomici che seguivano i veicoli in rotta verso la Luna. Se gli astronauti fossero rimasti in orbita intorno alla Terra, i sovietici se ne sarebbero accorti e avrebbero denunciato la messinscena. Non è successo. Ma di questo Minoli e i suoi colleghi non fanno menzione.


10:50. Minoli dice che la diretta dello sbarco sulla Luna “a ben guardare suscita più domande che risposte.” Le suscita solo in chi non si documenta e non guarda bene.


11:30. Parla Richard West, dell'ESO, “all’epoca commentatore della televisione danese”. Dice che la NASA gli aveva fornito un dettagliatissimo piano della missione, e questa sarebbe una prova che la messinscena aveva un copione. Perché la NASA avrebbe invece dovuto andare sulla Luna alla sperindio, senza una tabella di marcia.


12:00. Mostrando uno spezzone della diretta della TV tedesca ARD per l'allunaggio, si afferma che  la famosa frase “un piccolo passo per l'uomo, un grande balzo per l’umanità” di Neil Armstrong “non è stata mai pronunciata in diretta”. La sentirono milioni di telespettatori, quella notte, come documentano le registrazioni della stessa RAI e i titoli dei giornali dell’indomani, ma per Minoli tutto questo non conta. Conta solo il fatto che il complottista Gernot Geise non se la ricorda. Accidenti, che prova schiacciante. Addirittura si accusa la NASA di aver “miracolosamente” fatto ricomparire la frase nelle registrazioni disponibili su Internet.


14:00. Vengono citati come prova di complotto i “reticoli ottici” (reseau marks o fiducials) che scompaiono dietro gli oggetti. Falso: lo sa qualsiasi fotografo che una linea sottile davanti a un oggetto chiaro viene “mangiata” e che nelle foto originali questi reticoli ci sono eccome. Finalmente parla un fotografo, Michael Light, autore del bellissimo Full Moon (che ho e consiglio), che critica i complottisti, perché usano copie di copie di copie sgranate per le loro “dimostrazioni”. Viene presentata di nuovo la roccia con la C: ma quale C, è un peluzzo infilatosi nello scanner, come ha scoperto un filocomplottista, Steve Troy di Lunaranomalies.com.


15:00. La NASA, dice la voce narrante, rifiuta le richieste dei complottisti di vedere le pellicole originali. Certo, se le “prove” dei complottisti sono queste, li posso anche capire. Si dice anche che le pellicole originali sono inaccessibili, ma è una fandonia, dato che sono state sottoposte a scansione da parte della Arizona State University per pubblicarle su Internet.


15:50. Altra “prova”: le illustrazioni NASA hanno le stelle, le foto no. Nessuno che si chieda perché gli autori della presunta messinscena sarebbero così cretini da dimenticarsi le stelle nelle foto dopo averle messe nelle illustrazioni. Il concetto che un’illustrazione possa concedersi una licenza artistica per abbellire un cielo altrimenti nero evidentemente è troppo complesso da capire. Per fortuna questa bufala, almeno, viene sbufalata brevemente da Michael Light.


16:20. Si dice che è strano che dalla Luna non sia stata scattata nessuna foto delle stelle. Non è strano: è falso. Apollo 12 fotografò Venere e Apollo 16 addirittura portò un telescopio per fotografare le stelle dalla Luna, come mostrato qui.


17:40. Si parla delle pellicole e del calore che avrebbe impedito le foto: “non esiste celluloide in grado di resistere a sbalzi del genere”. Anche questa è una vecchia storia. Le pellicole lunari stavano nel vuoto, che è un pessimo conduttore di calore; mica per nulla si usa il vuoto nei thermos. La fotocamera che li conteneva era riflettente, respingeva gran parte del calore del sole e c’era poco contatto fra fotocamera e pellicola. Oltretutto la pellicola era del tipo Estar usato per le riprese aeree dei ricognitori d’alta quota, capace di resistere a grandi escursioni termiche. Tutti dati facilmente accessibili a chiunque si prenda la briga di cercarli. E parlare di celluloide è una castroneria colossale: la celluloide non si usa nelle pellicole fotografiche dagli anni Cinquanta del secolo scorso.


18:10. Gli sbalzi termici ai quali era soggetto il Modulo Lunare sarebbero un altro mistero. Ma anche no: proprio per evitarli, il guscio metallico del veicolo era rivestito da una coperta termica (quella che spesso viene chiamata “stagnola” dai complottisti). Parla Marcello Coradini (coordinatore missioni nel sistema solare - ESA) e spiega come si fa la protezione termica sulla Luna e nello spazio: sandwich di neoprene, mylar e altro materiale per rivestire capsule, strumenti e tute. Nessun problema e nessun mistero.


