2009/02/05

A cosa servono le crocette nelle foto lunari?

di Paolo Attivissimo

Le crocette nere disposte ad intervalli regolari nelle fotografie scattate durante le missioni Apollo sono state rese celebri dalle immagini di queste imprese lunari, tanto da diventare quasi un'icona del linguaggio grafico. In realtà esistono da ben prima dello sbarco sulla Luna e hanno funzioni ben precise ma poco conosciute al grande pubblico.

Denominate fiducials o fiduciary marker o reseau marks, le "crocette" erano segni neri incisi su una lastra di vetro trasparente (reseau plate), collocata sul retro del corpo macchina di ciascuna delle fotocamere Hasselblad utilizzate dagli astronauti lunari, in modo che quando il caricatore di pellicola veniva montato sul corpo macchina questa lastra si collocasse fra la pellicola e l'obiettivo, a contatto diretto con la pellicola stessa.

In questo modo, al momento dello scatto fotografico la luce passava attraverso la lastra prima di raggiungere la pellicola, ottenendo direttamente nella fotocamera la sovrimpressione del reticolo di crocette presente sulla lastra.

L'Apollo Lunar Surface Journal spiega che la reseau plate delle fotocamere lunari Hasselblad (Lunar Surface Data Camera) era dotata di una griglia di 5 x 5 crocette. I centri delle crocette erano a 10 mm l'uno dall'altro, con una tolleranza di 0,002 mm. Ciascun braccio delle crocette (a parte quella centrale, più grande delle altre) era lungo 1 mm e largo 0,02 mm.

La funzione delle "crocette" è molteplice. Per esempio, la loro presenza permette di notare eventuali deformazioni della pellicola o distorsioni dovute a ristampe, duplicazioni, scansioni o elaborazioni digitali errate, come documentato anche nel caso di missioni di sonde automatiche come la Voyager (i dettagli delle "crocette" di questa sonda sono qui). Basta applicare un algoritmo di correzione e le immagini vengono ripristinate alle loro proporzioni giuste. Per questo motivo i reseau marks sono presenti in molte altre fotografie fatte nello spazio, sia da astronauti, sia da sonde automatiche, prima e dopo le missioni Apollo: l'enorme popolarità delle immagini delle missioni lunari umane le ha semplicemente fatte conoscere ai più.

Le crocette non possono essere usate per correggere distorsioni prodotte dall'obiettivo: per ragioni ottiche evidenti, possono rivelare solo quelle generate a valle, ossia prodotte dalla pellicola stessa o dai trattamenti che la pellicola subisce dopo l'esposizione. Invece Bill Kaysing, nel suo libro Non siamo mai andati sulla Luna, dimostra la propria pessima conoscenza dei princìpi ottici dei quali discute con apparente sicurezza: a pagina 50 del libro, infatti, sostiene che "Grazie a questo sistema infatti, le aberrazioni causate dall'obiettivo sulla pellicola si sarebbero potute misurare (rilevando l'eventuale deformazione e "fuori asse" delle crocette) e correggere facilmente in fase di riproduzione applicando una deformazione contraria".

I reseau marks consentono anche di verificare che una fotografia sia presentata integralmente, senza tagli o riquadrature.

Uno degli esempi più interessanti di questa verifica è la famosissima foto di Buzz Aldrin sulla Luna durante la missione Apollo 11, catalogata con il riferimento AS11-40-5903: le versioni pubblicate dai giornali, come quella qui accanto, hanno quasi sempre aggiunto del cielo, perché la foto originale era inquadrata male (storta e quasi a mozzare la testa di Aldrin), e hanno rimosso la zampa del LM.

Qui sotto è mostrata la foto originale, completa di reseau marks, visibili cliccando sulla foto per vederne una versione a media risoluzione. Una scansione moderna ad alta risoluzione è disponibile su Hq.nasa.gov.


Un'altra funzione delle "crocette" è la determinazione delle distanze angolari fra oggetti inquadrati. L'ALSJ spiega che quando la fotocamera Hasselblad era dotata di obiettivo da 60 mm, la separazione apparente delle crocette era pari a 10,3 gradi. Con l'obiettivo da 500 mm, la separazione era pari a 1,24 gradi.

