di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".
Ho sentito attribuire questa frase a molti astronauti delle missioni Apollo, da Frank Borman a Gene Cernan, così ho fatto una rapida ricerca bibliografica.
Neil DeGrasse Tyson ha tweetato qualcosa di molto simile nel 2013: ““Earthrise” — We travelled a quarter-million miles to explore the Moon, and discovered Earth for the first time.”
The Conversation nel 2015 attribuì a Bill Anders (Apollo 8) la frase “We came all this way to explore the moon, and the most important thing is that we discovered the Earth”, citando una pagina della NASA che non esiste più.
La stessa frase, attribuita sempre ad Anders, è nella sua biografia presso il New Mexico Museum of Space History, in questo documento NASA e presso BrainyQuote.
La stessa attribuzione è in A Man on the Moon di Andrew Chaikin (pag. 182), in Hello, is this planet Earth? di Tim Peake (pag. 13) e in Who Travelled to the Moon? di Neil Morris (pag. 49).
Direi quindi che è ragionevole attribuirla a Bill Anders.
2019/06/09
2019/05/28
Recensione: “Luna” di Bruno Vespa
di Hammer. L'articolo è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale per integrare le osservazioni emerse dai commenti.
È uscito nell'aprile del 2019 (non a caso nell'anno del cinquantesimo anniversario della missione Apollo 11) il nuovo libro di Bruno Vespa intitolato Luna, che come suggerisce il titolo stesso narra delle missioni spaziali che hanno portato a camminare sul satellite del nostro pianeta tra gli anni 60 e gli anni 70.
Il libro non contiene nessuna ricerca inedita realizzata dall'autore ma è interamente basato su altre fonti preesistenti, che Vespa cita puntualmente e correttamente. Per realizzare il libro l'autore ha infatti attinto alle biografie autorizzate degli astronauti, alle testimonianze dei tecnici che hanno partecipato alla realizzazione delle missioni e agli scritti giornalistici dell'epoca e attuali e in particolare agli articoli di Oriana Fallaci per L'Europeo e quelli contenuti nel libro Se Il Sole Muore.
L'autore dedica la più ampia parte del suo volume alla missione Apollo 11, in quanto prima e più emozionante. Ampie sezioni sono dedicate anche alla missione Apollo 12 e alle drammatiche vicende dell'Apollo 13. Le altre quattro missioni sono trattate in capitoli più veloci, concordemente al fatto che (come scrive lo stesso Vespa) l'attenzione del pubblico era scemata a causa della sanguinosa guerra in Vietnam.
Il racconto di Vespa è più orientato al lato umano delle vicende; l'autore racconta le emozioni e le caratteristiche personali degli astronauti più che insistere sui dettagli tecnici. Per ogni missione Vespa riporta i fatti più importanti e caratteristici narrando anche aneddoti divertenti o insoliti.
L'ultima parte del volume è dedicata ad altri argomenti, quali i test Apollo-Sojuz, le missioni spaziali in corso, i progetti di portare missioni umane su Marte e la storia della Stazione Spaziale Internazionale, con particolare rilievo al ruolo degli astronauti italiani.
Complessivamente il libro è storicamente preciso e chiarisce correttamente per quale motivo si parli di faccia nascosta della Luna e non faccia oscura della Luna, nonostante in una didascalia di una foto sia scritto il lato luminoso della Luna.
Purtroppo il libro è viziato da qualche imprecisione, ma non è colpa di Vespa quanto delle fonti che cita. Nel raccontare l'annuncio di Tito Stagno del primo allunaggio dato con molti secondi di anticipo e del successivo diverbio con Ruggero Orlando, Vespa prende per valida la ricostruzione di Stagno secondo cui questi annunciò l'allunaggio quando le "antenne" attaccate alle zampe del LEM toccarono il suolo e quando Armstrong pronunciò la parola land (terra), mentre Orlando diede per avvenuto l'allunaggio allo spegnimento dei motori. In realtà la ricostruzione di Stagno è purtroppo sbagliata; banalmente annunciò l'allunaggio con un anticipo difficile da spiegare e in quel breve scambio aveva ragione Ruggero Orlando, anche perché Armstrong non pronunciò in quei momenti la parola land.
