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2019/05/01

Gordon Cooper e Pete Conrad in un simulacro del LM

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".


Gordon Cooper, in piedi, osserva Pete Conrad, carponi, mentre prova la manovra di ingresso in un simulacro del Modulo Lunare. Datazione ignota.

Al posto del portello di uscita squadrato c’è un tunnel circolare. Le tute sono completamente differenti da quelle che verranno effettivamente utilizzate. Il pannello comandi è ancora un semplice disegno. Si notano in alto due anelli metallici che potrebbero essere agganci per le imbragature di trattenimento degli astronauti. Sopra la testa di Cooper, la scritta fatta a mano dice “Please do not touch glass surface” (“Si prega di non toccare la superficie vetrata”).


Fonte foto e descrizione: Nick Stevens.

2013/08/04

Neil Armstrong privo di senso dell'umorismo? Mica tanto

di Paolo Attivissimo


Per tutti coloro che sostengono che gli astronauti lunari hanno sempre espressioni tristi nelle foto perché schiacciati dal rimorso per aver partecipato alla messinscena dello sbarco sulla Luna, e per tutti coloro che si sono fermati al mito giornalistico di Neil Armstrong come uomo di ghiaccio del tutto privo di senso dell'umorismo, ecco una foto che la dice lunga, scattata nel 1966.

In alto a destra, Dick Gordon; in alto a sinistra, Pete Conrad; in basso a sinistra, Dave Scott; in basso a destra, Neil Armstrong. Armstrong e Scott erano l'equipaggio principale della missione Gemini 8, mentre Conrad e Gordon erano l'equipaggio di riserva.

2013/05/15

40 anni fa decollava lo Skylab, la prima stazione spaziale statunitense

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di chacmool*.

Il 14 maggio 1973 veniva effettuato dalla rampa 39A del Kennedy Space Center l'ultimo lancio di un Saturn V (foto qui accanto), che portò in un sol colpo in orbita intorno alla Terra, a 435 km di altitudine, un carico di ben 77 tonnellate: la stazione spaziale statunitense Skylab.

Il volume abitabile dello Skylab, ottenuto modificando uno stadio S-IVB derivato da quelli usati per le missioni sulla Luna, era davvero notevole per gli standard dell'epoca: la sua cubatura interna pressurizzata ammontava a circa 320 metri cubi. A titolo di paragone, l'attuale Stazione Spaziale Internazionale ha un volume pressurizzato di 837 metri cubi, che però ha richiesto anni di assemblaggio graduale.

Nove astronauti ne fecero la propria casa nello spazio nel corso di tre missioni, partendo dalla rampa 39B a bordo di vettori Saturn IB: Pete Conrad, Paul Weitz, Joseph Kerwin (28 giorni); Alan Bean, Jack Lousma, Owen Garriott (59 giorni); Gerald Carr, William Pogue, Edward Gibson (84 giorni).

Il lancio della stazione non andò particolarmente bene. Lo Skylab fu gravemente danneggiato durante l'arrampicata verso lo spazio. La protezione termica e contro i micrometeoroidi e uno dei due grandi pannelli solari principali risultarono divelti e inservibili, mentre il secondo pannello solare principale restava chiuso per via di una cinghia difettosa, facendo surriscaldare l'ambiente interno e privando la stazione dell'energia necessaria per il funzionamento.

Foto dei danni allo Skylab, scattata dall'equipaggio della missione Skylab 2 prima dell'attracco.La struttura bianca è il braccio contenenente un pannello solare, trattenuto da una cinghia che si sarebbe dovuta sganciare.


Soltanto l'intervento degli astronauti, pianificato dal nulla in soli dieci giorni e realizzato da Conrad e Kerwin tramite una rischiosa passeggiata spaziale (la prima grande riparazione in orbita), salvò la stazione collocando un parasole improvvisato in fretta e furia e sbloccando fortunosamente il pannello solare principale restante. Quest'intervento senza precedenti permise agli equipaggi di svolgere su Skylab un ricchissimo assortimento di esperimenti scientifici.

La configurazione prevista per lo Skylab. In realtà uno dei pannelli solari rettangolari fu divelto.
Notare il refuso “Appollo”, assente in altre versioni della stessa immagine.

Secondo due articoli di The Space Review (uno; due) e un documento NASA (NASA/CR-2011-216468, Lessons Learned in Engineering, di Blair, Ryan e Schutzenhofer, 2011) c'è un dettaglio che fu tenuto segreto all'epoca: quando risultò dalla telemetria che lo Skylab era in pessime condizioni, il National Reconnaissance Office (NRO) usò un satellite spia della serie Gambit per fotografare il laboratorio orbitante e aiutare la NASA nel valutare i danni e pianificare la riparazione.

Va detto, a questo proposito, che un recente articolo di Gizmodo afferma di mostrare una queste immagini top secret, ma in realtà si tratta di una foto, la SL2-4-265, scattata dagli astronauti della prima missione Skylab, come del resto suggerito dalla prospettiva dell'immagine, incompatibile con un teleobiettivo per una ripresa da grande distanza.