Questo è un metodo usato in fotogrammetria (la tecnica di creare mappe partendo da fotografie aeree) per ricostruire la forma tridimensionale di un oggetto partendo da foto multiple di quell'oggetto. Tuttavia, nel caso delle missioni Apollo gli astronauti non scattarono sistematicamente foto multiple dei vari oggetti, per cui non è possibile effettuare un'analisi fotogrammetrica su ogni immagine.

Secondo Clavius.org, in tempi recenti gli analisti di fotografie alla NASA hanno preso a usare le crocette principalmente come griglia di riferimento per indicare in che zona di una foto si trova un oggetto che desiderano indicare.

Il sito ClubHasselblad.com offre immagini della reseau plate offerta commercialmente dalla Hasselblad per il proprio modello cartografico MK70, per uso terrestre, visibile qui sotto.

2009/02/04

Sonde lunari post-Apollo: usabili per documentare gli sbarchi?

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Uno dei modi per documentare gli sbarchi umani sulla Luna delle missioni Apollo è inviare una sonda automatica verso la Luna e impostarla per fotografare i siti degli allunaggi. Non occorre fantasticare una missione del genere: sonde di questo genere, realizzate e lanciate da vari paesi, sono già in orbita intorno alla Luna e la stanno fotografando ed esplorando con vari strumenti o sono in procinto di farlo.

Le loro immagini dei siti di allunaggio umano renderanno più imbarazzante sostenere le tesi lunacomplottiste, soprattutto quelle che ipotizzano "da 20 a 30 persone al massimo" a conoscenza della messinscena.

Naturalmente gli ottusi del settore sosterranno che foto di questo genere dimostrerebbero soltanto che sulla Luna ci sono oggi i veicoli Apollo, ma non dimostrerebbero che quei veicoli vi arrivarono nel 1969 e men che meno che vi fossero a bordo degli astronauti. Sarebbe già un punto di partenza, ma c'è di meglio: i dati già restituiti dalle sonde permettono un controllo incrociato che conferma oltre ogni ragionevole dubbio che almeno due missioni Apollo sbarcarono sulla Luna ed avevano astronauti a bordo. Sempre che non si voglia pensare che India, Giappone e Cina siano anche loro parte del Grande Complotto.


Chandrayaan-1 (India)


La prima sonda lunare indiana è stata lanciata il 22 ottobre 2008 dal centro spaziale di Satish Dhawan, nell'Andhra Pradesh, ed è entrata in orbita lunare provvisoria l'8 novembre 2008, per poi assumere un'orbita polare definitiva ad un'altezza di circa 100 km il 12 novembre 2008. Il costo stimato della missione è di circa 80 milioni di dollari USA.

Il sito ufficiale di Chandrayaan dice che la sonda è progettata per funzionare per circa due anni e che la sua strumentazione include anche una Terrain Mapping Camera (fotocamera di mappatura del suolo), che ha una risoluzione di 5 metri ed è concepita per mappare l'intera superficie della Luna con estremo dettaglio.

Secondo il Times of India dell'11 gennaio 2009, Chandrayaan ha già effettuato la mappatura (non si sa se ottica o con altri strumenti) dei siti di allunaggio delle sei missioni Apollo. Il processo è iniziato il 7 gennaio e si è concluso il 10 gennaio, stando alle dichiarazioni di P. Sreekumar, uno dei principali scienziati associati alla missione lunare indiana.

Se questa mappatura è stata effettuata usando la TMC, in condizioni ideali sarebbero visibili gli aloni prodotti sul suolo dal getto dello stadio di discesa del LM e lo stadio stesso, rimasto al suolo, risulterebbe come poco più di un puntino indefinito (misura 9,4 m da un estremo all'altro delle sue zampe). Eventuali immagini, al momento in cui scrivo, non sono state ancora pubblicate. Altre informazioni su Chandrayaan sono disponibili presso NASA.gov.

Aggiornamento (2009/08/29): il contatto radio con la sonda Chandrayaan è stato perso improvvisamente il 29 agosto 2009 prima che concludesse la propria missione. La sonda aveva completato oltre 3400 orbite intorno alla Luna nel corso di 312 giorni e nonostante la conclusione imprevista aveva già raggiunto buona parte degli obiettivi scientifici della propria missione. Maggiori dettagli sono presso la BBC e la Indian Space Research Organisation.