Vespa incappa in un altro errore nel narrare un aneddoto sulla missione Apollo 12; riporta infatti che i due astronauti sul suolo lunare si misero a fischiettare il motivo di Biancaneve e i Sette Nani causando l'ilarità del personale tecnico a Houston. La fonte è un articolo di Oriana Fallaci pubblicato su L'Europeo, ma anche in questo caso non vi è un riscontro nella documentazione ufficiale né nelle registrazioni audio. Del resto, fischiettare è fisicamente impossibile alla pressione ridotta (3,7 psi/0,25 atm) delle tute Apollo. L’equivoco forse deriva dal fatto che gli astronauti citarono Biancaneve usando il verbo to whistle al posto di to work, come nel film (Apollo 12 Lunar Surface Journal, 116:14:36).
Un altro errore piuttosto grossolano si trova quando Vespa parla del primo volo senza equipaggio della Crew Dragon, nel marzo del 2019, e scrive che la navicella si tuffò nell'Oceano Pacifico, mentre in realtà si trattò dell'Atlantico.
Inoltre nel volume è errata la grafia del nome della moglie dell'astronauta Jim Lovell, che è scritto Marylin sia nel testo sia nell'indice analitico, mentre il nome corretto della donna è Marilyn.
In sintesi, il libro di Bruno Vespa è sicuramente lodevole nel tentativo di stimolare l'attenzione del pubblico verso le missioni lunari dei programma Apollo che restano ad oggi le più grandi conquiste tecnologiche dell'umanità. Ma essendo un racconto generale e poco dettagliato, il testo è consigliabile solo a chi approccia l'argomento per la prima volta, mentre i lettori più informati troveranno sicuramente testi più ricchi e precisi, ad esempio proprio le biografie degli astronauti da cui Vespa ha attinto.
È uscito nell'aprile del 2019 (non a caso nell'anno del cinquantesimo anniversario della missione Apollo 11) il nuovo libro di Bruno Vespa intitolato Luna, che come suggerisce il titolo stesso narra delle missioni spaziali che hanno portato a camminare sul satellite del nostro pianeta tra gli anni 60 e gli anni 70.
Il libro non contiene nessuna ricerca inedita realizzata dall'autore ma è interamente basato su altre fonti preesistenti, che Vespa cita puntualmente e correttamente. Per realizzare il libro l'autore ha infatti attinto alle biografie autorizzate degli astronauti, alle testimonianze dei tecnici che hanno partecipato alla realizzazione delle missioni e agli scritti giornalistici dell'epoca e attuali e in particolare agli articoli di Oriana Fallaci per L'Europeo e quelli contenuti nel libro Se Il Sole Muore.
L'autore dedica la più ampia parte del suo volume alla missione Apollo 11, in quanto prima e più emozionante. Ampie sezioni sono dedicate anche alla missione Apollo 12 e alle drammatiche vicende dell'Apollo 13. Le altre quattro missioni sono trattate in capitoli più veloci, concordemente al fatto che (come scrive lo stesso Vespa) l'attenzione del pubblico era scemata a causa della sanguinosa guerra in Vietnam.
Il racconto di Vespa è più orientato al lato umano delle vicende; l'autore racconta le emozioni e le caratteristiche personali degli astronauti più che insistere sui dettagli tecnici. Per ogni missione Vespa riporta i fatti più importanti e caratteristici narrando anche aneddoti divertenti o insoliti.
L'ultima parte del volume è dedicata ad altri argomenti, quali i test Apollo-Sojuz, le missioni spaziali in corso, i progetti di portare missioni umane su Marte e la storia della Stazione Spaziale Internazionale, con particolare rilievo al ruolo degli astronauti italiani.
Complessivamente il libro è storicamente preciso e chiarisce correttamente per quale motivo si parli di faccia nascosta della Luna e non faccia oscura della Luna, nonostante in una didascalia di una foto sia scritto il lato luminoso della Luna.
Purtroppo il libro è viziato da qualche imprecisione, ma non è colpa di Vespa quanto delle fonti che cita. Nel raccontare l'annuncio di Tito Stagno del primo allunaggio dato con molti secondi di anticipo e del successivo diverbio con Ruggero Orlando, Vespa prende per valida la ricostruzione di Stagno secondo cui questi annunciò l'allunaggio quando le "antenne" attaccate alle zampe del LEM toccarono il suolo e quando Armstrong pronunciò la parola land (terra), mentre Orlando diede per avvenuto l'allunaggio allo spegnimento dei motori. In realtà la ricostruzione di Stagno è purtroppo sbagliata; banalmente annunciò l'allunaggio con un anticipo difficile da spiegare e in quel breve scambio aveva ragione Ruggero Orlando, anche perché Armstrong non pronunciò in quei momenti la parola land.
