di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".
Mi è stato segnalato questo video nel quale la traduzione di quello che dice un astronauta durante un’intervista in collegamento dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) viene presentata come “LA CONFERMA DEFINITIVA.. DA PARTE DELL'UFFICIALE DELLA ISS” della tesi che non siamo mai andati sulla Luna.
IN BREVE: L’astronauta dice che adesso (“right now”) non abbiamo un veicolo in grado di andare sulla Luna. Non dice che non l’abbiamo mai avuto. Per interpretare le sue parole come dichiarazione che non siamo mai andati sulla Luna bisogna essere asini in inglese oppure in malafede.
IN DETTAGLIO: L’astronauta è lo statunitense Terry Virts. Accanto a Virts c’è l’italiana Samantha Cristoforetti. I sottotitoli dicono che le dichiarazioni risalgono a marzo 2015 e attribuiscono il video al sito Luogocomune.net.
Questa è la trascrizione fedele delle parole di Virts, fatta da un madrelingua inglese (io): “Well, that’s a great question. The plan that NASA has is to build a rocket called SLS, which is a heavy lift rocket. It’s something that is much bigger than what we have today, and it will be able to launch the Orion capsule with humans on board as well as landers or other components to destinations beyond Earth orbit. Right now we only can fly in Earth orbit, that’s the farthest that we can go, and this new system that we’re building is gonna allow us to go beyond and hopefully take humans into the Solar System to explore. So the Moon, Mars, asteroids... there’s a lot of destinations that we could go to and we’re building these building-block components in order to allow us to do that eventually”.
I sottotitoli gli attribuiscono queste parole: “Ottima domanda! La NASA sta progettando di costruire un razzo chiamato SLS, un razzo per carichi pesanti che è molto più grande di quelli che abbiamo oggi. Sarà in grado di lanciare la capsula Orion con uomini a bordo oltre che a veicoli per atterrare [sui pianeti], ed altri strumenti verso destinazioni al di là dell’orbita terrestre. Attualmente siamo in grado di volare solo nell’orbita terrestre, più lontano di così non possiamo andare. Il nuovo sistema che stiamo costruendo ci permetterà di andare oltre e speriamo che possa portare degli uomini ad esplorare il sistema solare. La luna, marte [sic], gli asteroidi, ci sono molte destinazioni che potremmo raggiungere e stiamo costruendo i vari pezzi che ci permetteranno un giorno di farlo”.
Virts specifica molto chiaramente che in questo momento (“right now”) non disponiamo di veicoli in grado di volare oltre l’orbita terrestre. I sottotitoli concordano: “Attualmente siamo in grado di volare solo nell’orbita terrestre”. Questo non vuol dire che non li abbiamo mai avuti: anzi, la precisazione “right now” (“attualmente”) crea una distinzione rispetto ad altri momenti (il passato). In altre parole, indica che Virts ci tiene a ricordare che prima li avevamo.
Lungi dall’essere la “conferma definitiva” delle tesi di cospirazione, questo video conferma che i lunacomplottisti sono disposti a travisare e distorcere grossolanamente qualunque dichiarazione pur di adattarla ai loro preconcetti.
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2016/05/15
2013/08/10
James Blunt fa un bel tributo alle missioni Apollo nel video di Bonfire Heart
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di skysmx* e alla segnalazione di @scream78.
Il video della nuova canzone di James Blunt (disponibile anche qui su Vimeo) è interamente dedicato alle missioni Apollo. Come se non bastasse questo bel tributo al coraggio e all'ingegno di quei viaggi indimenticabili, il suo prossimo album s'intitolerà Moon Landing (allunaggio).
Ecco qualche chicca presente nel video.
Il video della nuova canzone di James Blunt (disponibile anche qui su Vimeo) è interamente dedicato alle missioni Apollo. Come se non bastasse questo bel tributo al coraggio e all'ingegno di quei viaggi indimenticabili, il suo prossimo album s'intitolerà Moon Landing (allunaggio).
Ecco qualche chicca presente nel video.