19:30. Le impronte degli astronauti vicino al Modulo Lunare sono una “prova” di messinscena: non dovrebbero esserci, dice Ralph René, perché il veicolo dovrebbe aver spazzato via tutta la polvere col motore d’allunaggio: “i cameramen hanno dimenticato di pulire le impronte dei piedi” (ma secondo i complottisti alla NASA sono tutti cretini?).

Perla di traduzione: “il propulsore del freno”. Avete mai visto un freno dotato di propulsore? Semmai sarebbe il propulsore di frenata.

Philip Plait spiega invece come mai è rimasta polvere sotto il veicolo: mica atterra in verticale, come pensano i complottisti, ma scende in diagonale e spegne il motore prima di toccare il suolo. René dice che il veicolo non poteva sopravvivere alla caduta da tre metri d’altezza, ma alla NASA non erano stupidi e quindi avevano dotato il Modulo lunare di ammortizzatori proprio per attutire la caduta, che è comunque a 1/6 della gravità e dell’accelerazione terrestre. La polvere c’è perché deve esserci.

Geise dice che i propulsori avrebber dovuto formare “un buco al suolo”. Nella roccia basaltica? Plait spiega che la spinta era ridotta perché il veicolo, a fine discesa, era molto leggero, specialmente nella gravità lunare.


21:15. Si cita il famoso incidente del simulatore LLTV che coinvolse Neil Armstrong, ma si dimentica di dire che il simulatore non era un prototipo del modulo lunare. Si dice che il modulo non sarebbe mai stato collaudato nello spazio, ma è una balla, e Coradini lo spiega sommariamente. Il Modulo Lunare fu infatti portato in orbita per collaudi (Apollo 9, Apollo 10), scendendo fino a 14 chilometri dalla superficie lunare. L’unica fase che non fu ovviamente possibile collaudare prima fu l’allunaggio.


24:40. Il documentario parla di “raggi radioattivi” ed “emissioni radioattive” dal Sole, che avrebbero fritto gli astronauti lunari. Probabilmente una traduzione letterale di “radioactive rays”, ma mi suona dannatamente impropria. Anzi, mi sa tanto di Goldrake: “Raggi radioattivi! Alabarda spaziale!!”. Non sarebbe più giusto parlare di radiazioni?

Si parla delle fasce di Van Allen, che sono pericolose per le loro radiazioni. Si dice che solo i moduli lunari hanno attraversato queste fasce, ma è una fandonia: lo hanno fatto anche i moduli di comando, maggiormente schermati dei moduli lunari. Lo hanno fatto le sonde sovietiche che hanno portato intorno alla Luna degli animali (Zond 5). René strilla che nessuno ha mai superato le fasce di Van Allen e sfida la NASA a dimostrargli il contrario.

Complimenti al traduttore, fra l’altro, anche per la “cintura di Van Allen” (traduzione letterale di “Van Allen belt”). In italiano si chiama fascia.

Risponde Plait: i veicoli erano schermati proprio per questo. Chiede almeno una fonte bibliografica che dimostri le affermazioni dei complottisti, secondo le quali gli astronauti non avrebbero dovuto sopravvivere al passaggio nelle fasce di Van Allen e avrebbero avuto bisogno di una schermatura enorme.


26:50. Rischio radiazioni sulla Luna: le tute spaziali vengono descritte come se fossero degli abitini leggeri, quando invece erano doppie (una pressurizzata interna e una esterna proprio contro le radiazioni e i micrometeoroidi. Coradini spiega che il rischio era prevedibile e arginabile.


27:40. Minoli parla di von Braun. La voce narrante dice che le ricerche “hanno fatto scoprire” una foto di von Braun con Walt Disney. Questa scoperta viene presentata come se fosse un indizio di una collaborazione per il falso, ma la foto è in realtà famosissima e la collaborazione con Disney per divulgare l’esplorazione spaziale non era certo un segreto (ci sono documentari pubblici della Disney condotti da von Braun, e il documentario.


30:00. Le “immagini di grande significato simbolico” del cinema di fantascienza sono “stranamente” simili a quelle degli sbarchi, e questo è un altro motivo di sospetto. Accidenti, che prove possenti. Non è che per caso le immagini simboliche del cinema erano una logica previsione di quello che sarebbe stato fatto/visto negli sbarchi reali?


31:50. Viene citato l'incidente del 1967 (Apollo 1, tre astronauti morti sulla rampa di lancio durante un'esercitazione, foto qui sotto), che sarebbe la ragione per cui si sono fatte le missioni finte. Perché è ovvio: quando una cosa non funziona, non la si riprogetta da cima a fondo e si fa in modo che funzioni. No, si affitta di corsa un set di Hollywood per fare una grande finta e si spera che non se ne accorga nessuno e nessuno spifferi.

Tutto quello che resta dell’interno della capsula dell’Apollo 1
che conteneva i tre astronauti Gus Grissom, Edward White e Roger Chaffee.