Il telescopio USAF della Maui Optical Station scattò invece la foto qui sotto dello Skylab visto da terra. La foto è riportata nel libro Brassey's Air Power: Aircraft Weapons Systems and Technology Series Volume 10 - Military Space.



Lo Skylab fu coinvolto anche in un altro episodio segreto. Carr, Gibson e Pogue scattarono delle fotografie che includevano l'area di Groom Lake, in Nevada. Groom Lake è meglio nota come Area 51 ed è il luogo nel quale le forze militari statunitensi sperimentano i propri velivoli di punta, coperti dal massimo segreto. Secondo questo promemoria CIA ora declassificato, l'Area 51 era l'unico luogo al mondo del quale gli astronauti Skylab avevano istruzioni specifiche di non scattare foto (The Space Review).

Per celebrare il quarantennale dello Skylab, il primo grande laboratorio spaziale statunitense, la NASA ha realizzato un breve documentario e un incontro con due dei protagonisti, Owen Garriott e Gerry Carr (uno dei tre protagonisti del primo ammutinamento spaziale, che si verificò nel corso della terza spedizione con equipaggio a causa del sovraccarico di lavoro imposto dalla NASA). Li potete vedere qui sotto.




È interessante il confronto con le attuali attività sulla Stazione Spaziale Internazionale. Memorabili sono inoltre gli aneddoti e gli scherzi realizzati dagli equipaggi nel corso di missioni che segnarono la transizione del programma spaziale statunitense dall'andare nello spazio per una rapida escursione, nella quale si sopporta qualunque disagio, al vivere nello spazio per lunghi periodi, nei quali i disagi possono diventare una barriera pratica e psicologica invalicabile.

Senza l'esperienza dello Skylab e delle stazioni spaziali russe, la ISS non sarebbe stata realizzabile, e la conoscenza degli effetti fisiologici e psicologici di lunghe permanenze nello spazio che si ottiene nelle stazioni spaziali è indispensabile per poter poi intraprendere missioni verso mete più lontane, come Marte o un asteroide.

Il quarantennale del lancio dello Skylab è ricordato da un ottimo articolo su Wired in inglese, riccamente illustrato.

2012/02/05

La Terra vista come una sfera già dagli astronauti Gemini

di Paolo Attivissimo


Il 14 settembre 1966 Pete Conrad e Richard Gordon stabilirono un record di altitudine portando la propria capsula Gemini XI alla quota di 1370 chilometri dalla superficie della Terra grazie alla spinta del veicolo Agena, lanciato separatamente, al quale avevano attraccato. Prima di loro, John Young e Michael Collins (futuri astronauti lunari) avevano effettuato una manovra analoga con la missione Gemini X (luglio 1966), arrivando però a circa 1000 chilometri.

Il record è tuttora imbattuto in termini di altitudine (apogeo) di un'orbita terrestre da parte di astronauti: neppure lo Space Shuttle arrivò mai così in alto, raggiungendo al massimo circa 600 chilometri per le missioni dedicate al telescopio spaziale Hubble. Soltanto gli astronauti Apollo, finora, hanno raggiunto distanze maggiori dalla Terra (a partire dalla missione Apollo 8, nel 1968), ma non nell'ambito di orbite terrestri.

L'immagine qui sopra, la S66-54706 tratta dall'archivio fotografico NASA delle missioni Gemini, fu scattata a 740 miglia (1191 chilometri) dalla Terra e inquadra la porzione occidentale dell'Australia, da Perth a Port Darwin. Documenta il fatto che gli astronauti Gemini, e non quelli Apollo, furono i primi a poter vedere la Terra come una sfera, abbracciandola interamente con uno sguardo.

Altre immagini dell'orbita record della Gemini XI sono mostrate qui sotto con i link alle nuove scansioni in altissima risoluzione pubblicate di recente. Nell'ultima si nota, riflessa nel vetro del finestrino della capsula, la mano del fotografo.


S66-54703


S66-54704


S66-54705


S66-54714

2011/07/15

Nello spazio nessuno può sentirti fischiare

di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di ecclesiaste.e*.

Da sinistra: Pete Conrad, Dick Gordon
e Alan Bean, Apollo 12 (1969). Foto 69-H-1554.
Credit: NASA
È impossibile fischiare durante una passeggiata spaziale: la scoperta bizzarra è attribuita all'astronauta Dan Barry e risale al 1999, durante la missione Shuttle STS-96. Altri astronauti, come Jeff Hoffman, hanno tentato di fischiare durante l'attività extraveicolare e non ci sono riusciti.

La ragione di quest'impossibilità, secondo Barry, è la pressione. Dentro la tuta spaziale, quando è nel vuoto, la pressione dell'ossigeno puro respirato dagli astronauti è pari a 4,3 psi (libbre per pollice quadrato, circa 0,3 atmosfere) e non ci sono quindi abbastanza molecole d'ossigeno che scivolano fra le labbra.