Chang'e (Cina)


La sonda cinese Chang'e 1 è stata lanciata il 24 ottobre 2007 ed è entrata in orbita intorno alla Luna il 5 novembre 2007. E' dotata, fra gli altri strumenti, di una fotocamera che ha una risoluzione ottica di 120 metri. La sua orbita ellittica ha un'altezza minima di 210 km e un'altezza massima di 8600 km dal suolo lunare, secondo Encyclopedia Astronautica. Il sito ufficiale della missione è disponibile anche in inglese.

In considerazione della risoluzione della fotocamera installata a bordo, è molto improbabile che Chang'e possa fornire documentazione fotografica degli sbarchi Apollo.

L'1/3/2009 la sonda si è schiantata sulla Luna, ufficialmente su comando da Terra, secondo la BBC e Xinhua.net, alle coordinate 1,50° sud di latitudine e 52,36° est di longitudine.


Lunar Reconnaissance Orbiter (USA)


La missione combinata del Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) e del Lunar Crater Observation and Sensing Spacecraft (LCROSS) statunitense è partita da Cape Canaveral il 18 giugno 2009. La sonda LRO è dotata di una fotocamera, la Lunar Reconnaissance Orbiter Camera (LROC), avente una risoluzione massima di 50 cm, sufficiente a fotografare i veicoli e gli oggetti lasciati dagli astronauti delle missioni Apollo e le relative ombre.

Per avere un'idea del livello di dettaglio offerto da questo genere di risoluzione si può guardare una fotografia satellitare terrestre di pari risoluzione, come quella pubblicata dalla NASA qui.



Secondo la medesima pagina di documentazione NASA, i Rover, le auto elettriche usate dagli astronauti delle missioni Apollo 15, 16 e 17 per spostarsi sulla Luna, misurano circa 2 x 3 metri, per cui nelle immagini del LROC saranno visibili come forme spigolose di circa 4 x 6 pixel. Lo stadio di discesa (Descent Stage) dei moduli lunari ha un corpo principale di 4 metri di lato, pari a 8 x 8 pixel nelle immagini del LROC. Le loro zampe opposte sono a 9 metri di distanza l'una dall'altra, pari a circa 18 pixel. A questo si aggiungerà la visibilità delle ombre di questi oggetti, che all'alba e al tramonto saranno estremamente lunghe e inconfondibili.


Kaguya/Selene (Giappone)


Il veicolo spaziale automatico Kaguya (denominato anche Selene) della Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA) è stato lanciato il 14 settembre 2007 dal centro spaziale di Tanegashima ed è rimasto in orbita lunare fino all'11 giugno 2009.

Era composto da tre sonde che hanno orbitato intorno alla Luna: la principale ha sorvolato la superficie lunare a circa 100 km di altezza, scendendo progressivamente fino a schiantarsi in modo controllato con un impatto visibile da Terra.

Il sito ufficiale della missione, disponibile in giapponese e in inglese, spiega che Kaguya è equipaggiata con vari strumenti che includono una telecamera ad alta definizione, le cui splendide immagini del sorvolo della Luna sono distribuite anche su Youtube.

Questa sonda ha prodotto numerosi risultati che confermano gli sbarchi lunari, anche se non si tratta di fotografie dirette degli oggetti lasciati presso i siti di sbarco. Questi risultati sono descritti in dettaglio in un articolo apposito.

2009/02/02

Perché non si parla mai delle missioni Apollo dalla 2 alla 6?

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Tutti ricordano l'Apollo 11, la missione che portò allo sbarco umano sulla Luna; alcuni ricordano che le missioni lunari proseguirono fino all'Apollo 17, con la pausa dovuta all'incidente dell'Apollo 13 (conclusosi felicemente con il rientro anticipato degli astronauti indenni). Pochi ricordano l'Apollo 8, la prima missione a circumnavigare la Luna. Ma praticamente nessuno ricorda le missioni precedenti. In particolare, la numerazione delle missioni sembra fare un salto fra l'Apollo 1 e l'Apollo 7. Cosa ci fu in mezzo, e perché non se ne parla?

Sfogliando documenti come l'Apollo Definitive Sourcebook, di Richard Orloff e David Harland, si può ricostruire la complessa serie di eventi che portò a questa numerazione anomala.


