di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".
Mi è stato segnalato questo video nel quale la traduzione di quello che dice un astronauta durante un’intervista in collegamento dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) viene presentata come “LA CONFERMA DEFINITIVA.. DA PARTE DELL'UFFICIALE DELLA ISS” della tesi che non siamo mai andati sulla Luna.
IN BREVE: L’astronauta dice che adesso (“right now”) non abbiamo un veicolo in grado di andare sulla Luna. Non dice che non l’abbiamo mai avuto. Per interpretare le sue parole come dichiarazione che non siamo mai andati sulla Luna bisogna essere asini in inglese oppure in malafede.
IN DETTAGLIO: L’astronauta è lo statunitense Terry Virts. Accanto a Virts c’è l’italiana Samantha Cristoforetti. I sottotitoli dicono che le dichiarazioni risalgono a marzo 2015 e attribuiscono il video al sito Luogocomune.net.
Questa è la trascrizione fedele delle parole di Virts, fatta da un madrelingua inglese (io): “Well, that’s a great question. The plan that NASA has is to build a rocket called SLS, which is a heavy lift rocket. It’s something that is much bigger than what we have today, and it will be able to launch the Orion capsule with humans on board as well as landers or other components to destinations beyond Earth orbit. Right now we only can fly in Earth orbit, that’s the farthest that we can go, and this new system that we’re building is gonna allow us to go beyond and hopefully take humans into the Solar System to explore. So the Moon, Mars, asteroids... there’s a lot of destinations that we could go to and we’re building these building-block components in order to allow us to do that eventually”.
I sottotitoli gli attribuiscono queste parole: “Ottima domanda! La NASA sta progettando di costruire un razzo chiamato SLS, un razzo per carichi pesanti che è molto più grande di quelli che abbiamo oggi. Sarà in grado di lanciare la capsula Orion con uomini a bordo oltre che a veicoli per atterrare [sui pianeti], ed altri strumenti verso destinazioni al di là dell’orbita terrestre. Attualmente siamo in grado di volare solo nell’orbita terrestre, più lontano di così non possiamo andare. Il nuovo sistema che stiamo costruendo ci permetterà di andare oltre e speriamo che possa portare degli uomini ad esplorare il sistema solare. La luna, marte [sic], gli asteroidi, ci sono molte destinazioni che potremmo raggiungere e stiamo costruendo i vari pezzi che ci permetteranno un giorno di farlo”.
Virts specifica molto chiaramente che in questo momento (“right now”) non disponiamo di veicoli in grado di volare oltre l’orbita terrestre. I sottotitoli concordano: “Attualmente siamo in grado di volare solo nell’orbita terrestre”. Questo non vuol dire che non li abbiamo mai avuti: anzi, la precisazione “right now” (“attualmente”) crea una distinzione rispetto ad altri momenti (il passato). In altre parole, indica che Virts ci tiene a ricordare che prima li avevamo.
Lungi dall’essere la “conferma definitiva” delle tesi di cospirazione, questo video conferma che i lunacomplottisti sono disposti a travisare e distorcere grossolanamente qualunque dichiarazione pur di adattarla ai loro preconcetti.
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2016/05/15
2009/08/05
Mazzucco fa una "proposta 'lunare'" (UPD 20090921)
di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Mi è stato segnalato questo articolo di Massimo Mazzucco che mi invita a partecipare come voce "ufficialista" a un suo nascituro documentario favorevole alle teorie di complotto lunare.
La cosa è particolarmente ironica, perché Mazzucco è la stessa persona che mi ha bandito dal suo sito, Luogocomune, con queste esatte parole: "hai insozzato a sufficienza le pareti di questo spazio". Questo rende materialmente piuttosto difficile qualunque discussione.
Non vedo alcuna ragione per collaborare con chi si comporta in questo modo. Ho già discusso a lungo con lui di complottismo lunare anni fa (nel 2006) e i risultati sono lì da vedere: educativi per chi studia la forma mentis dei cospirazionisti e la loro propensione a spostare i paletti e a insultare quando vengono messi di fronte a dimostrazioni solide, verificabili e inoppugnabili, ma inconcludenti in termini pratici.