33:10. Il programma dice che le foto Apollo 11 fanno pensare a un teatro di posa, mancano di profondità. Sono “troppo simili” a quelle fatte durante le simulazioni. Non è che magari è così perché le simulazioni erano fatte bene, visto che c'era in gioco il successo della missione?


33:30. La foto di Aldrin che scende e sarebbe troppo illuminato. Ma guardate il suolo sullo sfondo: è bianco da tanto che è stato sovraesposto per riuscire a esporre correttamente Aldrin. Il suolo lunare è grigio scurissimo.



34:30. I dipinti degli artisti non corrispondono alle immagini della Luna! Ecco la prova schiacciante. Ma allora perché gli scenografi della Nasa, quelli che avrebbero girato in studio le avventure lunari, non hanno fatto la Luna finta uguale ai dipinti degli artisti, per non allarmare nessuno?


36:50. Non c'è il getto infuocato del motore, previsto da Von Braun sotto il modulo lunare. Ma perché dovrebbe esserci? È un gas che si espande nel vuoto. Viene proposto un confronto con le scie dei motori di manovra dello Shuttle, citate da Gernot Geise. Coradini spiega che non si formano fiamme nel vuoto (e le scie dello Shuttle sono illuminate dal sole in controluce, solo questo le rende visibili).


37:50. Rocce lunari. Geise dice che sono state raccolte da sonde automatiche. Non presenta prove, ma dice che le rocce dei musei sono false. Non ha prove. Ci dobbiamo fidare di lui, ovviamente, ma non dei geologi che le hanno studiate per cinquant’anni.


38:40. Phil Plait viene di nuovo tradotto alterando “250.000 persone” in “250 persone”.


39:10. Minoli insinua che affidare a Bob Gilruth la gestione delle missioni, anziché a von Braun, è prova di un mistero. Dice anche che sul sito della NASA ci sono pochissime foto di Gilruth e nessuna lo ritrae insieme a von Braun. Due panzane clamorose: foto di loro due insieme sono qui, qui, qui, qui e qui.

Gilruth e von Braun sono agli angoli opposti del tavolo, 26 maggio 1958 (didascalia). Da NASA.gov.


40:20. René dice che non c'era nessuna corsa alla Luna. Ma le missioni N-1 sovietiche allora non esistono, i tentativi sovietici di arrivare sulla Luna sono falsi anche quelli?


42:20. Una frase di von Braun ad Armstrong in cui diceva che secondo le statistiche l’astronauta sarebbe dovuto morire nello spazio viene presentata come “prova” del falso sbarco. Qui si sta veramente raschiando il fondo del barile.


42:50. Si dice che il telescopio del monte Paranal, in Cile, dovrebbe poter vedere i resti delle missioni sulla Luna. Ma è dal 2009 che abbiamo le foto che documentano la presenza dei veicoli Apollo sulla Luna, grazie alla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter. In tutti questi anni la Rai non ha aggiornato o rettificato questa sottospecie di documentario.


Il documentario finisce e Minoli intervista l’astronauta italiano Roberto Vittori, che spiega che ha studiato sotto la direzione dell’astronauta lunare John Young. Già questo semplice fatto dovrebbe far cestinare tutti i complottismi lunari: insinuare che gli astronauti non sono andati sulla Luna significa dare del contaballe a John Young e quindi del cretino a Vittori (perché non si sarebbe accorto che Young è un impostore e gli ha mentito quando gli ha insegnato l’astronautica). Ma a Minoli, a quanto pare, la coerenza non interessa.

2016/01/25

Nuovo film “complottista” in arrivo: Operation Avalanche

di Paolo Attivissimo

Ha debuttato al Sundance Film Festival a Park City, nello Utah, il film Operation Avalanche, del canadese trentunenne Matt Johnson, che si preannuncia di grande interesse per chi segue le vicende del lunacomplottismo perché è in gran parte incentrato sulla falsificazione degli sbarchi lunari.

Secondo gli articoli pubblicati da TheStar e da The Guardian, Johnson e la sua troupe hanno “invaso sfacciatamente” le strutture della NASA, hanno fatto un “uso temerario delle riprese d’archivio delle missioni Apollo” e hanno costruito una suggestione “sorprendentemente convincente” dell’ipotesi di falsificazione.

La storia è ambientata alla fine degli anni Sessanta ed è un documentario all’interno di un documentario, con connotazioni al tempo stesso da thriller e da commedia miste a riprese artificialmente invecchiate ricorrendo alla desaturazione dei colori e all’introduzione della grana della pellicola in bianco e nero. I protagonisti sono lo stesso Johnson e Owen Williams, che interpretano il ruolo di due giovani agenti della CIA che fingono di essere cineasti e di star girando un documentario sui preparativi della NASA per il primo sbarco sulla Luna, quello di Apollo 11 a luglio del 1969.