AS-201 – Saturn IB – 26/2/1966


Per completezza, questa cronologia include anche il volo AS-201, primo lancio del Saturn 1B e del modulo di comando Apollo, avvenuto il 26 febbraio 1966 senza equipaggio a bordo. Il Saturn 1B era una versione evoluta del Saturn 1, che aveva già al proprio attivo 10 lanci avvenuti fra il 27 ottobre 1961 e il 30 luglio 1965. Il volo fu un semplice arco balistico, senza raggiungere l'orbita terrestre, per collaudare il nuovo vettore e lo scudo termico del modulo di comando.


AS-203 ("Apollo 2") – Saturn IB 5/7/1966


Il nome formale di questo lancio è AS-203; “Apollo 2” è soltanto un nome informale usato talvolta da alcuni documenti non-NASA, ma in realtà nessun volo effettuato fu mai designato formalmente “Apollo 2”. Avvenuto il 5 luglio 1966, vide un lancio senza equipaggio del vettore Saturn 1B con lo stadio S-IVB destinato ad essere usato come terzo stadio per il Saturn V nelle missioni lunari. Lo scopo del lancio fu collaudare i sistemi automatici di controllo del volo (la Instrument Unit) e dimostrare la capacità dello stadio S-IVB di accendere e spegnere il proprio motore a razzo più volte anche in condizioni di assenza di peso. Non fu trasportata una capsula Apollo. Fu il primo volo orbitale dello stadio S-IVB.


AS-202 ("Apollo 3") – Saturn IB – 25/8/1966


La designazione formale di questo lancio è AS-202; il nome "Apollo 3" non è ufficiale e nessun volo effettuato fu mai designato formalmente in questo modo. Il lancio AS-202, avvenuto il 25 agosto 1966 senza equipaggio, collaudò in particolare lo scudo termico del modulo di comando e il vettore Saturn IB per qualificarlo al trasporto di un equipaggio.

Questo lancio avvenne dopo il lancio AS-203, nonostante la numerazione suggerisca il contrario, a causa di ritardi nella preparazione dei veicoli.


Apollo 1 (AS-204) – Saturn IB – 27/1/1967


Questa missione, denominata inizialmente AS-204 e poi ufficialmente battezzata Apollo 1 nel 1966, era prevista per il 21 febbraio 1967. Avrebbe dovuto essere una missione in orbita terrestre, la prima del veicolo Apollo con un equipaggio, ma il lancio non fu mai effettuato.

Durante un'esercitazione di routine sulla rampa di lancio, poco meno di un mese prima della data prevista per il volo, si sviluppò un violentissimo incendio nel modulo di comando, dotato di un'atmosfera di ossigeno puro (come nelle precedenti capsule Mercury e Gemini) e collocato in cima a un vettore Saturn IB privo di carburante. Fumo e fiamme, alimentati dall'ossigeno puro e dai materiali combustibili nella capsula, si propagarono così rapidamente che non vi fu modo di aprire i complicati portelli d'uscita dal veicolo.

L'equipaggio (Virgil Grissom, comandante; Edward White, pilota senior; Roger Chaffee, pilota) perì in poche decine di secondi. I tre furono i primi astronauti statunitensi a perire nel corso della propria attività. La tragedia fermò il progetto Apollo e impose una drastica riprogettazione di tutti i sistemi di bordo.

Grissom, White e Chaffee, l'equipaggio dell'Apollo 1.

Dopo il disastro, su richiesta delle vedove dei tre astronauti l'esercitazione fu designata ufficialmente "Apollo 1" in memoria delle sue vittime. Il NASA Project Designation Committee approvò "Apollo 4" come nome formale del lancio successivo, ma dichiarò che i lanci precedenti (AS-201, AS-202 e AS-203) non sarebbero stati ribattezzati ufficialmente.

Apollo 4 (AS-501) – Saturn V – 9/11/1967


Primo lancio del Saturn V, 9 novembre 1967, senza equipaggio, con collaudo simultaneo dei tre stadi del vettore (S-IC, S-II e S-IVB). A bordo fu trasportato un simulacro del modulo lunare. Furono collaudati anche lo scudo termico di rientro del modulo di comando e il suo isolamento contro le radiazioni.


