Su invito di Open, esamino otto minuti di video complottista e ne spiego gli errori e le falsità. Le tesi sono che gli astronauti fossero mogi nella conferenza stampa post-missione (tutt’altro, ridono e scherzano), che si sarebbero rifiutati di giurare sulla Bibbia di essere andati sulla Luna (falso; lo fecero eccome) e che Neil Armstrong si sarebbe rifiutato di partecipare ai festeggiamenti per il quarantennale (falso, andò pure alla Casa Bianca).
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2022/08/14
Debunking di otto minuti del video lunacomplottista di Massimo Mazzucco
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Massimo Mazzucco
2014/04/06
Le “bolle” di Apollo 16, le balle dei complottisti
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di robven*.
Di recente un complottista ha pubblicato un video (che non linko per non regalargli pubblicità e pagerank) nel quale si sostiene una tesi non nuova ma decisamente surreale: alcuni oggetti che si vedono muoversi nella ripresa di una passeggiata spaziale della missione Apollo 16 sarebbero bolle d'aria che tradirebbero il trucco (una ripresa in piscina) usato per simulare in studio l'escursione nello spazio.
Da un punto di vista strettamente logico, la tesi è priva di senso perché si scontra subito con alcune obiezioni di fondo:
Inoltre c'è un'obiezione fisica alla tesi delle bolle: se fossero davvero bolle, si sposterebbero tutte esattamente nella stessa direzione, correndo verticalmente verso la superficie dell'ipotetica piscina. Invece nel video del cospirazionista le presunte bolle viaggiano in direzioni molto differenti, nonostante la voce narrante suggerisca il contrario. Quale misteriosa forza farebbe salire delle bolle diagonalmente invece che verticalmente in una piscina? Il narratore non lo spiega.
Confrontiamo, per esempio, la “bolla” numero 1 con la “bolla” numero 13” (ho abbinato alcuni fotogrammi dal video cospirazionista e aggiunto la freccia):
Avete mai visto bolle d'aria sott'acqua andare in direzioni così differenti?
Anche stavolta, insomma, il cospirazionista è così innamorato della propria tesi che non si ferma a verificarne la coerenza interna ed è disinvoltamente disposto a soprassedere alle sue contraddizioni e assurdità pur di sostenerla.
Detto questo, le tesi di complotto sono una buona occasione per soffermarsi sul bel filmato originale (pubblicato qui da Science Photo Library e restaurato magnificamente da Footagevault, in versione molto migliore di quella presentata dal cospirazionista). Possiamo scoprirne la storia affascinante e arrivare così alla spiegazione tecnica delle presunte “bolle”.
Il filmato è una ripresa cinematografica su pellicola 16mm a colori, realizzata durante la passeggiata spaziale (EVA) effettuata da Ken Mattingly nel corso della missione Apollo 16, durante il viaggio di ritorno dalla Luna, a 310.000 chilometri dalla Terra, ad aprile del 1972, nel decimo giorno di missione. I dettagli sono raccolti in questa pagina dell'Apollo Flight Journal.
Questa EVA è necessaria, secondo il piano di missione, per recuperare i caricatori che contengono le pellicole delle fotocamere cartografiche installate in un vano (il SIM bay) del Modulo di Servizio di Apollo 16. Mentre John Young e Charlie Duke erano sulla Luna, infatti, Ken Mattingly aveva il compito di comandare queste fotocamere di grande formato per raccogliere immagini dettagliate della superficie lunare. Le apparecchiature utilizzate, e le mappe risultanti, sono descritte in questa pagina dell'Apollo Flight Journal.
Mattingly quindi esce dall'abitacolo del Modulo di Comando e usa le maniglie situate lungo il Modulo di Servizio per raggiungere il vano, estrarne i caricatori e portarli in cabina. Charlie Duke si sporge dal portello del Modulo di Comando per dargli assistenza. L'attività è illustrata e chiarita (con qualche licenza artistica, come le stelle visibili) in questo bel disegno d'epoca, che mostra l'ubicazione del SIM bay e della cinepresa e telecamera (l'escursione nel vuoto fu infatti ripresa sia da una telecamera, che la trasmise a Terra in diretta, sia da una cinepresa che girava a 12 fotogrammi al secondo, ed entrambe le riprese sono disponibili nell'apposito cofanetto di DVD della Spacecraft Films):
Con questi dati tecnici possiamo osservare che le “bolle” provengono tutte, guarda caso, dalla direzione nella quale si trova il portello aperto (in basso a sinistra, nel filmato). Questo suggerisce che si tratti di materiale proveniente dall'interno della cabina.
Ma quale forza lo sospinge? Se il materiale proviene dall'interno della cabina, abbiamo anche per questo una spiegazione logica e coerente: nella cabina c'è il terzo astronauta, John Young, che si muove e con i suoi movimenti urta e sposta le particelle di vari materiali che sono presenti nell'abitacolo. In più ci sono i vari sistemi di bordo, che in seguito alla depressurizzazione sfiatano e sospingono condensazione e residui d'ogni genere. Le particelle urtate e sospinte in direzione del portello emergono e seguono le leggi della fisica, allontanandosi in linea retta. Il loro moto è accelerato dalla ripresa fatta a 12 fotogrammi al secondo e presentata a 24 (l'azione, insomma, è mostrata al doppio della velocità reale).
Il fenomeno è assolutamente normale e viene serenamente commentato per esempio da John Young e Charlie Duke nell'audio di bordo, in cui Young segnala le bolle d'acqua che si allontanano e la condensazione lungo le linee di alimentazione del glicole:
219 31 21 Young (onboard): It's coming off - it's coming off the - conden - the condensation is coming off the glycol lines.
219 31 26 Duke (onboard): Oh.
219 31 28 Mattingly (EVA): Probably getting some off the bulkheads, too --
219 31 29 Young (onboard): Yeah, that's right ...
219 31 30 Mattingly (EVA): ...drying this place out.
219 31 32 Young (onboard): I mean to tell you, there's a lot of cotton-picking water in this machine. Didn't you notice all them bubbles leaving? That was all water.
219 31 38 Duke (onboard): Yeah.
Uno di questi oggetti, fra l'altro, non visibile nel video cospirazionista, è l'anello nuziale che Mattingly aveva smarrito in cabina giorni prima. Duke riuscì ad agguantarlo e recuperarlo mentre si allontanava dal veicolo (Apollo Flight Journal, 219:25:49).
La spiegazione delle “bolle”, insomma, diventa chiara e logica se si conosce la situazione e si ha familiarità con l'astronautica e con un po' di fisica di base: per questo nessun esperto ha mai considerato questo fenomeno come degno di nota.
Naturalmente questo non impedirà ai complottisti di inventarsi qualche altra giustificazione per i propri deliri. Ma questo è un problema loro, e non nostro: noi possiamo goderci il coraggio e l'ingegno di chi si avventura nel vuoto, sospeso tra due mondi, e ci porta a casa immagini uniche ed esperienze impareggiabili. E per i tanti che, come me, hanno avuto l'onore e il piacere di parlare con i protagonisti di queste missioni estreme, l'idea che qualcuno ancora si ostini a voler denigrare il talento dell'umanità genera solo un sorriso di compassione.
Di recente un complottista ha pubblicato un video (che non linko per non regalargli pubblicità e pagerank) nel quale si sostiene una tesi non nuova ma decisamente surreale: alcuni oggetti che si vedono muoversi nella ripresa di una passeggiata spaziale della missione Apollo 16 sarebbero bolle d'aria che tradirebbero il trucco (una ripresa in piscina) usato per simulare in studio l'escursione nello spazio.
Da un punto di vista strettamente logico, la tesi è priva di senso perché si scontra subito con alcune obiezioni di fondo:
- se fossero davvero bolle, avrebbe senso che la NASA sia stata così incompetente da lasciare che si vedessero ben diciotto volte (secondo quanto asserito nel video complottista), sbugiardando la messinscena? Visto che erano (secondo la tesi complottista) in una piscina su un set, perché non hanno semplicemente girato di nuovo la scena facendo in modo che non scappassero bolle?
- negli oltre quarant'anni durante i quali questo filmato è stato disponibile, come mai nessun esperto ha mai sollevato dubbi sulle presunte bolle, e come mai gli unici dubbi in proposito provengono da persone non competenti come il complottista in questione (che non ha alcuna qualifica in astronautica o volo spaziale)?
Inoltre c'è un'obiezione fisica alla tesi delle bolle: se fossero davvero bolle, si sposterebbero tutte esattamente nella stessa direzione, correndo verticalmente verso la superficie dell'ipotetica piscina. Invece nel video del cospirazionista le presunte bolle viaggiano in direzioni molto differenti, nonostante la voce narrante suggerisca il contrario. Quale misteriosa forza farebbe salire delle bolle diagonalmente invece che verticalmente in una piscina? Il narratore non lo spiega.
Confrontiamo, per esempio, la “bolla” numero 1 con la “bolla” numero 13” (ho abbinato alcuni fotogrammi dal video cospirazionista e aggiunto la freccia):
Avete mai visto bolle d'aria sott'acqua andare in direzioni così differenti?
Anche stavolta, insomma, il cospirazionista è così innamorato della propria tesi che non si ferma a verificarne la coerenza interna ed è disinvoltamente disposto a soprassedere alle sue contraddizioni e assurdità pur di sostenerla.
Detto questo, le tesi di complotto sono una buona occasione per soffermarsi sul bel filmato originale (pubblicato qui da Science Photo Library e restaurato magnificamente da Footagevault, in versione molto migliore di quella presentata dal cospirazionista). Possiamo scoprirne la storia affascinante e arrivare così alla spiegazione tecnica delle presunte “bolle”.
Il filmato è una ripresa cinematografica su pellicola 16mm a colori, realizzata durante la passeggiata spaziale (EVA) effettuata da Ken Mattingly nel corso della missione Apollo 16, durante il viaggio di ritorno dalla Luna, a 310.000 chilometri dalla Terra, ad aprile del 1972, nel decimo giorno di missione. I dettagli sono raccolti in questa pagina dell'Apollo Flight Journal.
Questa EVA è necessaria, secondo il piano di missione, per recuperare i caricatori che contengono le pellicole delle fotocamere cartografiche installate in un vano (il SIM bay) del Modulo di Servizio di Apollo 16. Mentre John Young e Charlie Duke erano sulla Luna, infatti, Ken Mattingly aveva il compito di comandare queste fotocamere di grande formato per raccogliere immagini dettagliate della superficie lunare. Le apparecchiature utilizzate, e le mappe risultanti, sono descritte in questa pagina dell'Apollo Flight Journal.
Mattingly quindi esce dall'abitacolo del Modulo di Comando e usa le maniglie situate lungo il Modulo di Servizio per raggiungere il vano, estrarne i caricatori e portarli in cabina. Charlie Duke si sporge dal portello del Modulo di Comando per dargli assistenza. L'attività è illustrata e chiarita (con qualche licenza artistica, come le stelle visibili) in questo bel disegno d'epoca, che mostra l'ubicazione del SIM bay e della cinepresa e telecamera (l'escursione nel vuoto fu infatti ripresa sia da una telecamera, che la trasmise a Terra in diretta, sia da una cinepresa che girava a 12 fotogrammi al secondo, ed entrambe le riprese sono disponibili nell'apposito cofanetto di DVD della Spacecraft Films):
Con questi dati tecnici possiamo osservare che le “bolle” provengono tutte, guarda caso, dalla direzione nella quale si trova il portello aperto (in basso a sinistra, nel filmato). Questo suggerisce che si tratti di materiale proveniente dall'interno della cabina.
Ma quale forza lo sospinge? Se il materiale proviene dall'interno della cabina, abbiamo anche per questo una spiegazione logica e coerente: nella cabina c'è il terzo astronauta, John Young, che si muove e con i suoi movimenti urta e sposta le particelle di vari materiali che sono presenti nell'abitacolo. In più ci sono i vari sistemi di bordo, che in seguito alla depressurizzazione sfiatano e sospingono condensazione e residui d'ogni genere. Le particelle urtate e sospinte in direzione del portello emergono e seguono le leggi della fisica, allontanandosi in linea retta. Il loro moto è accelerato dalla ripresa fatta a 12 fotogrammi al secondo e presentata a 24 (l'azione, insomma, è mostrata al doppio della velocità reale).
Il fenomeno è assolutamente normale e viene serenamente commentato per esempio da John Young e Charlie Duke nell'audio di bordo, in cui Young segnala le bolle d'acqua che si allontanano e la condensazione lungo le linee di alimentazione del glicole:
219 31 21 Young (onboard): It's coming off - it's coming off the - conden - the condensation is coming off the glycol lines.
219 31 26 Duke (onboard): Oh.
219 31 28 Mattingly (EVA): Probably getting some off the bulkheads, too --
219 31 29 Young (onboard): Yeah, that's right ...
219 31 30 Mattingly (EVA): ...drying this place out.
219 31 32 Young (onboard): I mean to tell you, there's a lot of cotton-picking water in this machine. Didn't you notice all them bubbles leaving? That was all water.
219 31 38 Duke (onboard): Yeah.
Uno di questi oggetti, fra l'altro, non visibile nel video cospirazionista, è l'anello nuziale che Mattingly aveva smarrito in cabina giorni prima. Duke riuscì ad agguantarlo e recuperarlo mentre si allontanava dal veicolo (Apollo Flight Journal, 219:25:49).
La spiegazione delle “bolle”, insomma, diventa chiara e logica se si conosce la situazione e si ha familiarità con l'astronautica e con un po' di fisica di base: per questo nessun esperto ha mai considerato questo fenomeno come degno di nota.
Naturalmente questo non impedirà ai complottisti di inventarsi qualche altra giustificazione per i propri deliri. Ma questo è un problema loro, e non nostro: noi possiamo goderci il coraggio e l'ingegno di chi si avventura nel vuoto, sospeso tra due mondi, e ci porta a casa immagini uniche ed esperienze impareggiabili. E per i tanti che, come me, hanno avuto l'onore e il piacere di parlare con i protagonisti di queste missioni estreme, l'idea che qualcuno ancora si ostini a voler denigrare il talento dell'umanità genera solo un sorriso di compassione.
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| Con Charlie Duke a Chiasso, 2010. |
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Massimo Mazzucco
2009/10/25
Un lunacomplottista tenta di rispondere alle domande smontateorie
di Paolo Attivissimo
Massimo Mazzucco, responsabile di Luogocomune.net, ha provato a rispondere a queste domande per lunacomplottisti (la schermata qui accanto è cliccabile per ingrandirla).
Consiglio vivamente la lettura delle risposte insieme ai commenti e alle obiezioni dei membri di Luogocomune per comprendere meglio la pochezza della preparazione tecnica e la grave disconnessione dalla realtà di chi sostiene le tesi di messinscena e capire i percorsi contorti della mentalità cospirazionista.
Non spenderò tempo a ribattere in dettaglio alle vaghe obiezioni prive di riscontri tecnici di Mazzucco, ben lontane dall'essere risposte tecnicamente documentate come richiesto, ma segnalo queste due perle, particolarmente significative visto che Mazzucco afferma di essere un fotografo che ha lavorato nel cinema:
Ecco l'allunaggio in 2001 Odissea nello spazio, anno 1968, considerato il massimo degli effetti speciali dell'epoca:
Ed ecco la sua risposta alla domanda numero 9:
Un paio di esempi trovati al volo da un film dell'era degli effetti speciali digitali, The Matrix:


Per ulteriori esempi è sufficiente consultare la voce "Crew or equipment visible" della sezione Goofs dell'Internet Movie Database oppure visitare siti come MovieMistakes.com (in particolare la sezione "Best Visible Crew").
I lettori mi hanno inviato altre immagini, come queste della troupe riflessa in uno specchio nel Cavaliere oscuro (ringrazio vinc_1 e paolofuture):


E' arrivato anche questo fotogramma di Grano rosso sangue (1984) nel quale la troupe è riflessa nella portiera. Grazie Luca!

Questo è il livello di serietà di chi vorrebbe che io contribuissi a un suo film sui complotti lunari. E' troppo sperare che questi esempi inducano Mazzucco a... riflettere?
Massimo Mazzucco, responsabile di Luogocomune.net, ha provato a rispondere a queste domande per lunacomplottisti (la schermata qui accanto è cliccabile per ingrandirla).Consiglio vivamente la lettura delle risposte insieme ai commenti e alle obiezioni dei membri di Luogocomune per comprendere meglio la pochezza della preparazione tecnica e la grave disconnessione dalla realtà di chi sostiene le tesi di messinscena e capire i percorsi contorti della mentalità cospirazionista.
Non spenderò tempo a ribattere in dettaglio alle vaghe obiezioni prive di riscontri tecnici di Mazzucco, ben lontane dall'essere risposte tecnicamente documentate come richiesto, ma segnalo queste due perle, particolarmente significative visto che Mazzucco afferma di essere un fotografo che ha lavorato nel cinema:
(risposta alla domanda n. 10) Perchè i modellini sparano roba a 20 cm. al massimo, e le “volute” non riesci a farli nemmeno pagando.
Ecco l'allunaggio in 2001 Odissea nello spazio, anno 1968, considerato il massimo degli effetti speciali dell'epoca:
Ed ecco la sua risposta alla domanda numero 9:
Le riprese in studio vengono fatte fin da quando è nato il cinema, e nessuno ha mai visto un solo tecnico riflesso in specchi, visiere, o superfici lucide di qualunque tipo. Quindi?
Un paio di esempi trovati al volo da un film dell'era degli effetti speciali digitali, The Matrix:


Per ulteriori esempi è sufficiente consultare la voce "Crew or equipment visible" della sezione Goofs dell'Internet Movie Database oppure visitare siti come MovieMistakes.com (in particolare la sezione "Best Visible Crew").
I lettori mi hanno inviato altre immagini, come queste della troupe riflessa in uno specchio nel Cavaliere oscuro (ringrazio vinc_1 e paolofuture):


E' arrivato anche questo fotogramma di Grano rosso sangue (1984) nel quale la troupe è riflessa nella portiera. Grazie Luca!