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| Nel riquadro a sinistra, il presidente Kennedy pronuncia lo storico discorso al Congresso nel quale annuncia l'intenzione di portare un uomo sulla Luna (25 maggio 1961). La frase “We choose to go to the Moon” è tratta dal suo discorso pubblico al Rice Stadium, in Texas, del 12 settembre 1962. |
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| La "ideal rocket equation" in basso è l'Equazione del Razzo di Tsiolkovski. |
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| Decollo del Saturn V di Apollo 11. |
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| Separazione del primo stadio del Saturn V di Apollo 11. Notare le icone che mostrano, nel corso del video, l'evoluzione della configurazione del veicolo. |
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| Animazione dell'estrazione del modulo lunare dal terzo stadio del Saturn V. |
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| A sinistra, il modulo lunare scende verso la Luna. La ripresa è probabilmente tratta dalla missione Apollo 12. A destra, l'allunaggio ripreso dall'interno del modulo lunare (probabilmente Apollo 11). |
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| Al centro, immagini prese dai documentari e cinegiornali dell'epoca del primo sbarco. A destra, Aldrin e Armstrong assemblano e posano la bandiera americana sulla Luna. |
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| L'ammaraggio di Apollo 11. |
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| Un'impronta lasciata da Buzz Aldrin sulla Luna. Contrariamente a quanto credono in molti, questa foto non ritrae il primo passo di un essere umano sulla Luna. |
2010/04/28
Accensione dei motori del Saturn V al rallentatore
di Paolo Attivissimo
Mark Gray della Spacecraft Films ha pubblicato uno spezzone del decollo dell'Apollo 11, in rotta verso la Luna nel luglio del 1969, sotto la spinta di cinque motori F-1 che ingurgitano 13 tonnellate di cherosene e ossigeno liquido al secondo. Quanto basta per sollevare verticalmente le circa 3000 tonnellate del veicolo Saturn V/Apollo (pari a dieci Jumbo Jet a pieno carico) fino a circa 70 chilometri d'altezza e accelerarle fino a 9900 chilometri l'ora. Ah, e fare tutto questo in poco più di due minuti e mezzo. Solo la turbina di alimentazione dei motori erogava 55.000 cavalli (41 MW). Ciascuno di questi motori F-1 produceva più spinta di tutti e tre i motori primari dello Shuttle.
La ripresa originale, effettuata su pellicola 16mm, è a 500 fotogrammi al secondo, quindi gli otto minuti del video rappresentano i primi trenta secondi effettivi del decollo. Le fiamme iniziali sono l'accensione dei motori e vengono risucchiate verso il basso dal getto dei motori stessi quando la spinta arriva a regime. Le schegge bianche che cadono sono costituite da ghiaccio, che si condensa sulla superficie esterna del veicolo Saturn V perché il razzo contiene immensi serbatoi di ossigeno liquido mantenuto a temperature bassissime. L'acqua che si vede più avanti è quella del sistema di attenuazione delle vibrazioni e del rumore.
Questa è la versione a bassa risoluzione: se volete quella in alta definizione, andate qui.
Non dimenticate che in cima a questi centoundici metri di fuoco e d'inferno finemente regolati c'erano tre persone: Michael Collins, Buzz Aldrin e Neil Armstrong. E che tutto questo fu realizzato con tecnigrafi e regoli calcolatori.
Mark Gray della Spacecraft Films ha pubblicato uno spezzone del decollo dell'Apollo 11, in rotta verso la Luna nel luglio del 1969, sotto la spinta di cinque motori F-1 che ingurgitano 13 tonnellate di cherosene e ossigeno liquido al secondo. Quanto basta per sollevare verticalmente le circa 3000 tonnellate del veicolo Saturn V/Apollo (pari a dieci Jumbo Jet a pieno carico) fino a circa 70 chilometri d'altezza e accelerarle fino a 9900 chilometri l'ora. Ah, e fare tutto questo in poco più di due minuti e mezzo. Solo la turbina di alimentazione dei motori erogava 55.000 cavalli (41 MW). Ciascuno di questi motori F-1 produceva più spinta di tutti e tre i motori primari dello Shuttle.
La ripresa originale, effettuata su pellicola 16mm, è a 500 fotogrammi al secondo, quindi gli otto minuti del video rappresentano i primi trenta secondi effettivi del decollo. Le fiamme iniziali sono l'accensione dei motori e vengono risucchiate verso il basso dal getto dei motori stessi quando la spinta arriva a regime. Le schegge bianche che cadono sono costituite da ghiaccio, che si condensa sulla superficie esterna del veicolo Saturn V perché il razzo contiene immensi serbatoi di ossigeno liquido mantenuto a temperature bassissime. L'acqua che si vede più avanti è quella del sistema di attenuazione delle vibrazioni e del rumore.
Questa è la versione a bassa risoluzione: se volete quella in alta definizione, andate qui.
Non dimenticate che in cima a questi centoundici metri di fuoco e d'inferno finemente regolati c'erano tre persone: Michael Collins, Buzz Aldrin e Neil Armstrong. E che tutto questo fu realizzato con tecnigrafi e regoli calcolatori.
2010/04/11
Decollo del Saturn V al rallentatore
di Paolo Attivissimo
I video sono scaricabili a varie risoluzioni e in vari formati (MPEG4, Ogg, MPEG1).
Da Archive.org arrivano queste magnifiche riprese a colori, al rallentatore e su pellicola 16mm, del decollo del poderoso vettore Saturn V.
I video sono scaricabili a varie risoluzioni e in vari formati (MPEG4, Ogg, MPEG1).
2009/09/14
Quanto materiale visivo sarebbe stato necessario falsificare?
di Paolo Attivissimo. L'articolo viene pubblicato anche se privo di alcuni dati per fornire un riferimento utile per la discussione della prima missione di sbarco lunare, per la quale i dati sono completi. Verrà integrato man mano che saranno acquisiti i materiali necessari per la compilazione dei conteggi di durata delle riprese.
È facile dire "hanno falsificato i video e le foto" e pensare così di avere una tesi plausibile da proporre.