Apollo 5 (AS-204R) – Saturn IB – 22/1/1968


Lo scopo primario di questo lancio senza equipaggio, effettuato il 22 gennaio 1968, fu il collaudo nello spazio del modulo lunare (LM), che fu lanciato senza le zampe d'allunaggio (non erano ancora pronte), e dei sistemi automatici di gestione del volo (Instrument Unit) nella configurazione che sarebbe stata usata dal Saturn V. Fu riutilizzato il vettore Saturn IB, rimasto intatto dopo l'incendio dell'Apollo 1.

Il collaudo in orbita del LM incluse la separazione dallo stadio vettore S-IVB, la manovra con i razzi di controllo d'assetto, l'accensione del motore di discesa e l'accensione del motore di risalita mentre lo stadio di discesa del LM era ancora agganciato, allo scopo di simulare gli effetti di un'interruzione della discesa verso la Luna e di una risalita d'emergenza. Nonostante vari problemi, il collaudo fu ritenuto sufficientemente buono da confermare che il LM era pronto per volare con un equipaggio, e il secondo volo di collaudo, pianificato inizialmente, fu annullato.


Apollo 6 (AS-502) – Saturn V – 4/4/1968


Lancio senza equipaggio, destinato a collaudare il Saturn V. Si manifestò un effetto "pogo", una risonanza a bassa frequenza (da 5,2 a 5,5 Hz) della struttura, innescata dal fluire del propellente nelle condotte, che sarebbe stata intollerabile per un equipaggio e causò il distacco di vari frammenti del vettore e produsse vari malfunzionamenti ai motori. Gli strumenti verificarono la capacità della capsula del modulo di comando di bloccare le radiazioni delle fasce di Van Allen.

La celebre ripresa dell'anello interstadio fiammeggiante che cade al rallentatore verso la Terra (immagine qui accanto) è spesso attribuita dai non addetti ai lavori all'Apollo 11, ma in realtà proviene da questo lancio.

Questo volo di collaudo ebbe pochissima risonanza nei media perché si svolse lo stesso giorno dell'assassinio di Martin Luther King a Memphis. Non sarà l'ultima volta che gli eventi storici prenderanno il sopravvento sull'avventura dell'esplorazione spaziale.


Apollo 7 (AS-205) – Saturn IB – 11/10/1968


Uno dei motivi per i quali si parla poco delle prime missioni Apollo è che la numero 7 fu la prima che portò nello spazio un equipaggio (l'Apollo 1 ebbe un equipaggio, che però non arrivò mai nello spazio; perì tragicamente durante una sessione di collaudi a terra). Tutti i voli precedenti, tranne l'Apollo 1, riguardarono veicoli di prova senza equipaggio a bordo, concepiti per collaudare tutti i sistemi del complesso vettore lunare.

L'Apollo 7 partì l'11 ottobre 1968 con a bordo il comandante Wally Schirra, il pilota di modulo di comando Donn Eisele e il pilota di modulo lunare Walter Cunningham. Il vettore fu un Saturn IB, più piccolo rispetto al Saturn V destinato alle missioni lunari, che non aveva un modulo lunare a bordo. Fu la prima missione Apollo con atmosfera mista di 65% ossigeno e 35% azoto (le missioni precedenti avevano usato ossigeno puro: una delle cause del disastro dell'Apollo 1). La missione collaudò molte delle procedure di puntamento, navigazione e comunicazione che sarebbero servite per i voli successivi e simulò la manovra di abbandono e rendezvous con lo stadio S-IVB (dal quale le missioni successive avrebbero dovuto agganciare ed estrarre il modulo lunare). Fu la prima missione statunitense a trasmettere immagini televisive in diretta. Il rientro avvenne il 22 ottobre 1968.

2009/02/01

In alcune foto le crocette nere che suddividono l'immagine in riquadri sono coperte dagli oggetti; quindi le foto sono state ritoccate?

di Paolo Attivissimo

Il documentario Conspiracy Theory: Did We Land on the Moon? di Fox TV, trasmesso negli Stati Uniti a febbraio del 2001, afferma che

"...delle crocette di riferimento furono incise permanentemente sulle fotocamere lunari, per cui dovrebbero comparire in primo piano in ogni immagine. Ma in questa foto, una crocetta si trova dietro un pezzo del Lunar Rover [l'automobile lunare]"

"For reference, crosshairs were permanently etched into the lunar cameras, so they would have to appear on top of every image. But in this photo, a crosshair is behind a part of the lunar rover."

