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2010/01/31

La polvere calciata dagli astronauti

di Paolo Attivissimo

Sulla Terra, un calcio alla sabbia o al terreno polveroso secco crea inevitabilmente una voluta di polvere che rimane sospesa nell'aria, ricadendo lentamente al suolo. Nelle riprese lunari, invece, si nota un fenomeno molto diverso: la polvere ricade bruscamente al suolo, tracciando archi parabolici. La differenza è dovuta all'assenza d'aria che freni la ricaduta e consenta la formazione di volute, ed è una delle migliori prove del fatto che le riprese sono avvenute nel vuoto.

La sequenza qui sotto mostra un dettaglio di tre fotogrammi successivi della ripresa cinematografica in 16 mm della missione Apollo 11, quando gli astronauti effettuarono una serie di esperimenti sul comportamento della polvere, calciandola ripetutamente.


L'effetto è abbastanza difficile da cogliere nelle immagini statiche, ma è molto chiaro nelle immagini in movimento. Qui sotto vengono presentati alcuni spezzoni di riprese TV e cinematografiche di varie missioni, che rendono evidente il comportamento poco terrestre della polvere.





Come sarebbe stato possibile ottenere ripetutamente un effetto del genere in un set cinematografico, con la tecnologia analogica degli effetti speciali degli anni Sessanta? Non si poteva certo mettere sotto vuoto un intero studio di ripresa, con le cineprese, le telecamere, le luci e gli operatori. Sarebbe stato più semplice andare sulla Luna per davvero.

2009/11/10

LRO rifotografa l'Apollo 11: si vedono le zampe del LM (UPD20091115)

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.







Queste immagini del sito di allunaggio dell'Apollo 11 sono state acquisite nel Mare della Tranquillità il primo ottobre 2009 dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter. Mostrano la base (descent stage) del modulo lunare dell'Apollo 11, con le sue quattro zampette, insieme agli strumenti e alle tracce delle impronte degli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin. Ne ha dato annuncio il blog dell'LRO il 9 novembre scorso.

Il lettore Vittorio dell'Aquila ha realizzato questa GIF animata che confronta le immagini dell'LRO di oggi con la mappa degli spostamenti degli astronauti realizzata dalla NASA nel 1969 senza l'ausilio di immagini dettagliate dall'alto.



La bandiera non è visibile, ma va detto che non lo è neanche la telecamera, e che in queste immagini il sole è quasi a picco (2° di angolo d'incidenza). Di conseguenza, le ombre che potrebbero rivelare la presenza di questi oggetti molto piccoli sono estremamente corte. Ora che LRO è nella sua orbita bassa definitiva, immagini successive della zona, con condizioni d'illuminazione differenti, potrebbero rivelare ulteriori dettagli.

Un dettaglio invece ben visibile nella foto più ampia è la distesa di rocce e massi del cratere West (etichettata Ejecta) che Armstrong riferisce di aver deciso di sorvolare, nonostante le riserve di carburante fossero prossime al livello critico, in cerca di un luogo sgombro dove atterrare.

La risoluzione di quest'immagine è 53 centimetri per pixel. L'immagine grezza complessiva è consultabile e scaricabile qui: il sito dell'Apollo 11 è a circa metà della lunga striscia dell'immagine, dalla quale ho estratto questa porzione, cliccabile per ingrandirla, che contiene il LM (indicato dalla freccia).




2009/11/15


Sul blog dell'LRO è stata pubblicata una bella animazione della fotografia, che effettua una zoomata in avvicinamento alla zona di allunaggio dell'Apollo 11. La presento qui, ma consiglio di vederla in alta definizione su Youtube cliccando qui.

2009/11/01

Quanto sarebbe stato grande il set?

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Una delle asserzioni ricorrenti dei lunacomplottisti è che le immagini delle missioni lunari sarebbero state girate su un set cinematografico. Tuttavia è sufficiente esaminare le registrazioni per accorgersi che le dimensioni dell'ipotetico set sarebbero state davvero colossali.

Considerato che sarebbe stato necessario creare il vuoto spinto nell'intero set per ottenere gli effetti di caduta parabolica della polvere, come descritto altrove, e illuminare il tutto con una singola, potentissima fonte di luce per evitare ombre multiple, la realizzabilità di un set del genere, soprattutto negli anni Sessanta o Settanta, sembra alquanto implausibile.

Un esempio particolarmente eloquente delle dimensioni ipoteticamente necessarie viene da questo spezzone della terza escursione della missione Apollo 16 (aprile 1972), documentato a 167:36 nel capitolo House Rock dell'Apollo Lunar Surface Journal:



In questa sequenza ininterrotta, che qui è stata accelerata in alcuni momenti per brevità ma è disponibile integralmente nel capitolo EVA3: Station 11 del quinto DVD del cofanetto della Spacecraft Films dedicato alla missione Apollo 16, si nota un masso appena dietro gli astronauti.

Ma si tratta in realtà di un macigno grande come una palazzina di quattro piani e situato a distanza notevole, come si può vedere dalla lunga camminata compiuta dagli astronauti per raggiungerlo. Secondo i dati del Preliminary Science Report, il macigno è alto 12 metri, misura 16 per 20 metri, e si trova a 220 metri di distanza dal Rover (dove si trova la telecamera).

Tutta questa passeggiata di oltre 200 metri, secondo la tesi lunacomplottista, sarebbe avvenuta all'interno di un set cinematografico.

