di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di maxfyx*.
I primi decenni del programma spaziale sovietico furono caratterizzati da una segretezza che sconfinò spesso nella paranoia e nel ridicolo. Mentre i servizi di spionaggio dei governi occidentali usavano le proprie risorse umane e tecniche per acquisire intelligence che tenevano per sé, c'era un programma di “spionaggio” parallelo, condotto dagli appassionati che usavano il proprio talento e le proprie competenze per analizzare i documenti pubblicamente accessibili e gli errori della censura sovietica per estrarne indizi preziosi.
Cold War Space Sleuths: The Untold Secrets of the Soviet Space Program, a cura di Dominic Phelan (Springer, 320 pagine, ISBN-10: 1461430518) racconta per la prima volta la storia di questi investigatori, ricorrendo spesso alla loro voce diretta.
Nel corso del libro affiorano molti dei temi classici della cosmonautica, comprese le tesi di complotto sui cosiddetti “cosmonauti perduti” cari ai fratelli Judica-Cordiglia (citati nel testo), e si forma un quadro storico che oggi rischia di andare perduto. Col passare dei decenni, è sempre più surreale e meno intuitivo pensare che negli anni Sessanta non si sapeva nulla (almeno pubblicamente) del programma di allunaggio umano sovietico e che molti dei commentatori più in vista erano convinti che la corsa alla Luna fosse in realtà una fuga solitaria degli Stati Uniti alla quale l'Unione Sovietica non stava affatto partecipando.
Fra i protagonisti e narratori diretti di queste investigazioni cito Brian Harvey, esperto nell'analizzare le riviste e le trasmissioni radio russe ufficiali; Sven Grahn, con le sue intercettazioni dei segnali radio delle missioni; Asif Siddiqi, storico ed esploratore degli archivi sovietici; Bert Vis, cosmonauta olandese, con le sue visite ai centri di addestramento oltrecortina; James Oberg, storico che non ha bisogno di presentazioni fra gli appassionati e autore di numerosissimi scoop e libri di astronautica e cosmonautica; Christian Lardier, che racconta gli sforzi dei ricercatori francesi, il cui lavoro restava spesso ignorato negli Stati Uniti e nel Regno Unito a causa della mancanza di traduzioni. Un problema che si presenta tuttora: troppi libri fondamentali per la conoscenza dell'astronautica non vengono tradotti in italiano.
Spero che questo bel libro, che in molti punti somiglia a una spy story e rivela immagini toccanti (come la tomba di Valentin Bondarenko, sulla quale solo in seguito, con la glasnost, fu aggiunta la dicitura “cosmonauta”), non subisca la stessa limitazione.
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2013/09/30
2013/03/06
Il vero complotto lunare, l'N-1 sovietico, rinasce dalle proprie ceneri
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di paolo.pizzag* ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Per tentare di battere gli americani nella corsa alla Luna, i russi costruirono un razzo gigantesco, l'N-1, che però esplose ripetutamente sulla rampa di lancio o poco dopo il decollo. Il progetto fu quindi insabbiato e il governo sovietico diede ordine di distruggere tutto e finse di non aver mai provato a portare un cosmonauta sul suolo lunare. Questo è il vero complotto, concreto e ben documentato, intorno allo sbarco sulla Luna.
I motori costruiti dai russi per le versioni evolute dell'N-1, gli NK-33, non furono distrutti: disubbidendo agli ordini governativi, furono nascosti per vent'anni in un magazzino e riemersero dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Quando i tecnici americani li videro e ne conobbero le specifiche rimasero increduli: nonostante avessero vent'anni sulle spalle, erano comunque talmente progrediti da superare in termini di efficienza i più moderni motori a stelle e strisce, grazie al sistema a ciclo chiuso, che nessun altro era riuscito a perfezionare.