Vespa incappa in un altro errore nel narrare un aneddoto sulla missione Apollo 12; riporta infatti che i due astronauti sul suolo lunare si misero a fischiettare il motivo di Biancaneve e i Sette Nani causando l'ilarità del personale tecnico a Houston. La fonte è un articolo di Oriana Fallaci pubblicato su L'Europeo, ma anche in questo caso non vi è un riscontro nella documentazione ufficiale né nelle registrazioni audio. Del resto, fischiettare è fisicamente impossibile alla pressione ridotta (3,7 psi/0,25 atm) delle tute Apollo. L’equivoco forse deriva dal fatto che gli astronauti citarono Biancaneve usando il verbo to whistle al posto di to work, come nel film (Apollo 12 Lunar Surface Journal, 116:14:36).
Un altro errore piuttosto grossolano si trova quando Vespa parla del primo volo senza equipaggio della Crew Dragon, nel marzo del 2019, e scrive che la navicella si tuffò nell'Oceano Pacifico, mentre in realtà si trattò dell'Atlantico.
Inoltre nel volume è errata la grafia del nome della moglie dell'astronauta Jim Lovell, che è scritto Marylin sia nel testo sia nell'indice analitico, mentre il nome corretto della donna è Marilyn.
In sintesi, il libro di Bruno Vespa è sicuramente lodevole nel tentativo di stimolare l'attenzione del pubblico verso le missioni lunari dei programma Apollo che restano ad oggi le più grandi conquiste tecnologiche dell'umanità. Ma essendo un racconto generale e poco dettagliato, il testo è consigliabile solo a chi approccia l'argomento per la prima volta, mentre i lettori più informati troveranno sicuramente testi più ricchi e precisi, ad esempio proprio le biografie degli astronauti da cui Vespa ha attinto.
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recensioni
2019/05/01
Gordon Cooper e Pete Conrad in un simulacro del LM
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".
Gordon Cooper, in piedi, osserva Pete Conrad, carponi, mentre prova la manovra di ingresso in un simulacro del Modulo Lunare. Datazione ignota.
Al posto del portello di uscita squadrato c’è un tunnel circolare. Le tute sono completamente differenti da quelle che verranno effettivamente utilizzate. Il pannello comandi è ancora un semplice disegno. Si notano in alto due anelli metallici che potrebbero essere agganci per le imbragature di trattenimento degli astronauti. Sopra la testa di Cooper, la scritta fatta a mano dice “Please do not touch glass surface” (“Si prega di non toccare la superficie vetrata”).
Fonte foto e descrizione: Nick Stevens.
Gordon Cooper, in piedi, osserva Pete Conrad, carponi, mentre prova la manovra di ingresso in un simulacro del Modulo Lunare. Datazione ignota.
Al posto del portello di uscita squadrato c’è un tunnel circolare. Le tute sono completamente differenti da quelle che verranno effettivamente utilizzate. Il pannello comandi è ancora un semplice disegno. Si notano in alto due anelli metallici che potrebbero essere agganci per le imbragature di trattenimento degli astronauti. Sopra la testa di Cooper, la scritta fatta a mano dice “Please do not touch glass surface” (“Si prega di non toccare la superficie vetrata”).
Fonte foto e descrizione: Nick Stevens.
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2019/04/28
Apollo 17: Gene Cernan visibile nel finestrino del LM
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".
Secondo questa pagina dell’Apollo Lunar Surface Journal, l’illuminazione dell’interno del LM è prodotta dalla luce del Sole (che, come indicato dalle ombre, si trova quasi sulla verticale locale del LM) che passa attraverso il finestrino di rendezvous del LM (situato sul “soffitto” della cabina).
La luce permette di notare il casco trasparente e il volto di Gene Cernan: una delle pochissime immagini degli astronauti all’opera nello spazio visti da fuori a volto scoperto. Nella zona superiore sinistra si nota inoltre il COAS, ossia il sistema di traguardamento usato per determinare le distanze e gli allineamenti durante i rendez-vous.
Nelle comunicazioni via radio fra il Modulo di Comando e il LM, grosso modo al momento in cui fu scattata questa foto, si sente Cernan che chiede "Can you see me?" (“Mi vedi?”). Evans gli risponde "Yes, I can see you. Right in there, yes" (“Sì, riesco a vederti. Proprio lì dentro, sì”).