La sequenza mostra inoltre chiaramente un effetto ingannevole che ricorre spesso nelle riprese lunari. Poiché non c'è atmosfera, non c'è l'offuscamento dei dettagli o l'azzurramento dei colori degli oggetti distanti. Manca inoltre qualunque oggetto familiare che dia un riferimento dimensionale, per cui non c'è modo di capire se una roccia è in realtà un macigno o se una collina vicina è in realtà una montagna distante.

Sta ora ai sostenitori della tesi di messinscena spiegare come sarebbe stato possibile ottenere questa sequenza usando la tecnologia degli effetti speciali degli anni Sessanta.

2009/10/29

LRO rifotografa l'Apollo 17, stavolta a 50 cm per pixel

di Paolo Attivissimo

Le prime immagini dei siti d'allunaggio scattate dalla sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) nella sua orbita bassa definitiva, a 50 chilometri d'altezza sopra il suolo lunare, non hanno deluso. Con una risoluzione di 50 centimetri per pixel, si possono distinguere chiaramente le zampe della base del modulo lunare dell'Apollo 17, le tracce delle impronte degli astronauti e persino la bandiera.

Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.

Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.

Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.

E' interessante confrontare queste fotografie con quelle della stessa zona scattate al suolo dagli astronauti dell'Apollo 17, Cernan e Schmitt:

AS17-134-20504, dicembre 1972. Credit: NASA.

AS17-134-20501, dicembre 1972. Credit: NASA.

Le immagini provengono dal blog dell'LRO e sono state pubblicate il 28 ottobre 2009 ma scattate il primo ottobre 2009. La scansione completa dell'area, in formato TIF non elaborato, è disponibile qui (253 MB).

2009/09/30

Il sito dell'Apollo 11 visto di nuovo (e meglio) dalla sonda LRO

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

E' stata pubblicata il 29 settembre scorso una nuova immagine più dettagliata del sito di allunaggio della missione Apollo 11, scattata dalla sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter l'8 agosto 2009, a un mese di tempo dalla prima ripresa della zona.

La macchia bianca etichettata Eagle Descent Stage qui sotto è lo stadio di discesa del modulo lunare, lasciato sulla Luna dagli astronauti (che ripartivano usando solo la metà superiore del veicolo). La sigla LRRR contrassegna il retroriflettore laser utilizzato per misurare la distanza Terra-Luna, mentre PSE indica il sismografo.

Il sito dell'Apollo 11 fotografato da LRO (agosto 2009)
Credit: NASA/GSFC/Arizona State University


Nell'ingrandimento qui sotto si scorgono anche la telecamera (TV Camera) che trasmise la diretta dello sbarco e la traccia (indicata dalla freccia senza testo) delle impronte lasciate da Neil Armstrong per raggiungere il bordo del cratere Little West. Per dare un'idea delle dimensioni in gioco, il cratere Little West ha un diametro di 33 metri.

Il sito dell'Apollo 11 fotografato da LRO (agosto 2009)
Credit: NASA/GSFC/Arizona State University


E' interessante confrontare quest'immagine attuale con la mappa degli spostamenti degli astronauti contenuta nella documentazione tecnica della NASA:

Apollo 11 - Traverse MapTraverse Map della missione Apollo 11. Credit: NASA.
SWC = Solar Wind Collector; ALSCC = Apollo Lunar Surface Closeup Camera.

Nella nuova immagine, secondo quanto annunciato dal sito dell'LRO, il sole è più alto di circa 28 gradi rispetto all'immagine precedente, per cui le ombre sono più corte e si notano meglio le variazioni di luminosità. L'immagine ha una risoluzione di 1,17 metri per pixel ed è scaricabile in forma grezza qui.

Essendo stata scattata prima della discesa all'orbita definitiva, avvenuta il 15 settembre scorso, l'immagine non rappresenta ancora il massimo risultato possibile per gli strumenti della sonda LRO.

2009/09/20

Il sito dell'Apollo 17 fotografato oggi e 37 anni fa

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Durante la missione Apollo 17, a dicembre del 1972, mentre Gene Cernan e Harrison Schmitt esploravano il suolo lunare, il loro compagno Ron Evans rimase in orbita intorno alla Luna nel modulo di comando e servizio. Le fotocamere automatiche del modulo scattarono numerose fotografie del suolo lunare a scopo cartografico, usando pellicola di grande formato.

Fra le immagini scattate ci fu anche una ripresa del sito di allunaggio del modulo lunare della missione stessa:

Apollo 17, 1972

L'immagine è un dettaglio della Pan Frame 2309, che secondo i dati dell'Apollo Lunar Surface Journal fu scattata l'11 dicembre 1972 alle 23:47:38.1 GMT (116:54:38 del tempo di missione), durante la quindicesima orbita del modulo di comando, da un'altezza di 113.07 km, pochi minuti prima che iniziasse la prima escursione lunare degli astronauti. E' interessante confrontare questa foto di quasi 37 anni fa con quella scattata nel 2009 dalla sonda automatica LRO dello stesso punto:

Sonda LRO, 2008

Ecco un dettaglio della foto precedente:

Sonda LRO, 2008

Si possono sovrapporre le due immagini per vedere se sono compatibili, tenendo conto del fatto che le ombre provengono da direzioni opposte perché una è stata scattata all'alba lunare e l'altra al tramonto:









Chi sostiene che le missioni lunari furono falsificate dovrà spiegare come fece la NASA, nel 1972, a pubblicare una fotografia del sito di allunaggio dell'Apollo che corrisponde esattamente alle immagini che ci invia oggi la sonda automatica LRO.

