2009/07/12

Foto lunari, scansioni ad altissima risoluzione

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Le scansioni delle fotografie scattate dagli astronauti durante le missioni Apollo sono disponibili per la consultazione immediata ad alta risoluzione presso Apolloarchive.com, ma esiste un sito che ne offre una versione a risoluzione ancora più alta che include l'intero fotogramma, senza rifilarne i bordi. L'unico inconveniente è che procurarsi queste immagini richiede una procedura molto lenta e complessa. Tuttavia i risultati sono decisamente interessanti.

Per esempio, questa è la versione Apolloarchive delle celebre foto che ritrae Buzz Aldrin (AS11-40-5903): la sua risoluzione originale è 2349 x 2373 pixel (cliccabile per ingrandirla).



Qui sotto vedete invece la versione presente presso il Gateway to Astronaut Photography of Earth (GAPE) della NASA (eol.jsc.nasa.gov), che nonostante il nome include anche fotografie che non ritraggono la Terra: misura 4400 x 4600 pixel, ossia una risoluzione quasi doppia. Anche quest'immagine è cliccabile per ingrandirla.



La versione GAPE è meno contrastata di quella su Apolloarchive, ma la differenza è facilmente compensabile con un buon programma di elaborazione digitale delle immagini. Quello che conta è che la risoluzione è maggiore, per cui l'analisi delle immagini può essere più approfondita. Per esempio, questo è il dettaglio di Armstrong riflesso nella visiera nelle due versioni:

Versione Apolloarchive (260x262 pixel).

Versione GAPE (436x434 pixel). Il contrasto è stato aumentato.

Anche l'inquadratura è leggermente più ampia nella versione GAPE, come si può notare per esempio in questo dettaglio del "piede" del LM tratto dalla medesima foto analizzata sopra:

Versione ApolloArchive.

Versione GAPE. Il contrasto è stato aumentato.

La procedura di scaricamento di queste immagini ad altissima risoluzione richiede metodo e pazienza. Innanzi tutto occorre conoscere il codice di riferimento della fotografia desiderata, per esempio AS11-40-5903 per la foto di Aldrin mostrata qui sopra.

Poi si va alla pagina di ricerca ordinata per missione, rullino e fotogramma (eol.jsc.nasa.gov/sseop/mrf.htm) e si immette il codice della fotografia nella casella di destra (quella con la dicitura "If anything is entered here..."). Infine si clicca su Run Query.

Si ottiene una pagina nella quale si clicca sul numero del fotogramma: questo porta ad una pagina che mostra un'anteprima a bassa risoluzione dell'immagine e contiene la parola Request cliccabile.

Cliccandovi sopra, si arriva a una pagina che dice "Your request for [codice della foto] has been submitted" e contiene un link FTP. Occorre attendere cinque minuti (altrimenti il link non funziona) e poi cliccare sul link in modo da scaricare e visualizzare l'immagine.

Il sito GAPE contiene inoltre le istruzioni per acquistare le immagini in forma di diapositiva o stampa oppure file digitale.


Aggiornamento: scaricamento facilitato


Dall'1/9/2012 la serie completa delle scansioni della missione Apollo 11 è scaricabile presso Attivissimo.net seguendo questi link.

2009/07/02

Come è possibile che tutto sia andato così perfettamente liscio?

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Capita spesso di sentire, anche da chi non crede fermamente alle teorie di messinscena, considerazioni meravigliate sulla perfezione dei voli lunari. Come è possibile che macchine così incredibilmente complesse e potenti, realizzate portando al limite la tecnologia di quarant'anni fa, abbiano funzionato così precisamente? E come fecero gli astronauti a comportarsi in modo così impeccabile e professionale in quelle condizioni?

In realtà questa perfezione è soltanto un'impressione dettata dalla conoscenza superficiale degli eventi e dal fatto che l'importanza politica delle missioni spaziali, in termini d'immagine degli Stati Uniti, impose un velo di discrezione sugli errori, sugli aspetti meno dignitosi e sui fallimenti. Essendo in gioco il prestigio nazionale, non fu dato molto risalto ai problemi. Ma alcuni furono talmente grandi da non poter essere nascosti.

Su sette missioni di sbarco lunare, una fallì (Apollo 13). Tre astronauti morirono sulla rampa di lancio (Apollo 1). Altro che "perfettamente liscio".