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| Lo stadio di risalita di Apollo 17. Nel finestrino si scorge la testa di Gene Cernan. Foto AS17-149-22859. |
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| Dettaglio della foto precedente. |
Secondo questa pagina dell’Apollo Lunar Surface Journal, l’illuminazione dell’interno del LM è prodotta dalla luce del Sole (che, come indicato dalle ombre, si trova quasi sulla verticale locale del LM) che passa attraverso il finestrino di rendezvous del LM (situato sul “soffitto” della cabina).
La luce permette di notare il casco trasparente e il volto di Gene Cernan: una delle pochissime immagini degli astronauti all’opera nello spazio visti da fuori a volto scoperto. Nella zona superiore sinistra si nota inoltre il COAS, ossia il sistema di traguardamento usato per determinare le distanze e gli allineamenti durante i rendez-vous.
Nelle comunicazioni via radio fra il Modulo di Comando e il LM, grosso modo al momento in cui fu scattata questa foto, si sente Cernan che chiede "Can you see me?" (“Mi vedi?”). Evans gli risponde "Yes, I can see you. Right in there, yes" (“Sì, riesco a vederti. Proprio lì dentro, sì”).
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2019/04/27
Forse ritrovato il relitto del Modulo Lunare di Apollo 10
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".
L’astronomo Nick Howes (@NickAstronomer) afferma di aver individuato il relitto del Modulo Lunare della missione Apollo 10, che nel 1969 scese fino a circa 14 km dalla Luna e poi risalì, in una prova generale dell’allunaggio. Dopo l’uso, il Modulo Lunare (specificamente il suo stadio di risalita) fu sganciato e immesso in un’orbita eliocentrica da Eugene Cernan, Tom Stafford e John Young.
Le anticipazioni sulla scoperta sono state pubblicate in un articolo del Times (paywall): Howes, membro della Royal Astronomical Society, nel 2011 è riuscito a coordinare telescopi sparsi per il mondo ed esperti delle missioni Apollo per calcolare dove potrebbe trovarsi oggi il Modulo Lunare di Apollo 10, denominato Snoopy. Dopo otto anni di ricerche il suo gruppo ha trovato un oggetto anomalo che è grosso modo nell’orbita corretta e ha le dimensioni giuste. I suoi dati radar sono fortemente insoliti, come ci si aspetta da un oggetto metallico.
L’unico modo per essere sicuri dell’identificazione è andare a visitarlo. Se venisse confermato ed eventualmente recuperato, sarebbe l’unico Modulo Lunare usato e sopravvissuto alle missioni Apollo: tutti gli altri esemplari che volarono si disintegrarono nell’atmosfera terrestre (Apollo 9) o precipitarono sulla Luna.
Howes presenterà i propri risultato l’8 giugno 2019 al Cheltenham Science Festival.
Fonte aggiuntiva: Space.com.
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| Lo stadio di risalita di Apollo 10, fotografato dall’interno del Modulo di Comando. Dettaglio della foto AS10-34-5109 |
L’astronomo Nick Howes (@NickAstronomer) afferma di aver individuato il relitto del Modulo Lunare della missione Apollo 10, che nel 1969 scese fino a circa 14 km dalla Luna e poi risalì, in una prova generale dell’allunaggio. Dopo l’uso, il Modulo Lunare (specificamente il suo stadio di risalita) fu sganciato e immesso in un’orbita eliocentrica da Eugene Cernan, Tom Stafford e John Young.
Le anticipazioni sulla scoperta sono state pubblicate in un articolo del Times (paywall): Howes, membro della Royal Astronomical Society, nel 2011 è riuscito a coordinare telescopi sparsi per il mondo ed esperti delle missioni Apollo per calcolare dove potrebbe trovarsi oggi il Modulo Lunare di Apollo 10, denominato Snoopy. Dopo otto anni di ricerche il suo gruppo ha trovato un oggetto anomalo che è grosso modo nell’orbita corretta e ha le dimensioni giuste. I suoi dati radar sono fortemente insoliti, come ci si aspetta da un oggetto metallico.
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| Lo stadio di risalita di Apollo 10 inquadrato parzialmente attraverso uno dei finestrini del Modulo di Comando. Dettaglio elaborato della foto AS10-34-5116. |
L’unico modo per essere sicuri dell’identificazione è andare a visitarlo. Se venisse confermato ed eventualmente recuperato, sarebbe l’unico Modulo Lunare usato e sopravvissuto alle missioni Apollo: tutti gli altri esemplari che volarono si disintegrarono nell’atmosfera terrestre (Apollo 9) o precipitarono sulla Luna.
Howes presenterà i propri risultato l’8 giugno 2019 al Cheltenham Science Festival.