Non faccio il revisore di bozze di nessun complottista, men che meno di chi m'insulta e mi mette maleducatamente alla porta. Che Mazzucco finisca il suo documentario in cui presenta le sue "prove" migliori. Che sia tutta farina del suo sacco. Che metta nero su bianco le sue asserzioni e le sue accuse infamanti. Poi le analizzeremo e le smonteremo allegramente, una per una, con la documentazione tecnica in una mano e una buona birra nell'altra, brindando alla salute e al coraggio di Buzz, Neil, Mike e di tutti gli altri astronauti lunari sui quali i complottisti tentano invano di tirare fango.
A riprova di quello che scrivevo sopra, su Luogocomune sono volati subito insulti, sberleffi e pernacchie a me e a un utente, Chiaro75, che ha cercato di criticare civilmente, dati alla mano, le teorie lunacomplottiste. Tutto questo sotto lo sguardo indifferente di Massimo Mazzucco, che anzi mi accusa di essere "scappato" (9/8/09, 20:21). Considerato che è Mazzucco che mi ha vietato di partecipare a Luogocomune, l'accusa è piuttosto ipocrita.

Comunque consiglio vivamente di leggere la discussione, perché è molto educativa.
Mazzucco parla tanto di dialogo, ma la realtà è che dopo avermi bandito da Luogocomune ha rincarato la dose escludendomi esplicitamente dalla sua magnanima "amnistia" verso chi era stato espulso:

E io dovrei andare a discutere con gente così? Questo dovrebbe essere il garante del fair play?
Siamo seri. Datemi una buona ragione, una soltanto, per la quale dovrei collaborare con un individuo del genere.
Se Mazzucco vuole davvero discutere seriamente invece di fare queste sceneggiate e farsi applaudire dalla propria claque, questo blog è aperto. Che si faccia avanti, se ne ha il coraggio. Non mordo mica.
Mi è stato segnalato questo articolo di Massimo Mazzucco che mi invita a partecipare come voce "ufficialista" a un suo nascituro documentario favorevole alle teorie di complotto lunare.La cosa è particolarmente ironica, perché Mazzucco è la stessa persona che mi ha bandito dal suo sito, Luogocomune, con queste esatte parole: "hai insozzato a sufficienza le pareti di questo spazio". Questo rende materialmente piuttosto difficile qualunque discussione.
Non vedo alcuna ragione per collaborare con chi si comporta in questo modo. Ho già discusso a lungo con lui di complottismo lunare anni fa (nel 2006) e i risultati sono lì da vedere: educativi per chi studia la forma mentis dei cospirazionisti e la loro propensione a spostare i paletti e a insultare quando vengono messi di fronte a dimostrazioni solide, verificabili e inoppugnabili, ma inconcludenti in termini pratici.
Non faccio il revisore di bozze di nessun complottista, men che meno di chi m'insulta e mi mette maleducatamente alla porta. Che Mazzucco finisca il suo documentario in cui presenta le sue "prove" migliori. Che sia tutta farina del suo sacco. Che metta nero su bianco le sue asserzioni e le sue accuse infamanti. Poi le analizzeremo e le smonteremo allegramente, una per una, con la documentazione tecnica in una mano e una buona birra nell'altra, brindando alla salute e al coraggio di Buzz, Neil, Mike e di tutti gli altri astronauti lunari sui quali i complottisti tentano invano di tirare fango.
Come si viene trattati su Luogocomune
A riprova di quello che scrivevo sopra, su Luogocomune sono volati subito insulti, sberleffi e pernacchie a me e a un utente, Chiaro75, che ha cercato di criticare civilmente, dati alla mano, le teorie lunacomplottiste. Tutto questo sotto lo sguardo indifferente di Massimo Mazzucco, che anzi mi accusa di essere "scappato" (9/8/09, 20:21). Considerato che è Mazzucco che mi ha vietato di partecipare a Luogocomune, l'accusa è piuttosto ipocrita.

Comunque consiglio vivamente di leggere la discussione, perché è molto educativa.
Mazzucco parla tanto di dialogo, ma la realtà è che dopo avermi bandito da Luogocomune ha rincarato la dose escludendomi esplicitamente dalla sua magnanima "amnistia" verso chi era stato espulso:
Restano esclusi dall’amnistia solo alcuni soggetti particolari, ovvero l’utente wewe, i debunkers professionisti (Attivissimo e soci), e quelli del Cicap espulsi durante la battaglia sui cerchi di grano.