Ecco qualche esempio dei disastri mancati ed effettivi che colpirono le missioni del progetto Apollo, documentati sia dalle dichiarazioni dei protagonisti in libri e documentari, sia dai rapporti tecnici pubblicamente disponibili da anni ma spesso trascurati dai media e sconosciuti al grande pubblico.


Apollo 1


Durante le simulazioni prima del volo, si sviluppò un incendio in cabina mentre i tre astronauti White, Grissom e Chaffee erano dentro il veicolo, sulla rampa di lancio. Nell'atmosfera di ossigeno puro, intrappolati da un portello d'uscita la cui complicatissima apertura richiedeva cinque minuti e un kit di attrezzi, i tre uomini morirono in poche decine di secondi.




L'interno dell'abitacolo dell'Apollo 1 dove si trovavano Grissom, White e Chaffee, visto attraverso il portello aperto. Nella prima foto, il portello è a destra, visto di lato.


Il disastro portò alla totale riprogettazione della capsula con materiali ignifughi, con un'atmosfera meno pericolosa e con un portello apribile con una singola leva in pochi secondi. Il sacrificio di Grissom, White e Chaffee non fu dunque vano: permise di lanciare le missioni successive con un veicolo più sicuro e di evitare che una tragedia del genere si compisse nello spazio.

La NASA è tuttora piuttosto reticente nel divulgare informazioni e documentazione visiva sull'incidente, anche per rispetto verso i morti e i loro familiari, ma secondo una segnalazione per ora non confermata del forum di Bad Astronomy, il sistema di navigazione inerziale del veicolo Apollo (IMU) era sufficientemente sensibile da rilevare i movimenti degli astronauti in cabina e trasmetterli sotto forma di telemetria, e l'ultima registrazione di movimenti nella capsula dell'Apollo 1 sarebbe arrivata circa 18 secondi dopo il grido d'allarme "Fire in the cockpit!" delle tre vittime.


Apollo 7


Uno dei pannelli dello stadio S-IVB non si aprì correttamente: se fosse successo in una missione dotata di modulo lunare, sarebbe stato necessario annullare l'impresa. Per le missioni successive i pannelli vennero aperti ed espulsi con piccole cariche esplosive.



Si formarono pozze d'acqua in cabina, provenienti dagli impianti di raffreddamento.

Il cibo solido si sbriciolava, fluttuando per la cabina.

L'equipaggio fu colpito dalla stitichezza e si prese un raffreddore che bloccò le vie nasali. Questo è un problema grave in una missione spaziale, perché in assenza di peso il muco si accumula nelle vie nasali invece di defluire, e soffiarsi il naso causa forti dolori alle orecchie. Inoltre durante il rientro, con la testa incapsulata nel casco, gli astronauti non avrebbero potuto soffiarsi il naso e l'accumulo di pressione non compensata avrebbe potuto sfondare i loro timpani. Nonostante il parere contrario della NASA, gli astronauti eseguirono il rientro senza casco e non subirono danni. Fu una delle tante ribellioni poco pubblicizzate degli equipaggi, testimoniate da scambi tesi come questo:

SCHIRRA: Avete aggiunto due accensioni [dei motori] a questo piano di volo e avete aggiunto uno scarico delle urine, e abbiamo fra le mani un veicolo nuovo e posso dirvi a questo punto che la TV [l'accensione di una telecamera, richiesta dal Controllo Missione] verrà rinviata senza ulteriori discussioni fino a dopo il rendezvous.
...
SCHIRRA: Non abbiamo fuori l'attrezzatura, non abbiamo avuto la possibilità di seguire l'impostazione, non abbiamo ancora mangiato a questo punto. A questo punto io ho un raffreddore. Mi rifiuto di mandare a rotoli le nostre tabelle di marcia in questo modo.

Fonte: Apollo 7 Air-to-Ground Voice Transcriptions, NASA


In seguito all'insubordinazione e ai battibecchi frequenti fra il Controllo Missione e gli astronauti, nessuno dei tre (Schirra, Eisele e Cunningham) volò mai più nello spazio.


Apollo 8


La prima circumnavigazione umana della Luna fu disturbata dal vomito e dalla diarrea degli astronauti, in particolare Frank Borman.

Il sigillante di alcuni finestrini ebbe delle perdite che offuscarono la visuale, guastando le osservazioni necessarie per la navigazione.