E' veramente difficile pensare che i tecnici di oggi dell'LRO siano in combutta con i loro predecessori di quarant'anni prima per falsificare entrambe le immagini, considerato anche che in orbita intorno alla Luna vi sono anche sonde di ricognizione di altri paesi, che permetterebbero di rivelare subito qualunque inganno cartografico o manipolazione delle immagini.

2009/09/14

Quanto materiale visivo sarebbe stato necessario falsificare?

di Paolo Attivissimo. L'articolo viene pubblicato anche se privo di alcuni dati per fornire un riferimento utile per la discussione della prima missione di sbarco lunare, per la quale i dati sono completi. Verrà integrato man mano che saranno acquisiti i materiali necessari per la compilazione dei conteggi di durata delle riprese.

È facile dire "hanno falsificato i video e le foto" e pensare così di avere una tesi plausibile da proporre.

Ma quando si va a controllare i fatti e i dati, si scopre che il problema della teoria della messinscena si scontra non soltanto con il problema di come sarebbero stati falsificati (cioè con quale tecnologia di effetti speciali, negli anni Sessanta, ben prima dell'era digitale), ma di quanto materiale sarebbe stato necessario falsificare in modo perfettamente coerente.

Molti pensano che si tratti di qualche foto e di qualche video sgranato, ma non è così: soltanto la prima missione di sbarco, l'Apollo 11, produsse 340 fotografie, oltre cinque ore di trasmissione televisiva e 87 minuti di ripresa cinematografica a colori dalla superficie della Luna. Soltanto la missione Apollo 16 generò quattordici ore di diretta TV a colori e di riprese cinematografiche a colori sulla Luna.

Come sarebbe stato possibile realizzare tutto questo materiale usando gli effetti speciali dell'epoca, e farlo oltretutto in modo che foto, diretta TV e riprese cinematografiche fossero assolutamente coerenti fra loro?

Prendiamo, per esempio, il totale del materiale visivo (dirette TV, riprese cinematografiche su pellicola e fotografie) prodotto dalle sei missioni che sbarcarono sulla Luna e consideriamo solo quello realizzato durante la presenza umana sul suolo selenico e durante le escursioni sulla superficie lunare, escludendo quindi tutto quello realizzato durante il resto delle missioni, che sarebbe stato forse simulabile in orbita terrestre, come sostengono alcuni lunacomplottisti. Otteniamo dei dati davvero considerevoli: dalla superficie della Luna furono realizzate:
  • 6515 fotografie su pellicola di grande formato (70 mm) in bianco e nero e a colori
  • almeno 14 ore [dato in lavorazione] di immagini televisive in bianco e nero e a colori
  • almeno 76 minuti [dato in lavorazione] di riprese su pellicola cinematografica a colori

Vediamo in dettaglio questi numeri. Per ciascuna missione, la fonte per il conteggio delle fotografie è l'Apollo Image Atlas presso il Lunar and Planetary Institute. La fonte riporta qualche inesattezza nel numero preciso di scatti, ma nulla che alteri l'ordine di grandezza dei singoli conteggi. Per le riprese TV e cinematografiche, la fonte è la serie di DVD della Spacecraft Films, contenenti tutto il materiale audiovisivo relativo alle singole missioni.


Apollo 11


340 fotografie dalla superficie della Luna, su pellicola 70mm, in bianco e nero o a colori:
– Magazine R, a colori, 107 foto a bordo del LM, da AS11-37-5449 a -5555;
– Magazine Q, in bianco e nero, 107 foto a bordo del LM, da AS11-39-5737 a -5843;
– Magazine S, a colori, 126 foto (3 a bordo del LM, da AS11-40-5847 a -5849, e 123 in escursione sulla superficie lunare, da AS11-40-5850 a -5970, più 5882A e 5966A).

5 ore e 4 minuti di diretta televisiva. La diretta TV cominciò a 109:21:54, quando Neil Armstrong iniziò l'escursione sulla superficie della Luna scendendo lungo la scaletta del modulo lunare, e terminò a 114:25:43, molto dopo che gli astronauti erano rientrati nel veicolo. Non tutte le emittenti televisive trasmisero la diretta dopo il rientro degli astronauti nel modulo lunare dopo circa due ore e mezza di passeggiata sulla Luna, ma Ed von Renouard, uno dei tecnici incaricati della gestione delle trasmissioni lunari in Australia, filmò in parte, con la propria cinepresa, la fase successiva alla passeggiata, catturando il momento in cui Armstrong e Aldrin gettarono fuori gli zaini di sopravvivenza (PLSS) usati per l'escursione. Il filmato è visionabile qui (fonti: capitoli One Small Step e Trying to Rest dell'Apollo Lunar Surface Journal; Honeysucklecreek.net).

87 minuti di ripresa cinematografica su pellicola 16 mm a colori. Dopo l'allunaggio, la ripresa dell'escursione inizia con la discesa di Neil Armstrong lungo la scaletta a 109:19:47 e termina a 109:28:17 (8 minuti e mezzo). Dopo una pausa di circa 5:05 per il cambio del caricatore di pellicola, prosegue ininterrottamente da 109:33:32 a 110:49 circa (76 minuti). Ci sono inoltre circa 2 minuti e mezzo di riprese effettuate dall'interno del modulo lunare al termine dell'escursione (fonti: Apollo Lunar Surface Journal e DVD Apollo 11 - Men on the Moon, Spacecraft Films; Apollo 11 Onboard Film presso Archive.org).