Ma quando si va a controllare i fatti e i dati, si scopre che il problema della teoria della messinscena si scontra non soltanto con il problema di come sarebbero stati falsificati (cioè con quale tecnologia di effetti speciali, negli anni Sessanta, ben prima dell'era digitale), ma di quanto materiale sarebbe stato necessario falsificare in modo perfettamente coerente.
Molti pensano che si tratti di qualche foto e di qualche video sgranato, ma non è così: soltanto la prima missione di sbarco, l'Apollo 11, produsse 340 fotografie, oltre cinque ore di trasmissione televisiva e 87 minuti di ripresa cinematografica a colori dalla superficie della Luna. Soltanto la missione Apollo 16 generò quattordici ore di diretta TV a colori e di riprese cinematografiche a colori sulla Luna.
Come sarebbe stato possibile realizzare tutto questo materiale usando gli effetti speciali dell'epoca, e farlo oltretutto in modo che foto, diretta TV e riprese cinematografiche fossero assolutamente coerenti fra loro?
Prendiamo, per esempio, il totale del materiale visivo (dirette TV, riprese cinematografiche su pellicola e fotografie) prodotto dalle sei missioni che sbarcarono sulla Luna e consideriamo solo quello realizzato durante la presenza umana sul suolo selenico e durante le escursioni sulla superficie lunare, escludendo quindi tutto quello realizzato durante il resto delle missioni, che sarebbe stato forse simulabile in orbita terrestre, come sostengono alcuni lunacomplottisti. Otteniamo dei dati davvero considerevoli: dalla superficie della Luna furono realizzate:
Vediamo in dettaglio questi numeri. Per ciascuna missione, la fonte per il conteggio delle fotografie è l'Apollo Image Atlas presso il Lunar and Planetary Institute. La fonte riporta qualche inesattezza nel numero preciso di scatti, ma nulla che alteri l'ordine di grandezza dei singoli conteggi. Per le riprese TV e cinematografiche, la fonte è la serie di DVD della Spacecraft Films, contenenti tutto il materiale audiovisivo relativo alle singole missioni.
340 fotografie dalla superficie della Luna, su pellicola 70mm, in bianco e nero o a colori:
– Magazine R, a colori, 107 foto a bordo del LM, da AS11-37-5449 a -5555;
– Magazine Q, in bianco e nero, 107 foto a bordo del LM, da AS11-39-5737 a -5843;
– Magazine S, a colori, 126 foto (3 a bordo del LM, da AS11-40-5847 a -5849, e 123 in escursione sulla superficie lunare, da AS11-40-5850 a -5970, più 5882A e 5966A).
5 ore e 4 minuti di diretta televisiva. La diretta TV cominciò a 109:21:54, quando Neil Armstrong iniziò l'escursione sulla superficie della Luna scendendo lungo la scaletta del modulo lunare, e terminò a 114:25:43, molto dopo che gli astronauti erano rientrati nel veicolo. Non tutte le emittenti televisive trasmisero la diretta dopo il rientro degli astronauti nel modulo lunare dopo circa due ore e mezza di passeggiata sulla Luna, ma Ed von Renouard, uno dei tecnici incaricati della gestione delle trasmissioni lunari in Australia, filmò in parte, con la propria cinepresa, la fase successiva alla passeggiata, catturando il momento in cui Armstrong e Aldrin gettarono fuori gli zaini di sopravvivenza (PLSS) usati per l'escursione. Il filmato è visionabile qui (fonti: capitoli One Small Step e Trying to Rest dell'Apollo Lunar Surface Journal; Honeysucklecreek.net).
87 minuti di ripresa cinematografica su pellicola 16 mm a colori. Dopo l'allunaggio, la ripresa dell'escursione inizia con la discesa di Neil Armstrong lungo la scaletta a 109:19:47 e termina a 109:28:17 (8 minuti e mezzo). Dopo una pausa di circa 5:05 per il cambio del caricatore di pellicola, prosegue ininterrottamente da 109:33:32 a 110:49 circa (76 minuti). Ci sono inoltre circa 2 minuti e mezzo di riprese effettuate dall'interno del modulo lunare al termine dell'escursione (fonti: Apollo Lunar Surface Journal e DVD Apollo 11 - Men on the Moon, Spacecraft Films; Apollo 11 Onboard Film presso Archive.org).
Dal punto di vista della difficoltà di realizzazione tramite effetti speciali, va notato che a questo materiale occorre aggiungere anche le riprese su pellicola 16mm della discesa verso la Luna (circa 8 minuti) e del decollo dalla Luna (circa 2 minuti e mezzo). Ciascuna di queste riprese è una sequenza continua, senza stacchi, che mostra la superficie lunare a distanze variabili. E la discesa termina con un getto di polvere che schizza orizzontalmente, senza formare volute, come può avvenire soltanto nel vuoto. Come sarebbe stato possibile realizzare sequenze di questo genere usando modellini? Persino Stanley Kubrick sbagliò questo dettaglio in 2001: Odissea nello Spazio, come si vede qui sotto.