Si formarono pozze d'acqua dentro la cabina.


Apollo 9


L'astronauta Rusty Schweickart vomitò ripetutamente durante la missione a causa della nausea da assenza di peso.

Si guastarono un motore di manovra del modulo di comando e servizio e la luce di posizione del modulo lunare: due elementi importanti, visto che i due moduli dovevano separarsi di oltre 100 km in orbita intorno alla Terra e poi ricongiungersi. Ci riuscirono comunque, grazie all'abilità degli astronauti.


Apollo 10


Quando lo stadio di risalita (ascent stage) del modulo lunare si sganciò, a 15 km dalla superficie lunare, un'impostazione errata dei comandi lo fece girare su se stesso all'impazzata. L'equipaggio riprese il controllo solo due secondi prima che il modulo lunare si ritrovasse su una rotta irreversibile di caduta sulla Luna (Astronautix.com).


Apollo 11


Durante la discesa sulla Luna, il computer di atterraggio del modulo lunare si sovraccaricò ripetutamente a causa di una scelta errata da parte degli astronauti: lasciarono intenzionalmente acceso il radar di rendezvous invece di spegnerlo, senza sapere che il computer non era in grado di gestire simultaneamente i dati di questo radar e quelli del radar di allunaggio. Il Controllo Missione disse loro di procedere lo stesso (Buzz Aldrin, Magnificent Desolation, pag. 15-17).

Sempre durante la discesa verso il suolo lunare, il computer di bordo avrebbe portato il modulo lunare verso una distesa irta di massi e crateri, sulla quale il veicolo non avrebbe potuto posarsi: fu solo l'intervento manuale di Armstrong e Aldrin, che cambiarono luogo d'atterraggio, a salvare la missione.

Le comunicazioni radio in orbita lunare, dopo la separazione del modulo lunare dal modulo di comando, furono talmente disturbate e frammentarie che Armstrong e Aldrin non udirono il via all'allunaggio da parte del Controllo Missione. Per fortuna Michael Collins lo udì e lo riferì ai suoi compagni Armstrong e Aldrin nel modulo lunare (Buzz Aldrin, Magnificent Desolation, pag. 14-15).

Terminato l'allunaggio, uno dei serbatoi di carburante dello stadio di discesa del modulo lunare non sfiatò correttamente, rischiando di esplodere. Il Controllo Missione se ne accorse e chiese con discrezione agli astronauti di attivare manualmente lo sfiato (Buzz Aldrin, Magnificent Desolation, pag. 24).

Dopo l'escursione lunare, prima di decollare, gli astronauti si accorsero che la manopola di un interruttore di alimentazione dei circuiti del motore a razzo necessario per decollare (engine arm circuit breaker, il settimo da sinistra della seconda fila del Panel 16, indicato nella figura e nella foto qui sotto) era stata rotta, probabilmente dall'urto dello zaino della tuta di Aldrin, e non era più azionabile. Senza chiudere quell'interruttore, non potevano decollare. C'erano anche delle soluzioni alternative, ma gli astronauti improvvisarono usando un pennarello (felt-tipped pen, dice Aldrin) per chiudere l'interruttore rotto. Contrariamente a un mito molto diffuso, non fu usata una Space Pen della Fisher. Nelle missioni successive furono installate delle protezioni meccaniche contro gli urti accidentali (ALSJ, 112:56:28; ALSJ, 123:20:43; ALSJ; ALSJ; Popular Mechanics; Ehartwell.com).

Vista della cabina del modulo lunare. I due triangoli sono i finestrini. A destra il pannello contenente l'interruttore spaccato.

Foto di uno dei moduli lunari che mostra il pannello indicato nella figura precedente. La freccia indica l'interruttore spaccato.

Al rientro dalla Luna, quando il modulo lunare si riagganciò al modulo di comando e servizio, 127 ore e 55 minuti dopo l'inizio della missione, l'allineamento leggermente errato dei due veicoli li fece iniziare a ruotare su loro stessi. I computer di bordo compensarono la rotazione, ma quello dei modulo lunare e quello del modulo di comando e servizio si contrastarono a vicenda, facendo girare ancora più all'impazzata su loro stessi i due veicoli agganciati. L'astronauta Collins descrisse la situazione dicendo che "scoppiò un inferno". Insieme ad Armstrong, isolò il computer del modulo lunare e corresse manualmente la rotazione caotica dei veicoli (BBC).