Secondo l'"esperto" consultato dal documentario, David Percy della Royal Photographic Society,

"questa situazione è impossibile e deve essere il risultato di una manipolazione tecnica e di un ritocco dell'immagine"

"This situation is impossible and has to be the result of technical manipulation and doctoring of the image"


Bisognerebbe chiedersi, innanzi tutto, che senso avrebbe mai, nell'ipotetica messinscena, alterare queste crocette di riferimento (chiamate fiducials o reseau marks) presenti sulle fotocamere, dato che non riguardano oggetti particolarmente significativi.

Qualcuno potrebbe teorizzare che le crocette sono coperte perché gli oggetti furono sovrapposti in seguito, in sede di ritocco: ma se gli sbarchi lunari fossero stati ricostruiti in studio, che bisogno ci sarebbe stato di fare sovrimpressioni e ritocchi? Sarebbe bastato tornare in studio e fare qualche altra foto con gli oggetti già a posto: se non s'è potuto, allora le foto furono davvero scattate sulla Luna e addio messinscena. Come capita spesso, una teoria di complotto contraddice l'altra.

La spiegazione di questa situazione "impossibile" è in realtà molto semplice. L'indizio cruciale è già presente nel documentario della Fox: ogni oggetto che "copre" una crocetta è bianco e fortemente illuminato dal sole.

Quando si fotografa un oggetto filiforme scuro contro uno sfondo chiaro e luminoso, l'oggetto filiforme tende a scomparire, inghiottito dal chiarore circostante: è un fenomeno ben noto ai fotografi. E' più difficile da descrivere che da fare, ma provate a fotografare un capello o uno spago o altro oggetto sottile, messo a fuoco ma in ombra, contro una parete bianca illuminata dal sole di mezzogiorno, che è solo una pallida imitazione del contrasto ben più intenso presente sulla Luna, dove non c'è atmosfera. Otterrete lo stesso risultato che si vede nelle foto lunari, come in questa dimostrazione tratta da Iangoddard.com.



Andando a vedere gli originali delle fotografie sospette, scopriamo che in realtà le crocette non sono del tutto scomparse, ma hanno subito proprio la stessa attenuazione mostrata sopra: nel documentario della Fox e in altre fonti che mostrano queste presunte anomalie, sembrano essere scomparse del tutto soltanto perché è stata scelta una versione di bassa qualità delle foto in questione: un altro trucchetto caro ai lunacomplottisti.

Ecco infatti l'originale della prima foto, catalogata come AS16-107-17446 e tratta dalla missione Apollo 16:








Ed ecco l'originale della seconda foto sospetta, tratta dalla missione Apollo 11 e catalogata come AS-11-40-5931:





Lo stesso effetto si rileva anche in altre fotografie fatte nello spazio, come per esempio questa splendida immagine della navetta Challenger in orbita intorno alla Terra:



Se ingrandiamo l'immagine, notiamo che ci sono crocette di registro "coperte" dalle nubi:





Molti altri esempi di queste "crocette mancanti" sono pubblicati presso Clavius.org.

Perché l'ombra del LM arriva all'orizzonte?

di Paolo Attivissimo, con il contributo di Siamoandatisullaluna.com.

Una delle presunte anomalie delle fotografie della missione Apollo 11 è quella mostrata qui sotto: l'ombra del modulo lunare arriva quasi a toccare l'orizzonte. Secondo i lunacomplottisti, questo rivelerebbe che l'immagine sarebbe stata scattata su un set cinematografico molto piccolo e che l'"orizzonte" sarebbe stato in realtà la zona in cui il fondale nero incontrava il pavimento.

Foto AS11-40-5931.

Basterebbe il buon senso per chiedersi come mai alla NASA sarebbero stati così idioti da commettere un errore del genere e per di più pubblicarlo, ma la ricchezza della documentazione pubblicamente disponibile ci permette di andare oltre e di capire le ragioni di quest'apparente anomalia.

Innanzi tutto, se osserviamo un'altra fotografia della stessa situazione (che ritrae Buzz Aldrin mentre estrae dalla base del modulo lunare gli apparati da lasciare sulla Luna), scattata da una distanza maggiore, notiamo che questa presunta anomalia non c'è. Notiamo anche che il "set cinematografico" dev'essere stato piuttosto grande.