X minuti di diretta televisiva. Questo dato è ancora in fase di ricerca.
X minuti di riprese cinematografiche su pellicola 16 mm a colori. Questo dato è ancora in fase di ricerca.
499 minuti (8,3 ore) di diretta televisiva.
X minuti di riprese cinematografiche su pellicola 16 mm a colori. Questo dato è ancora in fase di ricerca.
X minuti di diretta televisiva. Questo dato è ancora in fase di ricerca.
X minuti di riprese cinematografiche su pellicola 16 mm a colori. Questo dato è ancora in fase di ricerca.
817 minuti (13,6 ore) di diretta televisiva.
76 minuti di riprese cinematografiche su pellicola 16 mm a colori.
X minuti di diretta televisiva. Questo dato è ancora in fase di ricerca.
X minuti di riprese cinematografiche su pellicola 16 mm a colori. Questo dato è ancora in fase di ricerca.
È facile dire "hanno falsificato i video e le foto" e pensare così di avere una tesi plausibile da proporre.Ma quando si va a controllare i fatti e i dati, si scopre che il problema della teoria della messinscena si scontra non soltanto con il problema di come sarebbero stati falsificati (cioè con quale tecnologia di effetti speciali, negli anni Sessanta, ben prima dell'era digitale), ma di quanto materiale sarebbe stato necessario falsificare in modo perfettamente coerente.
Molti pensano che si tratti di qualche foto e di qualche video sgranato, ma non è così: soltanto la prima missione di sbarco, l'Apollo 11, produsse 340 fotografie, oltre cinque ore di trasmissione televisiva e 87 minuti di ripresa cinematografica a colori dalla superficie della Luna. Soltanto la missione Apollo 16 generò quattordici ore di diretta TV a colori e di riprese cinematografiche a colori sulla Luna.
Come sarebbe stato possibile realizzare tutto questo materiale usando gli effetti speciali dell'epoca, e farlo oltretutto in modo che foto, diretta TV e riprese cinematografiche fossero assolutamente coerenti fra loro?
Prendiamo, per esempio, il totale del materiale visivo (dirette TV, riprese cinematografiche su pellicola e fotografie) prodotto dalle sei missioni che sbarcarono sulla Luna e consideriamo solo quello realizzato durante la presenza umana sul suolo selenico e durante le escursioni sulla superficie lunare, escludendo quindi tutto quello realizzato durante il resto delle missioni, che sarebbe stato forse simulabile in orbita terrestre, come sostengono alcuni lunacomplottisti. Otteniamo dei dati davvero considerevoli: dalla superficie della Luna furono realizzate:
- 6515 fotografie su pellicola di grande formato (70 mm) in bianco e nero e a colori
- almeno 14 ore [dato in lavorazione] di immagini televisive in bianco e nero e a colori
- almeno 76 minuti [dato in lavorazione] di riprese su pellicola cinematografica a colori
Vediamo in dettaglio questi numeri. Per ciascuna missione, la fonte per il conteggio delle fotografie è l'Apollo Image Atlas presso il Lunar and Planetary Institute. La fonte riporta qualche inesattezza nel numero preciso di scatti, ma nulla che alteri l'ordine di grandezza dei singoli conteggi. Per le riprese TV e cinematografiche, la fonte è la serie di DVD della Spacecraft Films, contenenti tutto il materiale audiovisivo relativo alle singole missioni.
Apollo 11
340 fotografie dalla superficie della Luna, su pellicola 70mm, in bianco e nero o a colori:
– Magazine R, a colori, 107 foto a bordo del LM, da AS11-37-5449 a -5555;
– Magazine Q, in bianco e nero, 107 foto a bordo del LM, da AS11-39-5737 a -5843;
– Magazine S, a colori, 126 foto (3 a bordo del LM, da AS11-40-5847 a -5849, e 123 in escursione sulla superficie lunare, da AS11-40-5850 a -5970, più 5882A e 5966A).
5 ore e 4 minuti di diretta televisiva. La diretta TV cominciò a 109:21:54, quando Neil Armstrong iniziò l'escursione sulla superficie della Luna scendendo lungo la scaletta del modulo lunare, e terminò a 114:25:43, molto dopo che gli astronauti erano rientrati nel veicolo. Non tutte le emittenti televisive trasmisero la diretta dopo il rientro degli astronauti nel modulo lunare dopo circa due ore e mezza di passeggiata sulla Luna, ma Ed von Renouard, uno dei tecnici incaricati della gestione delle trasmissioni lunari in Australia, filmò in parte, con la propria cinepresa, la fase successiva alla passeggiata, catturando il momento in cui Armstrong e Aldrin gettarono fuori gli zaini di sopravvivenza (PLSS) usati per l'escursione. Il filmato è visionabile qui (fonti: capitoli One Small Step e Trying to Rest dell'Apollo Lunar Surface Journal; Honeysucklecreek.net).