Apollo 12


Durante il decollo, il veicolo fu colpito due volte da fulmini, facendo impazzire gli strumenti di bordo che controllavano il lancio. Si decise di continuare lo stesso la missione riavviando gli strumenti, nonostante vi fosse il dubbio che alcuni sistemi fossero stati danneggiati.

Prima del decollo, una pompa d'ossigeno liquido smise di funzionare. Il veicolo partì usando la pompa di riserva (fonte: Astronautix.com).

Durante l'ammaraggio a fine missione, una cinepresa cadde dal proprio supporto e colpì Alan Bean alla tempia (per questo nelle foto della quarantena esibisce un vistoso cerotto). Se fosse caduta pochi centimetri più a sinistra avrebbe causato un trauma cranico potenzialmente fatale (DVD Apollo 12 Uncensored).


Apollo 13


Durante il viaggio verso la Luna esplose un serbatoio d'ossigeno, togliendo aria ed energia agli astronauti. Fu necessario usare il modulo lunare come scialuppa d'emergenza e rientrare precipitosamente a Terra senza allunare (dettagli presso Astronautix.com).


Apollo 14


Fallirono cinque tentativi di aggancio del modulo lunare durante il viaggio verso la Luna. Il sesto andò a buon fine, senza alcun motivo evidente. Nonostante quest'anomalia, si decise di proseguire la missione, che doveva far uso nuovamente dei sistemi di aggancio difettosi per recuperare gli astronauti dalla Luna (Astronautix.com).


Apollo 15


Uno dei tre paracadute usati per consentire l'ammaraggio al rientro sulla Terra non funzionò correttamente, causando un impatto violento con la superficie dell'oceano (Astronautix.com).




Apollo 16


Il motore principale del modulo di comando e servizio, necessario per tornare sulla Terra, segnalò un'avaria mentre il veicolo era in orbita intorno alla Luna. Fu quasi annullato l'allunaggio (Astronautix.com).


Apollo 17


Uno dei parafanghi del Rover, la jeep elettrica usata sulla Luna, si ruppe, inondando gli astronauti e la loro attrezzatura di polvere lunare pericolosamente abrasiva.

Oltre a graffiare le visiere e incastrarsi nelle guarnizioni e nei giunti delle tute, la polvere aderiva alle tute, rendendole scure e quindi facendo loro assorbire più calore dal Sole.

Senza quel parafango, il Rover sarebbe stato inutilizzabile e le escursioni della missione sarebbero state molto più ridotte.

L'astronauta lunare Gene Cernan riuscì a riparare il guasto (che lui stesso aveva causato impigliandosi nel parafango con un martello che teneva in una tasca della tuta) usando delle cartine plastificate e del nastro adesivo per tubi, portato sulla Luna proprio per eventualità di questo tipo (Nasa.gov).

2009/07/01

Apollo 11, le riprese dello sbarco in 16 mm

di Paolo Attivissimo

Non tutti sono al corrente del fatto che oltre alle immagini in bianco e nero della diretta televisiva, esiste anche una ripresa cinematografica a colori di buona parte (quasi 90 minuti su 151) della prima escursione lunare dell'umanità, effettuata durante la missione Apollo 11.

Fu realizzata con una cinepresa automatica Maurer nel formato 16 mm (l'immagine accanto mostra proprio quella dell'Apollo 11), piazzata dentro la cabina del modulo lunare e affacciata al finestrino destro del veicolo.

Fu usata una cadenza di ripresa ridotta per far durare più a lungo la pellicola: in questo modo fu possibile filmare per un'ora e mezza cambiando caricatore una sola volta. Il filmato, girato senza sonoro ma risincronizzato successivamente con l'audio delle trasmissioni radio da e verso Terra, è pubblicato integralmente nel DVD Apollo 11 - Men on the Moon della Spacecraft Films.

Le immagini qui sotto non rendono giustizia alla qualità originale: esistono riversamenti molto migliori, disponibili però soltanto a pagamento presso Footage Vault, la società che ha effettuato la rimasterizzazione della pellicola originale. I diritti d'uso di uno spezzone come quello mostrato qui sotto, di Armstrong che scende la scaletta, costano 187 euro in formato HD.