Dal punto di vista della difficoltà di realizzazione tramite effetti speciali, va notato che a questo materiale occorre aggiungere anche le riprese su pellicola 16mm della discesa verso la Luna (circa 8 minuti) e del decollo dalla Luna (circa 2 minuti e mezzo). Ciascuna di queste riprese è una sequenza continua, senza stacchi, che mostra la superficie lunare a distanze variabili. E la discesa termina con un getto di polvere che schizza orizzontalmente, senza formare volute, come può avvenire soltanto nel vuoto. Come sarebbe stato possibile realizzare sequenze di questo genere usando modellini? Persino Stanley Kubrick sbagliò questo dettaglio in 2001: Odissea nello Spazio, come si vede qui sotto.



 

Apollo 12

583 fotografie su pellicola 70mm, in bianco e nero o a colori: Magazine Y (a colori), 154 foto, di cui 138 durante l’EVA e 16 dall’interno del LM; Magazine V (a colori), 126 foto, di cui 115 durante l’EVA e 11 dall’interno del LM; Magazine X (bianco e nero), 150 foro, di cui 21 dall’interno del LM e 119 durante l’EVA; Magazine Z (bianco e nero), 153 foto, tutte durante l‘EVA.

X minuti di diretta televisiva. Questo dato è ancora in fase di ricerca.

X minuti di riprese cinematografiche su pellicola 16 mm a colori. Questo dato è ancora in fase di ricerca.


Apollo 13

Questa missione non raggiunse il suolo lunare a causa di una grave avaria a bordo, per cui non produsse materiale visivo ripreso sulla superficie della Luna.


Apollo 14

417 fotografie su pellicola 70mm, in bianco e nero o a colori: Magazine LL (b/n), 156; Magazine KK (b/n), 14; Magazine II (col), 115; Magazine JJ (col), 33; Magazine MM (b/n), 99.

499 minuti (8,3 ore) di diretta televisiva.

X minuti di riprese cinematografiche su pellicola 16 mm a colori. Questo dato è ancora in fase di ricerca.


Apollo 15

1151 fotografie su pellicola 70mm, in bianco e nero o a colori: Magazine SS (b/n), 171; Magazine MM (b/n), 115; Magazine LL (b/n), 177; Magazine NN (col), 165; Magazine KK (col), 131; Magazine TT (col), 94; Magazine WW (b/n), 164; Magazine PP (b/n), 88; Magazine OO (b/n), 46.

X minuti di diretta televisiva. Questo dato è ancora in fase di ricerca.

X minuti di riprese cinematografiche su pellicola 16 mm a colori. Questo dato è ancora in fase di ricerca.


Apollo 16

1787 fotografie su pellicola 70mm, in bianco e nero o a colori: Magazine M (b/n), 184; Magazine K (b/n), 182; Magazine C (col), 165; Magazine I (b/n), 162; Magazine G (b/n), 119; Magazine H (b/n), 168; Magazine J (b/n), 160; Magazine L (b/n), 86; Magazine A (col), 87; Magazine B (col), 88; Magazine D (col) 92; Magazine E (col), 162; Magazine F (col), 132.

817 minuti (13,6 ore) di diretta televisiva.

76 minuti di riprese cinematografiche su pellicola 16 mm a colori.

 

Apollo 17

2237 fotografie su pellicola 70mm, in bianco e nero o a colori: Magazine J (b/n), 183; Magazine B (col), 138; Magazine G (b/n), 147; Magazine H (b/n), 186; Magazine C (col), 162; Magazine I (b/n), 157; Magazine K (b/n), 92; Magazine E (col), 159; Magazine L (b/n), 159; Magazine M (b/n), 165; Magazine N (b/n), 149; Magazine R (b/n), 150; Magazine D (col), 90; Magazine F (col), 162; Magazine A (col), 138.

X minuti di diretta televisiva. Questo dato è ancora in fase di ricerca.

X minuti di riprese cinematografiche su pellicola 16 mm a colori. Questo dato è ancora in fase di ricerca.

2009/09/03

LRO fotografa il sito dell'Apollo 12

di Paolo Attivissimo

E' stata pubblicata poche ore fa la prima immagine del sito di allunaggio dell'Apollo 12 scattata dalla sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO).



L'immagine è cliccabile per ingrandirla. Il sito si trova nell'Oceano delle Tempeste. L'Apollo 12, la seconda missione a raggiungere il suolo lunare, arrivò sul posto il 14 novembre 1969, poco meno di quattro mesi dopo l'Apollo 11, ed eseguì un allunaggio di precisione per raggiungere un obiettivo molto particolare: la sonda automatica Surveyor 3, che era arrivata due anni prima. Gli astronauti Alan Bean e Pete Conrad ne raccolsero alcuni pezzi per esaminare il deterioramento prodotto dall'esposizione prolungata alle condizioni lunari.

Nella fotografia si notano lo stadio di discesa del modulo lunare, battezzato Intrepid, la sonda Surveyor, la strumentazione lasciata sulla Luna (ALSEP) e le tracce delle orme degli astronauti.