Questo è il livello di serietà di chi vorrebbe che io contribuissi a un suo film sui complotti lunari. E' troppo sperare che questi esempi inducano Mazzucco a... riflettere?
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Massimo Mazzucco
2009/10/17
Domande per i lunacomplottisti (UPD 20091203)
di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Siete sostenitori delle teorie di messinscena lunare? Allora saprete sicuramente fornire risposte tecnicamente documentate alle seguenti domande senza cadere in contraddizione.
Furono falsificate tutte quelle lunari? Soltanto la prima (Apollo 11)? O addirittura tutte le missioni spaziali precedenti? E quelle sovietiche?
Attenti: qualunque cosa rispondiate, vi mettete nei guai da soli.
Se dite che furono falsificate tutte le missioni, comprese quelle prima dello sbarco, allora la portata della messinscena diventa ridicolmente enorme e il materiale filmato e i reperti che sarebbe stato necessario falsificare crescono a dismisura, insieme al numero degli addetti ai lavori perfettamente omertosi da oltre quarant'anni.
Se dite che soltanto le missioni con sbarco sulla Luna (dalla 11 in poi) furono falsificate, allora accettate che quelle senza sbarco furono autentiche, giusto? Ma allora accettate come vere le immagini di quelle missioni. Che però sbugiardano le vostre asserzioni sulle fotografie, come "mancano le stelle", "la pellicola si squaglia o si vela nello spazio" e "le ombre sono troppo chiare", e l'idea che fosse tecnologicamente impossibile raggiungere la Luna e che le radiazioni dello spazio profondo avrebbero ucciso gli astronauti, perché le missioni Apollo 8 e 10 furono anch'esse lunari: lasciarono l'orbita terrestre, attraversarono le fasce di Van Allen e circumnavigarono la Luna.
Se dite che fu falsificata soltanto l'Apollo 11, allora dovrete spiegate perché sarebbe stato necessario falsificarla quando la prima missione secondo voi autentica, l'Apollo 12, avvenne soltanto quattro mesi più tardi. E se le missioni successive sono secondo voi autentiche, allora le foto di queste missioni sono utilizzabili come termine di paragone per sbugiardare le teorie lunacomplottiste riguardanti le fotografie.
In quarant'anni, nessun lunacomplottista c'è riuscito. Tutti quelli che ci hanno provato si sono incagliati nelle contraddizioni della propria versione o si sono lanciati in ipotesi prive di qualunque supporto tecnico o documentale.
L'unica versione dei fatti coerente e documentata è quella storica: sulla Luna ci siamo andati. Sei volte.
Non provate a ribattere che vi basta dimostrare che la versione "ufficiale" è falsa: non solo non siete riusciti neanche a far questo presentando almeno una prova inoppugnabile in quarant'anni, ma i vostri scritti sono pieni di versioni alternative, per cui non è vero che vi limitate ad asserire la falsità delle missioni lunari. Allora abbiate il coraggio di assemblare le vostre versioni alternative e presentarle in un quadro completo. Così vediamo se il quadro è coerente o è una crosta.
Per esempio, nella famosa foto di Aldrin con la bandiera, mostrata qui accanto, la bandiera è stata aggiunta? Qualunque risposta vi porta alla contraddizione rispetto alle vostre tesi di complotto.
Se dite che le foto furono fatte in studio, allora non si capisce perché ci sarebbe stato bisogno di ritoccarle: sarebbe bastato rifarle. Se dite che le foto furono ritoccate, allora questo implica che sono autentiche, ossia fatte sulla Luna, altrimenti sarebbe stato sufficiente rifarle.
E se le foto furono fatte in studio, come mai non pensarono di farne un po' anche ad Armstrong, visto che tutto sommato era il personaggio più "storico", essendo il primo uomo sulla Luna, e invece le foto mostrano praticamente tutte Buzz Aldrin?
Diamine, non ci riesce la Mafia, volete che ci riescano gli americani? Per quarant'anni?
I veicoli usati per le missioni furono progettati e fabbricati da società commerciali, nelle quali notoriamente la segretezza non è mai perfetta. Spiegateci come mai non c'è stata nessuna confessione in punto di morte, quando non c'era più nulla da perdere, o durante un momento di ubriachezza molesta.
Se invece dite che avrebbero costruito dei veicoli perfettamente funzionanti, fino all'ultimo bullone, spiegate perché a quel punto non li avrebbero usati.
Oltretutto il regime sovietico aveva una lunga tradizione di segretezza e disinformazione. Anzi, sappiamo oggi che il tentativo sovietico di andare sulla Luna ci fu (il progetto N-1), ma fu tenuto segreto per anni quando fallì.
Ne avrebbero avuto tutti i motivi. Far fare una figuraccia ai rivali capitalisti degenerati sarebbe stata un'occasione ghiottissima. Eppure rimasero zitti. Come mai?
Una delle risposte preferite dei lunacomplottisti a questa domanda è "perché avevano anche loro i loro scheletri nell'armadio". Dicono che prima del famoso "primo uomo nello spazio" (Yuri Gagarin) ci furono altre missioni che fallirono. Gagarin sarebbe stato semplicemente il primo a tornare vivo.
A parte il fatto che usare un'ipotesi di complotto per giustificarne un'altra non è il massimo del rigore scientifico (non ci sono conferme autorevoli di queste missioni pre-Gagarin), durante la Guerra Fredda gli USA non si fecero scrupolo di denunciare le falsità della propaganda sovietica e viceversa, per cui sembra un tantinello ridicolo e implausibile che si siano fatti questa reciproca cortesia di stare zitti soltanto per i voli spaziali, così carichi di prestigio politico.
Soltanto le foto scattate sulla Luna sono oltre 6500. Soltanto le riprese TV e cinematografiche della missione Apollo 16 sulla Luna ammontano a oltre quattordici ore. E tenete presente che sarebbe stato necessario creare tutto questo materiale senza incoerenze o contraddizioni.
Spiegate quale tecnica di ripresa avrebbe permesso questo risultato. Tenete presente che spesso le visiere non mostrano semplicemente il cielo nero, ma riflettono i dettagli del terreno e degli strumenti circostanti, come nell'immagine qui accanto dell'Apollo 12 (AS12-49-7278).
L'unico modo plausibile per "nascondere" la troupe sarebbe stato non averla: usare soltanto la fotocamera, cinepresa o telecamera mostrate nelle immagini, impugnata dall'altro astronauta o montata su un supporto. Ma questo avrebbe significato rinunciare a qualunque supporto tecnico o effetto realizzabile da una troupe e da apparati di ripresa più sofisticati e quindi avrebbe reso ancora più complicata la messinscena.
Per esempio, il "cameraman" avrebbe dovuto lavorare vestito da astronauta e il set avrebbe dovuto essere perfetto (anche la "quarta parete", quella dietro il punto di ripresa, avrebbe dovuto simulare il suolo e il cielo lunare). Per non parlare della necessità di lavorare nel vuoto per ottenere il moto parabolico della polvere calciata dagli astronauti.
E' un effetto che si può ottenere soltanto nel vuoto. Date una descrizione tecnica di come sarebbe stato ottenuto quest'effetto senza andare sulla Luna.
Prima di rispondere, considerate sequenze ininterrotte come questa, tratta dalla missione Apollo 16, e osservate quanta strada fanno gli astronauti senza arrivare in fondo al "set". Quel masso sullo sfondo si rivela essere grande come una casa.
Massimo Mazzucco, di Luogocomune.net, ha tentato di rispondere. Le sue risposte illuminanti sono discusse qui.
Siete sostenitori delle teorie di messinscena lunare? Allora saprete sicuramente fornire risposte tecnicamente documentate alle seguenti domande senza cadere in contraddizione.
1. Quali e quante missioni sarebbero state falsificate, di preciso?
Furono falsificate tutte quelle lunari? Soltanto la prima (Apollo 11)? O addirittura tutte le missioni spaziali precedenti? E quelle sovietiche?
Attenti: qualunque cosa rispondiate, vi mettete nei guai da soli.
Se dite che furono falsificate tutte le missioni, comprese quelle prima dello sbarco, allora la portata della messinscena diventa ridicolmente enorme e il materiale filmato e i reperti che sarebbe stato necessario falsificare crescono a dismisura, insieme al numero degli addetti ai lavori perfettamente omertosi da oltre quarant'anni.
Se dite che soltanto le missioni con sbarco sulla Luna (dalla 11 in poi) furono falsificate, allora accettate che quelle senza sbarco furono autentiche, giusto? Ma allora accettate come vere le immagini di quelle missioni. Che però sbugiardano le vostre asserzioni sulle fotografie, come "mancano le stelle", "la pellicola si squaglia o si vela nello spazio" e "le ombre sono troppo chiare", e l'idea che fosse tecnologicamente impossibile raggiungere la Luna e che le radiazioni dello spazio profondo avrebbero ucciso gli astronauti, perché le missioni Apollo 8 e 10 furono anch'esse lunari: lasciarono l'orbita terrestre, attraversarono le fasce di Van Allen e circumnavigarono la Luna.
Se dite che fu falsificata soltanto l'Apollo 11, allora dovrete spiegate perché sarebbe stato necessario falsificarla quando la prima missione secondo voi autentica, l'Apollo 12, avvenne soltanto quattro mesi più tardi. E se le missioni successive sono secondo voi autentiche, allora le foto di queste missioni sono utilizzabili come termine di paragone per sbugiardare le teorie lunacomplottiste riguardanti le fotografie.