87 minuti di ripresa cinematografica su pellicola 16 mm a colori. Dopo l'allunaggio, la ripresa dell'escursione inizia con la discesa di Neil Armstrong lungo la scaletta a 109:19:47 e termina a 109:28:17 (8 minuti e mezzo). Dopo una pausa di circa 5:05 per il cambio del caricatore di pellicola, prosegue ininterrottamente da 109:33:32 a 110:49 circa (76 minuti). Ci sono inoltre circa 2 minuti e mezzo di riprese effettuate dall'interno del modulo lunare al termine dell'escursione (fonti: Apollo Lunar Surface Journal e DVD Apollo 11 - Men on the Moon, Spacecraft Films; Apollo 11 Onboard Film presso Archive.org).
Dal punto di vista della difficoltà di realizzazione tramite effetti speciali, va notato che a questo materiale occorre aggiungere anche le riprese su pellicola 16mm della discesa verso la Luna (circa 8 minuti) e del decollo dalla Luna (circa 2 minuti e mezzo). Ciascuna di queste riprese è una sequenza continua, senza stacchi, che mostra la superficie lunare a distanze variabili. E la discesa termina con un getto di polvere che schizza orizzontalmente, senza formare volute, come può avvenire soltanto nel vuoto. Come sarebbe stato possibile realizzare sequenze di questo genere usando modellini? Persino Stanley Kubrick sbagliò questo dettaglio in 2001: Odissea nello Spazio, come si vede qui sotto.
Apollo 12
583 fotografie su pellicola 70mm, in bianco e nero o a colori: Magazine Y (a colori), 154 foto, di cui 138 durante l’EVA e 16 dall’interno del LM; Magazine V (a colori), 126 foto, di cui 115 durante l’EVA e 11 dall’interno del LM; Magazine X (bianco e nero), 150 foro, di cui 21 dall’interno del LM e 119 durante l’EVA; Magazine Z (bianco e nero), 153 foto, tutte durante l‘EVA.X minuti di diretta televisiva. Questo dato è ancora in fase di ricerca.
X minuti di riprese cinematografiche su pellicola 16 mm a colori. Questo dato è ancora in fase di ricerca.
Apollo 13
Questa missione non raggiunse il suolo lunare a causa di una grave avaria a bordo, per cui non produsse materiale visivo ripreso sulla superficie della Luna.Apollo 14
417 fotografie su pellicola 70mm, in bianco e nero o a colori: Magazine LL (b/n), 156; Magazine KK (b/n), 14; Magazine II (col), 115; Magazine JJ (col), 33; Magazine MM (b/n), 99.499 minuti (8,3 ore) di diretta televisiva.
X minuti di riprese cinematografiche su pellicola 16 mm a colori. Questo dato è ancora in fase di ricerca.
Apollo 15
1151 fotografie su pellicola 70mm, in bianco e nero o a colori: Magazine SS (b/n), 171; Magazine MM (b/n), 115; Magazine LL (b/n), 177; Magazine NN (col), 165; Magazine KK (col), 131; Magazine TT (col), 94; Magazine WW (b/n), 164; Magazine PP (b/n), 88; Magazine OO (b/n), 46.X minuti di diretta televisiva. Questo dato è ancora in fase di ricerca.
X minuti di riprese cinematografiche su pellicola 16 mm a colori. Questo dato è ancora in fase di ricerca.
Apollo 16
1787 fotografie su pellicola 70mm, in bianco e nero o a colori: Magazine M (b/n), 184; Magazine K (b/n), 182; Magazine C (col), 165; Magazine I (b/n), 162; Magazine G (b/n), 119; Magazine H (b/n), 168; Magazine J (b/n), 160; Magazine L (b/n), 86; Magazine A (col), 87; Magazine B (col), 88; Magazine D (col) 92; Magazine E (col), 162; Magazine F (col), 132.817 minuti (13,6 ore) di diretta televisiva.
76 minuti di riprese cinematografiche su pellicola 16 mm a colori.
Apollo 17
2237 fotografie su pellicola 70mm, in bianco e nero o a colori: Magazine J (b/n), 183; Magazine B (col), 138; Magazine G (b/n), 147; Magazine H (b/n), 186; Magazine C (col), 162; Magazine I (b/n), 157; Magazine K (b/n), 92; Magazine E (col), 159; Magazine L (b/n), 159; Magazine M (b/n), 165; Magazine N (b/n), 149; Magazine R (b/n), 150; Magazine D (col), 90; Magazine F (col), 162; Magazine A (col), 138.X minuti di diretta televisiva. Questo dato è ancora in fase di ricerca.
X minuti di riprese cinematografiche su pellicola 16 mm a colori. Questo dato è ancora in fase di ricerca.
2009/07/31
Moontruth.com, il video che "rivela" la messinscena
di Paolo Attivissimo
Numerosi lettori e visitatori di questo blog hanno segnalato in questi giorni un video circolante in varie versioni su Internet (una è qui su Youtube), che sembra mostrare un "ciak" sbagliato della discesa di Neil Armstrong sulla Luna e segnala il sito Moontruth.com.