E io dovrei andare a discutere con gente così? Questo dovrebbe essere il garante del fair play?
Siamo seri. Datemi una buona ragione, una soltanto, per la quale dovrei collaborare con un individuo del genere.
Se Mazzucco vuole davvero discutere seriamente invece di fare queste sceneggiate e farsi applaudire dalla propria claque, questo blog è aperto. Che si faccia avanti, se ne ha il coraggio. Non mordo mica.
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2009/02/18
Perché le radiazioni delle fasce di Van Allen non hanno ucciso gli astronauti e velato le pellicole?
di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2017/04/09.
Capita spesso di sentir dire dai sostenitori della messinscena lunare che le fasce di van Allen, zone di radiazione intensa disposte intorno alla Terra, sarebbero un ostacolo letale per qualunque missione lunare con astronauti a bordo, e che quindi gli sbarchi umani sulla Luna delle missioni Apollo sarebbero impossibili.
Per esempio, ecco come ne parla Massimo Mazzucco su Luogocomune.net:

Va notata, innanzi tutto, la totale assenza di fonti tecniche di supporto a quest'affermazione. Si dice "a detta di ogni scienziato che si rispetti", ma non viene fatto neppure un nome né fornito alcun riferimento a pubblicazioni autorevoli di settore. Questo è semplicemente un ipse dixit camuffato.
Lo stesso vale per l'asserzione riguardante gli astronauti dello Shuttle: quali di loro vi avrebbero provato, e in quale missione e con quali risultati? Mistero. Non viene detto nulla sulla fonte di queste asserzioni, e al lettore viene chiesto di fidarsi ciecamente dell'autorevolezza di chi scrive. In questo caso si tratta di un fotografo e regista, Massimo Mazzucco, la cui competenza in campi elettromagnetici spaziali è priva di qualunque conferma.
In realtà la questione della relativa pericolosità delle radiazioni delle fasce di Van Allen è ben nota e fu prevista dalle missioni Apollo. L'esposizione alle fasce fu calcolata e misurata tramite lanci di prova: specificamente, la missione Apollo 6 (aprile 1968) portò in orbita terrestre una capsula Apollo priva di equipaggio e piena di strumenti proprio per misurare la capacità della capsula di bloccare le radiazioni delle fasce di Van Allen, come descritto nell'Apollo Definitive Sourcebook.
L'esposizione risultò comparabile a quella di qualche radiografia medica, quindi più che sopportabile. Le fasce di van Allen, infatti, non sono affatto una zona letale per qualunque essere umano. Questo è un fatto assodato e documentato da un gran numero di pubblicazioni tecniche e scientifiche, di cui qui sotto trovate gli estremi, ed è spiegato molto chiaramente in italiano da Luca Boschini, che si qualifica come laureato in ingegneria elettronica al Politecnico di Milano e progettista elettronico per una ditta del milanese che produce sistemi per satelliti e sonde spaziali. Una persona che quindi con le radiazioni dello spazio deve fare i conti molto concretamente. Nel suo articolo su Vialattea.net, Boschini spiega che
C'è di più. Presso MAD Scientist, per esempio, c'è un articolo di Bill Wheaton (1918-2002), per 15 anni specialista in astronomia a raggi gamma presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) ed astronomo presso lo Spitzer Space Telescope Science Center alla Caltech di Pasadena, in California. L'articolo fornisce dati concreti sulle radiazioni nello spazio e specificamente nella zona più pericolosa, appunto le contestate fasce di Van Allen, che furono attraversate molto rapidamente dagli astronauti Apollo. Una versione ampliata del medesimo articolo è disponibile presso Wwheaton.com. Da questa fonte emerge che i dati scientifici sulle radiazioni spaziali devono essere veritieri, altrimenti anche i satelliti automatici odierni non funzionerebbero e verrebbero fritti.