In realtà i due stanno cercando di identificare una talpa sovietica all’interno della NASA, ma finiscono per scoprire che la NASA non è affatto pronta a far atterrare un uomo sulla Luna (il Modulo Lunare non funziona e non sarà pronto in tempo per mantenere la promessa di Kennedy di allunare entro la fine del decennio) e quindi vengono coinvolti in una cospirazione per falsificare lo sbarco per il pubblico televisivo.

C’è anche un cameo artificiale di Stanley Kubrick, il regista che secondo alcuni complottisti avrebbe creato le riprese dello sbarco sulla Luna e che in Operation Avalanche finisce per dare una mano importante alla messinscena senza rendersene conto. Inoltre, secondo le recensioni, ci sarebbe anche una visita (non si sa se reale o simulata) sul set di 2001 Odissea nello spazio, capolavoro dello stesso Kubrick.

Matt Johnson e il co-sceneggiatore Josh Boles dichiarano di non credere alle tesi di complotto intorno ad Apollo 11 ma di averle studiate. Johnson dice che non crede che questo film farà pensare alla gente che la NASA non è stata sulla Luna: semmai, dice, “farà discutere di queste specifiche questioni.” Staremo a vedere.

2015/04/29

Recensione: Apollo 17 - End of the Beginning (Spacecraft Films)

di Paolo Attivissimo

Questo, per ora, è il semplice elenco parziale dei contenuti del cofanetto, costituito da ben 6 DVD. I dettagli verranno aggiunti man mano che ho tempo di completare la catalogazione di tutto questo materiale, che in totale dura circa 27 ore.

Disco 1


Training: Eva Training () - Geology Training () - Vomit Comet (14:37) - Altitude Chamber ().

Preparation: Equipment Checkout (24:55), con un bel commento di geologia da parte di Harrison Schmitt - Rollout (25:35) 28 agosto 1972 - Ready to Go (9:49), cena prima della partenza, vestizione, camminata al furgone, sulla torre, entrata nella capsula dalla White Room.

Heading out: Launch Cutoff (23:00), diretta TV pre-decollo - Launch (), multiangolo del decollo.

Onboard: da documentare.


Disco 2


Taurus-Littrow: Taurus-Littrow Landing site (2:09), animazione digitale con sorvolo e mappatura dell'area di allunaggio - Landing at Taurus-Littrow (5:20), ripresa 16mm a colori della discesa.

EVA 1: Commander's First Steps (solo audio) - Deploying and Loading Rover (solo audio) - First Television (52:27, diretta TV) - Driving to ALSEP Site (7:30, solo foto) - ALSEP Deployment (120:23, diretta TV) - Traverse to Geology Station 1 (29:50, solo audio e foto; astronauti che cantano all’inizio).


Disco 3


EVA1: Geology Station 1 (26:00, diretta TV) - Traverse to SEP Site (solo audio e foto) - SEP Site (18:40, diretta TV) - Return to LM (solo audio e foto) - Closeout (14:10, diretta TV) - Back Inside Challenger (26:00, solo audio e foto).


EVA2: A New Day (solo audio con foto) - Loading Up (36:24, diretta TV) - Traverse to Station 2 (solo audio con foto) - Station 2 (59:48, diretta TV) - Traverse to Station 3 (solo audio con foto).



Disco 4


EVA 2: Station 3 (33:20, diretta TV) - Traverse to Station 4 (solo audio con foto) - Station 4 (30:29, diretta TV) - Traverse to Station 5 (solo audio con foto) - Station 5 (26:16, diretta TV) - Return to LM (solo foto e audio) - Closeout (26:54, diretta TV) - Into Challenger (solo audio e foto).

EVA 3: Final Day (solo audio) - Loading Up (24:45, diretta TV) - Traverse to Station 6 (solo audio e foto) - Station 6 (66:50, diretta TV).


Disco 5


EVA 3: Traverse to Station 7 (solo audio e foto) - Station 7 (18:30, diretta TV) - Traverse to Station 8 (solo audio e foto) - Station 8 (42:14, diretta TV) - Traverse to Station 9 (solo foto e audio) - Station 9 (51:24, diretta TV da GET 167:55:45 a GET 168:46:40) - Return to LM (31:50, solo foto e audio, da GET 168:46:44 a GET ???) - Final Closeout (83:02, diretta TV).

Leaving Taurus Littrow: LM Liftoff (10:22, multiangolo, TV (circa 7 minuti) e ripresa 16mm del decollo; decollo a 3:05, seguito da panoramiche della zona di atterraggio a questo punto deserta) - LM Impact Transmission (52:10, diretta TV).



Disco 6


Starting for Home: Lunar Orbit Rendezvous () - Lunar Orbit Docking ().

Goodbye Moon: CSM from LM and LM Jettison () - Views of the Moon ().

Transearth EVA: Transearth EVA preparation () - Transearth EVA Part 1 () - Transearth EVA Part 2 ().

Journey's End: Press Conference () - Entry, Splashdown, Recovery ().