La storia che c'è dietro questo filmato è curiosa e dimostra molto efficacemente uno dei problemi dell'informazione via Internet: la facilità con la quale un testo, una foto o un video possono essere tolti dal loro contesto originale per assumere significati radicalmente differenti.
Il sito Moontruth.com oggi è un guscio vuoto: è di proprietà di una delle tante società specializzate nell'accaparramento di nomi di dominio un tempo celebri. Moontruth.com divenne infatti celebre alcuni anni fa, nel 2002, proprio per questo stesso video, tanto che svolsi un'indagine antibufala apposita.
Pubblicata inizialmente su Attivissimo.net, l'indagine fece emergere, grazie anche al contributo dei lettori, che si trattava di un video-burla diffuso di nascosto da un'agenzia pubblicitaria, The Viral Factory di Londra, per far parlare di sé, secondo la tecnica nota non a caso come marketing virale, con tanto di indizi nascosti e pagine segrete.
La tecnica del marketing virale è semplice. L'agenzia pubblicitaria crea un filmato strano e lo “semina” in un numero ridotto di siti e lo manda a un certo numero di persone, senza rivelare che si tratta di uno spot e senza dire di essere un'agenzia. Questi “primi contatti”, affascinati o divertiti da quello che hanno visto, mandano il video ad altri o invitano a visitare il sito che ospita il video, e chi vede il filmato vede anche il messaggio promozionale dello sponsor. Che però in questo video lunare non c'è, perché serve all'agenzia stessa per farsi conoscere.
Da allora si è persa traccia di quest'origine e oggi il video circola senza che sia chiara la sua natura originaria, suscitando perplessità e dubbi negli utenti di Internet.
Al suo debutto nel 2002, il sito Moontruth.com conteneva questo filmato, sostanzialmente identico a quello circolante in Rete oggi, e riportava nella pagina iniziale questo testo, come si può vedere tuttora nell'archivio storico di Archive.org (l'immagine è cliccabile per ingrandirla):

Leggendo attentamente il testo della pagina iniziale si poteva intuire tra le righe che gli autori stavano usando frasi ambigue per indicare che si trattava di uno scherzo: per esempio, al punto 1 il testo diceva che "Questo filmato è stato chiaramente girato in uno studio ed è evidente che intende rappresentare l'allunaggio dell'Apollo 11. L'attenzione prestata ai dettagli è stupefacente. L'intenzione è chiaramente quella di ingannare gli spettatori e far loro credere che è autentico". Parole che, se ci si riflette un attimo, sono perfettamente calzanti nel descrivere l'intenzione della burla: ingannare gli spettatori e far loro credere che si trattasse di un filmato autentico della NASA.
La cosa più simpatica e sofisticata è che se all'epoca si cercavano nella cache di Google le parole chiave lasciate appositamente dagli autori (“Ikegami Tube Camera”, “Symond Lewis”), si scopriva che il sito aveva delle pagine aggiuntive non linkate, oggi conservate presso Archive.org, che spiegavano tutti i veri retroscena, e che gli autori avevano rimosso intenzionalmente, sapendo che sarebbero però rimaste temporaneamente nella cache di Google, a disposizione di chi sapeva usare bene i motori di ricerca.
Per chi non ha familiarità con la cache di Google, funziona così: Google esplora in continuazione la Rete, e ne scatta delle “istantanee” che tiene in un'apposita memoria, che si chiama appunto “cache”. Siccome passa un po' di tempo fra una visita e l'altra di Google a un certo sito, spesso l'istantanea nella cache risale a diverso tempo fa e quindi non rispecchia la situazione attuale del sito.
Una delle conseguenze di questa situazione è che nella cache di Google rimane una sorta di “eco” di com'era un sito anche dopo che il sito è stato cambiato o addirittura eliminato. Moontruth.com è stato un elegante esempio di come si può sfruttare questo fenomeno per giocare con la Rete.
Ecco il testo di una delle pagine “nascoste” nella cache di Google, che salvai nel 2002 e oggi è archiviato presso Archive.org, seguito dalla mia traduzione.
Un'altra pagina nascosta dava i nomi degli autori, della troupe e dell'agenzia pubblicitaria, che risultava inoltre titolare del nome di dominio Moontruth.com. Questi sono infatti i dati whois del 2002:
Un altro indizio rivelatore presente nel filmato originale è il fatto che "Neil" nel video dice "Sorry, Mr. Gorski", che è un'allusione a una celebre storiella salace che riguarda le parole pronunciate da Neil Armstrong durante la sua escursione lunare.
Insomma, si tratta di un autentico falso filmato: quindi chi crede che questo filmato provi la messinscena della NASA si è fatto imbrogliare due volte.
Numerosi lettori e visitatori di questo blog hanno segnalato in questi giorni un video circolante in varie versioni su Internet (una è qui su Youtube), che sembra mostrare un "ciak" sbagliato della discesa di Neil Armstrong sulla Luna e segnala il sito Moontruth.com.La storia che c'è dietro questo filmato è curiosa e dimostra molto efficacemente uno dei problemi dell'informazione via Internet: la facilità con la quale un testo, una foto o un video possono essere tolti dal loro contesto originale per assumere significati radicalmente differenti.