2. Qual è la vostra versione dei fatti, in dettaglio? Riuscite a darne una coerente?
In quarant'anni, nessun lunacomplottista c'è riuscito. Tutti quelli che ci hanno provato si sono incagliati nelle contraddizioni della propria versione o si sono lanciati in ipotesi prive di qualunque supporto tecnico o documentale.
L'unica versione dei fatti coerente e documentata è quella storica: sulla Luna ci siamo andati. Sei volte.
Non provate a ribattere che vi basta dimostrare che la versione "ufficiale" è falsa: non solo non siete riusciti neanche a far questo presentando almeno una prova inoppugnabile in quarant'anni, ma i vostri scritti sono pieni di versioni alternative, per cui non è vero che vi limitate ad asserire la falsità delle missioni lunari. Allora abbiate il coraggio di assemblare le vostre versioni alternative e presentarle in un quadro completo. Così vediamo se il quadro è coerente o è una crosta.
3. Le foto lunari sono state ritoccate o no?
Per esempio, nella famosa foto di Aldrin con la bandiera, mostrata qui accanto, la bandiera è stata aggiunta? Qualunque risposta vi porta alla contraddizione rispetto alle vostre tesi di complotto.Se dite che le foto furono fatte in studio, allora non si capisce perché ci sarebbe stato bisogno di ritoccarle: sarebbe bastato rifarle. Se dite che le foto furono ritoccate, allora questo implica che sono autentiche, ossia fatte sulla Luna, altrimenti sarebbe stato sufficiente rifarle.
E se le foto furono fatte in studio, come mai non pensarono di farne un po' anche ad Armstrong, visto che tutto sommato era il personaggio più "storico", essendo il primo uomo sulla Luna, e invece le foto mostrano praticamente tutte Buzz Aldrin?
4. Come ha fatto la NASA a mantenere il segreto perfetto per tutti questi anni?
Diamine, non ci riesce la Mafia, volete che ci riescano gli americani? Per quarant'anni?
5. Come mai, in tutti questi anni, nessuno dei cinquecentomila dipendenti della Boeing, della Grumman e delle altre società coinvolte (subappaltatrici comprese) si è mai fatto avanti per denunciare la truffa, per dire “guardate che questo veicolo è finto, non funziona e se va sulla Luna si sfracellerà”?
I veicoli usati per le missioni furono progettati e fabbricati da società commerciali, nelle quali notoriamente la segretezza non è mai perfetta. Spiegateci come mai non c'è stata nessuna confessione in punto di morte, quando non c'era più nulla da perdere, o durante un momento di ubriachezza molesta.
Se invece dite che avrebbero costruito dei veicoli perfettamente funzionanti, fino all'ultimo bullone, spiegate perché a quel punto non li avrebbero usati.
6. Perché sospettate la messinscena da parte statunitense, mentre non sollevate alcuna obiezione sulle missioni lunari sovietiche, che non portarono cosmonauti ma comunque andarono sulla Luna e ne riportarono campioni di roccia?
Oltretutto il regime sovietico aveva una lunga tradizione di segretezza e disinformazione. Anzi, sappiamo oggi che il tentativo sovietico di andare sulla Luna ci fu (il progetto N-1), ma fu tenuto segreto per anni quando fallì.
7. Perché i sovietici, che pure avevano un sistema di spionaggio sofisticatissimo, non si accorsero della messinscena e non la denunciarono al mondo?
Ne avrebbero avuto tutti i motivi. Far fare una figuraccia ai rivali capitalisti degenerati sarebbe stata un'occasione ghiottissima. Eppure rimasero zitti. Come mai?
Una delle risposte preferite dei lunacomplottisti a questa domanda è "perché avevano anche loro i loro scheletri nell'armadio". Dicono che prima del famoso "primo uomo nello spazio" (Yuri Gagarin) ci furono altre missioni che fallirono. Gagarin sarebbe stato semplicemente il primo a tornare vivo.
A parte il fatto che usare un'ipotesi di complotto per giustificarne un'altra non è il massimo del rigore scientifico (non ci sono conferme autorevoli di queste missioni pre-Gagarin), durante la Guerra Fredda gli USA non si fecero scrupolo di denunciare le falsità della propaganda sovietica e viceversa, per cui sembra un tantinello ridicolo e implausibile che si siano fatti questa reciproca cortesia di stare zitti soltanto per i voli spaziali, così carichi di prestigio politico.
8. Quante foto e quante ore di ripresa cinematografica e diretta TV sarebbe stato necessario falsificare?
Soltanto le foto scattate sulla Luna sono oltre 6500. Soltanto le riprese TV e cinematografiche della missione Apollo 16 sulla Luna ammontano a oltre quattordici ore. E tenete presente che sarebbe stato necessario creare tutto questo materiale senza incoerenze o contraddizioni.
9. Come sarebbe stato possibile, con la tecnologia degli effetti speciali degli anni Sessanta, impedire che la troupe e le attrezzature di scena fossero riflesse nelle visiere a specchio degli astronauti?
Spiegate quale tecnica di ripresa avrebbe permesso questo risultato. Tenete presente che spesso le visiere non mostrano semplicemente il cielo nero, ma riflettono i dettagli del terreno e degli strumenti circostanti, come nell'immagine qui accanto dell'Apollo 12 (AS12-49-7278).L'unico modo plausibile per "nascondere" la troupe sarebbe stato non averla: usare soltanto la fotocamera, cinepresa o telecamera mostrate nelle immagini, impugnata dall'altro astronauta o montata su un supporto. Ma questo avrebbe significato rinunciare a qualunque supporto tecnico o effetto realizzabile da una troupe e da apparati di ripresa più sofisticati e quindi avrebbe reso ancora più complicata la messinscena.
Per esempio, il "cameraman" avrebbe dovuto lavorare vestito da astronauta e il set avrebbe dovuto essere perfetto (anche la "quarta parete", quella dietro il punto di ripresa, avrebbe dovuto simulare il suolo e il cielo lunare). Per non parlare della necessità di lavorare nel vuoto per ottenere il moto parabolico della polvere calciata dagli astronauti.
10. Il video della ripartenza del modulo lunare dell'Apollo 17 dalla superficie della Luna, ripreso dalla telecamera automatica, mostra chiaramente che non c'è aria, perché polvere e frammenti vengono proiettati secondo linee rette invece di formare sbuffi o volute. Come sarebbe stato possibile ricreare un effetto del genere in studio, negli anni Sessanta?
11. Come sarebbe stato possibile, con la tecnologia cinematografica di quegli anni, creare l'effetto della polvere scalciata dagli astronauti e sollevata dal Rover, che ricade parabolicamente al suolo senza formare volute?
E' un effetto che si può ottenere soltanto nel vuoto. Date una descrizione tecnica di come sarebbe stato ottenuto quest'effetto senza andare sulla Luna.
12. Quanto sarebbe stato grande il set?
Prima di rispondere, considerate sequenze ininterrotte come questa, tratta dalla missione Apollo 16, e osservate quanta strada fanno gli astronauti senza arrivare in fondo al "set". Quel masso sullo sfondo si rivela essere grande come una casa.
Le risposte dei lunacomplottisti
Massimo Mazzucco, di Luogocomune.net, ha tentato di rispondere. Le sue risposte illuminanti sono discusse qui.
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Massimo Mazzucco
2009/08/05
Mazzucco fa una "proposta 'lunare'" (UPD 20090921)
di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Mi è stato segnalato questo articolo di Massimo Mazzucco che mi invita a partecipare come voce "ufficialista" a un suo nascituro documentario favorevole alle teorie di complotto lunare.
La cosa è particolarmente ironica, perché Mazzucco è la stessa persona che mi ha bandito dal suo sito, Luogocomune, con queste esatte parole: "hai insozzato a sufficienza le pareti di questo spazio". Questo rende materialmente piuttosto difficile qualunque discussione.
Non vedo alcuna ragione per collaborare con chi si comporta in questo modo. Ho già discusso a lungo con lui di complottismo lunare anni fa (nel 2006) e i risultati sono lì da vedere: educativi per chi studia la forma mentis dei cospirazionisti e la loro propensione a spostare i paletti e a insultare quando vengono messi di fronte a dimostrazioni solide, verificabili e inoppugnabili, ma inconcludenti in termini pratici.
Non faccio il revisore di bozze di nessun complottista, men che meno di chi m'insulta e mi mette maleducatamente alla porta. Che Mazzucco finisca il suo documentario in cui presenta le sue "prove" migliori. Che sia tutta farina del suo sacco. Che metta nero su bianco le sue asserzioni e le sue accuse infamanti. Poi le analizzeremo e le smonteremo allegramente, una per una, con la documentazione tecnica in una mano e una buona birra nell'altra, brindando alla salute e al coraggio di Buzz, Neil, Mike e di tutti gli altri astronauti lunari sui quali i complottisti tentano invano di tirare fango.
A riprova di quello che scrivevo sopra, su Luogocomune sono volati subito insulti, sberleffi e pernacchie a me e a un utente, Chiaro75, che ha cercato di criticare civilmente, dati alla mano, le teorie lunacomplottiste. Tutto questo sotto lo sguardo indifferente di Massimo Mazzucco, che anzi mi accusa di essere "scappato" (9/8/09, 20:21). Considerato che è Mazzucco che mi ha vietato di partecipare a Luogocomune, l'accusa è piuttosto ipocrita.

