2014/04/16

Ken Mattingly (Apollo 16) si racconta: conferenza a Pontefract, aprile 2014

di Paolo Attivissimo

Pochi giorni fa l'astronauta lunare Ken Mattingly ha raccontato le proprie esperienze con le missioni Apollo e Shuttle. Questo è il video della sua conferenza organizzata da Space Lectures.



Ringrazio Luigi Pizzimenti per la segnalazione del video.

2014/04/13

Ci ha lasciato Pat Collins, moglie di Michael (Apollo 11, Gemini 10)

di Paolo Attivissimo

Pat con Michael nel 1969
(Ralph Morse/LIFE)
Il Boston Globe ha pubblicato l'annuncio della morte di Patricia Mary Finnegan Collins, moglie dell'astronauta Michael Collins, a 83 anni il 9 aprile scorso. Pat viene ricordata anche dalla NASA e da CollectSpace.

L'astronauta che per primo fece l'esperienza di essere completamente da solo a quattrocentomila chilometri dalla Terra, senza i propri compagni di viaggio quando Neil e Buzz erano sulla superficie lunare, senza neppure il conforto delle comunicazioni radio quando orbitava dietro la faccia nascosta della Luna, ora deve affrontare una solitudine ancora più profonda.

A lui e ai familiari di Pat Collins vanno i pensieri e le condoglianze dei tanti appassionati d'astronautica che l'hanno conosciuta.


2014/04/06

Le “bolle” di Apollo 16, le balle dei complottisti

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di robven*.

Di recente un complottista ha pubblicato un video (che non linko per non regalargli pubblicità e pagerank) nel quale si sostiene una tesi non nuova ma decisamente surreale: alcuni oggetti che si vedono muoversi nella ripresa di una passeggiata spaziale della missione Apollo 16 sarebbero bolle d'aria che tradirebbero il trucco (una ripresa in piscina) usato per simulare in studio l'escursione nello spazio.

Da un punto di vista strettamente logico, la tesi è priva di senso perché si scontra subito con alcune obiezioni di fondo:
  • se fossero davvero bolle, avrebbe senso che la NASA sia stata così incompetente da lasciare che si vedessero ben diciotto volte (secondo quanto asserito nel video complottista), sbugiardando la messinscena? Visto che erano (secondo la tesi complottista) in una piscina su un set, perché non hanno semplicemente girato di nuovo la scena facendo in modo che non scappassero bolle?
  • negli oltre quarant'anni durante i quali questo filmato è stato disponibile, come mai nessun esperto ha mai sollevato dubbi sulle presunte bolle, e come mai gli unici dubbi in proposito provengono da persone non competenti come il complottista in questione (che non ha alcuna qualifica in astronautica o volo spaziale)?
C'è poi il classico atteggiamento del pensiero cospirazionista: l'autore del video ignora tutte le conferme tecniche (anche russe, cinesi e indiane) della realtà delle missioni lunari Apollo, ignora tutta la loro immensa documentazione scientifica (non solo mai contestata dagli esperti, ma addirittura usata come base per le missioni europee, russe e cinesi), e si concentra su un minuscolo aspetto (che pare strano solo a lui, perché non è esperto della materia) per elevarlo a prova di complotto.

Inoltre c'è un'obiezione fisica alla tesi delle bolle: se fossero davvero bolle, si sposterebbero tutte esattamente nella stessa direzione, correndo verticalmente verso la superficie dell'ipotetica piscina. Invece nel video del cospirazionista le presunte bolle viaggiano in direzioni molto differenti, nonostante la voce narrante suggerisca il contrario. Quale misteriosa forza farebbe salire delle bolle diagonalmente invece che verticalmente in una piscina? Il narratore non lo spiega.

Confrontiamo, per esempio, la “bolla” numero 1 con la “bolla” numero 13” (ho abbinato alcuni fotogrammi dal video cospirazionista e aggiunto la freccia):


 

Avete mai visto bolle d'aria sott'acqua andare in direzioni così differenti?

Anche stavolta, insomma, il cospirazionista è così innamorato della propria tesi che non si ferma a verificarne la coerenza interna ed è disinvoltamente disposto a soprassedere alle sue contraddizioni e assurdità pur di sostenerla.

Detto questo, le tesi di complotto sono una buona occasione per soffermarsi sul bel filmato originale (pubblicato qui da Science Photo Library e restaurato magnificamente da Footagevault, in versione molto migliore di quella presentata dal cospirazionista). Possiamo scoprirne la storia affascinante e arrivare così alla spiegazione tecnica delle presunte “bolle”.

Il filmato è una ripresa cinematografica su pellicola 16mm a colori, realizzata durante la passeggiata spaziale (EVA) effettuata da Ken Mattingly nel corso della missione Apollo 16, durante il viaggio di ritorno dalla Luna, a 310.000 chilometri dalla Terra, ad aprile del 1972, nel decimo giorno di missione. I dettagli sono raccolti in questa pagina dell'Apollo Flight Journal.