2013/08/10

Recensione: Apollo 14 - To Fra Mauro (Spacecraft Films, 2006)

di Paolo Attivissimo

Il cofanetto Apollo 14: To Fra Mauro della Spacecraft Films, nella Collectors Edition, contiene cinque DVD, per un totale di oltre 18 ore di materiale audiovisivo. I DVD sono Region 0, quindi riproducibili con qualunque lettore DVD. Attualmente il prezzo è di 59.99 dollari più le spese di spedizione.

Quella che segue è una descrizione sommaria che ho scritto come riferimento personale, ma ho pensato che potesse essere interessante per chi sta valutando se acquistare questi DVD, per cui l'ho ampliata un po’.

Rispondo subito a una domanda ricorrente: no, i DVD della Spacecraft Films non hanno sottotitoli, né in inglese né in italiano.

Le riprese cinematografiche e televisive effettuate sulla Luna (incluso l'allunaggio e la ripartenza dalla Luna) ammontano in totale a oltre 9 ore. Secondo le tesi dei lunacomplottisti, sarebbe stato necessario falsificare perfettamente tutto questo materiale. Mi sa che sarebbe costato meno andare sulla Luna per davvero.



DVD 1

Training


Altitude Chamber (30:00) - Riprese restaurate su pellicola a colori dell'addestramento dell'equipaggio principale (Shepard, Roosa e Mitchell) e dell'equipaggio di riserva, accompagnate dalle voci dell'equipaggio principale in interviste per la Voice of America.





EVA Training (50:00) - Riprese restaurate su pellicola a colori dell'addestramento per le escursioni sulla superficie lunare con l'ausilio di una replica in scala 1:1 del LM, accompagnate dall'audio di una conferenza stampa pre-volo con l'equipaggio.







A circa 35:10, una ripresa della discesa di un astronauta dalla replica del LM mostra il riflesso lucido sui talloni degli scarponi lunari che secondo alcuni lunacomplottisti è insolito e sospetto nelle foto scattate sulla Luna.




CDDT (8:00) - CountDown Demonstration Test: riprese restaurate su pellicola a colori dell'esercitazione fisica di conto alla rovescia per il decollo da Terra, accompagnate da interviste pre-volo con l'equipaggio.

Preparation


Spacecraft Work (33:00) - Riprese restaurate su pellicola a colori dell'assemblaggio del CSM (primi 13 minuti) e anche del LM (da circa 13 minuti in poi), accompagnate dall'audio della conferenza stampa al cambio di turno dopo l'allunaggio.

Rollout (24:00) - Riprese restaurate su pellicola a colori del trasporto del Saturn V di Apollo 14 alla rampa di lancio (Pad 39A), accompagnate dall'audio della prima parte della conferenza stampa pre-lancio del 30 gennaio 1971. A 21:00 circa, Shepard, Mitchell e Roosa, in abiti civili, esaminano il vettore sulla rampa e posano per foto e interviste.

Pad Operations (23:00) - Riprese restaurate su pellicola a colori del Saturn V di Apollo 14 sulla rampa di lancio (Pad 39A), accompagnate dall'audio della seconda parte della conferenza stampa pre-lancio del 30 gennaio 1971. A 1:30 circa, immagini della torre ausiliaria (Mobile Service Structure) posizionata intorno al vettore. A 7:00, bellissima ripresa della Luna fra i bracci della torre di lancio.

To the Moon


Launch Day (17:00) - Riprese restaurate su pellicola a colori del giorno del lancio, fino a circa tre minuti e mezzo prima del decollo, accompagnate dall'audio della radiocronaca della Voice of America. Immagini dell'equipaggio in abiti civili in una saletta, insieme all'equipaggio di riserva. A 2:20, l'equipaggio primario e quello di riserva mangiano insieme a un tavolo. A 4:30, vestizione dell'equipaggio. A 10:40, l'equipaggio in tuta cammina verso l'uscita e saluta il pubblico prima di salire sul furgone che li porta poi alla rampa. A 13:20 gli astronauti salgono sull'ascensore della torre di lancio; riprese dell'ingresso degli astronauti nel CM.

Launch (circa 15 minuti) - Riprese restaurate su pellicola a colori del decollo, in parte da otto angolazioni differenti (da circa 20 secondi prima della partenza), accompagnate dalla radiocronaca di Jack King. A 1:20 si vede Wernher Von Braun al Launch Control Center con Dave Scott. Immagini di Fred Haise al LCC. Audio ATG fino all'inserimento in orbita.



DVD 2


TD and E (8:20 + 1:38:00) - Riprese su pellicola a colori e televisive a colori della manovra di estrazione del modulo lunare (Transposition and Docking), da angolazioni multiple. Le immagini televisive documentano i ripetuti tentativi di attracco senza successo. A 18:00, sfiato dall'S-IVB. A 1:36, riprese mute su pellicola a colori di conferenza stampa nella quale Gene Cernan e altri spiegano il problema di aggancio.