Foto AS11-40-5961.

Dettaglio della foto AS11-40-5961.

Andando a consultare la mappa degli spostamenti degli astronauti dell'Apollo 11 scopriamo che il modulo lunare atterrò a poca distanza da due crateri di dimensioni ragguardevoli, denominati Double e Little West, e che uno di questi crateri, il Double, si trova davanti e leggermente a sinistra del modulo lunare, a circa 10 metri di distanza dal veicolo. Nella foto qui sopra, il cratere gemellato Double occupa la parte sinistra dello sfondo.

Mappa degli spostamenti al suolo degli astronauti nella missione Apollo 11. LM — Modulo lunare (Lunar Module), LRRR — Riflettore distanziometrico laser (Laser Ranging Retroreflector); PSE — Apparato per test sismici passivi (Passive Seismic Experiment); SWC – Apparato per esperimenti sul vento solare (Solar Wind Composition); ALSCC — Fotocamera per riprese ravvicinate della superficie (Apollo Lunar Surface Closeup Camera); FLAG – Bandiera.

La zona dell'allunaggio dell'Apollo 11 è visibile in questa foto, la V-76-H3, scattata nel 1967 (due anni prima dello sbarco) dalla sonda automatica Lunar Orbiter:

Dettaglio della foto V-76-H3 scattata dalla sonda Lunar Orbiter nel 1967, che mostra la zona del futuro sbarco dell'Apollo 11.

Ulteriore ingrandimento della foto precedente, con il cratere Little West, largo circa 33 metri, al centro dell'immagine. La punta della freccia indica il luogo di allunaggio dell'Apollo 11.

L'"orizzonte", in altre parole, non è affatto l'orizzonte, ma il bordo rialzato del cratere Double, che nasconde il vero orizzonte nella foto scattata da vicino. I colleghi di Siamoandatisullaluna.com hanno tracciato il bordo del cratere sulla fotografia, chiarendo ulteriormente il fenomeno:

Foto AS11-40-5961 con il tracciamento del bordo del cratere Double. Dal sito Siamoandatisullaluna.com, con il permesso degli autori.

La forma e l'avvallamento del cratere Double si notano piuttosto chiaramente in quest'immagine, scattata da Neil Armstrong:

Foto AS11-40-5853: uno scorcio del cratere Double.

La veduta e l'irregolarità del terreno davanti al LM si notano bene in questo collage di foto e di fotogrammi della cinepresa 16 mm dall'interno del LM:


Bisogna inoltre tenere conto del fatto che l'orizzonte vero, sulla Luna, è molto vicino e la superficie s'incurva notevolmente, molto più che sulla Terra: salvo ostacoli, sulla Luna l'orizzonte si trova a circa 2,5 km dall'osservatore, per via delle dimensioni modeste del nostro satellite. Sulla Terra, a titolo di paragone, l'orizzonte si trova a circa 4,7 km di distanza (sempre salvo ostacoli) per un osservatore i cui occhi siano a 1,7 m dal suolo.

Insomma, i lunacomplottisti commettono sistematicamente l'errore dilettantesco di immaginarsi la Luna come una sfera liscia e perfetta, quando in realtà il suolo è molto irregolare e ricco di avvallamenti: quest'errore è alla base di moltissime delle loro presunte prove di falsificazione.

Maggiori informazioni sulla geografia del luogo di allunaggio delle missioni Apollo sono disponibili presso il sito del Lunar and Planetary Institute.

Ipse dixit: Massimo Mazzucco

di Paolo Attivissimo

ZERO: "Caro Sandman, ma ti rendi conto della mole abnorme di persone che avrebbero dovuto collaborare al finto allunaggio di ben 17 missioni Apollo?!?"

io ho fatto i conti: da 20 a 30 persone al massimo. Compresi gli astronauti.

il trucco sta proprio a Honeysuckle Creek (non l'ho scoperto io, mi ha aiutato a capirlo una persona che era presente al momento della ricezione, nel 69, con cui ho parlato).

– Massimo Mazzucco, Luogocomune.net, 17 gennaio 2009


2009/01/31

Le ombre convergenti nelle foto lunari

di Hammer. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Secondo quanto sostengono i cospirazionisti, la presenza di ombre convergenti o divergenti nelle foto lunari è prova del fatto che le foto stesse sono state scattate alla luce di più sorgenti. Pertanto, dicono, l'allunaggio sarebbe un colossale falso realizzato in uno studio cinematografico.