Una versione evoluta dei motori dell'N-1, l'RD-180, finì per essere il primo motore russo a lanciare un vettore americano (un Atlas V) da Cape Canaveral. Il vettore, un Atlas V, era derivato dai missili intercontinentali omonimi progettati per recapitare bombe atomiche americane sulle città russe, ma a partire dal 21 agosto 2002 questa sua versione post-Guerra Fredda volò spinta da un propulsore russo. A volte la realtà supera davvero la fantasia.
Questa è la storia straordinaria raccontata da Equinox - The Engines that Came In from the Cold, un documentario della rete televisiva britannica Channel 4 datato 2000 (o 2001 secondo la scheda IMDB) e visionabile quasi integralmente su Youtube in inglese (prima parte, seconda parte, terza parte, quarta parte, quinta parte incompleta). Copie complete sono reperibili nei circuiti peer-to-peer. La durata complessiva è di 50 minuti.
La singolare vicenda dei motori NK-33 viene narrata attraverso preziose interviste con vari protagonisti dell'era spaziale, come George Mueller, capo del programma Apollo dal 1963 al 1969 e successivamente direttore della Kistler Aerospace; James Harford, storico dell'astronautica russa; Boris Chertok, vice capo progettista dell'N-1; Vassily Mishin, che prese le redini del progetto N-1 dopo la morte improvvisa di Korolev; Valentin Anisimov, capo progettista dell'Ufficio Progettazione Kuznetsov. Vengono interpellati anche Bob Ford della Lockheed Martin, Bill Hoffman della Aerojet e Charles Vick (Federation of American Scientists), che ha il merito di aver ottenuto la divulgazione delle immagini CIA delle rampe di lancio dell'N-1.
Il documentario è particolarmente interessante non solo per il fatto di raccontare un aspetto poco conosciuto della corsa alla Luna con le testimonianze dei protagonisti, ma anche per l'uso abbondante di riprese sovietiche originali. Viene mostrata la costruzione delle rampe di lancio dell'N-1, con le loro caratteristiche trincee disposte a 120°, e ci si sono riprese dell'assemblaggio, del roll-out e del decollo (a 20:30) del vettore gigante; non mancano anche altre immagini rare, come le esplosioni in volo dell'N-1 e di altri vettori russi e il decollo dello shuttle russo Buran. Una delle immagini più tristi è quella dei pezzi di un N-1 trasformati in tettoie di una porcilaia.
C'è un breve spezzone (a 5:55) nel quale sembra che Korolev tenga un discorso in piazza, ma forse è solo una svista di montaggio, perché un discorso pubblico striderebbe con la segretezza assoluta che veniva mantenuta, secondo gli storici, sull'identità di Korolev, a meno che si tratti di un discorso tenuto in una delle città chiuse nelle quali i russi concentravano le proprie attività segrete.
Nel complesso, The Engines that Came In from the Cold è un ottimo esempio di narrazione documentaristica che fa leva sul fatto molto semplice che certe storie vere sono talmente straordinarie da non aver bisogno di toni sensazionalisti e di invenzioni drammatiche.
Per tentare di battere gli americani nella corsa alla Luna, i russi costruirono un razzo gigantesco, l'N-1, che però esplose ripetutamente sulla rampa di lancio o poco dopo il decollo. Il progetto fu quindi insabbiato e il governo sovietico diede ordine di distruggere tutto e finse di non aver mai provato a portare un cosmonauta sul suolo lunare. Questo è il vero complotto, concreto e ben documentato, intorno allo sbarco sulla Luna.I motori costruiti dai russi per le versioni evolute dell'N-1, gli NK-33, non furono distrutti: disubbidendo agli ordini governativi, furono nascosti per vent'anni in un magazzino e riemersero dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Quando i tecnici americani li videro e ne conobbero le specifiche rimasero increduli: nonostante avessero vent'anni sulle spalle, erano comunque talmente progrediti da superare in termini di efficienza i più moderni motori a stelle e strisce, grazie al sistema a ciclo chiuso, che nessun altro era riuscito a perfezionare.
