di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".
Ho sentito attribuire questa frase a molti astronauti delle missioni Apollo, da Frank Borman a Gene Cernan, così ho fatto una rapida ricerca bibliografica.
Neil DeGrasse Tyson ha tweetato qualcosa di molto simile nel 2013: ““Earthrise” — We travelled a quarter-million miles to explore the Moon, and discovered Earth for the first time.”
The Conversation nel 2015 attribuì a Bill Anders (Apollo 8) la frase “We came all this way to explore the moon, and the most important thing is that we discovered the Earth”, citando una pagina della NASA che non esiste più.
La stessa frase, attribuita sempre ad Anders, è nella sua biografia presso il New Mexico Museum of Space History, in questo documento NASA e presso BrainyQuote.
La stessa attribuzione è in A Man on the Moon di Andrew Chaikin (pag. 182), in Hello, is this planet Earth? di Tim Peake (pag. 13) e in Who Travelled to the Moon? di Neil Morris (pag. 49).
Direi quindi che è ragionevole attribuirla a Bill Anders.
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2019/06/09
2014/12/22
Le foto del decollo di Apollo 8 con la Luna sullo sfondo sono false o no?
di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato estesamente dopo la pubblicazione iniziale.
Oggi, 21 dicembre, è l'anniversario del decollo di Apollo 8, la prima missione con equipaggio umano a circumnavigare la Luna. Per l'occasione, l'account Twitter NASAHistory ha pubblicato questa magnifica fotografia del decollo della missione, che è negli archivi NASA con il numero di catalogo AP8-KSC-68PC-329:
Di fronte all'incredulità di alcuni commentatori per la perfetta inquadratura che include la Luna, oltretutto fortemente ingrandita, NASAhistory ha risposto dichiarando che la foto è reale.
Il dubbio sull'autenticità dell'immagine è alimentato anche da Wikipedia, che dichiara che si tratta di un fotomontaggio: “Note that the Moon is double-exposed - it was neither visible at the time of launch nor in the crescent phase at this time”, ossia “Si noti che la Luna è una doppia esposizione – non era visibile al momento del lancio e non era al primo quarto in quel momento.” Lo stesso scrivono la Lunarpedia e anche Apolloarchive.com (ringrazio AstroPratica per quest'ultima segnalazione); soprattutto lo scrive l'Apollo Flight Journal della NASA (“Note that the image of the crescent Moon has been artificially added to this photograph”). La Wikipedia in italiano addirittura usa questa foto come esempio di esposizione multipla.
Dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo, i commentatori e altri lettori hanno trovato altri dati interessanti. Roberto Mastri ha segnalato che la foto in questione fu pubblicata nel numero di Life del 10 gennaio 1969 a pagina 22, come documentato da Google Books, e che in questa rivista la didascalia della foto (in alto nella pagina successiva) la descrive come una “double exposure”:
Commentatori e lettori hanno trovato, inoltre, che questa foto non è unica nel suo genere. Infatti esistono altre fotografie del decollo di Apollo 8 che inquadrano la Luna. Per esempio, Filippo Magni e (di nuovo) Roberto Mastri hanno segnalato la foto S68-56002, pubblicata sul sito della NASA e mostrata qui sotto:
Ci sono inoltre le foto di Life scansionate da Don Beaumont qui su Flickr.
Per tentare di capire se queste foto sono state ritoccate per aggiungere la Luna o se la Luna c'era davvero, partiamo dai dati di base. Gli autori sarebbero un buon dato, ma purtroppo non sono riportati da nessuna delle fonti che le presentano e per ora non sono riuscito a identificarli.
Consultando il calcolatore ufficiale delle fasi lunari della NASA oppure Stardate.org emerge che la Luna, il 21 dicembre 1968, era davvero al primo quarto come mostrato nelle foto in discussione. Quindi non è vero che la fase lunare mostrata è sbagliata.
A ulteriore conferma della fase lunare, immettendo in Celestia la data e l'ora del decollo di Apollo 8 (secondo i dati NASA le 12:51:00 UT o le 7:51 a.m. EST) si ottiene questa immagine della Luna (vista dalla Terra):
Posizionandosi in Florida, alle coordinate 25.77 N 80.18 W (dati approssimativi, riferiti a Miami), e guardando verso est circa un'ora dopo il decollo, inoltre, si ottiene questa visuale (ho spostato di un'oretta per avere un'immagine leggibile, altrimenti prima la Luna si perde nella foschia simulata di Celestia):
La fase lunare e l'orientamento della falce corrispondono insomma abbastanza fedelmente a quelli mostrati nelle foto in discussione.