L'articolo di Wheaton contiene inoltre il seguente elenco di fonti tecnico-scientifiche:
Per quanto riguarda le radiazioni sulla Luna, l'astronomo Phil Plait documenta in "Bad Astronomy: Misconceptions and Misuses Revealed, from Astrology to the Moon Landing 'Hoax'" (John Wiley & Sons, ISBN 0-471-40976-6) che i dosimetri portati dagli equipaggi Apollo rilevarono un dosaggio cumulativo circa pari a una radiografia toracica, ossia 1 milligray. La dose media è risultata inferiore a 1 rem, pari alla radiazione prodotta dall'ambiente che si riceve, al livello del mare, in tre anni.
In altre parole, una missione lunare di pochi giorni come quelle Apollo comporta radiazioni complessivamente equivalenti a una radiografia o a tre anni di vita sulla Terra.
La NASA dichiara, nel Mission Report dell'Apollo 11, che la dose totale di radiazioni misurata dai dosimetri e ricevuta dagli astronauti fu compresa fra 0,25 e 0,28 rad (si noti l'unità di misura, diversa dal rem), quindi al di sotto dei valori significativi dal punto di vista medico:
Un ulteriore approfondimento è disponibile in "Biomedical Results of Apollo" e in "Apollo Experience Report - Protection Against Radiation".
Inoltre l'articolo "Missione impossibile?" della rivista Le scienze del luglio 2006, scritto da Eugene N. Parker, definito come maggior esperto mondiale di gas interplanetari e di campi magnetici, riporta una tabella dei valori, in rem all’anno, assorbiti da un essere umano che risiedesse alla quota corrispondente:
Livello del mare: 0,02 - 0,04
1500 metri: 0,04 - 0,06
3000 metri: 0,08 – 0,12
12000 metri (jet): 2,8
Orbita terrestre bassa: 10
Fasce di Van Allen: 1500
Superficie lunare: 7 – 12
Spazio interplanetario: 13 – 25
Spazio interstellare: 30 – 70
Nessun lunacomplottista è stato finora in grado di smentire documentatamente tutti questi dati o almeno di citare un documento scientifico a supporto delle proprie asserzioni di letalità.
Questi stessi dati dimostrano inoltre che queste dosi di radiazioni non sono sufficienti a velare le pellicole, come teorizzano alcuni sostenitori dei lunacomplotti. Le pellicole, infatti, ricevettero dosi ancora minori di radiazioni rispetto agli astronauti, essendo protette in appositi involucri proprio in previsione di questo problema.
In altre parole: alla NASA non erano scemi. Ci pensarono prima, e presero le misure del caso chiedendo ai migliori esperti di settore. Proprio quello che i sostenitori del complotto lunare sembrano incapaci di fare.
Amy Shira Teitel, storica delle missioni spaziali, racconta in dettaglio la questione delle fasce di Van Allen in questo video ricco di riferimenti tecnici. Il video mostra i dosimetri utilizzati dagli astronauti di Apollo 11 e fra l'altro risponde specificamente (da 9:35 in poi) a chi cita il video di un ingegnere, Kelly Smith, che parla della ricerca per produrre una protezione antiradiazioni per il futuro veicolo Orion.
La Teitel nota una cosa molto importante: Smith non dice che questa protezione non è mai stata realizzata prima. Dice che è un problema da risolvere specificamente per il nuovo veicolo Orion e non per i suoi equipaggi, ma per i suoi componenti elettronici, perché i microcomponenti di oggi sono molto più sensibili alle radiazioni di quelli massicci degli anni Sessanta.
Capita spesso di sentir dire dai sostenitori della messinscena lunare che le fasce di van Allen, zone di radiazione intensa disposte intorno alla Terra, sarebbero un ostacolo letale per qualunque missione lunare con astronauti a bordo, e che quindi gli sbarchi umani sulla Luna delle missioni Apollo sarebbero impossibili.
Per esempio, ecco come ne parla Massimo Mazzucco su Luogocomune.net:
Sarebbe infatti impossibile, a detta di ogni scienziato che si rispetti, che un qualunque essere vivente attraversi addirittura le Fasce di Van Allen, altrochè arrivare sulla Luna. (Le F. sono una stretta e poderosa cintura di radiazioni, che va da un polo all'altro della Terra, e che a sua volta protegge la Terra dalle radiazioni cosmiche, ma alla quale è impensabile per noi anche solo avvicinarsi. Ci hanno provato, negli ultimi anni, gli astronauti dello Shuttle, con risultati ben poco confortanti).