Questa EVA è necessaria, secondo il piano di missione, per recuperare i caricatori che contengono le pellicole delle fotocamere cartografiche installate in un vano (il SIM bay) del Modulo di Servizio di Apollo 16. Mentre John Young e Charlie Duke erano sulla Luna, infatti, Ken Mattingly aveva il compito di comandare queste fotocamere di grande formato per raccogliere immagini dettagliate della superficie lunare. Le apparecchiature utilizzate, e le mappe risultanti, sono descritte in questa pagina dell'Apollo Flight Journal.

Mattingly quindi esce dall'abitacolo del Modulo di Comando e usa le maniglie situate lungo il Modulo di Servizio per raggiungere il vano, estrarne i caricatori e portarli in cabina. Charlie Duke si sporge dal portello del Modulo di Comando per dargli assistenza. L'attività è illustrata e chiarita (con qualche licenza artistica, come le stelle visibili) in questo bel disegno d'epoca, che mostra l'ubicazione del SIM bay e della cinepresa e telecamera (l'escursione nel vuoto fu infatti ripresa sia da una telecamera, che la trasmise a Terra in diretta, sia da una cinepresa che girava a 12 fotogrammi al secondo, ed entrambe le riprese sono disponibili nell'apposito cofanetto di DVD della Spacecraft Films):


Con questi dati tecnici possiamo osservare che le “bolle” provengono tutte, guarda caso, dalla direzione nella quale si trova il portello aperto (in basso a sinistra, nel filmato). Questo suggerisce che si tratti di materiale proveniente dall'interno della cabina.

Ma quale forza lo sospinge? Se il materiale proviene dall'interno della cabina, abbiamo anche per questo una spiegazione logica e coerente: nella cabina c'è il terzo astronauta, John Young, che si muove e con i suoi movimenti urta e sposta le particelle di vari materiali che sono presenti nell'abitacolo. In più ci sono i vari sistemi di bordo, che in seguito alla depressurizzazione sfiatano e sospingono condensazione e residui d'ogni genere. Le particelle urtate e sospinte in direzione del portello emergono e seguono le leggi della fisica, allontanandosi in linea retta. Il loro moto è accelerato dalla ripresa fatta a 12 fotogrammi al secondo e presentata a 24 (l'azione, insomma, è mostrata al doppio della velocità reale).

Il fenomeno è assolutamente normale e viene serenamente commentato per esempio da John Young e Charlie Duke nell'audio di bordo, in cui Young segnala le bolle d'acqua che si allontanano e la condensazione lungo le linee di alimentazione del glicole:

219 31 21 Young (onboard): It's coming off - it's coming off the - conden - the condensation is coming off the glycol lines.

219 31 26 Duke (onboard): Oh.

219 31 28 Mattingly (EVA): Probably getting some off the bulkheads, too --

219 31 29 Young (onboard): Yeah, that's right ...

219 31 30 Mattingly (EVA): ...drying this place out.

219 31 32 Young (onboard): I mean to tell you, there's a lot of cotton-picking water in this machine. Didn't you notice all them bubbles leaving? That was all water.

219 31 38 Duke (onboard): Yeah.

Uno di questi oggetti, fra l'altro, non visibile nel video cospirazionista, è l'anello nuziale che Mattingly aveva smarrito in cabina giorni prima. Duke riuscì ad agguantarlo e recuperarlo mentre si allontanava dal veicolo (Apollo Flight Journal, 219:25:49).

La spiegazione delle “bolle”, insomma, diventa chiara e logica se si conosce la situazione e si ha familiarità con l'astronautica e con un po' di fisica di base: per questo nessun esperto ha mai considerato questo fenomeno come degno di nota.

Naturalmente questo non impedirà ai complottisti di inventarsi qualche altra giustificazione per i propri deliri. Ma questo è un problema loro, e non nostro: noi possiamo goderci il coraggio e l'ingegno di chi si avventura nel vuoto, sospeso tra due mondi, e ci porta a casa immagini uniche ed esperienze impareggiabili. E per i tanti che, come me, hanno avuto l'onore e il piacere di parlare con i protagonisti di queste missioni estreme, l'idea che qualcuno ancora si ostini a voler denigrare il talento dell'umanità genera solo un sorriso di compassione.

Con Charlie Duke a Chiasso, 2010.

2014/03/05

Ci ha lasciato Bill Pogue, astronauta Apollo Skylab

di Paolo Attivissimo.

Si è spento a 84 anni il 3 marzo scorso Bill Pogue, che insieme a Gerry Carr e Ed Gibson trascorse 84 giorni nello spazio a bordo dello Skylab, la prima stazione spaziale statunitense, fra novembre del 1973 e febbraio del 1974, stabilendo un nuovo record di permanenza ininterrotta nello spazio per l'epoca e concludendo l'occupazione umana dello Skylab.

La sua missione stabilì anche un altro primato, piuttosto inconsueto, effettuando il primo “sciopero” spaziale: oberati da un carico eccessivo di esperimenti e attività per una missione di così lunga durata, i tre astronauti si ribellarono alle istruzioni e al monitoraggio intrusivo del Controllo Missione e ripianificarono il lavoro secondo ritmi meno frenetici. Non è un caso che le immagini scattate durante la missione li mostrano con barbe lunghe, ben lontane dall'aspetto classico degli astronauti.

