2010/02/06

Quiz: che ci fa un riflesso della bandiera nelle foto prima che la bandiera sia piantata?

di Paolo Attivissimo

L'esame delle versioni ad altissima risoluzione delle fotografie dell'Apollo 11 offre uno spunto interessante per riflettere su come sia facile creare un mistero e come invece scoprirne la reale spiegazione richieda molto tempo e molta ricerca.

Nelle fotografie della missione di Armstrong e Aldrin c'è un dettaglio molto curioso. Nei primi momenti dell'unica escursione lunare dell'Apollo 11, mentre Aldrin sta scendendo lungo la scaletta per raggiungere Armstrong, che è già sulla superficie lunare e lo sta fotografando, su uno degli elementi tubolari delle zampe del modulo lunare si nota un riflesso che ha le classiche strisce bianche e rosse e il riquadro scuro della bandiera statunitense.

C'è un problema: a quel punto dell'escursione la bandiera non è stata ancora piantata. Come si spiega quest'anomalia?

La sfida a trovare la spiegazione è aperta, naturalmente, anche ai lunacomplottisti. Cronometrate il tempo che ci mettete a trovare la soluzione. Buon divertimento.

 La foto che mostra l'anomalia (cerchiata in giallo). L'immagine è ingrandibile cliccandovi sopra.

Dettaglio della foto precedente. L'immagine è ingrandibile cliccandovi sopra.

Errori nella documentazione Apollo: foto di Armstrong sulla Luna?

di Paolo Attivissimo

Nel rapporto Apollo 11 Photography, 70-mm, 16-mm and 35-mm Frame Index, National Space Science Data Center, del febbraio 1970, a pagina 60 si trova l'elencazione di una serie di fotografie descritte inequivocabilmente come immagini di Neil Armstrong sulla Luna. Ma non si era detto che non c'erano foto di Armstrong sulla Luna?


Il documento parla chiaro. La fotografia 5862 è descritta come "Armstrong exiting LM"; le foto 5866, 5867, 5868 hanno la descrizione "Armstrong descending ladder"; la 5869 dice "Armstrong on lunar surface".

Eppure la NASA ha dichiarato per anni, fino al 1987, di non avere foto di Armstrong sulla Luna e che tutte le foto ritraevano il suo compagno di missione Buzz Aldrin. Nel 1987 si accorse, grazie alle verifiche di due ricercatori indipendenti, che in realtà almeno una foto di Armstrong c'era, come descritto in questo articolo. Ma questo documento del 1970 parla chiaramente di foto multiple di Armstrong.

Presa fuori contesto, questa sembrerebbe una prova di manipolazione nei documenti NASA e un'occasione di festeggiamento per i lunacomplottisti. Andando a vedere i dettagli, però, la natura della questione diventa chiara. Le foto etichettate come ritraenti Armstrong sono quelle già viste e mostrano in realtà Aldrin: lo si capisce dalla scritta nera con il nome di Aldrin visibile sullo zaino (la scritta di Armstrong era rossa).

Questa, per esempio, è la foto 5869 citata dal documento:


È un'immagine conosciutissima: non si tratta di una foto inedita. Ingrandendola si scorge la scritta nera che identifica Aldrin:


La scritta è visibile più chiaramente in altre foto, come questa:


Ecco l'ingrandimento dell'immagine precedente:


In altre parole, l'apparente manipolazione delle fotografie è in realtà un semplice errore di catalogazione. A ulteriore conferma di questo fatto, si può leggere l'avvertenza sulla pagina iniziale del rapporto contenente l'errore: "Please understand that this is a preliminary copy and may contain errors. This version has been forwarded to provide you with the data as quickly as possible."

2010/02/03

Le prove migliori degli sbarchi: pronto il nuovo capitolo (UPD20100204)

di Paolo Attivissimo

Ho appena finito la prima stesura del terzo capitolo del libro Luna? Sì, ci siamo andati!: quello che presenta le prove migliori del fatto che sulla Luna ci siamo proprio andati.

I capitoli successivi tracceranno in dettaglio le tesi lunacomplottiste, smontandole una per una, e proporranno alcune chicche, una miniguida alle varie missioni e una bibliografia specifica. Il PDF scaricabile gratuitamente che trovate al link nella colonna di destra di questo blog contiene anche le versioni aggiornate, grazie ai vostri suggerimenti, dei due capitoli precedenti.

Come sempre, se trovate errori o frasi poco chiare o avete suggerimenti, i commenti qui sotto sono a vostra disposizione.