Comunque consiglio vivamente di leggere la discussione, perché è molto educativa.
Mazzucco parla tanto di dialogo, ma la realtà è che dopo avermi bandito da Luogocomune ha rincarato la dose escludendomi esplicitamente dalla sua magnanima "amnistia" verso chi era stato espulso:

E io dovrei andare a discutere con gente così? Questo dovrebbe essere il garante del fair play?
Siamo seri. Datemi una buona ragione, una soltanto, per la quale dovrei collaborare con un individuo del genere.
Se Mazzucco vuole davvero discutere seriamente invece di fare queste sceneggiate e farsi applaudire dalla propria claque, questo blog è aperto. Che si faccia avanti, se ne ha il coraggio. Non mordo mica.
Mi è stato segnalato questo articolo di Massimo Mazzucco che mi invita a partecipare come voce "ufficialista" a un suo nascituro documentario favorevole alle teorie di complotto lunare.La cosa è particolarmente ironica, perché Mazzucco è la stessa persona che mi ha bandito dal suo sito, Luogocomune, con queste esatte parole: "hai insozzato a sufficienza le pareti di questo spazio". Questo rende materialmente piuttosto difficile qualunque discussione.
Non vedo alcuna ragione per collaborare con chi si comporta in questo modo. Ho già discusso a lungo con lui di complottismo lunare anni fa (nel 2006) e i risultati sono lì da vedere: educativi per chi studia la forma mentis dei cospirazionisti e la loro propensione a spostare i paletti e a insultare quando vengono messi di fronte a dimostrazioni solide, verificabili e inoppugnabili, ma inconcludenti in termini pratici.
Non faccio il revisore di bozze di nessun complottista, men che meno di chi m'insulta e mi mette maleducatamente alla porta. Che Mazzucco finisca il suo documentario in cui presenta le sue "prove" migliori. Che sia tutta farina del suo sacco. Che metta nero su bianco le sue asserzioni e le sue accuse infamanti. Poi le analizzeremo e le smonteremo allegramente, una per una, con la documentazione tecnica in una mano e una buona birra nell'altra, brindando alla salute e al coraggio di Buzz, Neil, Mike e di tutti gli altri astronauti lunari sui quali i complottisti tentano invano di tirare fango.
Come si viene trattati su Luogocomune
A riprova di quello che scrivevo sopra, su Luogocomune sono volati subito insulti, sberleffi e pernacchie a me e a un utente, Chiaro75, che ha cercato di criticare civilmente, dati alla mano, le teorie lunacomplottiste. Tutto questo sotto lo sguardo indifferente di Massimo Mazzucco, che anzi mi accusa di essere "scappato" (9/8/09, 20:21). Considerato che è Mazzucco che mi ha vietato di partecipare a Luogocomune, l'accusa è piuttosto ipocrita.

Comunque consiglio vivamente di leggere la discussione, perché è molto educativa.
Mazzucco parla tanto di dialogo, ma la realtà è che dopo avermi bandito da Luogocomune ha rincarato la dose escludendomi esplicitamente dalla sua magnanima "amnistia" verso chi era stato espulso:
Restano esclusi dall’amnistia solo alcuni soggetti particolari, ovvero l’utente wewe, i debunkers professionisti (Attivissimo e soci), e quelli del Cicap espulsi durante la battaglia sui cerchi di grano.

E io dovrei andare a discutere con gente così? Questo dovrebbe essere il garante del fair play?
Siamo seri. Datemi una buona ragione, una soltanto, per la quale dovrei collaborare con un individuo del genere.
Se Mazzucco vuole davvero discutere seriamente invece di fare queste sceneggiate e farsi applaudire dalla propria claque, questo blog è aperto. Che si faccia avanti, se ne ha il coraggio. Non mordo mica.
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Massimo Mazzucco
2009/02/18
Perché le radiazioni delle fasce di Van Allen non hanno ucciso gli astronauti e velato le pellicole?
di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2017/04/09.
Capita spesso di sentir dire dai sostenitori della messinscena lunare che le fasce di van Allen, zone di radiazione intensa disposte intorno alla Terra, sarebbero un ostacolo letale per qualunque missione lunare con astronauti a bordo, e che quindi gli sbarchi umani sulla Luna delle missioni Apollo sarebbero impossibili.
Per esempio, ecco come ne parla Massimo Mazzucco su Luogocomune.net:

Va notata, innanzi tutto, la totale assenza di fonti tecniche di supporto a quest'affermazione. Si dice "a detta di ogni scienziato che si rispetti", ma non viene fatto neppure un nome né fornito alcun riferimento a pubblicazioni autorevoli di settore. Questo è semplicemente un ipse dixit camuffato.
Lo stesso vale per l'asserzione riguardante gli astronauti dello Shuttle: quali di loro vi avrebbero provato, e in quale missione e con quali risultati? Mistero. Non viene detto nulla sulla fonte di queste asserzioni, e al lettore viene chiesto di fidarsi ciecamente dell'autorevolezza di chi scrive. In questo caso si tratta di un fotografo e regista, Massimo Mazzucco, la cui competenza in campi elettromagnetici spaziali è priva di qualunque conferma.
In realtà la questione della relativa pericolosità delle radiazioni delle fasce di Van Allen è ben nota e fu prevista dalle missioni Apollo. L'esposizione alle fasce fu calcolata e misurata tramite lanci di prova: specificamente, la missione Apollo 6 (aprile 1968) portò in orbita terrestre una capsula Apollo priva di equipaggio e piena di strumenti proprio per misurare la capacità della capsula di bloccare le radiazioni delle fasce di Van Allen, come descritto nell'Apollo Definitive Sourcebook.
L'esposizione risultò comparabile a quella di qualche radiografia medica, quindi più che sopportabile. Le fasce di van Allen, infatti, non sono affatto una zona letale per qualunque essere umano. Questo è un fatto assodato e documentato da un gran numero di pubblicazioni tecniche e scientifiche, di cui qui sotto trovate gli estremi, ed è spiegato molto chiaramente in italiano da Luca Boschini, che si qualifica come laureato in ingegneria elettronica al Politecnico di Milano e progettista elettronico per una ditta del milanese che produce sistemi per satelliti e sonde spaziali. Una persona che quindi con le radiazioni dello spazio deve fare i conti molto concretamente. Nel suo articolo su Vialattea.net, Boschini spiega che
C'è di più. Presso MAD Scientist, per esempio, c'è un articolo di Bill Wheaton (1918-2002), per 15 anni specialista in astronomia a raggi gamma presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) ed astronomo presso lo Spitzer Space Telescope Science Center alla Caltech di Pasadena, in California. L'articolo fornisce dati concreti sulle radiazioni nello spazio e specificamente nella zona più pericolosa, appunto le contestate fasce di Van Allen, che furono attraversate molto rapidamente dagli astronauti Apollo. Una versione ampliata del medesimo articolo è disponibile presso Wwheaton.com. Da questa fonte emerge che i dati scientifici sulle radiazioni spaziali devono essere veritieri, altrimenti anche i satelliti automatici odierni non funzionerebbero e verrebbero fritti.
L'articolo di Wheaton contiene inoltre il seguente elenco di fonti tecnico-scientifiche:
Per quanto riguarda le radiazioni sulla Luna, l'astronomo Phil Plait documenta in "Bad Astronomy: Misconceptions and Misuses Revealed, from Astrology to the Moon Landing 'Hoax'" (John Wiley & Sons, ISBN 0-471-40976-6) che i dosimetri portati dagli equipaggi Apollo rilevarono un dosaggio cumulativo circa pari a una radiografia toracica, ossia 1 milligray. La dose media è risultata inferiore a 1 rem, pari alla radiazione prodotta dall'ambiente che si riceve, al livello del mare, in tre anni.
In altre parole, una missione lunare di pochi giorni come quelle Apollo comporta radiazioni complessivamente equivalenti a una radiografia o a tre anni di vita sulla Terra.
La NASA dichiara, nel Mission Report dell'Apollo 11, che la dose totale di radiazioni misurata dai dosimetri e ricevuta dagli astronauti fu compresa fra 0,25 e 0,28 rad (si noti l'unità di misura, diversa dal rem), quindi al di sotto dei valori significativi dal punto di vista medico:
Un ulteriore approfondimento è disponibile in "Biomedical Results of Apollo" e in "Apollo Experience Report - Protection Against Radiation".
Inoltre l'articolo "Missione impossibile?" della rivista Le scienze del luglio 2006, scritto da Eugene N. Parker, definito come maggior esperto mondiale di gas interplanetari e di campi magnetici, riporta una tabella dei valori, in rem all’anno, assorbiti da un essere umano che risiedesse alla quota corrispondente:
Livello del mare: 0,02 - 0,04
1500 metri: 0,04 - 0,06
3000 metri: 0,08 – 0,12
12000 metri (jet): 2,8
Orbita terrestre bassa: 10
Fasce di Van Allen: 1500
Superficie lunare: 7 – 12
Spazio interplanetario: 13 – 25
Spazio interstellare: 30 – 70
Nessun lunacomplottista è stato finora in grado di smentire documentatamente tutti questi dati o almeno di citare un documento scientifico a supporto delle proprie asserzioni di letalità.
Questi stessi dati dimostrano inoltre che queste dosi di radiazioni non sono sufficienti a velare le pellicole, come teorizzano alcuni sostenitori dei lunacomplotti. Le pellicole, infatti, ricevettero dosi ancora minori di radiazioni rispetto agli astronauti, essendo protette in appositi involucri proprio in previsione di questo problema.
In altre parole: alla NASA non erano scemi. Ci pensarono prima, e presero le misure del caso chiedendo ai migliori esperti di settore. Proprio quello che i sostenitori del complotto lunare sembrano incapaci di fare.
Amy Shira Teitel, storica delle missioni spaziali, racconta in dettaglio la questione delle fasce di Van Allen in questo video ricco di riferimenti tecnici. Il video mostra i dosimetri utilizzati dagli astronauti di Apollo 11 e fra l'altro risponde specificamente (da 9:35 in poi) a chi cita il video di un ingegnere, Kelly Smith, che parla della ricerca per produrre una protezione antiradiazioni per il futuro veicolo Orion.
La Teitel nota una cosa molto importante: Smith non dice che questa protezione non è mai stata realizzata prima. Dice che è un problema da risolvere specificamente per il nuovo veicolo Orion e non per i suoi equipaggi, ma per i suoi componenti elettronici, perché i microcomponenti di oggi sono molto più sensibili alle radiazioni di quelli massicci degli anni Sessanta.
Capita spesso di sentir dire dai sostenitori della messinscena lunare che le fasce di van Allen, zone di radiazione intensa disposte intorno alla Terra, sarebbero un ostacolo letale per qualunque missione lunare con astronauti a bordo, e che quindi gli sbarchi umani sulla Luna delle missioni Apollo sarebbero impossibili.
Per esempio, ecco come ne parla Massimo Mazzucco su Luogocomune.net:
Sarebbe infatti impossibile, a detta di ogni scienziato che si rispetti, che un qualunque essere vivente attraversi addirittura le Fasce di Van Allen, altrochè arrivare sulla Luna. (Le F. sono una stretta e poderosa cintura di radiazioni, che va da un polo all'altro della Terra, e che a sua volta protegge la Terra dalle radiazioni cosmiche, ma alla quale è impensabile per noi anche solo avvicinarsi. Ci hanno provato, negli ultimi anni, gli astronauti dello Shuttle, con risultati ben poco confortanti).