Una versione evoluta dei motori dell'N-1, l'RD-180, finì per essere il primo motore russo a lanciare un vettore americano (un Atlas V) da Cape Canaveral. Il vettore, un Atlas V, era derivato dai missili intercontinentali omonimi progettati per recapitare bombe atomiche americane sulle città russe, ma a partire dal 21 agosto 2002 questa sua versione post-Guerra Fredda volò spinta da un propulsore russo. A volte la realtà supera davvero la fantasia.
Questa è la storia straordinaria raccontata da Equinox - The Engines that Came In from the Cold, un documentario della rete televisiva britannica Channel 4 datato 2000 (o 2001 secondo la scheda IMDB) e visionabile quasi integralmente su Youtube in inglese (prima parte, seconda parte, terza parte, quarta parte, quinta parte incompleta). Copie complete sono reperibili nei circuiti peer-to-peer. La durata complessiva è di 50 minuti.
La singolare vicenda dei motori NK-33 viene narrata attraverso preziose interviste con vari protagonisti dell'era spaziale, come George Mueller, capo del programma Apollo dal 1963 al 1969 e successivamente direttore della Kistler Aerospace; James Harford, storico dell'astronautica russa; Boris Chertok, vice capo progettista dell'N-1; Vassily Mishin, che prese le redini del progetto N-1 dopo la morte improvvisa di Korolev; Valentin Anisimov, capo progettista dell'Ufficio Progettazione Kuznetsov. Vengono interpellati anche Bob Ford della Lockheed Martin, Bill Hoffman della Aerojet e Charles Vick (Federation of American Scientists), che ha il merito di aver ottenuto la divulgazione delle immagini CIA delle rampe di lancio dell'N-1.
Il documentario è particolarmente interessante non solo per il fatto di raccontare un aspetto poco conosciuto della corsa alla Luna con le testimonianze dei protagonisti, ma anche per l'uso abbondante di riprese sovietiche originali. Viene mostrata la costruzione delle rampe di lancio dell'N-1, con le loro caratteristiche trincee disposte a 120°, e ci si sono riprese dell'assemblaggio, del roll-out e del decollo (a 20:30) del vettore gigante; non mancano anche altre immagini rare, come le esplosioni in volo dell'N-1 e di altri vettori russi e il decollo dello shuttle russo Buran. Una delle immagini più tristi è quella dei pezzi di un N-1 trasformati in tettoie di una porcilaia.
C'è un breve spezzone (a 5:55) nel quale sembra che Korolev tenga un discorso in piazza, ma forse è solo una svista di montaggio, perché un discorso pubblico striderebbe con la segretezza assoluta che veniva mantenuta, secondo gli storici, sull'identità di Korolev, a meno che si tratti di un discorso tenuto in una delle città chiuse nelle quali i russi concentravano le proprie attività segrete.
Nel complesso, The Engines that Came In from the Cold è un ottimo esempio di narrazione documentaristica che fa leva sul fatto molto semplice che certe storie vere sono talmente straordinarie da non aver bisogno di toni sensazionalisti e di invenzioni drammatiche.
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| Le tre enormi trincee di una rampa di lancio per l'N-1. |
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| Korolev tiene un discorso. |
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| Esplosione in volo di un vettore russo. |
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| Vassily Mishin. |
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| Boris Chertok. |
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| Il roll-out di un N-1, trasportato coricato secondo il classico metodo russo |
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| Accensione del primo stadio di un N-1. |
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| Decollo di un N-1. |
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| Un N-1 supera la torre di lancio. Si nota l'assetto molto inclinato. |
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| Un N-1 esplode in volo. |
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| Rottami di un N-1. |
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| Due N-1 contemporaneamente sulle rampe di lancio. |
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| Parti di un N-1 riciclate come tettoia per i maiali. |
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| Quello che resta delle trincee dell'N-1. |
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| Decollo dello shuttle russo Buran. |
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N-1,
recensioni
2012/05/06
Boris Chertok: il progetto N-1 raccontato da chi lo visse
di Paolo Attivissimo
È stata pubblicata recentemente, ed è scaricabile gratuitamente come file PDF presso NASA.gov o acquistabile come e-book su Amazon, la traduzione inglese del quarto e ultimo volume dell'immenso saggio Rockets & People (Ракеты и люди) di Boris Chertok (1912-2011), dedicato alla corsa alla Luna, vista dalla prospettiva russa e descritta da un testimone d'eccezione.