Lunar Voyage


Probe TV Transmission (1:03) -Trasmissione TV a colori dal CM con discussione del problema di attracco e della relativa sonda (audio incluso).

Intravehicular Transfer (34:40) - Trasmissione TV a colori dal CM, con immagini dell'interno del CM, della vista dai finestrini del CM e del trasferimento di Shepard e Mitchell dal CM al LM (audio incluso).

Lunar Landing (18:00) - Ripresa a colori su pellicola della discesa verso la Luna e dell'allunaggio, accompagnata dall'audio Air to Ground (non interamente sincronizzato). Sgancio del LM visto dal CSM. A 3:30, vista del CSM dal LM. A 10:30, inizio ripresa su pellicola a colori, dall'interno del LM, della discesa.



DVD 3

To Fra Mauro


Onboards (36:40) - Riprese su pellicola a colori dell'interno del CM durante il viaggio, accompagnate dall'audio della conferenza stampa post-volo. Alimentazione e test medici; intorno a 3:00 Roosa cita la figlia Rosemary presente; ginnastica di bordo; riprese della superficie lunare; immagini di pannelli con esperimenti; a 24:00, Shepard si rade con un rasoio meccanico; a 25:00 Mitchell (nell'audio) risponde evasivamente a una domanda sui suoi esperimenti di telepatia (e di nuovo a 30:30); Mitchell si rade, Roosa esamina manuali di bordo e beve da un sacchetto trasparente; a 33:00 circa, ripresa del CSM visto dal LM in un fly-around.

Landing Site Flyover (1:25) - Animazione digitale di un sorvolo del sito di allunaggio, che ripercorre l'estensione completa delle escursioni di Shepard e Mitchell.

EVA 1


First steps (41:20) - Ripresa televisiva a colori della prima uscita sulla superficie lunare. Primi passi di Shepard, seguiti poco dopo da quelli di Mitchell. Entrambi hanno la visiera riflettente alzata e si vede bene il viso di Mitchell. 9:40: cambio repentino d'inquadratura (presumibilmente un taglio introdotto nella realizzazione del DVD), con la telecamera piazzata a qualche decina di metri dal LM a inquadrare il LM stesso. 17:00: installazione dell'antenna parabolica per telecomunicazioni.




Back Outside (8:50) - Nuova uscita dal LM di Mitchell, con salto dalla scaletta ben visibile. Posa della bandiera statunitense. A 5:00 inizia la ripresa cinematografica a colori (Angle 2 sul DVD), che si affianca alla diretta TV. 8:30 vistoso dondolio del drappo.

ALSEP Multiangle (23:07) - Ripresa a colori su pellicola a 1 fotogramma al secondo e ripresa televisiva a colori delle attività sulla superficie lunare (Angle 1, TV; Angle 2, pellicola). A 5:10 termina la ripresa su pellicola, che riprende a 16:30 a 1 fotogramma al secondo e inizialmente con quadro tagliato (errore di riversamento, presumibilmente) e si conclude a 23:07.

ALSEP (1:23:00) - Ripresa televisiva e su pellicola a colori delle attività sulla superficie lunare. L'inquadratura è fissa e gli astronauti sono molto lontani, per cui non si vede quasi nulla dei dettagli. A 10:00 circa, il CAPCOM scherza dicendo che si vede un oggetto che sventola nella brezza (“flapping in the breeze”).

Fotogramma dalla trasmissione TV

Fotogramma dalla ripresa su pellicola

Closeout (52:36) - Ripresa televisiva a colori delle attività sulla superficie lunare. L'inquadratura include il LM e gli astronauti a poca distanza, ma è fortemente sfocata e contrastata, per cui non si vedono dettagli. Migliora leggermente da 13 minuti in poi. Rientro nel LM; chiusura portello a 29:00; inquadratura priva di attività fino al termine.

Photography (00:00) - Raccolta di fotografie dalla EVA 1, caricatore 66/II.



DVD 4

EVA 2


Once More Out (31:10) - Ripresa televisiva a colori delle attività sulla superficie lunare nel corso della seconda escursione di Shepard e Mitchell. Inquadratura fissa per tutta la durata. 00:00: Discesa degli astronauti dal LM (immagine qui sotto). 4:30: netto decadimento dell'immagine; Shepard e Mitchell lavorano nelle vicinanze del LM, che è sullo sfondo.



To Cone Crater (98:00) - Ripresa televisiva a colori delle attività sulla superficie lunare nel corso della seconda escursione di Shepard e Mitchell. La telecamera viene puntata verso il Cone Crater, che è la destinazione dell'escursione, e inquadra i due astronauti mentre si incamminano verso il cratere (immagine qui sotto). 5:50: Vanno oltre la collinetta più vicine ed escono dall'inquadratura, che rimane immutata fino alla fine. L'Angle 2 include le fotografie scattate durante questo periodo.