Le cose sono assai diverse per quanto riguarda la visibilità della Luna da Cape Kennedy all'ora del decollo di Apollo 8. Celestia, infatti, calcola che la Luna era sotto l'orizzonte locale al momento della partenza.
Inoltre la diretta televisiva a colori del decollo, trasmessa dalla ABC, non mostra la Luna e non ne menziona la visibilità. Non lo fa neanche l'Apollo Flight Journal, che include la trascrizione completa del commento di Jack King. Sembra strano che una vista così simbolica e bella non sia stata sfruttata o almeno citata.
Si può essere quindi certi che le affermazioni sulla fase sbagliata della Luna sono errate, mentre quelle riguardanti la sua non visibilità da Cape Kennedy al momento del decollo di Apollo 8 sono probabilmente esatte.
Oggi, 21 dicembre, è l'anniversario del decollo di Apollo 8, la prima missione con equipaggio umano a circumnavigare la Luna. Per l'occasione, l'account Twitter NASAHistory ha pubblicato questa magnifica fotografia del decollo della missione, che è negli archivi NASA con il numero di catalogo AP8-KSC-68PC-329:
Di fronte all'incredulità di alcuni commentatori per la perfetta inquadratura che include la Luna, oltretutto fortemente ingrandita, NASAhistory ha risposto dichiarando che la foto è reale.
| NASAhistory .@builtbyrobert @PicPedant Yes, this image is real. Find the image and more about the mission here: http://t.co/Vbe6TQUUas 21/12/14 15:11 |
Il dubbio sull'autenticità dell'immagine è alimentato anche da Wikipedia, che dichiara che si tratta di un fotomontaggio: “Note that the Moon is double-exposed - it was neither visible at the time of launch nor in the crescent phase at this time”, ossia “Si noti che la Luna è una doppia esposizione – non era visibile al momento del lancio e non era al primo quarto in quel momento.” Lo stesso scrivono la Lunarpedia e anche Apolloarchive.com (ringrazio AstroPratica per quest'ultima segnalazione); soprattutto lo scrive l'Apollo Flight Journal della NASA (“Note that the image of the crescent Moon has been artificially added to this photograph”). La Wikipedia in italiano addirittura usa questa foto come esempio di esposizione multipla.
Dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo, i commentatori e altri lettori hanno trovato altri dati interessanti. Roberto Mastri ha segnalato che la foto in questione fu pubblicata nel numero di Life del 10 gennaio 1969 a pagina 22, come documentato da Google Books, e che in questa rivista la didascalia della foto (in alto nella pagina successiva) la descrive come una “double exposure”:
Commentatori e lettori hanno trovato, inoltre, che questa foto non è unica nel suo genere. Infatti esistono altre fotografie del decollo di Apollo 8 che inquadrano la Luna. Per esempio, Filippo Magni e (di nuovo) Roberto Mastri hanno segnalato la foto S68-56002, pubblicata sul sito della NASA e mostrata qui sotto:
Ci sono inoltre le foto di Life scansionate da Don Beaumont qui su Flickr.
Per tentare di capire se queste foto sono state ritoccate per aggiungere la Luna o se la Luna c'era davvero, partiamo dai dati di base. Gli autori sarebbero un buon dato, ma purtroppo non sono riportati da nessuna delle fonti che le presentano e per ora non sono riuscito a identificarli.
Consultando il calcolatore ufficiale delle fasi lunari della NASA oppure Stardate.org emerge che la Luna, il 21 dicembre 1968, era davvero al primo quarto come mostrato nelle foto in discussione. Quindi non è vero che la fase lunare mostrata è sbagliata.
A ulteriore conferma della fase lunare, immettendo in Celestia la data e l'ora del decollo di Apollo 8 (secondo i dati NASA le 12:51:00 UT o le 7:51 a.m. EST) si ottiene questa immagine della Luna (vista dalla Terra):
Posizionandosi in Florida, alle coordinate 25.77 N 80.18 W (dati approssimativi, riferiti a Miami), e guardando verso est circa un'ora dopo il decollo, inoltre, si ottiene questa visuale (ho spostato di un'oretta per avere un'immagine leggibile, altrimenti prima la Luna si perde nella foschia simulata di Celestia):
La fase lunare e l'orientamento della falce corrispondono insomma abbastanza fedelmente a quelli mostrati nelle foto in discussione.