Questa particolarità è riemersa pochi giorni fa in occasione della passeggiata spaziale di Mike Fossum e Ron Garan, membri dell'equipaggio della missione Shuttle STS-135. Mentre erano nella camera d'equilibrio, già chiusi nelle proprie tute in preparazione per la loro passeggiata, hanno provato a fischiare man mano che la pressione nella camera scendeva a zero. Il calo di pressione esterna ha causato l'espansione della tuta e ha quindi ridotto ulteriormente la pressione interna alla tuta: fischiare è un metodo semplice ed efficace per verificare questa riduzione di pressione. Parlare non permette questa verifica, perché anche alla pressione di 0,3 atmosfere è comunque possibile conversare. Se gli astronauti non riescono a fischiare dentro le proprie tute, sanno che nella camera d'equilibrio in cui si trovano c'è il vuoto.

A bordo della Stazione Spaziale Internazionale, invece, fischiare è possibile, come dimostrato nel video della BBC citato qui sotto nelle fonti. L'aria a bordo della Stazione è infatti a pressione atmosferica normale.

Va notato, tuttavia, che l'astronauta Pete Conrad riuscì con fatica a fischiare durante la sua passeggiata sulla Luna nel 1969, durante la missione Apollo 12 (a 117:22:59, tempo della missione), come si può sentire a 29:32 in questo file audio; tuttavia sembra che il suo fischiettìo breve e non modulato non fu prodotto con le labbra ma facendo passare l'aria fra i denti. Conrad notò, nell'Apollo Lunar Surface Journal, che non riusciva a fischiare a 0,25 atmosfere (la pressione della tuta lunare), a bordo della capsula Apollo e anche a bordo dello Skylab, e aggiunse che fischiare non era possibile neanche a 0,34 atmosfere (5 psi).

Fonti: ABC News, 22/2/2007; BBC (video), 15/7/2011; Discovery.com, 12/7/2011; Spaceref.comShuttlepresskit.com; Time, 28/11/1969; Apollo Lunar Surface Journal

2010/10/21

La bizzarra storia di una Playmate lunare

di Paolo Attivissimo. Ultimo aggiornamento: 2019/03/12. L’articolo è stato aggiornato per tenere conto della scoperta della vera identità dell’attrice di Star Trek citata.

Nel 1969, durante l'escursione lunare della missione Apollo 12 di Alan Bean e Pete Conrad, le cuff checklist (quadernetti ad anelli portati al polso delle tute e recanti la scaletta delle operazioni da svolgere) rivelarono una sorpresa particolare: inserite fra le pagine di aride e arcane sigle di procedure c'erano delle fotografie senza veli delle Playmate di Playboy. L'episodio è documentato fotograficamente dalla NASA ed è descritto in dettaglio nel mio libro Luna? Sì, ci siamo andati!, scaricabile gratuitamente.

La ragazza ritratta nella pagina della cuff checklist mostrata qui sopra, per esempio, è Angela Dorian, miss Settembre 1967 di Playboy e Playmate dell'anno nel 1968. La Dorian ebbe una piccola parte nel celebre film Rosemary's Baby di Roman Polanski e fu protagonista del meno celebre Quando i dinosauri si mordevano la coda di Val Guest (When Dinosaurs Ruled the Earth, 1969).

Per decenni si è creduto comunemente che Angela Dorian avesse interpretato anche una parte nella Serie Classica di Star Trek: la forma umana di Isis, il gatto dell'agente alieno Gary Seven nell'episodio Missione Terra (Assignment: Earth, 1968). La brevissima apparizione non è citata nei titoli del telefilm, ma era riportata nella sua scheda in Wikipedia inglese e nel suo profilo nell'Internet Movie Database, usando un altro nome usato dall'attrice, Victoria Vetri.

Ma nel 2019 una ricerca negli archivi di documentazione della Serie Classica ha permesso di scoprire che l’attrice-gatta in Star Trek non era affatto Angela Dorian/Victoria Vetri, bensì April Tatro, nota principalmente come contorsionista (video).

Sfuma così una coincidenza spaziale, visto che la puntata di Star Trek in cui compare Isis è proprio quella che utilizza delle scene dei primi lanci dei vettori Saturn V del progetto Apollo per simulare un missile nucleare e si pensava che l’attrice fosse quella successivamente portata in discinta effigie sulla Luna.

L'apparizione di April Tatro nell'episodio è consultabile in questo spezzone, dove compare anche Teri Garr, che molti ricorderanno come interprete di Frankenstein Junior:


Purtroppo Angela Dorian, la Playmate portata sulla Luna, è tornata alla cronaca ieri (20 ottobre 2010) per ragioni poco piacevoli: l'attrice, oggi sessantaseienne, è accusata di tentato omicidio nei confronti del compagno, verso il quale avrebbe esploso un colpo di pistola durante una lite domestica, colpendolo al petto. L'uomo è stato ricoverato in ospedale e non è in pericolo di vita. La Dorian è ora in carcere e rischia l'ergastolo se le accuse risulteranno confermate (News.com.au; LALate.com; CBS News).