Va notata, innanzi tutto, la totale assenza di fonti tecniche di supporto a quest'affermazione. Si dice "a detta di ogni scienziato che si rispetti", ma non viene fatto neppure un nome né fornito alcun riferimento a pubblicazioni autorevoli di settore. Questo è semplicemente un ipse dixit camuffato.
Lo stesso vale per l'asserzione riguardante gli astronauti dello Shuttle: quali di loro vi avrebbero provato, e in quale missione e con quali risultati? Mistero. Non viene detto nulla sulla fonte di queste asserzioni, e al lettore viene chiesto di fidarsi ciecamente dell'autorevolezza di chi scrive. In questo caso si tratta di un fotografo e regista, Massimo Mazzucco, la cui competenza in campi elettromagnetici spaziali è priva di qualunque conferma.
In realtà la questione della relativa pericolosità delle radiazioni delle fasce di Van Allen è ben nota e fu prevista dalle missioni Apollo. L'esposizione alle fasce fu calcolata e misurata tramite lanci di prova: specificamente, la missione Apollo 6 (aprile 1968) portò in orbita terrestre una capsula Apollo priva di equipaggio e piena di strumenti proprio per misurare la capacità della capsula di bloccare le radiazioni delle fasce di Van Allen, come descritto nell'Apollo Definitive Sourcebook.
L'esposizione risultò comparabile a quella di qualche radiografia medica, quindi più che sopportabile. Le fasce di van Allen, infatti, non sono affatto una zona letale per qualunque essere umano. Questo è un fatto assodato e documentato da un gran numero di pubblicazioni tecniche e scientifiche, di cui qui sotto trovate gli estremi, ed è spiegato molto chiaramente in italiano da Luca Boschini, che si qualifica come laureato in ingegneria elettronica al Politecnico di Milano e progettista elettronico per una ditta del milanese che produce sistemi per satelliti e sonde spaziali. Una persona che quindi con le radiazioni dello spazio deve fare i conti molto concretamente. Nel suo articolo su Vialattea.net, Boschini spiega che
durante il viaggio verso la Luna gli astronauti hanno subito, al peggio, dosi paragonabili a quelle che riceve in qualche anno un lavoratore che ha a che fare con materiale radioattivo, per cui il rischio che hanno corso a causa di ciò si può ritenere, in base ai dati epidemiologici, trascurabile.
C'è di più. Presso MAD Scientist, per esempio, c'è un articolo di Bill Wheaton (1918-2002), per 15 anni specialista in astronomia a raggi gamma presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) ed astronomo presso lo Spitzer Space Telescope Science Center alla Caltech di Pasadena, in California. L'articolo fornisce dati concreti sulle radiazioni nello spazio e specificamente nella zona più pericolosa, appunto le contestate fasce di Van Allen, che furono attraversate molto rapidamente dagli astronauti Apollo. Una versione ampliata del medesimo articolo è disponibile presso Wwheaton.com. Da questa fonte emerge che i dati scientifici sulle radiazioni spaziali devono essere veritieri, altrimenti anche i satelliti automatici odierni non funzionerebbero e verrebbero fritti.
L'articolo di Wheaton contiene inoltre il seguente elenco di fonti tecnico-scientifiche:
- Radiation and Health Physics, University of Michigan.
- Radiation Hazards to Crews of Interplanetary Missions: Biological Issues and Research Strategies, Task Group on the Biological Effects of Space Radiation, Space Studies Board, Commission on Physical Sciences, Mathematics, and Applications of the National Research Council; National Academy Press, 1997.
- Health Effects of Ionizing Radiation in Manned Space Activities.
- AP8 and AE8 Models for the Trapped Radiation Environment, NSSDC, GSFC.
- The Radiation Environment, Janet Barth, GSFC, 1999.
- An Annotated Bibliography of the Apollo Program, redatto da Roger D. Launius e J.D. Hunley e pubblicato con il titolo Monographs in Aerospace History, n. 2, luglio 1994.
- Summary of Medical Experience in the Apollo 7 Through 11 Manned Spaceflights, Berry, C.A., Aerospace Medicine. 41 (May 1970): 500-19.