Le cose sono assai diverse per quanto riguarda la visibilità della Luna da Cape Kennedy all'ora del decollo di Apollo 8. Celestia, infatti, calcola che la Luna era sotto l'orizzonte locale al momento della partenza.
Inoltre la diretta televisiva a colori del decollo, trasmessa dalla ABC, non mostra la Luna e non ne menziona la visibilità. Non lo fa neanche l'Apollo Flight Journal, che include la trascrizione completa del commento di Jack King. Sembra strano che una vista così simbolica e bella non sia stata sfruttata o almeno citata.
Si può essere quindi certi che le affermazioni sulla fase sbagliata della Luna sono errate, mentre quelle riguardanti la sua non visibilità da Cape Kennedy al momento del decollo di Apollo 8 sono probabilmente esatte.
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2009/09/23
Gli astronauti Apollo avrebbero potuto simulare le missioni stando in orbita terrestre?
di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Alcune teorie lunacomplottiste, come per esempio quelle di Bart Sibrel, sostengono che gli astronauti delle missioni Apollo partirono realmente con i loro vettori Saturn V e rientrarono con gli ammaraggi che il mondo vide, ma in realtà non andarono sulla Luna: rimasero in orbita intorno alla Terra.
Per esempio, lo Shuttle, che viaggia in orbita intorno alla Terra a distanze maggiori rispetto a quelle dei veicoli Apollo, è visibile a occhio nudo con estrema facilità: è un punto luminoso che si sposta rapidamente nel cielo, documentabile con una semplice fotocamera amatoriale.
Le immagini qui sopra, per esempio, furono scattate dall'osservatorio astrofisico Smithsonian a Maui il 21 dicembre 1968, e ritraggono l'Apollo 8 (la prima missione a uscire dall'orbita terrestre e circumnavigare la Luna) durante l'accensione dei motori per lasciare l'orbita intorno al nostro pianeta e dirigersi verso il suo satellite. Il successivo scarico del carburante residuo dallo stadio S-IVB fu visibile a occhio nudo e fu documentato da vari astrofili del Regno Unito.
Alcune teorie lunacomplottiste, come per esempio quelle di Bart Sibrel, sostengono che gli astronauti delle missioni Apollo partirono realmente con i loro vettori Saturn V e rientrarono con gli ammaraggi che il mondo vide, ma in realtà non andarono sulla Luna: rimasero in orbita intorno alla Terra. In questo modo, sostengono i lunacomplottisti, non avrebbero dovuto affrontare le fasce di Van Allen, che a loro dire sarebbero letali fasce di radiazioni, e avrebbero potuto effettuare le trasmissioni televisive in cui mostravano di essere in assenza di peso. Soltanto le riprese lunari sarebbero state falsificate.
Questa teoria avrebbe il vantaggio di ridurre notevolmente la portata della messinscena e il numero dei partecipanti alla finzione: i veicoli sarebbero stati realmente funzionanti e soltanto un ristretto numero di addetti avrebbe dovuto sapere del cambiamento di rotta. La partenza sarebbe stata reale e il rientro sarebbe stato altrettanto autentico, e gli astronauti sarebbero stati in un luogo dove nessuno avrebbe potuto incontrarli per sbaglio e avrebbero subito gli effetti fisiologici dell'assenza di peso.
Sembra facile, per come lo descrivono i lunacomplottisti. Ma questa teoria si scontra, come tutte le altre, con l'obiezione principale che si può opporre al lunacomplottismo: l'impossibilità di falsificare, con la tecnologia degli effetti speciali degli anni Sessanta, le riprese televisive e cinematografiche delle missioni. A oggi nessuno è riuscito a fornire una spiegazione plausibile di come sarebbero stati ottenuti gli effetti di gravità ridotta e di traiettoria parabolica della polvere visibili nelle riprese.
C'è poi da considerare che le trasmissioni radio e televisive degli astronauti sarebbero arrivate dall'orbita terrestre anziché dallo spazio profondo, comportando una vistosissima differenza di puntamento delle grandi antenne riceventi situate nei vari continenti (in California, in Australia e in Spagna; la foto mostra l'antenna californiana di Goldstone). Un'orbita intera intorno alla Terra al di sotto delle fasce di Van Allen dura non più di un paio d'ore, per cui le antenne avrebbero dovuto "inseguire" il veicolo degli astronauti man mano che si spostava rapidamente nel cielo, mentre durante un viaggio lunare le antenne sarebbero rimaste puntate verso la Luna, inseguendola nel suo lento spostamento in cielo nell'arco di ventiquattro ore.