Va notata, innanzi tutto, la totale assenza di fonti tecniche di supporto a quest'affermazione. Si dice "a detta di ogni scienziato che si rispetti", ma non viene fatto neppure un nome né fornito alcun riferimento a pubblicazioni autorevoli di settore. Questo è semplicemente un ipse dixit camuffato.
Lo stesso vale per l'asserzione riguardante gli astronauti dello Shuttle: quali di loro vi avrebbero provato, e in quale missione e con quali risultati? Mistero. Non viene detto nulla sulla fonte di queste asserzioni, e al lettore viene chiesto di fidarsi ciecamente dell'autorevolezza di chi scrive. In questo caso si tratta di un fotografo e regista, Massimo Mazzucco, la cui competenza in campi elettromagnetici spaziali è priva di qualunque conferma.
In realtà la questione della relativa pericolosità delle radiazioni delle fasce di Van Allen è ben nota e fu prevista dalle missioni Apollo. L'esposizione alle fasce fu calcolata e misurata tramite lanci di prova: specificamente, la missione Apollo 6 (aprile 1968) portò in orbita terrestre una capsula Apollo priva di equipaggio e piena di strumenti proprio per misurare la capacità della capsula di bloccare le radiazioni delle fasce di Van Allen, come descritto nell'Apollo Definitive Sourcebook.
L'esposizione risultò comparabile a quella di qualche radiografia medica, quindi più che sopportabile. Le fasce di van Allen, infatti, non sono affatto una zona letale per qualunque essere umano. Questo è un fatto assodato e documentato da un gran numero di pubblicazioni tecniche e scientifiche, di cui qui sotto trovate gli estremi, ed è spiegato molto chiaramente in italiano da Luca Boschini, che si qualifica come laureato in ingegneria elettronica al Politecnico di Milano e progettista elettronico per una ditta del milanese che produce sistemi per satelliti e sonde spaziali. Una persona che quindi con le radiazioni dello spazio deve fare i conti molto concretamente. Nel suo articolo su Vialattea.net, Boschini spiega che
durante il viaggio verso la Luna gli astronauti hanno subito, al peggio, dosi paragonabili a quelle che riceve in qualche anno un lavoratore che ha a che fare con materiale radioattivo, per cui il rischio che hanno corso a causa di ciò si può ritenere, in base ai dati epidemiologici, trascurabile.
C'è di più. Presso MAD Scientist, per esempio, c'è un articolo di Bill Wheaton (1918-2002), per 15 anni specialista in astronomia a raggi gamma presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) ed astronomo presso lo Spitzer Space Telescope Science Center alla Caltech di Pasadena, in California. L'articolo fornisce dati concreti sulle radiazioni nello spazio e specificamente nella zona più pericolosa, appunto le contestate fasce di Van Allen, che furono attraversate molto rapidamente dagli astronauti Apollo. Una versione ampliata del medesimo articolo è disponibile presso Wwheaton.com. Da questa fonte emerge che i dati scientifici sulle radiazioni spaziali devono essere veritieri, altrimenti anche i satelliti automatici odierni non funzionerebbero e verrebbero fritti.
L'articolo di Wheaton contiene inoltre il seguente elenco di fonti tecnico-scientifiche:
- Radiation and Health Physics, University of Michigan.
- Radiation Hazards to Crews of Interplanetary Missions: Biological Issues and Research Strategies, Task Group on the Biological Effects of Space Radiation, Space Studies Board, Commission on Physical Sciences, Mathematics, and Applications of the National Research Council; National Academy Press, 1997.
- Health Effects of Ionizing Radiation in Manned Space Activities.
- AP8 and AE8 Models for the Trapped Radiation Environment, NSSDC, GSFC.
- The Radiation Environment, Janet Barth, GSFC, 1999.
- An Annotated Bibliography of the Apollo Program, redatto da Roger D. Launius e J.D. Hunley e pubblicato con il titolo Monographs in Aerospace History, n. 2, luglio 1994.
- Summary of Medical Experience in the Apollo 7 Through 11 Manned Spaceflights, Berry, C.A., Aerospace Medicine. 41 (May 1970): 500-19.
- Review of Particle Properties, compilato dal Particle Data Group presso il Lawrence Berkeley Laboratory, edizione 1999.
- Radiation Plan for the Apollo Lunar Mission (1969).
Per quanto riguarda le radiazioni sulla Luna, l'astronomo Phil Plait documenta in "Bad Astronomy: Misconceptions and Misuses Revealed, from Astrology to the Moon Landing 'Hoax'" (John Wiley & Sons, ISBN 0-471-40976-6) che i dosimetri portati dagli equipaggi Apollo rilevarono un dosaggio cumulativo circa pari a una radiografia toracica, ossia 1 milligray. La dose media è risultata inferiore a 1 rem, pari alla radiazione prodotta dall'ambiente che si riceve, al livello del mare, in tre anni.
In altre parole, una missione lunare di pochi giorni come quelle Apollo comporta radiazioni complessivamente equivalenti a una radiografia o a tre anni di vita sulla Terra.
La NASA dichiara, nel Mission Report dell'Apollo 11, che la dose totale di radiazioni misurata dai dosimetri e ricevuta dagli astronauti fu compresa fra 0,25 e 0,28 rad (si noti l'unità di misura, diversa dal rem), quindi al di sotto dei valori significativi dal punto di vista medico:
The total integrated, but uncorrected, doses were 0.25, 0.26, and 0.28 rad for the Commander, Command Module Pilot, and Lunar Module Pilot, respectively. The Van Allen Belt dosimeter indicated total integrated doses of 0.11 rad for the skin and of 0.08 rad for the depth reading during the entire mission. Thus, the total dose for each crewman is estimated to have been less than 0.2 rad, which is well below the medically significant level.
(pagina 12-3, paragrafo 12.2.4 del Mission Report)
Un ulteriore approfondimento è disponibile in "Biomedical Results of Apollo" e in "Apollo Experience Report - Protection Against Radiation".
Inoltre l'articolo "Missione impossibile?" della rivista Le scienze del luglio 2006, scritto da Eugene N. Parker, definito come maggior esperto mondiale di gas interplanetari e di campi magnetici, riporta una tabella dei valori, in rem all’anno, assorbiti da un essere umano che risiedesse alla quota corrispondente:
Livello del mare: 0,02 - 0,04
1500 metri: 0,04 - 0,06
3000 metri: 0,08 – 0,12
12000 metri (jet): 2,8
Orbita terrestre bassa: 10
Fasce di Van Allen: 1500
Superficie lunare: 7 – 12
Spazio interplanetario: 13 – 25
Spazio interstellare: 30 – 70
Nessun lunacomplottista è stato finora in grado di smentire documentatamente tutti questi dati o almeno di citare un documento scientifico a supporto delle proprie asserzioni di letalità.
Questi stessi dati dimostrano inoltre che queste dosi di radiazioni non sono sufficienti a velare le pellicole, come teorizzano alcuni sostenitori dei lunacomplotti. Le pellicole, infatti, ricevettero dosi ancora minori di radiazioni rispetto agli astronauti, essendo protette in appositi involucri proprio in previsione di questo problema.
In altre parole: alla NASA non erano scemi. Ci pensarono prima, e presero le misure del caso chiedendo ai migliori esperti di settore. Proprio quello che i sostenitori del complotto lunare sembrano incapaci di fare.
2017/04/09
Amy Shira Teitel, storica delle missioni spaziali, racconta in dettaglio la questione delle fasce di Van Allen in questo video ricco di riferimenti tecnici. Il video mostra i dosimetri utilizzati dagli astronauti di Apollo 11 e fra l'altro risponde specificamente (da 9:35 in poi) a chi cita il video di un ingegnere, Kelly Smith, che parla della ricerca per produrre una protezione antiradiazioni per il futuro veicolo Orion.
La Teitel nota una cosa molto importante: Smith non dice che questa protezione non è mai stata realizzata prima. Dice che è un problema da risolvere specificamente per il nuovo veicolo Orion e non per i suoi equipaggi, ma per i suoi componenti elettronici, perché i microcomponenti di oggi sono molto più sensibili alle radiazioni di quelli massicci degli anni Sessanta.
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2009/02/01
Ipse dixit: Massimo Mazzucco
di Paolo Attivissimo
ZERO: "Caro Sandman, ma ti rendi conto della mole abnorme di persone che avrebbero dovuto collaborare al finto allunaggio di ben 17 missioni Apollo?!?"
io ho fatto i conti: da 20 a 30 persone al massimo. Compresi gli astronauti.
il trucco sta proprio a Honeysuckle Creek (non l'ho scoperto io, mi ha aiutato a capirlo una persona che era presente al momento della ricezione, nel 69, con cui ho parlato).
– Massimo Mazzucco, Luogocomune.net, 17 gennaio 2009
2009/01/26
Perché nelle foto lunari non ci sono le stelle?
di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Capita spesso di sentir dire, non solo dai lunacomplottisti ma da molte persone comuni, che le foto degli sbarchi lunari sono false perché mancano le stelle nel cielo:
Dato che sulla Luna non c'è atmosfera, secondo questa teoria, le stelle dovrebbero essere ben visibili nelle foto anche durante il giorno lunare. I lunacomplottisti argomentano che non ci sono le stelle perché alla NASA si dimenticarono di metterle durante la creazione delle foto. La mancanza di stelle dimostrerebbe quindi che le immagini sono false e che fu tutta una messinscena.
In altre parole, i sostenitori della teoria della messinscena vorrebbero farvi credere che alla NASA avrebbero affidato la falsificazione più politicamente importante della storia a gente così cretina da dimenticarsi di mettere le stelle nelle foto.
Infatti soltanto chi non sa nulla di fotografia può sostenere un'argomentazione così ridicola. Il fatto che molti lunacomplottisti la sostengano dimostra solo una cosa: quanto siano incompetenti personaggi come Kaysing nell'argomento di cui parlano con tanta apparente sicurezza.
La spiegazione reale è molto semplice: le stelle non si vedono praticamente mai nelle foto sulla Luna perché non si devono vedere. E' questione di tecnica fotografica di base.
Infatti le stelle sono fioche rispetto al suolo lunare, illuminato a giorno dal sole. Per fare le foto senza sovraesporre il suolo, bisogna chiudere molto il diaframma dell'obiettivo (la parte dell'obiettivo che regola la quantità di luce che colpisce la pellicola) e usare un tempo di posa (il tempo per il quale la pellicola è esposta alla luce) molto breve, in modo da far entrare poca luce. Facendo entrare poca luce, però, non si fa entrare a sufficienza la luce fioca delle stelle. Quindi le stelle, nelle foto della superficie lunare, non si vedono quasi mai.
Se le si vuol vedere, bisogna aprire il diaframma della macchina fotografica e usare tempi di posa lunghi, nel qual caso però si sovraespone il suolo, che diventa tutto bianco. Ma agli astronauti interessava fotografare il paesaggio della Luna, non le stelle, per cui hanno esposto la pellicola per il tempo e con il diaframma che servivano per fotografare correttamente il suolo.
Potete verificare voi stessi questo principio in un modo molto semplice. Andate fuori di notte, quando ci sono in cielo le stelle, e guardate il cielo. Poi illuminate con una torcia una persona che vi sta davanti e guardatela. Non vedrete più le stelle, perché l'occhio si sarà adattato alla luce intensa che c'è in primo piano e quindi avrà escluso quella fioca delle stelle.
Lo stesso vale per le fotocamere: ripetete la prova con una macchina fotografica (digitale o a pellicola, fa poca differenza). Scoprirete che se esponete correttamente la foto in modo da vedere la persona illuminata, le stelle scompaiono; se esponete la foto in modo da far vedere le stelle (sarà necessario un tempo di posa di qualche secondo), la persona è fortemente sovraesposta.
Se neppure questo vi convince, date un'occhiata alle foto fatte nello spazio dagli astronauti di altre missioni spaziali. Anche lì non ci sono stelle: sono dunque falsificate anche queste immagini?