Back to Antares (98:00) - Proseguimento della ripresa televisiva a colori del capitolo precedente. Scegliendo Angle 2 vengono presentate in sovrimpressione le foto scattate su pellicola. Gli astronauti restano fuori dall'inquadratura, che è statica, fino a 3 secondi prima della fine, quando si intravede parte di una tuta e l'inquadratura viene cambiata da uno dei due astronauti.

Closeout (38:30) - Proseguimento della ripresa televisiva a colori del capitolo precedente. Un astronauta sposta la telecamera per inquadrare parzialmente il LM. A 7:00, Shepard fa la propria celebre serie di tiri di palline da golf; a 19:40 circa, Mitchell effettua un "lancio del giavellotto" usando l'asta di un attrezzo (immagini qui sotto).

Shepard gioca a golf sulla Luna

Mitchell lancia un "giavellotto"
A 22:50, uno degli astronauti inciampa nel cavo della telecamera e la telecamera cade a terra, alterando bruscamente l'inquadratura. A 24:30 circa, Shepard raccoglie la telecamera e ne pulisce l'obiettivo. Si vede Mitchell risalire nel LM, seguito più tardi da Shepard.

Equipment Jettison (25:20) - Inquadratura televisiva fissa del LM che mostra (intorno a 18:30, 19:10 e 19:50, per esempio) l'espulsione dal veicolo di oggetti non più necessari, che vanno lasciati sulla Luna per ridurre il peso al decollo del LM. La descrizione della Spacecraft Films dice che la bandiera si muove a causa del rilascio di gas dal LM durante la depressurizzazione della cabina.





Photography (00:00) - Raccolta di fotografie dalla EVA 2, caricatore 66/LL.



DVD 5

Leaving the Moon


Lunar Liftoff (27:10) - Ripresa su pellicola a colori del decollo dalla Luna, abbinata all'audio del LM e del commento a Terra, che inizia circa 18 minuti prima del decollo. La ripresa inizia a 17:25 circa e termina a 23:20.

Rendezvous and Dock (24:50) - Sequenza fruibile da angolazioni multiple: 1 - diretta TV dal CSM; 2 - pellicola 16 mm a colori dal CSM; 3 - entrambe. Inizia per prima la diretta TV a colori, alla quale si affianca la ripresa su pellicola da 6:00 a 7:15 circa. Pausa di entrambe a 8:20; pochi secondi dopo inizia la ripresa a colori su pellicola dal LM, che inquadra il CSM fino a 13:00. Pausa di entrambe fino a 14:20, quando riparte la ripresa su pellicola a colori del LM visto dal CSM, seguita a 15:00 dalla diretta televisiva a colori. Le due riprese si alternano nei minuti successivi fino al completamento dell'attracco fra LM e CSM. Il tutto è abbinato all'audio del LM/CSM e del commento a Terra.

LM Jettison (7:05) - Riprese a colori su pellicola dello sgancio del LM, accompagnate dall'audio corrispondente. Le immagini iniziano a 3:00.

Coming Home


Experiments (49:25) - Trasmissione televisiva in diretta a colori dal CM, con audio sincronizzato. Roosa presenta gli esperimenti fisici effettuati a bordo in assenza di peso e mostra anche il pannello di esperimenti visto nella sezione Onboards del DVD 3. 

Press Conference (24:10) - Diretta TV a colori dal CM, con audio sincronizzato, della conferenza stampa durante il viaggio di ritorno. Vengono inquadrati bene tutti e tre gli astronauti. 2:20 Shepard stima correttamente la distanza minima raggiunta dal Cone Crater che era la loro destinazione e spiega che le ondulazioni del terreno hanno impedito loro di orientarsi. Roosa descrive i suoi avvistamenti del LM dall'orbita lunare. Shepard descrive la polvere all'allunaggio. A 22:30 Shepard dice di aver usato in tutto tre palline da golf sulla Luna (l'esatto conteggio è controverso secondo alcune fonti storiche).

Recovery (1:07:50) - Audio della radiocronaca del rientro, a partire dalla separazione del CM dal SM. 1:20 Ripresa su pellicola a colori da uno dei finestrini del CM durante il rientro e durante l'apertura dei paracadute ausiliari e primari. Riprese cinematografiche a colori dell'ammaraggio e del recupero. 7:20 Decollo degli elicotteri di recupero dalla portaerei USS New Orleans. Vista della capsula fra le nuvole da un aereo e dagli elicotteri. Varie angolazioni dell'ammaraggio. Estrazione e trasporto in elicottero degli astronauti. 25:00 Arrivo degli astronauti a bordo della New Orleans. Ingresso nella cabina di quarantena abbreviata. Immagini del recupero della capsula. Conferenza stampa degli astronauti dall'interno della cabina di quarantena. A 45:00 circa viene mostrata una roccia lunare. 1:01:00 Festeggiamenti a Samoa. Gli astronauti indossano ancora delle maschere per la respirazione filtrata.