Fonte aggiuntiva: Space.com.
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Apollo 10
2019/04/24
Recensione: Il Saturn V 1:100 della Famemaster
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!". Ultimo aggiornamento: 2019/08/29.
Il modello del Saturn V in scala 1:100 della Famemaster è assolutamente spettacolare. Alto un metro e dieci centimetri, ha delle porzioni trasparenti che permettono di vederne la struttura interna e il Modulo Lunare dentro la sua carenatura. Ad aprile 2016 l’ho acquistato online presso AviationMegastore.com, andando a colpo sicuro dopo averlo visto al negozio del Kennedy Space Center. Costa circa 280 dollari su Amazon, ma li vale tutti: lo porto spesso alle mie conferenze sulle missioni lunari, e l’espressione sui volti dei bambini e degli adulti quando lo vedono per la prima volta non ha prezzo.
Questa è la vista dal lato intero:
E questa è quella dal lato con le porzioni trasparenti:
Il modello è interamente a incastro e preverniciato: si assembla abbastanza facilmente senza colla nel giro di un paio d’ore e rimane smontabile altrettanto agevolmente.
Ha un unico difetto significativo: lo stadio S-IVB ha le pareti ondulate anziché lisce. Si tratta della porzione mostrata nella foto qui sotto:
Il confronto con una foto dell’originale chiarisce la differenza:
Ho trovato questa recensione su Amazon nella quale si dice che il difetto è stato rimediato: “The SIVB (Third) stage has been corrected to remove the improper corrugated section. FameMasten [sic] even sent me a replacement part for my model so now it looks correct!”
Contattare la Famemaster a Hong Kong per chiedere il pezzo corretto non è facile. La pagina di contatto, infatti, restituisce un enigmatico “** Verification code wrong. Please try again” qualunque cosa le si immetta.
Frugando un po’, però, ho trovato le coordinate della Famemaster sul sito dell’azienda qui:
Così il 24 aprile 2019 ho scritto questa mail, che pubblico così magari può essere utile ad altri clienti come falsariga per la richiesta:
Non mi resta che attendere eventuali sviluppi. Se ce ne saranno, aggiornerò questo articolo.
L’8 maggio 2019 ho ricevuto risposta dalla Famemaster, che mi ha chiesto una prova dell’acquisto e una donazione di almeno 30 dollari a uno degli enti benefici indicati nella mail: Médecins Sans Frontières, Watoto, World Vision, Orbis e la Croce Rossa di Hong Kong. Ho scelto MSF.
Ad agosto 2019, avendo finalmente un po’ di tempo da dedicare a questa questione, ho scritto inviando una copia PDF della fattura di acquisto e della donazione. Vediamo che succede.
Oggi è arrivato per posta un pacchettino da Hong Kong, che conteneva questo:
Nel giro di mezz’ora ho smontato il terzo stadio e sostituito il pezzo. Ora va molto meglio:
Ho scritto alla Famemaster per ringraziarli.
Il modello del Saturn V in scala 1:100 della Famemaster è assolutamente spettacolare. Alto un metro e dieci centimetri, ha delle porzioni trasparenti che permettono di vederne la struttura interna e il Modulo Lunare dentro la sua carenatura. Ad aprile 2016 l’ho acquistato online presso AviationMegastore.com, andando a colpo sicuro dopo averlo visto al negozio del Kennedy Space Center. Costa circa 280 dollari su Amazon, ma li vale tutti: lo porto spesso alle mie conferenze sulle missioni lunari, e l’espressione sui volti dei bambini e degli adulti quando lo vedono per la prima volta non ha prezzo.
Questa è la vista dal lato intero:
E questa è quella dal lato con le porzioni trasparenti:
Il modello è interamente a incastro e preverniciato: si assembla abbastanza facilmente senza colla nel giro di un paio d’ore e rimane smontabile altrettanto agevolmente.
Ha un unico difetto significativo: lo stadio S-IVB ha le pareti ondulate anziché lisce. Si tratta della porzione mostrata nella foto qui sotto:
Il confronto con una foto dell’originale chiarisce la differenza:
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| Uno stadio S-IVB di un Saturn IB nel 1967. Fonte: Wikipedia. |
Ho trovato questa recensione su Amazon nella quale si dice che il difetto è stato rimediato: “The SIVB (Third) stage has been corrected to remove the improper corrugated section. FameMasten [sic] even sent me a replacement part for my model so now it looks correct!”