Senza pagare questi diritti posso soltanto citare un paio di fotogrammi HD tratti da queste rimasterizzazioni. Le immagini sono cliccabili per ingrandirle:





L'Apollo Lunar Surface Journal include la trascrizione integrale commentata dei dialoghi degli astronauti durante l'escursione, utilissima per capire cosa stanno facendo Aldrin e Armstrong nel filmato: prima parte, seconda parte, terza parte.

La ripresa in 16 mm inizia, a cadenza normale, a 109:19:46 (i tempi indicati qui e nel Journal sono riferiti al Ground Elapsed Time, ossia il tempo trascorso dal decollo dalla Terra), quando Neil Armstrong inizia a scendere dalla scaletta, attiva la telecamera per la diretta TV e pronuncia la celeberrima frase "E' un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l'umanità". Lo segue mentre inizia a scaricare le attrezzature e s'interrompe a 109:28:17.



Il filmato riprende circa 4 minuti dopo, a 109:33:25, dopo un cambio di pellicola eseguito da Aldrin. Armstrong raccoglie il contingency sample (il campione di suolo lunare d'emergenza, caso mai debbano ripartire subito per eventuali problemi). La cadenza di ripresa è ridotta, per cui le immagini sono leggermente a scatti. Vi sono alcune brevi pause ogni tanto per cambiare la cadenza, che a 109:37:40 passa a 1 fotogramma al secondo.


Armstrong mentre aziona il raccoglitore di campioni. La visiera scura è alzata e permette di scorgere il volto dell'astronauta.

Aldrin esce dal modulo, ricordando ad Armstrong scherzosamente che sta facendo attenzione a non far scattare l'innesto del portello e restare chiuso fuori (109:41:28). L'uscita di Aldrin è fuori dall'inquadratura della cinepresa. La ripresa continua, ma i due astronauti rientrano brevemente nell'inquadratura soltanto a 109:49:44 circa per poi uscirne di nuovo.

Nell'immagine non c'è nulla di significativo fino a 109:55:57 circa, quando si vede Armstrong che sposta la telecamera dal modulo lunare, dove è stata usata per riprendere la sua discesa dalla scaletta, e la porta a circa 18 metri di distanza su un treppiede per inquadrare tutto il modulo lunare e l'area circostante. La telecamera resterà in questa posizione per il resto dell'escursione.

A 110:02:20 circa entra nell'inquadratura anche Aldrin, di cui finora si è vista soltanto la lunga ombra (il sole è basso, è l'"alba" lunare). Monta e installa l'esperimento per il vento solare (si tratta di particelle provenienti dal sole, non di una vera corrente d'aria). I due poi si avvicinano al modulo lunare per prepararsi a piantare la bandiera ed escono dall'inquadratura.


Armstrong si dirige verso il modulo lunare. Al petto porta la fotocamera Hasselblad.

Ricompaiono a circa 110:07 e montano la bandiera. Nella ripresa si vede chiaramente l'asta orizzontale che regge il drappo e gli permette di "sventolare".



Terminata l'installazione della bandiera, che non cambierà più posizione (con buona pace di chi teorizza che ci fosse dell'aria per farla sventolare) fino alla fine della ripresa nonostante gli astronauti le passino vicino, da 110:13:15 in poi Aldrin sperimenta varie andature davanti alla cinepresa e alla telecamera.

Nonostante la bassa cadenza di ripresa, si nota il comportamento anomalo della polvere lunare, che ricade bruscamente al suolo invece di formare volute: segno che il fenomeno sta avvenendo nel vuoto.



110:15:47. Gli astronauti vengono chiamati vicino alla bandiera per ascoltare la telefonata del presidente Nixon.

Terminata la telefonata, Armstrong e Aldrin calciano ripetutamente il suolo per vederne il comportamento e commentano la sua caduta brusca e anomala.

A 110:25:09 circa, Aldrin è appena fuori dall'inquadratura, sulla sinistra, mentre scatta la famosa foto dell'impronta del proprio scarpone.

Da circa 110:31:40 in poi, gli astronauti sono fuori dall'inquadratura fino a circa 110:41:25. Compaiono sporadicamente per il resto del filmato, che termina a 110:48:05 circa, dopo 86 minuti complessivi di ripresa, per esaurimento della pellicola.

Gli astronauti restano sulla superficie della Luna ancora per 51 minuti, fino a 111:39 circa. Di questa seconda parte dell'escursione lunare esiste soltanto la ripresa televisiva, accompagnata da alcune fotografie scattate dagli astronauti.