E' quello che afferma, per esempio, Bart Sibrel nel documentario della Fox Did We Land on the Moon: "Outside in sunlight, shadows always run parallel with one another, so the shadows will never intersect" (a 23:15) mentre vengono mostrate immagini delle missioni Apollo 14 (come quella qui sopra) e Apollo 17 che hanno ombre convergenti. La tesi è stata ripetuta, senza contraddittorio alcuno, anche nel corso del programma Voyager (Raidue, 4 marzo 2009).

Riportiamo di seguito alcuni casi di immagini con ombre non parallele: la prima è tratta dalla missione Apollo 14, le restanti dall'Apollo 17. Durante tutto il corso delle missioni lunari si hanno, comunque, innumerevoli esempi di questo fenomeno.









Prospettiva, questa sconosciuta


Questa argomentazione dimostra, ancora una volta, come i lunacomplottisti ignorino anche i principi basilari di ciò che sostengono e quanto siano poco propensi anche alle verifiche più semplici.

Contrariamente a quanto sostengono, infatti, la divergenza delle ombre non è segno della presenza di più sorgenti di luce ma è principalmente dovuta alla prospettiva, che tende a far convergere visivamente linee che in realtà sono parallele.

Ne sono conferma le seguenti foto, in cui le ombre sembrano non essere parallele proprio per l'effetto prospettico.

Le immagini qui sotto sono state scattate da Paolo Attivissimo nello stesso luogo (vicino a Padova) a pochi minuti di distanza l'una dall'altra. L'unica sorgente di luce è il sole, e come si vede la convergenza o meno delle ombre dipende esclusivamente dalla direzione di ripresa e quindi dalla prospettiva.

Nella prima foto (qui sotto), le ombre sembrano sostanzialmente parallele: il sole, basso sull'orizzonte, è a destra.

R0012152.JPG

Nella seconda foto, scattata con il sole alle spalle, le ombre convergono molto vistosamente. Eppure non è cambiato nulla: la fonte di luce è sempre una sola ed è la stessa di prima, ossia il sole basso sull'orizzonte. Esattamente come nelle foto degli astronauti lunari.

R0012153.JPG


La convergenza delle ombre nelle fotografie non è un fenomeno circoscritto a Padova. Le prime due foto qui sotto mostrano il sito archeologico gozitano di Ggantija, mentre le altre riguardano le statue guerriere di Toltec, Messico.





Ecco un altro esempio di ombre convergenti:


Basta inoltre realizzare un modellino che simuli la situazione lunare per capire come stanno le cose. Nell'immagine qui sotto si vede chiaramente che le ombre, prodotte da una singola fonte di luce ad alcuni metri di distanza, sono parallele:

R0014145


Ma la medesima scena, illuminata nello stesso modo e semplicemente ripresa da un'altra angolazione, crea l'illusione che le ombre non siano parallele:

R0014147



Le asperità del suolo lunare cambiano le ombre


Un altro aspetto da tenere in considerazione è che il terreno lunare è estremamente irregolare e, come è ovvio, le ombre proiettate su un terreno irregolare non sono complanari. Pertanto in simili circostanze non possono essere parallele: né nella realtà, né in foto.

Consideriamo, ad esempio, alcune foto scattate sulla terra su terreni irregolari come le piste per le gare di skateboard o la neve. Come si nota le ombre non sono complanari e non possono essere parallele.




Al termine della nostra analisi, rilanciamo la palla ai complottisti, che ci devono spiegare come sarebbe possibile, nelle loro strampalate teorie, che oggetti illuminati da più sorgenti di luce abbiamo una sola ombra ciascuno; dovrebbero infatti averne più di una.

Basta infatti considerare alcune immagini scattate sotto vari riflettori per vedere che ogni soggetto illuminato proietta più ombre sul terreno. Ne proponiamo di seguito qualche esempio di semplice reperibilità.



L'argomentazione complottista, in questo caso, si rivela quindi un boomerang meraviglioso. Le immagini proposte dai complottisti dimostrano inequivocabilmente che nelle foto lunari esiste una sola fonte di luce: il sole.