Il sito Moontruth.com oggi è un guscio vuoto: è di proprietà di una delle tante società specializzate nell'accaparramento di nomi di dominio un tempo celebri. Moontruth.com divenne infatti celebre alcuni anni fa, nel 2002, proprio per questo stesso video, tanto che svolsi un'indagine antibufala apposita.
Pubblicata inizialmente su Attivissimo.net, l'indagine fece emergere, grazie anche al contributo dei lettori, che si trattava di un video-burla diffuso di nascosto da un'agenzia pubblicitaria, The Viral Factory di Londra, per far parlare di sé, secondo la tecnica nota non a caso come marketing virale, con tanto di indizi nascosti e pagine segrete.
La tecnica del marketing virale è semplice. L'agenzia pubblicitaria crea un filmato strano e lo “semina” in un numero ridotto di siti e lo manda a un certo numero di persone, senza rivelare che si tratta di uno spot e senza dire di essere un'agenzia. Questi “primi contatti”, affascinati o divertiti da quello che hanno visto, mandano il video ad altri o invitano a visitare il sito che ospita il video, e chi vede il filmato vede anche il messaggio promozionale dello sponsor. Che però in questo video lunare non c'è, perché serve all'agenzia stessa per farsi conoscere.
Da allora si è persa traccia di quest'origine e oggi il video circola senza che sia chiara la sua natura originaria, suscitando perplessità e dubbi negli utenti di Internet.
Moontruth.com nel 2002
Al suo debutto nel 2002, il sito Moontruth.com conteneva questo filmato, sostanzialmente identico a quello circolante in Rete oggi, e riportava nella pagina iniziale questo testo, come si può vedere tuttora nell'archivio storico di Archive.org (l'immagine è cliccabile per ingrandirla):

Apollo 11 Moon Landing Footage Out-take
If you're at this page because you've just seen an amazing piece of footage showing the Apollo 11 moonlanding to have been shot in a studio, then read on. If you haven't seen the clip, click the link below, and prepare to be amazed.
At 4:17 p.m. Eastern Daylight Time, on July 20, 1969 Neil Armstrong was seen on television by millions of people around the world apparently walking on the surface of the moon, and making one giant leap into the pages of history. BUT DID HE? Conspiracy theories abound on the Internet.
The piece of footage you just saw answers the question - but raises a lot of others. We don't know the answers to all these questions - but here is what we do know:
1) Is it real?
Yes. This footage was clearly shot in a studio, and is clearly meant to represent the Apollo 11 moon landing. The attention to detail is staggering. The intention is clearly to fool viewers into believing that it is genuine.
2) Is it conclusive?
No. There is no proof that because this was shot in a studio, the moon landing was necessarily faked. But we do know that the original non-digital footage was destroyed and that certain (dangerous) people are very angry that this clip has leaked.
3) How did we get it?
We did not get it directly from a NASA source. Our source is well placed to vouch for the authenticity of the footage and had links with the makers of 2 recent documentaries, one for the BBC and one for CNN about the moonlanding conspiracies. We cannot possibly reveal his identity, and probably never will be able to. His position is more dangerous than you might imagine.
4) Why haven't I seen it before?
The footage has been buried for over 30 years. All the original stock, except this cut, was destroyed. We have had it for over 2 years and in that time have (anonymously) approached almost every large TV network owner to sell the rights. Without exception they were interested and offered to buy it. At one point they were also Then, also without exception they changed their minds and started to try to find out who we were. At that point we stopped dealing with them. It was scary as hell.
5) How, when and where was it made?
It was made in 1965, judging by the camera it was shot on - an Ikegami Tube Camera. We have evidence that the footage was shot outside the US - possibly in Europe, by a foreign crew.
6) Who is inside the suit?
Not one of the original astronauts. In fact, they are totally unaware that this footage was ever shot. The guy in the suit is an actor called Symond Lewis.
7) Why is it on the Internet and not on TV?
See point 4
8) What is NASA's reaction to this footage?
They have refused to comment. But we have recently heard that they are stepping up efforts on a huge PR campaign to convince us all that the Apollo moonlandings all took place.
Click HERE to view the clip
Leggendo attentamente il testo della pagina iniziale si poteva intuire tra le righe che gli autori stavano usando frasi ambigue per indicare che si trattava di uno scherzo: per esempio, al punto 1 il testo diceva che "Questo filmato è stato chiaramente girato in uno studio ed è evidente che intende rappresentare l'allunaggio dell'Apollo 11. L'attenzione prestata ai dettagli è stupefacente. L'intenzione è chiaramente quella di ingannare gli spettatori e far loro credere che è autentico". Parole che, se ci si riflette un attimo, sono perfettamente calzanti nel descrivere l'intenzione della burla: ingannare gli spettatori e far loro credere che si trattasse di un filmato autentico della NASA.