2010/02/04: pronto anche il quarto capitolo


Potete scaricare la versione aggiornata del libro, che include le vostre correzioni e un capitolo in più. il quarto, che fa il punto su quanto siano diffuse le tesi di lunacomplotto, quando sono nate, chi le ha alimentate e quali sono i loro filoni principali.

2010/01/31

La polvere calciata dagli astronauti

di Paolo Attivissimo

Sulla Terra, un calcio alla sabbia o al terreno polveroso secco crea inevitabilmente una voluta di polvere che rimane sospesa nell'aria, ricadendo lentamente al suolo. Nelle riprese lunari, invece, si nota un fenomeno molto diverso: la polvere ricade bruscamente al suolo, tracciando archi parabolici. La differenza è dovuta all'assenza d'aria che freni la ricaduta e consenta la formazione di volute, ed è una delle migliori prove del fatto che le riprese sono avvenute nel vuoto.

La sequenza qui sotto mostra un dettaglio di tre fotogrammi successivi della ripresa cinematografica in 16 mm della missione Apollo 11, quando gli astronauti effettuarono una serie di esperimenti sul comportamento della polvere, calciandola ripetutamente.


L'effetto è abbastanza difficile da cogliere nelle immagini statiche, ma è molto chiaro nelle immagini in movimento. Qui sotto vengono presentati alcuni spezzoni di riprese TV e cinematografiche di varie missioni, che rendono evidente il comportamento poco terrestre della polvere.





Come sarebbe stato possibile ottenere ripetutamente un effetto del genere in un set cinematografico, con la tecnologia analogica degli effetti speciali degli anni Sessanta? Non si poteva certo mettere sotto vuoto un intero studio di ripresa, con le cineprese, le telecamere, le luci e gli operatori. Sarebbe stato più semplice andare sulla Luna per davvero.

2010/01/27

Invito a cena con complotto (lunare) del CICAP Veneto

di Paolo Attivissimo

Il 19 febbraio sarò ospite del CICAP Veneto per una cena di raccolta fondi dedicata ai complotti lunari, che analizzerò in una mini-conferenza informale insieme a molte chicche poco conosciute delle missioni spaziali. Sarà anche l'occasione per fare il punto sul documentario Moonscape che sto realizzando.

La cena è aperta a tutti, soci e non soci CICAP: è un'occasione per conoscere le varie attività del comitato creato da Piero Angela e scoprire quanto sanno essere allegri gli scettici, a differenza dei complottisti menagramo, specialmente quando c'è nelle vicinanze del buon cibo.

Il luogo dell'incontro è l'Hotel Ristorante Giada in via Nazionale 10, a Grumolo delle Abbadesse (VI); la serata inizia alle 20. I dettagli dell'evento sono qui su Cicap.org.

2010/01/23

Armstrong, Aldrin, Collins insieme per il quarantennale: il video

di Paolo Attivissimo

E' disponibile su Youtube il video integrale di 90 minuti in cui Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, i tre membri dell'equipaggio della missione Apollo 11, insieme a Chris Kraft, creatore del Controllo Missione e direttore del Johnson Space Center dell'epoca, hanno partecipato il 20 luglio 2009 alla John H. Glenn Lecture, una conferenza annuale che si tiene al National Air and Space Museum dello Smithsonian Institution a Washington, DC. L'evento è una delle rarissime apparizioni pubbliche di Neil Armstrong.



La presentazione è stata fatta nientemeno che da John Glenn, il primo americano a orbitare intorno alla Terra, seguito da Chris Kraft, che ha rievocato l'atmosfera di quegli anni delle origini della corsa allo spazio e le mille incognite tecnologiche che c'erano quando Kennedy lanciò alla NASA la sfida di atterrare sulla Luna e gli Stati Uniti non avevano ancora lanciato un uomo in orbita intorno alla Terra. Ha concluso con un appello al presidente Obama: la NASA deve investire in ricerca, non solo in mantenimento dello status quo tecnologico.

Buzz Aldrin ha invece lanciato la sfida più spavalda: fare più che rimettere qualche impronta sulla Luna e osare tornare a nuove esplorazioni esaltanti nei prossimi quarant'anni.

Ha proposto che gli Stati Uniti vadano su Marte con missioni umane e che la Luna sia invece il terreno d'esercizio degli altri paesi.