2009/06/28

Recensione: Nasa: Triumph and Tragedy (2009)

di Paolo Attivissimo

La BBC sta commemorando il quarantennale del primo sbarco umano sulla Luna trasmettendo una serie di documentari, intitolata Nasa: Triumph and Tragedy, che rievocano gli eventi con il supporto di interviste agli astronauti tuttora in vita e di immagini autentiche delle missioni, rimasterizzate per restituire loro la qualità, i colori e la nitidezza originali.

L'effetto è quasi irreale: le riprese delle mogli degli astronauti di quarant'anni fa, per esempio, sembrano girate l'altroieri, e il confronto con le loro interviste recenti, in cui le rivediamo trasformate dal tempo ma inequivocabilmente riconoscibili nei gesti e negli sguardi più che nei tratti del viso, è sconcertante.




Il documentario presenta con la stessa qualità molte riprese poco conosciute delle missioni, ed è anche uno dei pochi che vede la partecipazione di Neil Armstrong, che racconta il suo allunaggio decisamente storico ma fortunoso.

Nasa: Triumph and Tragedy è pregevole anche perché, a differenza di altri, si prende poche licenze nel rimontare i filmati autentici per rendere più interessante il racconto. Alcune di queste licenze sono segnalate qui sotto.


1. One Small Step


Questa puntata rievoca gli inizi della corsa spaziale fra Stati Uniti e quella che allora era l'Unione Sovietica: il progetto Mercury, Gagarin in orbita, il discorso di Kennedy che lancia la corsa alla Luna, le missioni Gemini (4:20), il disastro dell'Apollo 1 (4:50), la missione Apollo 7 (9:19), la fallita missione lunare sovietica N-1 (9:40); l'Apollo 8 intorno alla Luna (10:00); l'Apollo 9, con l'assemblaggio del modulo lunare, l'LLTV e l'incidente mancato di Armstrong, il collaudo del LM in orbita terrestre (29:49); l'Apollo 10 (33:10).

Buona parte della puntata, a partire da 35:00, è dedicata all'Apollo 11: l'addestramento subacqueo e nel Vomit Comet e i reportage di James Burke della BBC, la partenza, le riprese 16mm a bordo, i problemi radio, l'allarme 1202 durante la discesa verso la Luna (35:00), il primo passo sulla Luna (50:00), il montaggio della bandiera, con l'asta orizzontale ben visibile nelle immagini in 16mm (55:00).

A 55:23 ci sono delle brevi riprese dell'escursione lunare attribuite erroneamente all'Apollo 11: lo si nota dalla presenza dell'ombra dell'antenna parabolica per le trasmissioni TV, che non fu installata durante l'Apollo 11, e dalla presenza di bande rosse sulla tuta del comandante, inesistenti nella missione Apollo 11.



La telefonata di Nixon agli astronauti sulla superficie lunare è mostrata a 55:50, seguita dalla partenza dalla Luna (56:30). A 57:00, le immagini del decollo del modulo lunare visto dall'interno del veicolo, con la bandiera violentemente scossa dal getto del motore, non appartengono in realtà all'Apollo 11, ma a una missione successiva.

La puntata si conclude con il rientro, i sorrisi degli astronauti in quarantena (quelli negati dai lunacomplottisti), Armstrong che suona il banjo dentro la cabina di quarantena e le celebrazioni degli astronauti in tutto il mondo (57:30).


Le altre puntate verrano recensite man mano che verranno trasmesse.

2009/06/22

Prove degli sbarchi: la ricaduta della polvere

di Paolo Attivissimo

Le riprese del Rover, l'automobile elettrica portata sulla Luna dagli astronauti delle missioni Apollo 15, 16 e 17, sono una delle migliori prove dell'autenticità dei filmati e quindi degli sbarchi lunari.

Infatti mostrano un fenomeno che può verificarsi esclusivamente nel vuoto: la polvere che viene sollevata dalle ruote e ricade senza formare volute, ma secondo una traiettoria parabolica, perché non viene frenata e tenuta in sospensione dall'aria.

Qui sotto è mostrato un esempio dell'effetto del passaggio delle ruote di una jeep su una superficie polverosa sulla Terra: grandi volute di polvere che rimangono sospese in aria a lungo dopo che è transitato il veicolo.