La cosa più simpatica e sofisticata è che se all'epoca si cercavano nella cache di Google le parole chiave lasciate appositamente dagli autori (“Ikegami Tube Camera”, “Symond Lewis”), si scopriva che il sito aveva delle pagine aggiuntive non linkate, oggi conservate presso Archive.org, che spiegavano tutti i veri retroscena, e che gli autori avevano rimosso intenzionalmente, sapendo che sarebbero però rimaste temporaneamente nella cache di Google, a disposizione di chi sapeva usare bene i motori di ricerca.
Per chi non ha familiarità con la cache di Google, funziona così: Google esplora in continuazione la Rete, e ne scatta delle “istantanee” che tiene in un'apposita memoria, che si chiama appunto “cache”. Siccome passa un po' di tempo fra una visita e l'altra di Google a un certo sito, spesso l'istantanea nella cache risale a diverso tempo fa e quindi non rispecchia la situazione attuale del sito.
Una delle conseguenze di questa situazione è che nella cache di Google rimane una sorta di “eco” di com'era un sito anche dopo che il sito è stato cambiato o addirittura eliminato. Moontruth.com è stato un elegante esempio di come si può sfruttare questo fenomeno per giocare con la Rete.
Ecco il testo di una delle pagine “nascoste” nella cache di Google, che salvai nel 2002 e oggi è archiviato presso Archive.org, seguito dalla mia traduzione.
L'originale in inglese
Apollo 11 Moon Landing Footage Out-take - How Did We Do It? -
We shot on original 1960's Ikegami Tube Camera in Mount Pleasant Studios in London. The guy in the suit is an actor. The rest of the 'cast' were basically the crew, who thought the idea was very funny and wanted to be in it.
The landing craft and 'moonscape' were a set built by our art director, Richard Selway. The ladder that 'Neil' descends was made according to original blueprints that were downloaded off the Net. The rest of the set was built to match the original as closely as possible.
The moon surface was cement dust. It was disgusting. Even with the studio ventilation on full it got everywhere, and at one point there was so much of it floating round, the lights were flaring really badly.
The footage was treated in post-production to give 'Neil' his weightlessness and the ghosting effect of the original. We re-recorded and processed the soundtrack to recreate the effect of sound traveling al the way from the moon.
We think it's pretty convincing, and one thing's for damn sure - it was a lot cheaper than really going to the moon.
La mia traduzione
La “papera” del filmato dell'allunaggio dell'Apollo 11: come l'abbiamo realizzata?
Abbiamo girato usando una telecamera a tubo Ikegami originale degli anni Sessanta, presso i Mount Pleasant Studios, a Londra. La persona nella tuta spaziale è un attore. Il resto del “cast” è praticamente la troupe, che ha pensato che si trattasse di un'idea molto divertente e ne voleva fare parte.
Il veicolo di allunaggio e il “paesaggio lunare” erano un set costruito dal nostro art director, Richard Selway. La scaletta lungo la quale scende “Neil” è stata realizzata in base ai disegni tecnici originali scaricati da Internet. Il resto del set è stato costruito in modo da rispecchiare l'originale il più fedelmente possibile.
La superficie lunare era polvere di cemento. Era disgustosa. Anche tenendo al massimo la ventilazione dello studio, si intrufolava dappertutto, e a un certo punto ne fluttuava così tanta che le luci producevano una quantità di riflessi indesiderati.
Il filmato è stato elaborato durante la post-produzione per dare a “Neil” la sua leggerezza e l'effetto cometa dell'originale. Abbiamo riregistrato ed elaborato l'audio per ricreare l'effetto del suono che arriva dalla luna.
Pensiamo sia piuttosto convincente, e una cosa è certa: è costato molto meno che andare davvero sulla Luna.
Un'altra pagina nascosta dava i nomi degli autori, della troupe e dell'agenzia pubblicitaria, che risultava inoltre titolare del nome di dominio Moontruth.com. Questi sono infatti i dati whois del 2002:
Domain Name.......... moontruth.com
Creation Date........ 2002-09-27
Registration Date.... 2002-09-27
Expiry Date.......... 2003-09-27
Organisation Name.... The Viral Factory
Organisation Address. 51 - 53 Mount Pleasant
Organisation Address. London
Organisation Address. WC1X 0AE
Organisation Address. GREAT BRITAIN (UK)
Admin Name........... Matthew Smith
Admin Address........ 51 - 53 Mount Pleasant
Admin Address........ London
Admin Address........ WC1X 0AE
Admin Address........ GREAT BRITAIN (UK)
Admin Email.......... matthew@theviralfactory.com
Admin Phone.......... 442072429559
Un altro indizio rivelatore presente nel filmato originale è il fatto che "Neil" nel video dice "Sorry, Mr. Gorski", che è un'allusione a una celebre storiella salace che riguarda le parole pronunciate da Neil Armstrong durante la sua escursione lunare.
Insomma, si tratta di un autentico falso filmato: quindi chi crede che questo filmato provi la messinscena della NASA si è fatto imbrogliare due volte.
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