In altre parole, il puntamento sbagliato delle antenne sarebbe stato visibile anche agli occhi dei profani nelle vicinanze, che si sarebbero chiesti come mai non puntavano verso la Luna. Per non parlare del fatto che i sovietici, in gara con gli Stati Uniti per raggiungere il prestigiosissimo traguardo della Luna, si sarebbero accorti della messinscena usando i loro radiotelescopi. E se ne sarebbero accorti anche i radioamatori che ascoltarono le trasmissioni radio dai veicoli Apollo puntando le antenne verso il nostro satellite (Tracking Apollo 17 from Florida).
Ma c'è un'altra obiezione che rende assurda la tesi del "parcheggio in orbita": i veicoli sarebbero stati visibili da Terra. Qualunque buon astrofilo sa che anche i piccoli satelliti per telecomunicazioni sono visibili nel cielo notturno (e guastano molte fotografie astronomiche), perché restano illuminati a giorno dal Sole mentre sorvolano le zone del pianeta dove è già calata la notte. Un veicolo grande come l'Apollo (con o senza lo stadio S-IV B) non sarebbe passato inosservato.
Per esempio, lo Shuttle, che viaggia in orbita intorno alla Terra a distanze maggiori rispetto a quelle dei veicoli Apollo, è visibile a occhio nudo con estrema facilità: è un punto luminoso che si sposta rapidamente nel cielo, documentabile con una semplice fotocamera amatoriale. Quando poi sfiata lo scarico della toilette di bordo o l'acqua in eccesso delle celle a combustibile, si forma una scia luminosa di cristalli di ghiaccio che non passa inosservata, come si vede in questa foto scattata negli Stati Uniti il 9 settembre 2009 da Clair Perry (fonte: Space Fellowship).
L'immagine mostra la scia, di aspetto simile a una cometa, dello Shuttle mentre effettua uno scarico di liquidi prima del rientro a Terra. La linea chiara più in basso è la traccia lasciata nell'arco di alcuni secondi dalla Stazione Spaziale Internazionale.
Con un buon telescopio amatoriale, la Stazione Spaziale Internazionale e lo Shuttle sono fotografabili con questo genere di dettaglio, come ci mostra Astrofoto.it:
Il veicolo Apollo, insomma, sarebbe stato visibile a chiunque se fosse rimasto in un'orbita bassa intorno alla Terra. La teoria lunacomplottista si scontra quindi con i fatti verificabili da chiunque.
Ma c'è di più. Quello che non molti sanno è che gli astronomi e gli astrofili di tutto il mondo poterono seguire i veicoli Apollo anche quando lasciarono l'orbita terrestre e si diressero verso la Luna.
Le immagini qui sopra, per esempio, furono scattate dall'osservatorio astrofisico Smithsonian a Maui il 21 dicembre 1968, e ritraggono l'Apollo 8 (la prima missione a uscire dall'orbita terrestre e circumnavigare la Luna) durante l'accensione dei motori per lasciare l'orbita intorno al nostro pianeta e dirigersi verso il suo satellite. Il successivo scarico del carburante residuo dallo stadio S-IVB fu visibile a occhio nudo e fu documentato da vari astrofili del Regno Unito.Anche l'incidente occorso all'Apollo 13, che comportò il rilascio di una nube di ossigeno, fu documentato visivamente da Terra. Addirittura la NASA fu costretta a fare ricorso alle osservazioni telescopiche professionali dell'osservatorio Chabot di Oakland per determinare l'esatta posizione del veicolo in modo da poter calcolare l'ultima accensione del motore del modulo lunare, usato come retrorazzo d'emergenza, per far rientrare sani e salvi gli astronauti.
Va aggiunto, giusto per scrupolo, che le posizioni e gli eventi registrati dagli astrofili coincidono esattamente con le posizioni e gli eventi descritti dalla documentazione tecnica della NASA per le singole missioni.
Maggiori dettagli sugli avvistamenti amatoriali e professionali delle missioni Apollo, con molte fotografie, sono disponibili presso Tracking the Apollo Flights, di Bill Keel, e in questi articoli:
- Optical Observations of Apollo 8, di Harold B. Liemon, Sky and Telescope, marzo 1969, pagg. 156-160
- Apollo 10 Optical Tracking, in Sky and Telescope, luglio 1969, pagg. 62-63
- Optical Observations of Apollo 12, in Sky and Telescope, febbraio 1970, pagg. 127-130
- The Apollo 13 Accident, in Sky and Telescope, July 1970, pag. 14
Va aggiunto, giusto per scrupolo, che le posizioni e gli eventi registrati dagli astrofili coincidono esattamente con le posizioni e gli eventi descritti dalla documentazione tecnica della NASA per le singole missioni.