Anche Apophis (l'asteroide che potrebbe colpire la Terra nel 2036), il satellite Phobos che orbita intorno a Marte, e le comete sono destinazioni alle quali ambire per missioni umane, commerciali e governative. Missioni che secondo Buzz sono tecnicamente fattibili entro vent'anni da oggi e servono per ispirare le nuove generazioni. Tecnicamente lo possiamo fare, ha detto, con un richiamo marcato allo slogan "Yes we can" di Obama: l'importante è volerlo fare.

Michael Collins, che fra l'altro è stato direttore dello Smithsonian dove si è tenuta la conferenza, ha fatto un discorso dolce, emotivo e molto allegro, condito da battute che hanno fatto da contrasto alla determinazione di Aldrin. Ha raccontato, per esempio, di aver chiesto alla figlia che cosa avrebbe detto se le fosse toccato di scegliere cosa dire nello scendere da quella storica scaletta sulla Luna in mondovisione: lei, racconta Collins, avrebbe scelto "Questa tuta mi ingrassa?"

Collins ha commentato l'emozione che evoca in lui la fotografia del modulo lunare che si staglia contro la superficie della Luna, con la Terra sullo sfondo, che è una fotografia di tutta l'umanità: "tre miliardi di persone in quella cosina lassù, due in quella cosa grossa qui e una, il fotografo, che si tiene modestamente fuori dall'inquadratura".

Ha anche sottolineato le devastazioni ambientali prodotte dal modello economico attuale e da certi suoi slogan ("Crescere o perire? Mi sa che faremo tutt'e due") e messe in luce dall'esplorazione spaziale, che ha permesso di trascendere i discorsi e di far capire il problema mostrando la Terra come un gioiello molto fragile, sospeso in uno spazio vuoto e inospitale. Anche lui vuole andare su Marte e lo ha descritto come una destinazione molto meno difficile e inospitale della Luna.

Per Collins l'eredità fondamentale delle missioni Apollo è l'aver lasciato la culla: è questo lo spartiacque della storia creato da quella serie di imprese. E si è dichiarato soprattutto fortunato nella sua carriera e nella sua vita: "Mettete 'fortunato' sulla mia tomba – ma non troppo presto!"

Neil Armstrong si è preso subito una standing ovation e si è rivelato un relatore divertito e divertente, smentendo le dicerie giornalistiche che lo dipingono come un alienato scontroso. Forse se i giornalisti gli facessero domande meno alienanti permetterebbero alla sua verve di emergere.

Nella sua relazione ha spaziato dalle ricerche missilistiche di Robert Goddard alla governance alla geofisica, ricordando la sorpresa e le umiliazioni degli Stati Uniti da parte dell'Unione Sovietica nelle prime fasi della corsa allo spazio, che furono però lo stimolo per una rivalsa e uno sforzo coordinato che mise da parte le beghe quotidiane di fronte alla sfida di andare sulla Luna.

Per lui la corsa alla Luna fu un investimento eccezionale, perché permise agli Stati Uniti e all'allora Unione Sovietica di trasferire in parte la propria rivalità dal puntarsi addosso missili nucleari a una competizione positiva, basata sul dimostrare che la loro scienza, e non le loro bombe, erano superiori, creando così sviluppo culturale e tecnologico per tutti.

Al termine il pubblico, fra i quali vi erano molti astronauti passati e presenti e Gene Kranz, ha tributato un applauso in piedi ad Armstrong, Aldrin e Collins.

A noi non resta che sperare che le loro parole di visione, crescita e coraggio e la loro testimonianza personale vengano ascoltate da chi decide se scialacquare in bombe e guerre o se investire in ricerca e sviluppo, in pace per tutta l'umanità, come recita la targa che due di questi tre vispi nonnetti posero quarant'anni fa sulla Luna.

Neil Armstrong intervistato dalla CBS

di Paolo Attivissimo

Neil Armstrong, comandante della missione Apollo 11 e primo uomo a mettere piede sulla Luna, è notoriamente una persona molto riservata e modesta. Alcuni lunacomplottisti hanno attribuito la sua riluttanza ad apparire nei media a un presunto senso di colpa per aver mentito al mondo durante l'altrettanto presunta messinscena lunare e per tutti gli anni successivi.

Circola anche la credenza diffusa che Armstrong non rilasci interviste e non sia mai più apparso in televisione dopo le celebrazioni immediatamente successive all'impresa lunare del 1969.

Non è così: semplicemente, le sue apparizioni sono state selezionate con molta cura. Quest'intervista, rilasciata a Ed Bradley per il popolarissimo programma 60 Minutes della rete televisiva statunitense CBS e trasmessa a novembre del 2005, ne è un ottimo esempio.