La foto qui sotto è particolarmente significativa perché fu scattata durante la missione che portò nello spazio per la seconda volta l'astronauta italiano Umberto Guidoni. Anche lui fa parte del complotto?
Una veduta del vano di carico della navetta spaziale Endeavour durante la missione STS-100, aprile-maggio 2001. Anche qui, niente stelle.
Le stelle mancano anche in questa foto, che ritrae l'astronauta svizzero Claude Nicollier durante una passeggiata spaziale all'esterno dello Shuttle nel 1999:
Claude Nicollier, nel vuoto dello spazio, lavora sulla navetta spaziale Discovery, nel dicembre del 1999. Anche qui, niente stelle.
Le stelle non ci sono sia nelle foto recenti, come quelle mostrate qui sopra, ma non ci sono neppure in quelle d'epoca, anche prima dello sbarco sulla Luna. La foto qui sotto ritrae la prima passeggiata spaziale da parte di un astronauta statunitense, Ed White, durante la missione Gemini 4 nel 1965. Anche qui, guarda caso, niente stelle.

Esistono comunque alcune immagini scattate nello spazio che mostrano le stelle. Questo non vuol dire che le stelle si dovrebbero vedere sempre: vuol dire semplicemente che quelle foto sono state scattate usando un tempo di posa lungo e un diaframma molto aperto, in modo da raccogliere più luce e quindi impressionare sulla pellicola oggetti fiochi, come appunto le stelle.
Per esempio, l'immagine qui sotto fu scattata durante la missione STS-35 dello Shuttle Columbia a dicembre del 1990 e mostra chiaramente la costellazione di Orione. Le stelle sono visibili perché la foto fu fatta con un tempo di posa lungo allo scopo di mostrare l'apparato che si vede nella foto (un telescopio sensibile ai raggi ultravioletti e X), che appare ben luminoso ma che al momento dello scatto era in realtà illuminato soltanto dal chiaro di Luna, mentre lo Shuttle viaggiava sopra il lato in ombra della Terra.

L'immagine qui sotto, la ISS016-E-26695, scattata dalla Stazione Spaziale Internazionale l'1/2/2008, mostra l'aurora boreale vista dallo spazio. Per poter catturare la sua luce relativamente fioca, il fotografo ha usato un tempo di posa lungo, che permette di vedere le stelle ma le rende "mosse" per via del moto della stazione. L'oggetto allungato in basso a sinistra è uno dei pannelli solari della stazione.

La fotografia qui sotto, datata 2009, proviene anch'essa dalla Stazione Spaziale Internazionale e mostra l'aurora e l'airglow (la luminescenza naturale dell'atmosfera) sopra l'Oceano Indiano. Anche qui il tempo di posa è molto lungo, tanto che le stelle sono mosse e la superficie della Terra è fiocamente visibile nonostante non sia illuminata dal sole (fonte: Boston Globe).

L'immagine qui sotto sembra contraddire quanto detto fin qui: la superficie della Luna è esposta correttamente, eppure in cielo sono visibili le stelle.

Ma la contraddizione è soltanto apparente, perché la luce che illumina la Luna non è quella del Sole, bensì quella solare riflessa dalla Terra (l'equivalente lunare del "chiaro di luna" terrestre), che è assai più fioca. Il "Sole" che brilla nel cielo è in realtà il pianeta Venere, fortemente sovraesposto. L'immagine fu scattata dalla sonda Clementine nel 1994, come descritto in dettaglio qui.
In realtà non è del tutto vero che nelle immagini delle missioni Apollo mancano completamente le stelle. Infatti anche in queste missioni furono scattate foto che immortalarono alcuni corpi celesti. Per esempio, durante la missione Apollo 16, il 21 aprile 1972, fu scattata questa fotografia, AS16-123-19657, usando un telescopio e una speciale pellicola sensibili al lontano ultravioletto:

Una versione ruotata ed etichettata identifica le singole stelle delle costellazioni del Capricorno e dell'Acquario. Il corpo celeste rotondo al centro è la Terra, adornata da due fasce di aurora che s'incrociano. Notate che la Terra è una macchia bianca indistinta, perché è sovraesposta.

Nel corso della missione Apollo 14, invece, fu fotografata Venere, che è molto più luminosa di qualsiasi altra stella (tanto che è visibile anche di giorno, sulla Terra, se si sa dove guardare). L'astronauta Alan Shepard, al termine della seconda passeggiata sul suolo lunare, si accorse di Venere che splendeva accanto a una falce di Terra e scattò una serie di fotografie con varie regolazioni di posa. Due di queste, AS14-64-9191 (qui sotto, cliccabile per ingrandirla) e AS14-64-9192, mostrano un puntino accanto alla falce di Terra.

Il puntino è a malapena visibile nell'immagine originale ed è evidenziato nei dettagli qui sotto, nei quali è stata esagerata l'esposizione mediante un'elaborazione digitale.

La Terra, estremamente luminosa e quindi ben visibile anche in fotografie scattate con tempi di posa brevi, è stata fotografata più volte dagli astronauti lunari, sia dall'orbita lunare, sia dalla superficie del nostro satellite. Oltre alle celebri foto del "sorgere" della Terra visto dalla Luna (in realtà il movimento fu prodotto dallo spostamento del veicolo spaziale che orbitava intorno alla Luna), ci sono foto come questa, la AS17-134-20384, scattata durante la missione Apollo 17 a dicembre del 1972, che ritrae Harrison Schmitt accanto alla bandiera degli Stati Uniti:

Ecco un dettaglio della foto precedente:

Ecco come Massimo Mazzucco, strenuo sostenitore della falsificazione degli sbarchi lunari, smentisce la teoria delle stelle mancanti sul suo sito Luogocomune.net:

Ipse dixit.
Capita spesso di sentir dire, non solo dai lunacomplottisti ma da molte persone comuni, che le foto degli sbarchi lunari sono false perché mancano le stelle nel cielo:Perché nelle fotografie di tutte le missioni Apollo le sole stelle visibili sono quelle della bandiera americana?
– Bill Kaysing, Non siamo mai andati sulla Luna, edizione italiana, pagina 61.
Dato che sulla Luna non c'è atmosfera, secondo questa teoria, le stelle dovrebbero essere ben visibili nelle foto anche durante il giorno lunare. I lunacomplottisti argomentano che non ci sono le stelle perché alla NASA si dimenticarono di metterle durante la creazione delle foto. La mancanza di stelle dimostrerebbe quindi che le immagini sono false e che fu tutta una messinscena.
In altre parole, i sostenitori della teoria della messinscena vorrebbero farvi credere che alla NASA avrebbero affidato la falsificazione più politicamente importante della storia a gente così cretina da dimenticarsi di mettere le stelle nelle foto.
Infatti soltanto chi non sa nulla di fotografia può sostenere un'argomentazione così ridicola. Il fatto che molti lunacomplottisti la sostengano dimostra solo una cosa: quanto siano incompetenti personaggi come Kaysing nell'argomento di cui parlano con tanta apparente sicurezza.
La spiegazione reale è molto semplice: le stelle non si vedono praticamente mai nelle foto sulla Luna perché non si devono vedere. E' questione di tecnica fotografica di base.
Infatti le stelle sono fioche rispetto al suolo lunare, illuminato a giorno dal sole. Per fare le foto senza sovraesporre il suolo, bisogna chiudere molto il diaframma dell'obiettivo (la parte dell'obiettivo che regola la quantità di luce che colpisce la pellicola) e usare un tempo di posa (il tempo per il quale la pellicola è esposta alla luce) molto breve, in modo da far entrare poca luce. Facendo entrare poca luce, però, non si fa entrare a sufficienza la luce fioca delle stelle. Quindi le stelle, nelle foto della superficie lunare, non si vedono quasi mai.
Se le si vuol vedere, bisogna aprire il diaframma della macchina fotografica e usare tempi di posa lunghi, nel qual caso però si sovraespone il suolo, che diventa tutto bianco. Ma agli astronauti interessava fotografare il paesaggio della Luna, non le stelle, per cui hanno esposto la pellicola per il tempo e con il diaframma che servivano per fotografare correttamente il suolo.
Potete verificare voi stessi questo principio in un modo molto semplice. Andate fuori di notte, quando ci sono in cielo le stelle, e guardate il cielo. Poi illuminate con una torcia una persona che vi sta davanti e guardatela. Non vedrete più le stelle, perché l'occhio si sarà adattato alla luce intensa che c'è in primo piano e quindi avrà escluso quella fioca delle stelle.
Lo stesso vale per le fotocamere: ripetete la prova con una macchina fotografica (digitale o a pellicola, fa poca differenza). Scoprirete che se esponete correttamente la foto in modo da vedere la persona illuminata, le stelle scompaiono; se esponete la foto in modo da far vedere le stelle (sarà necessario un tempo di posa di qualche secondo), la persona è fortemente sovraesposta.
Se neppure questo vi convince, date un'occhiata alle foto fatte nello spazio dagli astronauti di altre missioni spaziali. Anche lì non ci sono stelle: sono dunque falsificate anche queste immagini?

ISS016-E-029502. L'astronauta statunitense Rex Walheim durante una passeggiata spaziale fuori dalla Stazione Spaziale Internazionale, 15 febbraio 2008. Non ci sono stelle visibili.

S122-E-010982. La Stazione Spaziale Internazionale, in orbita intorno alla Terra, si staglia contro un cielo privo di stelle. 18 febbraio 2008.
La foto qui sotto è particolarmente significativa perché fu scattata durante la missione che portò nello spazio per la seconda volta l'astronauta italiano Umberto Guidoni. Anche lui fa parte del complotto?
Una veduta del vano di carico della navetta spaziale Endeavour durante la missione STS-100, aprile-maggio 2001. Anche qui, niente stelle.Le stelle mancano anche in questa foto, che ritrae l'astronauta svizzero Claude Nicollier durante una passeggiata spaziale all'esterno dello Shuttle nel 1999:
Claude Nicollier, nel vuoto dello spazio, lavora sulla navetta spaziale Discovery, nel dicembre del 1999. Anche qui, niente stelle.Le stelle non ci sono sia nelle foto recenti, come quelle mostrate qui sopra, ma non ci sono neppure in quelle d'epoca, anche prima dello sbarco sulla Luna. La foto qui sotto ritrae la prima passeggiata spaziale da parte di un astronauta statunitense, Ed White, durante la missione Gemini 4 nel 1965. Anche qui, guarda caso, niente stelle.

S65-34635. Ed White compie una passeggiata spaziale fuori dalla capsula Gemini 4, 3 giugno 1965.
Ma qualche stella in qualche foto spaziale c'è
Esistono comunque alcune immagini scattate nello spazio che mostrano le stelle. Questo non vuol dire che le stelle si dovrebbero vedere sempre: vuol dire semplicemente che quelle foto sono state scattate usando un tempo di posa lungo e un diaframma molto aperto, in modo da raccogliere più luce e quindi impressionare sulla pellicola oggetti fiochi, come appunto le stelle.
Per esempio, l'immagine qui sotto fu scattata durante la missione STS-35 dello Shuttle Columbia a dicembre del 1990 e mostra chiaramente la costellazione di Orione. Le stelle sono visibili perché la foto fu fatta con un tempo di posa lungo allo scopo di mostrare l'apparato che si vede nella foto (un telescopio sensibile ai raggi ultravioletti e X), che appare ben luminoso ma che al momento dello scatto era in realtà illuminato soltanto dal chiaro di Luna, mentre lo Shuttle viaggiava sopra il lato in ombra della Terra.

L'immagine qui sotto, la ISS016-E-26695, scattata dalla Stazione Spaziale Internazionale l'1/2/2008, mostra l'aurora boreale vista dallo spazio. Per poter catturare la sua luce relativamente fioca, il fotografo ha usato un tempo di posa lungo, che permette di vedere le stelle ma le rende "mosse" per via del moto della stazione. L'oggetto allungato in basso a sinistra è uno dei pannelli solari della stazione.

La fotografia qui sotto, datata 2009, proviene anch'essa dalla Stazione Spaziale Internazionale e mostra l'aurora e l'airglow (la luminescenza naturale dell'atmosfera) sopra l'Oceano Indiano. Anche qui il tempo di posa è molto lungo, tanto che le stelle sono mosse e la superficie della Terra è fiocamente visibile nonostante non sia illuminata dal sole (fonte: Boston Globe).

L'immagine qui sotto sembra contraddire quanto detto fin qui: la superficie della Luna è esposta correttamente, eppure in cielo sono visibili le stelle.

Ma la contraddizione è soltanto apparente, perché la luce che illumina la Luna non è quella del Sole, bensì quella solare riflessa dalla Terra (l'equivalente lunare del "chiaro di luna" terrestre), che è assai più fioca. Il "Sole" che brilla nel cielo è in realtà il pianeta Venere, fortemente sovraesposto. L'immagine fu scattata dalla sonda Clementine nel 1994, come descritto in dettaglio qui.
Stelle (e pianeti) anche nelle missioni Apollo
In realtà non è del tutto vero che nelle immagini delle missioni Apollo mancano completamente le stelle. Infatti anche in queste missioni furono scattate foto che immortalarono alcuni corpi celesti. Per esempio, durante la missione Apollo 16, il 21 aprile 1972, fu scattata questa fotografia, AS16-123-19657, usando un telescopio e una speciale pellicola sensibili al lontano ultravioletto:

Una versione ruotata ed etichettata identifica le singole stelle delle costellazioni del Capricorno e dell'Acquario. Il corpo celeste rotondo al centro è la Terra, adornata da due fasce di aurora che s'incrociano. Notate che la Terra è una macchia bianca indistinta, perché è sovraesposta.

Nel corso della missione Apollo 14, invece, fu fotografata Venere, che è molto più luminosa di qualsiasi altra stella (tanto che è visibile anche di giorno, sulla Terra, se si sa dove guardare). L'astronauta Alan Shepard, al termine della seconda passeggiata sul suolo lunare, si accorse di Venere che splendeva accanto a una falce di Terra e scattò una serie di fotografie con varie regolazioni di posa. Due di queste, AS14-64-9191 (qui sotto, cliccabile per ingrandirla) e AS14-64-9192, mostrano un puntino accanto alla falce di Terra.

Il puntino è a malapena visibile nell'immagine originale ed è evidenziato nei dettagli qui sotto, nei quali è stata esagerata l'esposizione mediante un'elaborazione digitale.

La Terra, estremamente luminosa e quindi ben visibile anche in fotografie scattate con tempi di posa brevi, è stata fotografata più volte dagli astronauti lunari, sia dall'orbita lunare, sia dalla superficie del nostro satellite. Oltre alle celebri foto del "sorgere" della Terra visto dalla Luna (in realtà il movimento fu prodotto dallo spostamento del veicolo spaziale che orbitava intorno alla Luna), ci sono foto come questa, la AS17-134-20384, scattata durante la missione Apollo 17 a dicembre del 1972, che ritrae Harrison Schmitt accanto alla bandiera degli Stati Uniti:

Ecco un dettaglio della foto precedente:

Persino qualche lunacomplottista l'ha capita
Ecco come Massimo Mazzucco, strenuo sostenitore della falsificazione degli sbarchi lunari, smentisce la teoria delle stelle mancanti sul suo sito Luogocomune.net:
[mia domanda a Mazzucco:] Massimo, visto che è una questione schiettamente fotografica e tu sei del mestiere, gliela spieghi tu una volte per tutte che le stelle NON CI DEVONO ESSERE nelle foto della superficie lunare? Così almeno questa la togliamo di mezzo?
Glielo ho già detto mille volte, Paolo, giuro sui miei figli. Ma deve essere qualcosa più forte di loro, perchè mi ignorano regolarmente. L'ultima volte ho pur spiegato la cosa coi diaframmi e i tempi di posa: se in sole fotografi a 1/250 f8-11, e se calcoli che ogni unità del diaframma equivale a un raddoppio del tempo di posa....
Niente. Non passa, ed è proprio una delle cose che fa più danno alla tesi MoonHoax.

Ipse dixit.
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