L'immagine di oggi, trasmessa dalla sonda LRO, non solo costituisce un'ulteriore conferma dell'autenticità degli sbarchi lunari, ma permette di mostrare con chiarezza quanto può essere ingannevole l'esame delle fotografie lunari, nelle quali mancano gli oggetti familiari che usiamo come riferimenti per valutare distanze e inclinazioni: alberi, cespugli, case, animali, persone. La sonda Surveyor, infatti, atterrò sulle pendici scoscese di un cratere (che prese il suo nome), tanto che gli astronauti temettero che nel maneggiarla per rimuovere i pezzi potesse scivolare verso valle. Ma da fotografie come quella qui sotto è impossibile rilevare una pendenza così ripida.



Un altro elemento di conferma è inoltre il controllo incrociato fra le immagini dell'area di allunaggio trasmesse dalla sonda Surveyor, quelle scattate dagli astronauti dell'Apollo 12 e quelle della sonda LRO. Tutte sono pubblicamente disponibili. I dubbiosi in proposito sono invitati a fare il confronto e riferire i risultati, per poi spiegare come la NASA sarebbe riuscita, nel 1967, a trasmettere immagini perfettamente coerenti con quelle del 1969 e con quelle del 2009. Sempre che non si voglia ipotizzare che anche la missione Surveyor fu falsificata e che l'omertoso complotto sia addirittura multigenerazionale.

Questa nuova foto proveniente dalla sonda LRO è disponibile qui anche come immagine completa, come video in alta definizione scaricabile e come video Youtube.

La sonda indiana Chandrayaan ha fotografato il sito dell'Apollo 15 (UPD 20090904)

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Continuano ad accumularsi le conferme della presenza dei veicoli Apollo sulla superficie della Luna. Prakash Chauhan delll'ISRO, l'ente spaziale indiano responsabile per la sonda lunare Chandrayaan 1, ha dichiarato che la sonda è stata in grado di identificare il sito di allunaggio dell'Apollo 15 e che le immagini ritrasmesse a Terra dalla Terrain Mapping Camera montata sulla sonda "mostrano le tracce lasciate dai Lunar Rover [le automobili elettriche] usati dagli astronauti per viaggiare sulla superficie della Luna".

Chauhan ha aggiunto che "la polvere lunare è scura: i veicoli spaziali e i rover hanno causato alterazioni facilmente riconoscibili. La superficie alterata è chiara".

Le dichiarazioni sono state fatte mercoledì 2 settembre 2009 da Chauhan nel corso della sua presentazione intitolata “Chandrayaan-1: TMC and HYSI data analysis for Apollo landing sites and Mare Orientale”, tenuta nell'ambito di una conferenza sulle missioni planetarie a basso costo.

L'ISRO ha recentemente perso i contatti con la sonda e la missione si è conclusa prematuramente ma comunque con un ricco bottino di dati scientifici (oltre 70,000 immagini nel corso di 312 giorni di orbita lunare) e di esperienze preziose per il programma spaziale indiano.

A quanto risulta, le immagini annunciate da Chauhan non sono ancora ufficialmente disponibili e non ci sono annunci formali in tal senso da parte dell'ISRO. Tuttavia il sito Gizmodo.com mostra quelle che sembrano essere le immagini di Chandrayaan elaborate e proiettate su un modello altimetrico digitale della zona.





Immagini quasi identiche sono presentate dal sito pakistano Defence.pk:




A questo punto i sostenitori della falsificazione delle missioni Apollo dovranno includere nello sterminato elenco dei partecipanti al complotto anche l'ente spaziale indiano e i suoi addetti.

Fonti aggiuntive: Taragana.com, News24.com, Times of India, The Hindu.

2009/07/17

La sonda LRO fotografa i siti d'allunaggio e mostra i veicoli Apollo

di Paolo Attivissimo con il contributo di Rodri. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La NASA ha appena pubblicato online le prime immagini scattate pochi giorni fa, fra l'11 e il 15 luglio, dalla sonda automatica LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter) in orbita intorno alla Luna. Si notano chiaramente i veicoli di cinque delle sei missioni Apollo che raggiunsero la Luna: manca soltanto l'Apollo 12, che verrà fotografata nelle prossime settimane.

Queste sono immagini a bassa risoluzione, perché la sonda è ancora a circa 100 chilometri d'altezza, in un'orbita temporanea più alta di quella definitiva. Immagini più dettagliate arriveranno a partire da settembre 2009, quando la sonda verrà portata alla propria orbita definitiva, che è molto più bassa. Una seconda serie di immagini dei siti di allunaggio, con illuminazione maggiore e ombre più corte, è prevista per agosto 2009.











L'immagine complessiva della zona di allunaggio dell'Apollo 11, in forma non calibrata, ossia non rielaborata al computer per correggere errori e compensare la poca luce disponibile al sensore durante la ripresa, è disponibile qui (100 MB). Ulteriori dettagli sulla tecnologia di ripresa, insieme alle considerazioni di risoluzione e illuminazione e alle immagini complessive delle altre zone d'allunaggio, sono qui.

2009/06/22

Prove degli sbarchi: la ricaduta della polvere

di Paolo Attivissimo

Le riprese del Rover, l'automobile elettrica portata sulla Luna dagli astronauti delle missioni Apollo 15, 16 e 17, sono una delle migliori prove dell'autenticità dei filmati e quindi degli sbarchi lunari.

Infatti mostrano un fenomeno che può verificarsi esclusivamente nel vuoto: la polvere che viene sollevata dalle ruote e ricade senza formare volute, ma secondo una traiettoria parabolica, perché non viene frenata e tenuta in sospensione dall'aria.