Chertok, infatti, era uno dei principali progettisti dei missili balistici e veicoli spaziali sovietici e russi e assistente del fondatore del programma spaziale sovietico, Sergey Korolev.
La traduzione in inglese del testo originale (pubblicato nel 1999 e disponibile su Militera.lib.ru) integra con vari aggiornamenti la versione russa e rende molto più accessibile al pubblico internazionale un'opera assolutamente impagabile sia per la ricchezza delle informazioni tecniche, sia per le illuminanti osservazioni di Chertok, che con tipica, amara ironia russa dipinge anche gli aspetti umani di un'impresa straordinaria e di un regime ossessionato dalla segretezza e dalla censura e dominato dalla paranoia (per certi versi motivata) nei confronti degli Stati Uniti.
In tema di cospirazionismo lunare, la meticolosa descrizione del programma N-1, con il quale l'Unione Sovietica tentò di portare sulla Luna un cosmonauta prima degli Stati Uniti, liquida con la sua stessa esistenza alcuni dei principali dogmi complottisti, come l'asserita impossibilità pratica di un volo umano verso la Luna a causa delle radiazioni o il consenso sovietico alla messinscena americana.
Rockets & People è una lettura indispensabile per chiunque sia appassionato di storia dell'astronautica. La NASA ha pubblicato la traduzione inglese anche degli altri tre volumi come file PDF liberamente scaricabili (primo, secondo, terzo), per un totale di ben 2314 pagine.
È stata pubblicata recentemente, ed è scaricabile gratuitamente come file PDF presso NASA.gov o acquistabile come e-book su Amazon, la traduzione inglese del quarto e ultimo volume dell'immenso saggio Rockets & People (Ракеты и люди) di Boris Chertok (1912-2011), dedicato alla corsa alla Luna, vista dalla prospettiva russa e descritta da un testimone d'eccezione.
Chertok, infatti, era uno dei principali progettisti dei missili balistici e veicoli spaziali sovietici e russi e assistente del fondatore del programma spaziale sovietico, Sergey Korolev.
La traduzione in inglese del testo originale (pubblicato nel 1999 e disponibile su Militera.lib.ru) integra con vari aggiornamenti la versione russa e rende molto più accessibile al pubblico internazionale un'opera assolutamente impagabile sia per la ricchezza delle informazioni tecniche, sia per le illuminanti osservazioni di Chertok, che con tipica, amara ironia russa dipinge anche gli aspetti umani di un'impresa straordinaria e di un regime ossessionato dalla segretezza e dalla censura e dominato dalla paranoia (per certi versi motivata) nei confronti degli Stati Uniti.
In tema di cospirazionismo lunare, la meticolosa descrizione del programma N-1, con il quale l'Unione Sovietica tentò di portare sulla Luna un cosmonauta prima degli Stati Uniti, liquida con la sua stessa esistenza alcuni dei principali dogmi complottisti, come l'asserita impossibilità pratica di un volo umano verso la Luna a causa delle radiazioni o il consenso sovietico alla messinscena americana.
Rockets & People è una lettura indispensabile per chiunque sia appassionato di storia dell'astronautica. La NASA ha pubblicato la traduzione inglese anche degli altri tre volumi come file PDF liberamente scaricabili (primo, secondo, terzo), per un totale di ben 2314 pagine.
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