Pogue fece parte degli equipaggi di supporto agli astronauti delle missioni Apollo 7, 11 e 14 ed era stato assegnato alla missione lunare Apollo 19 come pilota del Modulo di Comando, ma Apollo 19 fu cancellata. Volò comunque in un veicolo Apollo per raggiungere lo Skylab.

Nato il 23 gennaio in Oklahoma, William Reid Pogue era colonnello dell'aviazione statunitense (in pensione). Nel corso della propria carriera aveva volato su cacciabombardieri nella Guerra di Corea fra il 1953 e il 1954, passando poi alla pattuglia acrobatica militare dei Thunderbirds dal 1955 al 1957. Aveva al suo attivo 7200 ore di volo, di cui ben 2017 nello spazio.

Dopo la sua missione si era dedicato alla consulenza e alla divulgazione aerospaziale e aveva scritto vari libri, fra i quali segnalo How Do You Go to the Bathroom in Space?, che raccoglie le sue risposte alle domande più frequenti postegli durante le centinaia di conferenze tenute presso scuole e associazioni nell'arco di oltre quattro decenni, e la propria biografia, But for the Grace of God (2011).

Bill Pogue lascia la moglie Tina e tre figli.

Bill Pogue (a testa in giù) e Gerry Carr (a sinistra) a bordo dello Skylab.


Bill Pogue (a sinistra) a bordo dello Skylab insieme a Gerry Carr (a destra).
Foto S74-17304.

Decollo della missione Skylab 4 a bordo di un Saturn IB, 16 novembre 1973.

Foto ufficiale dell'equipaggio di Skylab 4: da sinistra, Gerry Carr, Ed Gibson e Bill Pogue.


Fonti: Kennedy Space Center Visitor Complex, NASA, Space Safety Magazine, Collectspace.comSpaceflight InsiderWilliampogue.com.

2014/03/01

Teorie di falsificazione: il problema dei riflessi nelle visiere

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di red_leader*.

Ieri la NASA ha tweetato questa foto dell'astronauta Mike Massimino, segnalando la sua partecipazione alla puntata odierna di Big Bang Theory. È la classica foto ufficiale di un astronauta che indossa la tuta completa per le passeggiate spaziali, ma ha una particolarità: la visiera dorata riflettente del casco è abbassata e quindi fa da specchio, mostrando tutto quello che sta davanti al soggetto fotografato.

Questa particolarità mette bene in evidenza uno dei problemi tecnici insiti nell'ipotetica falsificazione delle immagini scattate sulla Luna e nello spazio: se l'astronauta aveva la visiera riflettente abbassata, come avveniva quasi sempre, come si poteva evitare di fotografare, filmare o trasmettere ciò che stava di fronte a lui?

Se si fosse trattato di un set cinematografico, come sarebbe stato possibile nascondere le apparecchiature di ripresa, le luci, il regista e tutti gli altri tecnici di ripresa?

Come si vede bene in questa foto di Massimino, la stanza in cui si trova e i pannelli luminosi sono molto ben visibili nel riflesso. Nascondere tutte queste cose in modo perfetto, usando la tecnologia degli effetti speciali degli anni Sessanta, in migliaia di fotografie e ore di ripresa su pellicola e in video, sarebbe stata un'impresa titanica e sostanzialmente impossibile. Purtroppo coloro che sostengono la falsificazione delle missioni lunari non si soffermano mai a valutare concretamente quanto sarebbe stato in realtà difficile ottenere una messinscena perfetta.

2014/02/13

Umorismo spaziale: Buzz Aldrin

Intraducibile. Segnalata da George Takei.


Aggiornamento (2014/02/13): spiego il gioco di parole. Letteralmente, la dicitura proclama “Io sono stato il secondo uomo sulla Luna. Neil prima di me”. Ma “Neil before me” in inglese suona esattamente come la frase rituale “kneel before me”, ossia “inginocchiati/inginocchiatevi al mio cospetto”.

Considerata la straordinarietà dell'impresa, direi che Buzz sarebbe più che legittimato a intimare questa riverenza.

2014/01/28

27 gennaio 1967: la tragedia di Apollo 1

di Paolo Attivissimo

Quarantasette anni fa, Gus Grissom, Ed White e Roger Chaffee persero la vita in un incendio a bordo della capsula Apollo 1 durante una prova tecnica a terra. Ancora oggi, i veterani ne parlano chiamandolo semplicemente e sommessamente The Fire. Tutti sanno cosa si intende.

Quell'incendio, causato da una serie di trascuratezze ed imprudenze, sembrò stroncare i sogni americani di arrivare sulla Luna e fu un drammatico promemoria del fatto che volare nello spazio a bordo di un missile stracarico di propellente altamente infiammabile era, ed è tuttora, pericoloso e richiede un'attenzione suprema ai dettagli e alla valutazione dei rischi. Lo spazio è un maestro severo e inesorabile.

Segnalo questi video di tributo a White, Grissom e Chaffee, realizzati da Mark Gray di Spacecraft Films.