Qui sotto è mostrato un esempio dell'effetto del passaggio delle ruote di una jeep su una superficie polverosa sulla Terra: grandi volute di polvere che rimangono sospese in aria a lungo dopo che è transitato il veicolo.



Le immagini qui sotto, cliccabili per ingrandirle, invece documentano l'effetto visibile nelle riprese delle missioni Apollo: la polvere non rimane sospesa, ma ricade immediatamente al suolo.







Nella ripresa filmata dalla cinepresa portata sulla Luna, dalla quale sono tratte le immagini qui sopra, l'effetto anomalo è ancora più vistoso:



Questi spezzoni sono tratti dalla versione in alta definizione del magnifico documentario In the Shadow of the Moon, nel quale compaiono intorno a 78 minuti dall'inizio.

Chi sostiene la teoria della messinscena lunare dovrebbe spiegare come sarebbe stato possibile, alla fine degli anni Sessanta, quindi senza effetti speciali computerizzati, ottenere un effetto di questo genere senza recarsi realmente sulla Luna.

2009/06/21

Prove degli sbarchi: le conferme della sonda Kaguya

di Paolo Attivissimo

Parte del materiale di questo articolo era già stato pubblicato su Complotti Lunari, ma viene ripresentato in forma ampliata e aggiornata per tenere conto dei nuovi dati resisi disponibili.

Il veicolo spaziale automatico giapponese Kaguya/Selene ha trascorso 20 mesi in orbita intorno alla Luna fino all'11 giugno 2009, effettuando numerosissimi rilievi scientifici e trasmettendo splendide immagini televisive in alta definizione.

Come risultato indiretto della propria attività scientifica, la sonda ha fornito prove multiple degli sbarchi lunari delle missioni Apollo.


Conferme dell'Apollo 15: l'alone al suolo


Il 20 maggio 2008 l'agenzia spaziale giapponese JAXA ha pubblicato un comunicato stampa nel quale ha segnalato che la sonda Kaguya ha utilizzato la telecamera di rilevamento del suolo (Terrain Camera), un dispositivo stereoscopico avente una risoluzione di 10 metri e in grado di produrre immagini 3D, per esaminare l'area dello sbarco della missione Apollo 15, che allunò il 31 luglio 1971.

I risultati della sonda giapponese confermano la presenza di un alone chiaro prodotto sulla superficie lunare dal getto del motore d'allunaggio del modulo lunare di quella missione, esattamente nel punto dove la NASA dichiarò di aver allunato.

Vediamo i dati. Durante la missione Apollo 15 furono scattate due fotografie dell'area di allunaggio, prima e dopo lo sbarco, catalogate come AS15-87-11719 e AS15-P-9430.

La foto AS-15-87-11719, scattata dall'Apollo 15 prima dell'allunaggio, con evidenziata la zona dello sbarco mostrata in dettaglio più avanti.

La foto panoramica AS15-P-9430, scattata dall'Apollo 15 dopo l'allunaggio, in versione integrale (cliccabile per ingrandirla), con evidenziata al centro la zona dello sbarco dell'Apollo 15.

La JAXA ha messo a confronto queste due immagini d'epoca ed ha evidenziato l'alterazione della superficie presente in corrispondenza del punto d'allunaggio (sopra il "prima", sotto il "dopo"): la differenza più vistosa è probabilmente il cratere appena al di sotto del centro del circolo, che nella seconda foto è quasi bianco.



La JAXA ha poi confrontato queste due immagini riprese dall'Apollo 15 con quella della medesima zona cerchiata acquisite dalla sua sonda Kaguya (qui sotto) e ha confermato la presenza dell'alone chiaro (al centro e leggermente verso il basso). Dunque le foto Apollo 15 mostrate qui sopra sono compatibili con le osservazioni giapponesi attuali. L'alone dichiarato dalla Nasa, che prima dell'allunaggio della missione Apollo 15 non c'era, c'è anche nelle immagini della sonda giapponese.

Immagine dell'alone acquisita dalla sonda Kaguya. L'immagine è ruotata per orientarla come le altre mostrate sopra.

Un'immagine tridimensionale, generata dalla JAXA partendo dalle immagini stereoscopiche della sonda Kaguya, mostra la zona di allunaggio dell'Apollo 15. Una versione ad alta risoluzione è scaricabile qui.

E' un buon indizio di coerenza, ma c'è di più.


Conferme dell'Apollo 15: la forma del terreno


Le immagini 3D della sonda Kaguya possono essere elaborate in modo da creare viste virtuali prese da qualunque angolazione. La JAXA ha provato a ricreare, sulla base dei propri dati correnti, la vista presa dall'esatta angolazione dalla quale fu scattata dagli astronauti dell'Apollo 15 la foto AS15-82-11122.

Il risultato, eloquentissimo, è mostrato qui sotto. La foto della NASA (a destra) del 1971 mostra gli stessi rilievi e le stesse montagne di quella della sonda Kaguya del 2008.



A chi fantastica di fotomontaggi va ricordato che sono molte le fotografie scattate da quella visuale, e alcune includono non solo il veicolo Rover, ma anche un astronauta, come nella foto qui sotto (cliccabile per ingrandirla ad alta risoluzione). Come sarebbe stato possibile, con la tecnologia fotografica analogica dell'epoca, creare tutti questi fotomontaggi perfetti?