2013/03/06

Il vero complotto lunare, l'N-1 sovietico, rinasce dalle proprie ceneri

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di paolo.pizzag* ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Per tentare di battere gli americani nella corsa alla Luna, i russi costruirono un razzo gigantesco, l'N-1, che però esplose ripetutamente sulla rampa di lancio o poco dopo il decollo. Il progetto fu quindi insabbiato e il governo sovietico diede ordine di distruggere tutto e finse di non aver mai provato a portare un cosmonauta sul suolo lunare. Questo è il vero complotto, concreto e ben documentato, intorno allo sbarco sulla Luna.

I motori costruiti dai russi per le versioni evolute dell'N-1, gli NK-33, non furono distrutti: disubbidendo agli ordini governativi, furono nascosti per vent'anni in un magazzino e riemersero dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Quando i tecnici americani li videro e ne conobbero le specifiche rimasero increduli: nonostante avessero vent'anni sulle spalle, erano comunque talmente progrediti da superare in termini di efficienza i più moderni motori a stelle e strisce, grazie al sistema a ciclo chiuso, che nessun altro era riuscito a perfezionare.

Una versione evoluta dei motori dell'N-1, l'RD-180, finì per essere il primo motore russo a lanciare un vettore americano (un Atlas V) da Cape Canaveral. Il vettore, un Atlas V, era derivato dai missili intercontinentali omonimi progettati per recapitare bombe atomiche americane sulle città russe, ma a partire dal 21 agosto 2002 questa sua versione post-Guerra Fredda volò spinta da un propulsore russo. A volte la realtà supera davvero la fantasia.

Questa è la storia straordinaria raccontata da Equinox - The Engines that Came In from the Cold, un documentario della rete televisiva britannica Channel 4 datato 2000 (o 2001 secondo la scheda IMDB) e visionabile quasi integralmente su Youtube in inglese (prima parte, seconda parte, terza parte, quarta parte, quinta parte incompleta). Copie complete sono reperibili nei circuiti peer-to-peer. La durata complessiva è di 50 minuti.

La singolare vicenda dei motori NK-33 viene narrata attraverso preziose interviste con vari protagonisti dell'era spaziale, come George Mueller,  capo del programma Apollo dal 1963 al 1969 e successivamente direttore della Kistler Aerospace; James Harford, storico dell'astronautica russa; Boris Chertok, vice capo progettista dell'N-1; Vassily Mishin, che prese le redini del progetto N-1 dopo la morte improvvisa di Korolev; Valentin Anisimov, capo progettista dell'Ufficio Progettazione Kuznetsov. Vengono interpellati anche Bob Ford della Lockheed Martin, Bill Hoffman della Aerojet e Charles Vick (Federation of American Scientists), che ha il merito di aver ottenuto la divulgazione delle immagini CIA delle rampe di lancio dell'N-1.

Il documentario è particolarmente interessante non solo per il fatto di raccontare un aspetto poco conosciuto della corsa alla Luna con le testimonianze dei protagonisti, ma anche per l'uso abbondante di riprese sovietiche originali. Viene mostrata la costruzione delle rampe di lancio dell'N-1, con le loro caratteristiche trincee disposte a 120°, e ci si sono riprese dell'assemblaggio, del roll-out e del decollo (a 20:30) del vettore gigante; non mancano anche altre immagini rare, come le esplosioni in volo dell'N-1 e di altri vettori russi e il decollo dello shuttle russo Buran. Una delle immagini più tristi è quella dei pezzi di un N-1 trasformati in tettoie di una porcilaia.

C'è un breve spezzone (a 5:55) nel quale sembra che Korolev tenga un discorso in piazza, ma forse è solo una svista di montaggio, perché un discorso pubblico striderebbe con la segretezza assoluta che veniva mantenuta, secondo gli storici, sull'identità di Korolev, a meno che si tratti di un discorso tenuto in una delle città chiuse nelle quali i russi concentravano le proprie attività segrete.

Nel complesso, The Engines that Came In from the Cold è un ottimo esempio di narrazione documentaristica che fa leva sul fatto molto semplice che certe storie vere sono talmente straordinarie da non aver bisogno di toni sensazionalisti e di invenzioni drammatiche.

Le tre enormi trincee di una rampa di lancio per l'N-1.

Korolev tiene un discorso.

Esplosione in volo di un vettore russo.

Vassily Mishin.
Boris Chertok.

Il roll-out di un N-1, trasportato coricato
secondo il classico metodo russo

Accensione del primo stadio di un N-1.

Decollo di un N-1.

Un N-1 supera la torre di lancio.
Si nota l'assetto molto inclinato.

Un N-1 esplode in volo.

Rottami di un N-1.

Due N-1 contemporaneamente sulle rampe di lancio.

Parti di un N-1 riciclate come tettoia per i maiali.

Quello che resta delle trincee dell'N-1.
Decollo dello shuttle russo Buran.