Maggiori dettagli, insieme a del materiale aggiuntivo, sono sul sito della trasmissione. Qui sotto riporto la trascrizione delle parole di Armstrong nell'intervista.

Bradley gli chiede cosa si prova a decollare con un Saturn V: “It felt like a train on a bad railroad track, shaking in every direction. And it was loud, really loud.”

A proposito del suo gesto di alzare il pollice verso le telecamere mentre saliva sul vettore lunare in segno di fiducia: "Yeah, but a little bit of a sham, I admit. You know, the reality is, a lot of times you get up and get in the cockpit, and something goes wrong somewhere and you go back down. So, actually, when you actually lift off, it's really a big surprise."

Su quanto ci fosse in gioco in quella missione, in termini di speranze del paese: “We wanted to do well. And, even more than that, you hope that you don't, you as a person, don't make any mistakes.”

La sua reazione alla morte della figlia di due anni, Karen, in seguito a un tumore al cervello, nel 1962, l'anno in cui fu scelto come astronauta: “I thought the best thing for me to do in that situation was to continue with my work, keep things as normal as I could. And try as hard as I could not to have it affect my ability to do useful things... At the time I thought the family was handling it well. And I was doing the best I could.”

Nel 1968 sfiorò la morte durante un volo con il veicolo addestratore lunare, eiettandosi a poco più di 30 metri da terra; davvero tornò in ufficio a sbrigare delle carte, come se niente fosse? “I did. There was work to be done.” L'intervistatore obietta che era quasi morto nell'incidente. Armstrong risponde:
“Well, but I wasn't.”

A proposito dei problemi con il pilota automatico del modulo lunare durante l'allunaggio: “Our autopilot was taking us into a very large crater, about the size of a big football stadium with steep slopes on the crater, covered with very large rocks about the size of automobiles. That was not the kind of place I wanted to try to make the first landing.”

Dopo alcune domande al giornalista Walter Cronkite, che condusse la diretta dello sbarco per la CBS, Bradley chiede ad Armstrong come gli sia venuta l'idea della celebre frase "Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l'umanità": “I thought, ‘Well, when I step off, it's just gonna be a little step, from there down to there.’ But then I thought about all those 400,000 people that had given me the opportunity to make that step and thought ‘It's going to be a big something for all those folks and, indeed, a lot of others that even weren't even involved in the project.’ So it was a kind of a simple correlation of thoughts.”

Sull'aspetto reale della superficie lunare, vista con i propri occhi: “It's a brilliant surface in that sunlight. The horizon seems quite close to you because the curvature is so much more pronounced than here on earth. It's an interesting place to be. I recommend it.”

L'intervista affronta la celebrità planetaria che accolse Armstrong e i colleghi Aldrin e Collins al loro ritorno: “Friends and colleagues all of a sudden looked at us, treated us slightly differently than they had months or years before when we were working together. I never quite understood that.”

Bradley gli chiede come mai una volta rispose a un giornalista dicendo "Quanto tempo deve passare prima che io smetta di essere noto come un uomo dello spazio?", e Armstrong gli risponde così: “I guess we all like to be recognized not for one... piece of fireworks, but for the ledger of our daily work.”

Sul suo disagio per la celebrità: preferirebbe non avere tutte queste attenzioni? “No, I just don't deserve it” dice Armstrong ridendo. L'intervistatore gli obietta che fu scelto, quindi ci dev'essere un merito: “Yeah, I wasn't chosen to be first. I was just chosen to command that flight. Circumstance put me in that particular role. That wasn't planned by anyone.”

A proposito della difficoltà di mantenere una vita di famiglia in un contesto del genere: “The one thing I regret was that my work required an enormous amount of my time, and a lot of travel. And I didn't... get to spend the time I would have liked with my family as they were growing up.”

Si aspettava che il programma di missioni lunari sarebbe finito così presto? “I knew it would have a limited life, but I must say it was a bit shorter than my expectation. I fully expected that, by the end of the century, we would have achieved substantially more than we actually did.”

Come mai non ci furono altri voli verso la Luna? “When we lost the competition, we lost the public will to continue.”

L'intervista mostra Armstrong che pilota un aliante, una delle sue passioni: “Gliders, sail planes, they're wonderful flying machines. It's the closest you can come to being a bird...Oh, it is self satisfaction. A sense of accomplishment. At trying to do a little better than you think you possibly can.”

Bradley gli chiede se è interessato a partecipare a una possibile missione lunare o su Marte: “I don't think I'm going to get the chance. But I don't want to say I'm not available!” risponde Armstrong ridendo.