Conferme dell'Apollo 17: la forma del terreno


Lo stesso tipo di confronto è stato presentato dalla JAXA anche per la missione Apollo 17: a sinistra l'immagine elaborata dalla JAXA sulla base dei rilievi altimetrici della sonda Kaguya effettuati il 25/12/2007, a destra l'immagine AS17-145-22183 scattata dagli astronauti dell'Apollo 17 nel dicembre del 1972.


Nell'immagine recente della JAXA mancano le rocce presenti in primo piano perché l'altimetro non rileva oggetti di quelle dimensioni e quindi il modello digitale basato sull'altimetria non li può rappresentare.

Va notato che questi confronti non vanno interpretati come segni di dubbio da parte dei tecnici della JAXA sull'autenticità delle immagini Apollo. Anzi, la JAXA ha usato le foto degli astronauti Apollo come termine di riferimento per verificare la qualità e la precisione delle proprie osservazioni.

Sta ora ai lunacomplottisti spiegare in dettaglio come mai, nel 1971, la NASA era in grado di pubblicare fotografie in altissima risoluzione, scattate dal livello del suolo, che ritraggono un punto specifico del terreno lunare, con i suoi rilievi e le sue pendenze, esattamente così com'è nella realtà.

2008/02/02

Le prove migliori a favore degli sbarchi

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.


1. Troppo materiale da falsificare


Soltanto per lo sbarco lunare della prima missione (Apollo 11), sarebbe stato necessario falsificare in modo perfetto 339 fotografie, oltre cinque ore di diretta TV e 87 minuti di riprese cinematografiche a colori, con lunghe sequenze ininterrotte, che oltretutto avrebbero dovuto essere perfettamente coerenti fra loro. E ci sarebbero state altre cinque missioni, per un totale di oltre 6500 foto e decine di ore di diretta TV e riprese cinematografiche: tutto questo contando solo il materiale ripreso sulla Luna (dettagli).

Ci sono inoltre centinaia di migliaia di pagine di rapporti, manuali, progetti, documenti, dati di telemetria che sarebbe stato necessario falsificare in modo perfetto e coerente con le fotografie e con i reperti riportati dalla Luna.


2. Effetti speciali impossibili: la camminata


L'andatura degli astronauti sulla Luna non è duplicabile realisticamente né con cavi, né con riprese al rallentatore. Chi ci ha provato, come Mythbusters, ha ottenuto un effetto totalmente implausibile.


3. Effetti speciali impossibili: la polvere


Il modo in cui la polvere schizza via quando viene calciata dagli astronauti o sollevata dalle ruote della jeep lunare, invece di formare volute, è possibile soltanto nel vuoto (dettagli).









Come sarebbe stato possibile ottenere ripetutamente un effetto del genere in un set cinematografico, con la tecnologia analogica degli effetti speciali degli anni Sessanta? Non si poteva certo mettere sotto vuoto un intero studio di ripresa, con le cineprese, le telecamere, le luci e gli operatori.


4. Effetti speciali impossibili: le dimensioni del set


Nelle registrazioni delle dirette televisive ci sono sequenze ininterrotte, come quella mostrata qui sotto, nelle quali gli astronauti camminano allontanandosi dalla telecamera fino a sparire all'orizzonte. Come sarebbe stato possibile ottenere quest'effetto usando la tecnologia degli effetti speciali dell'epoca? (dettagli)




5. Tutti i siti di allunaggio sono stati fotografati di recente: ci sono i veicoli e le orme degli astronauti


Sonde automatiche indiane, giapponesi e statunitensi hanno visitato la Luna nel 2008 e nel 2009 e hanno scattato immagini che corrispondono esattamente a quelle degli sbarchi (dettagli: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8).

Il sito dell'Apollo 11 fotografato da LRO (agosto 2009)
Il sito dell'Apollo 11 (luglio 1969). Immagine della sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), 2009. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.



Apollo 12 (1969), sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), 2009.
Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.




Apollo 14 (1971), sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), 2009.
Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.




Apollo 15 (1971), sonda Chandrayaan (2009).
Credit: ISRO.




Apollo 15 (1971). Evidenziazione della scia di impronte nella foto precedente.
Credit: ISRO.



Apollo 15 (1971): l'alone di terreno chiaro prodotto dall'allunaggio del modulo lunare, in un'immagine acquisita dalla sonda Kaguya (2008).
Credit: JAXA.

Apollo 15 (1971): sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), 2009.Credit: NASA/GSFC/Arizona State University. 



Apollo 16 (1972), sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), 2009.
Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.




Apollo 17 (1972): sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), 2009.
Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.



Apollo 17 (1972): sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), 2009.
Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.



6. I rilievi altimetrici delle sonde di oggi concordano con le immagini scattate dagli astronauti 40 anni fa


Come avrebbe potuto la NASA, negli anni Sessanta, creare delle foto nelle quali la forma del terreno corrisponde esattamente alle altimetrie rilevate nel 2008 dalla sonda giapponese Kaguya? (dettagli)


A sinistra, l'immagine sintetica prodotta usando i dati della sonda Kaguya (2008); A destra, l'immagine della zona corrispondente della Luna, scattata durante la missione Apollo 15 (1971).

A sinistra, l'immagine sintetica di Kaguya (2008); a destra, una fotografia della zona corrispondente, scattata durante la missione Apollo 17 (1972).