Le immagini qui sotto, cliccabili per ingrandirle, invece documentano l'effetto visibile nelle riprese delle missioni Apollo: la polvere non rimane sospesa, ma ricade immediatamente al suolo.







Nella ripresa filmata dalla cinepresa portata sulla Luna, dalla quale sono tratte le immagini qui sopra, l'effetto anomalo è ancora più vistoso:



Questi spezzoni sono tratti dalla versione in alta definizione del magnifico documentario In the Shadow of the Moon, nel quale compaiono intorno a 78 minuti dall'inizio.

Chi sostiene la teoria della messinscena lunare dovrebbe spiegare come sarebbe stato possibile, alla fine degli anni Sessanta, quindi senza effetti speciali computerizzati, ottenere un effetto di questo genere senza recarsi realmente sulla Luna.

2009/06/21

Prove degli sbarchi: le conferme della sonda Kaguya

di Paolo Attivissimo

Parte del materiale di questo articolo era già stato pubblicato su Complotti Lunari, ma viene ripresentato in forma ampliata e aggiornata per tenere conto dei nuovi dati resisi disponibili.

Il veicolo spaziale automatico giapponese Kaguya/Selene ha trascorso 20 mesi in orbita intorno alla Luna fino all'11 giugno 2009, effettuando numerosissimi rilievi scientifici e trasmettendo splendide immagini televisive in alta definizione.

Come risultato indiretto della propria attività scientifica, la sonda ha fornito prove multiple degli sbarchi lunari delle missioni Apollo.


Conferme dell'Apollo 15: l'alone al suolo


Il 20 maggio 2008 l'agenzia spaziale giapponese JAXA ha pubblicato un comunicato stampa nel quale ha segnalato che la sonda Kaguya ha utilizzato la telecamera di rilevamento del suolo (Terrain Camera), un dispositivo stereoscopico avente una risoluzione di 10 metri e in grado di produrre immagini 3D, per esaminare l'area dello sbarco della missione Apollo 15, che allunò il 31 luglio 1971.

I risultati della sonda giapponese confermano la presenza di un alone chiaro prodotto sulla superficie lunare dal getto del motore d'allunaggio del modulo lunare di quella missione, esattamente nel punto dove la NASA dichiarò di aver allunato.

Vediamo i dati. Durante la missione Apollo 15 furono scattate due fotografie dell'area di allunaggio, prima e dopo lo sbarco, catalogate come AS15-87-11719 e AS15-P-9430.

La foto AS-15-87-11719, scattata dall'Apollo 15 prima dell'allunaggio, con evidenziata la zona dello sbarco mostrata in dettaglio più avanti.

La foto panoramica AS15-P-9430, scattata dall'Apollo 15 dopo l'allunaggio, in versione integrale (cliccabile per ingrandirla), con evidenziata al centro la zona dello sbarco dell'Apollo 15.

La JAXA ha messo a confronto queste due immagini d'epoca ed ha evidenziato l'alterazione della superficie presente in corrispondenza del punto d'allunaggio (sopra il "prima", sotto il "dopo"): la differenza più vistosa è probabilmente il cratere appena al di sotto del centro del circolo, che nella seconda foto è quasi bianco.



La JAXA ha poi confrontato queste due immagini riprese dall'Apollo 15 con quella della medesima zona cerchiata acquisite dalla sua sonda Kaguya (qui sotto) e ha confermato la presenza dell'alone chiaro (al centro e leggermente verso il basso). Dunque le foto Apollo 15 mostrate qui sopra sono compatibili con le osservazioni giapponesi attuali. L'alone dichiarato dalla Nasa, che prima dell'allunaggio della missione Apollo 15 non c'era, c'è anche nelle immagini della sonda giapponese.

Immagine dell'alone acquisita dalla sonda Kaguya. L'immagine è ruotata per orientarla come le altre mostrate sopra.

Un'immagine tridimensionale, generata dalla JAXA partendo dalle immagini stereoscopiche della sonda Kaguya, mostra la zona di allunaggio dell'Apollo 15. Una versione ad alta risoluzione è scaricabile qui.

E' un buon indizio di coerenza, ma c'è di più.