Contattare la Famemaster a Hong Kong per chiedere il pezzo corretto non è facile. La pagina di contatto, infatti, restituisce un enigmatico “** Verification code wrong. Please try again” qualunque cosa le si immetta.
Frugando un po’, però, ho trovato le coordinate della Famemaster sul sito dell’azienda qui:
Ms Joey Cheung: sales5@famemaster.com
Address: Room 1516, 15 /F., Wah Wai Centre, 38 - 40 Au Pui Wan Street, Fo Tan, Shatin, NT, Hong Kong
Phone: (852) 2690 9200
Fax: (852) 2690 9994
Così il 24 aprile 2019 ho scritto questa mail, che pubblico così magari può essere utile ad altri clienti come falsariga per la richiesta:
Hello,
I am a very happy owner of your Saturn V model (Item No.:26117). Do you have a replacement part for the central section of the S-IVB stage, which should be smooth and is instead corrugated?
I am referring to the part in the attached photo.
I have found this review which says that you have this replacement part:
https://www.amazon.com/gp/customer-reviews/R3LI7QX4M35SYK/ref=cm_cr_arp_d_rvw_ttl?ie=UTF8&ASIN=B003BYNTZU
I am willing to pay for the part and for its shipping to Lugano, Switzerland.
Thank you for your assistance.
Sincerely,
Paolo Attivissimo
Lugano, Switzerland
Non mi resta che attendere eventuali sviluppi. Se ce ne saranno, aggiornerò questo articolo.
2019/08/18
L’8 maggio 2019 ho ricevuto risposta dalla Famemaster, che mi ha chiesto una prova dell’acquisto e una donazione di almeno 30 dollari a uno degli enti benefici indicati nella mail: Médecins Sans Frontières, Watoto, World Vision, Orbis e la Croce Rossa di Hong Kong. Ho scelto MSF.
Ad agosto 2019, avendo finalmente un po’ di tempo da dedicare a questa questione, ho scritto inviando una copia PDF della fattura di acquisto e della donazione. Vediamo che succede.
2019/08/29
Oggi è arrivato per posta un pacchettino da Hong Kong, che conteneva questo:
Nel giro di mezz’ora ho smontato il terzo stadio e sostituito il pezzo. Ora va molto meglio:
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| Quello a destra sullo sfondo è un modello in scala 1:1 del guanto destro della tuta spaziale di Neil Armstrong, stampato con una stampante 3D. |
Ho scritto alla Famemaster per ringraziarli.
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2019/04/21
Le radici svizzere di Walter Schirra
“Delle sue origini ticinesi si era parlato più volte. Stavolta è lui stesso che ci conferma la sua discendenza diretta dagli Schirra di Loco nell’Onsernone. «Il Mio bisnonno emigrò da Loco a Monaco di Baviera, sposò una Schindler del cantone di Svitto e partì verso la fine del secolo scorso per gli Stati Uniti. Non ci sono dubbi sulle mie origini elvetiche. D’altronde dopo aver visto il meraviglioso panorama delle valli ticinesi e dei vostri laghi non mi sentirei di smentire un legame con questo paese.»”
Queste parole, tratte da un numero de L’Illustrazione Ticinese di novembre 1969 e firmate dal giornalista Marco Blaser, descrivono con precisione le origini dell’astronauta Walter Schirra.
Un lettore, Daniele W. di Losone, mi segnala un articolo pubblicato su La Regione Ticino il 12 luglio 2008, nel quale si scrive che “negli anni Settanta Walter Schirra è venuto in Ticino a Loco per visitare il luogo dove sono nati i suoi genitori”, ma questa indicazione non corrisponde alla versione originale del 1969.
Sempre Daniele mi precisa che “Di fronte al mulino di Loco, su una fontana si trova pure una targa in ricordo della sua visita eseguita in questo paesino negli anni 70”.
Queste parole, tratte da un numero de L’Illustrazione Ticinese di novembre 1969 e firmate dal giornalista Marco Blaser, descrivono con precisione le origini dell’astronauta Walter Schirra.
Un lettore, Daniele W. di Losone, mi segnala un articolo pubblicato su La Regione Ticino il 12 luglio 2008, nel quale si scrive che “negli anni Settanta Walter Schirra è venuto in Ticino a Loco per visitare il luogo dove sono nati i suoi genitori”, ma questa indicazione non corrisponde alla versione originale del 1969.
Sempre Daniele mi precisa che “Di fronte al mulino di Loco, su una fontana si trova pure una targa in ricordo della sua visita eseguita in questo paesino negli anni 70”.
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