- Review of Particle Properties, compilato dal Particle Data Group presso il Lawrence Berkeley Laboratory, edizione 1999.
- Radiation Plan for the Apollo Lunar Mission (1969).
Per quanto riguarda le radiazioni sulla Luna, l'astronomo Phil Plait documenta in "Bad Astronomy: Misconceptions and Misuses Revealed, from Astrology to the Moon Landing 'Hoax'" (John Wiley & Sons, ISBN 0-471-40976-6) che i dosimetri portati dagli equipaggi Apollo rilevarono un dosaggio cumulativo circa pari a una radiografia toracica, ossia 1 milligray. La dose media è risultata inferiore a 1 rem, pari alla radiazione prodotta dall'ambiente che si riceve, al livello del mare, in tre anni.
In altre parole, una missione lunare di pochi giorni come quelle Apollo comporta radiazioni complessivamente equivalenti a una radiografia o a tre anni di vita sulla Terra.
La NASA dichiara, nel Mission Report dell'Apollo 11, che la dose totale di radiazioni misurata dai dosimetri e ricevuta dagli astronauti fu compresa fra 0,25 e 0,28 rad (si noti l'unità di misura, diversa dal rem), quindi al di sotto dei valori significativi dal punto di vista medico:
The total integrated, but uncorrected, doses were 0.25, 0.26, and 0.28 rad for the Commander, Command Module Pilot, and Lunar Module Pilot, respectively. The Van Allen Belt dosimeter indicated total integrated doses of 0.11 rad for the skin and of 0.08 rad for the depth reading during the entire mission. Thus, the total dose for each crewman is estimated to have been less than 0.2 rad, which is well below the medically significant level.
(pagina 12-3, paragrafo 12.2.4 del Mission Report)
Un ulteriore approfondimento è disponibile in "Biomedical Results of Apollo" e in "Apollo Experience Report - Protection Against Radiation".
Inoltre l'articolo "Missione impossibile?" della rivista Le scienze del luglio 2006, scritto da Eugene N. Parker, definito come maggior esperto mondiale di gas interplanetari e di campi magnetici, riporta una tabella dei valori, in rem all’anno, assorbiti da un essere umano che risiedesse alla quota corrispondente:
Livello del mare: 0,02 - 0,04
1500 metri: 0,04 - 0,06
3000 metri: 0,08 – 0,12
12000 metri (jet): 2,8
Orbita terrestre bassa: 10
Fasce di Van Allen: 1500
Superficie lunare: 7 – 12
Spazio interplanetario: 13 – 25
Spazio interstellare: 30 – 70
Nessun lunacomplottista è stato finora in grado di smentire documentatamente tutti questi dati o almeno di citare un documento scientifico a supporto delle proprie asserzioni di letalità.
Questi stessi dati dimostrano inoltre che queste dosi di radiazioni non sono sufficienti a velare le pellicole, come teorizzano alcuni sostenitori dei lunacomplotti. Le pellicole, infatti, ricevettero dosi ancora minori di radiazioni rispetto agli astronauti, essendo protette in appositi involucri proprio in previsione di questo problema.
In altre parole: alla NASA non erano scemi. Ci pensarono prima, e presero le misure del caso chiedendo ai migliori esperti di settore. Proprio quello che i sostenitori del complotto lunare sembrano incapaci di fare.
2017/04/09
Amy Shira Teitel, storica delle missioni spaziali, racconta in dettaglio la questione delle fasce di Van Allen in questo video ricco di riferimenti tecnici. Il video mostra i dosimetri utilizzati dagli astronauti di Apollo 11 e fra l'altro risponde specificamente (da 9:35 in poi) a chi cita il video di un ingegnere, Kelly Smith, che parla della ricerca per produrre una protezione antiradiazioni per il futuro veicolo Orion.
La Teitel nota una cosa molto importante: Smith non dice che questa protezione non è mai stata realizzata prima. Dice che è un problema da risolvere specificamente per il nuovo veicolo Orion e non per i suoi equipaggi, ma per i suoi componenti elettronici, perché i microcomponenti di oggi sono molto più sensibili alle radiazioni di quelli massicci degli anni Sessanta.
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