Conferme dell'Apollo 15: la forma del terreno


Le immagini 3D della sonda Kaguya possono essere elaborate in modo da creare viste virtuali prese da qualunque angolazione. La JAXA ha provato a ricreare, sulla base dei propri dati correnti, la vista presa dall'esatta angolazione dalla quale fu scattata dagli astronauti dell'Apollo 15 la foto AS15-82-11122.

Il risultato, eloquentissimo, è mostrato qui sotto. La foto della NASA (a destra) del 1971 mostra gli stessi rilievi e le stesse montagne di quella della sonda Kaguya del 2008.



A chi fantastica di fotomontaggi va ricordato che sono molte le fotografie scattate da quella visuale, e alcune includono non solo il veicolo Rover, ma anche un astronauta, come nella foto qui sotto (cliccabile per ingrandirla ad alta risoluzione). Come sarebbe stato possibile, con la tecnologia fotografica analogica dell'epoca, creare tutti questi fotomontaggi perfetti?



Conferme dell'Apollo 17: la forma del terreno


Lo stesso tipo di confronto è stato presentato dalla JAXA anche per la missione Apollo 17: a sinistra l'immagine elaborata dalla JAXA sulla base dei rilievi altimetrici della sonda Kaguya effettuati il 25/12/2007, a destra l'immagine AS17-145-22183 scattata dagli astronauti dell'Apollo 17 nel dicembre del 1972.


Nell'immagine recente della JAXA mancano le rocce presenti in primo piano perché l'altimetro non rileva oggetti di quelle dimensioni e quindi il modello digitale basato sull'altimetria non li può rappresentare.

Va notato che questi confronti non vanno interpretati come segni di dubbio da parte dei tecnici della JAXA sull'autenticità delle immagini Apollo. Anzi, la JAXA ha usato le foto degli astronauti Apollo come termine di riferimento per verificare la qualità e la precisione delle proprie osservazioni.

Sta ora ai lunacomplottisti spiegare in dettaglio come mai, nel 1971, la NASA era in grado di pubblicare fotografie in altissima risoluzione, scattate dal livello del suolo, che ritraggono un punto specifico del terreno lunare, con i suoi rilievi e le sue pendenze, esattamente così com'è nella realtà.

2009/06/20

Kaguya, le ultime immagini prima dell'impatto (UPD 20090622)

di Paolo Attivissimo

La sonda automatica giapponese Kaguya, lanciata il 14 settembre 2007, ha esplorato la Luna effettuando rilievi altimetrici di precisione e trasmettendo immagini televisive in alta definizione da quote sempre più basse, man mano che la sua orbita veniva lasciata decadere. Il 10 giugno 2009 la sonda ha effettuato un impatto controllato ad alta velocità contro la superficie lunare.

L'impatto, puramente meccanico (senza esplosivi o propellente in quantità significative), è risultato visibile da Terra, come mostra questa sequenza d'immagini acquisita mediante l'Anglo-Australian Telescope (AAT) da parte di Jeremy Bailey e Steve Lee. Il bagliore dello schianto è visibile nel secondo fotogramma da sinistra e, più fioco, nel terzo e nel quarto.



L'impatto è avvenuto intenzionalmente sulla faccia della Luna rivolta verso la Terra, in una zona in ombra vicina al bordo visibile, proprio per consentire i tentativi di acquisirne l'immagine.

L'agenzia spaziale giapponese JAXA ha rilasciato quelle che (stando almeno ad alcune segnalazioni e alla traduzione automatica di Google) dovrebbero essere le ultime immagini trasmesse da Kaguya prima dello schianto. Le immagini sono cliccabili per ingrandirle.
















2009/06/22 - Ricostruzione video dell'impatto


E' stato pubblicato un video che ricostruisce digitalmente la traiettoria d'impatto di Kaguya. Non si tratta della ripresa effettuata dalla telecamera in alta definizione, dalla quale sono tratte le immagini qui sopra, ma di una sequenza 3D generata al computer sulla base dei rilievi fotografici effettuati dalla sonda attraverso la Terrain Camera, secondo quanto riportato nella pagina Youtube del video. Altre elaborazioni grafiche di questi dati sono disponibili nella pagina della JAXA dedicata alla Terrain Camera.

Secondo Lunar Networks, il video inizia circa 12 minuti prima dell'impatto, che è avvenuto nella zona non illuminata della Luna e quindi non ha consentito di produrre immagini. Il punto di vista inizia a 2300 metri di quota e scende a 400 metri nell'ultima scena.