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2008/12/26
Il Press Kit dell'Apollo 8
di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.Presso Gizmodo è disponibile una scansione (parziale ma molto ricca) del Press Kit di 101 pagine affidato ai giornalisti per annunciare la missione, che era particolarmente importante perché era stata modificata all'ultimo momento per renderla molto più ambiziosa e pericolosa. Un PDF completo è disponibile presso gli archivi Nasa.
Il Press Kit elenca il numero impressionante di componenti vitali e di procedure che venivano collaudate per la prima volta, dai motori ai sistemi radio alle procedure per evitare che la parte esposta al sole del veicolo si surriscaldasse mentre la parte in ombra gelava.
Per i lunacomplottisti che contestano che le radiazioni delle fasce di Van Allen avrebbero dovuto friggere gli astronauti, questo press kit d'epoca permette di far notare che (ovviamente) la NASA si era posta il problema e ne aveva tenuto conto nella progettazione dei veicoli. A pagina 6 del Press Kit si legge infatti:
Solar radiation and radiation in the Van Allen belt around the Earth present no hazard to the crew of Apollo 8 in the thick-skinned command module. The anticipated dosages are less than one rad per man, well below that of a thorough chest X-ray series.
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2008/12/24
40 anni fa, la prima circumnavigazione della Luna: Apollo 8
di Paolo AttivissimoIl 24 dicembre 1968, Jim Lovell, William Anders e Frank Borman (foto qui accanto, tratta da Life) furono le prime tre persone a circumnavigare la Luna. Furono anche i primi astronauti a lasciare l'orbita terrestre, a scorgere con i propri occhi la faccia della Luna che non è mai visibile da Terra e a vedere la Terra intera come una sfera sospesa nel cielo. Lo fecero in un veicolo, il Saturno 5, che non aveva mai volato prima con un carico umano.
Non avevano a bordo il modulo lunare, che non era ancora pronto; al suo posto c'era un simulacro come zavorra, e quindi non avevano neanche la possibilità di usarlo come scialuppa e propulsore d'emergenza, come avverrà per l'Apollo 13. Ma la CIA aveva saputo che i sovietici stavano tentando di circumnavigare la Luna per primi a sorpresa, e gli Stati Uniti non volevano farsi battere anche stavolta. Il profilo originale della missione (orbita terrestre con prova degli apparati) fu cambiato di corsa.
Alla partenza, Charles Lindbergh era lì a vederli decollare consumando in un secondo dieci volte il carburante che lui aveva usato per la sua celebre trasvolata in solitario dell'Oceano Atlantico. Nel giro di 65 anni, l'umanità era passata dal timido balzo di 40 metri dei fratelli Wright all'inserimento in orbita lunare.
Ma il più grande lascito di questa missione non fu il trionfo tecnologico di una missione ad alto rischio e funestata da vari incidenti ed errori (compresa una cancellazione involontaria della memoria del computer di navigazione e una crisi di diarrea che riempì la capsula di globuli fluttuanti poco raccomandabili), alla faccia di chi dice che le missioni lunari furono troppo perfette per essere vere. Fu questa fotografia a colori della Terra vista dalla Luna, scattata la vigilia di Natale, a lasciare una traccia permanente nella cultura dell'epoca e di oggi. Più di ogni altra immagine o dato tecnico, questa prima visione della Terra come un'unica, delicata isola condivisa rese visceralmente la bellezza e la fragilità del nostro mondo e divenne un'immagine simbolo del nascente movimento ambientalista.
Ne trovate una versione ad altissima risoluzione qui.
In quella stessa missione, i tre astronauti effettuarono dalla Luna una trasmissione televisiva (scaricabile qui), all'epoca la più vista della storia, nella quale mostrarono la superficie della Luna in diretta e lessero un passo della Genesi (una scelta controversa descritta qui). L'immagine fotografica, essendo su pellicola, fu pubblicata soltanto dopo il ritorno degli astronauti.
A quarant'anni di distanza, quel regalo viene ripresentato. Cerchiamo di non dimenticarne la bellezza e il valore. Buon Natale.
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