7. Le foto scattate dagli astronauti Apollo nel 1972 corrispondono a quelle scattate nel 2008 da sonde automatiche


Durante la missione Apollo 17 (1972), il modulo di comando fotografò dall'orbita lunare il sito di allunaggio. La sonda giapponese Kaguya fotografò lo stesso sito 36 anni dopo, nel 2008. Le foto corrispondono. Come avrebbe fatto la NASA a falsificare nel 1972 una foto lunare in modo da renderla compatibile con quello che avrebbero fotografato i giapponesi quasi quarant'anni più tardi? (dettagli)


8. L'omertà perfetta


In quarant'anni, nessuno dei quattrocentomila addetti che collaborarono al progetto Apollo s'è mai tradito o ha mai confessato, neppure in punto di morte. Che quattrocentomila persone sappiano tenere un segreto così enorme per decenni è semplicemente ridicolo.


9. Il silenzio dei sovietici


Negli anni Sessanta il mondo era nel pieno della Guerra Fredda. Stati Uniti e Unione Sovietica (l'attuale Russia) erano nemici acerrimi, tanto da puntarsi addosso a vicenda missili nucleari. C'era una corsa alla Luna fra queste due superpotenze: era un'occasione di prestigio politico immensa.

Non lo sanno in molti, ma i sovietici tentarono di portare un cosmonauta sulla Luna prima degli americani. Costruirono in gran segreto veicoli giganteschi, come il vettore N-1 (immagine qui accanto). Ma l'impresa fallì: quattro volte su quattro, i prototipi dei missili esplosero poco dopo il decollo, senza equipaggi a bordo.

I sovietici tennero segreto il fallimento e finsero di non aver mai tentato di portare un uomo sulla Luna. Quindi se avessero scoperto che l'impresa americana era una messinscena – e avevano la tecnologia per scoprirlo – avrebbero avuto ottime ragioni per rivelarlo al mondo e umiliare il loro nemico. Invece non lo fecero.


10. Nessun tecnico qualificato sostiene la tesi della messinscena


Nessun ingegnere aerospaziale, nessun astronauta, nessun astrofisico o astronomo, né di oggi né del passato, né americano né russo né di altri paesi, ha mai dichiarato che le missioni furono falsificate.


10. Nessuna delle presunte prove di falsificazione presentate in quarant'anni dai complottisti è risultata valida


Tutte, finora, si sono rivelate frutto di incompetenza, di manipolazione intenzionale dei fatti o, in alcuni casi, di pura e semplice menzogna (dettagli).



Prove secondarie


Questa sezione elenca alcuni dati di fatto che normalmente sono accettabili come prove, ma che i lunacomplottisti possono rifiutare senza avere formalmente torto. Si tratta comunque di dati che renderebbero ancora più assurdamente complicata l'ipotetica messinscena.


I retroriflettori


Spesso viene citata come prova degli sbarchi il fatto che le missioni Apollo 11, 14 e 15 posizionarono sulla Luna dei retroriflettori passivi (una sorta di catarifrangente molto sofisticato), come quello mostrato qui accanto, verso i quali tuttora gli osservatori astronomici lanciano potenti fasci laser per ottenerne una riflessione e quindi misurare con altissima precisione la distanza Terra-Luna. Se si ottiene la riflessione, vuol dire che c'è il riflettore e che quindi le missioni andarono davvero sulla Luna.

In realtà questa non è una prova dello sbarco di astronauti, perché i sovietici riuscirono a collocare due retroriflettori usando le sonde automatiche Lunokhod 1 e 2, rispettivamente nel 1970 e nel 1973.

Maggiori dettagli su tutti questi riflettori sono disponibili per esempio qui.


Le rocce lunari


Le rocce riportate sulla Terra dagli astronauti Apollo sono spesso indicate come prova degli sbarchi umani, ma anche le sonde automatiche russe riportarono sulla Terra dei campioni (326 grammi delle sonde russe contro 381 chili complessivi delle missioni Apollo), per cui le rocce non possono essere considerate prova di una presenza umana sulla Luna.


Le osservazioni di astronomi e astrofili


La traiettoria dei veicoli Apollo verso la Luna fu osservata indipendentemente da molti osservatori astronomici professionali e da molti astrofili. Tuttavia, formalmente questo dimostra soltanto che dei veicoli si diressero verso la Luna esattamente secondo le tempistiche e le traiettorie dichiarate dalla NASA: non dimostra che vi fossero astronauti a bordo o che degli astronauti camminarono sulla Luna (dettagli).


La ricezione amatoriale delle comunicazioni radio


Le trasmissioni radio degli astronauti dalla Luna furono ricevute da alcuni radioamatori ben attrezzati (dettagli). Tuttavia questo dimostra che il segnale radio proveniva dalla Luna, ma volendo essere rigorosi non esclude che le comunicazioni fossero trasmesse da un apparato automatico collocato sulla Luna e che gli astronauti fossero altrove.


Il ritardo radio variabile corrisponde alla variazione della distanza Terra-Luna


Analizzando i ritardi e gli echi nelle registrazioni delle comunicazioni radio delle varie missioni, si scopre che durano esattamente quanto previsto dalla distanza Terra-Luna, ma soprattutto che nel corso di una singola missione variano in modo perfettamente corrispondente alla variazione della distanza fra la Terra e il suo satellite avvenuta durante quella missione. Questo non prova in termini assoluti la presenza degli astronauti sulla Luna, ma aggiunge un altro livello di complicazione nel realizzare una messinscena perfetta.