I contenuti di questo sito verranno trasferiti prossimamente presso
2024/11/05
2023/08/12
La storica telefonata presidenziale di Scott Carpenter non andò benissimo. Eccola
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".
Sto lavorando alla traduzione di Carrying the Fire, l’autobiografia dell’astronauta Mike Collins, e a un certo punto Collins fa un accenno molto breve al fatto che il collega Scott Carpenter, veterano del programma Mercury, è “sott’acqua”.
Incuriosito da quest’indicazione così criptica, sono andato a cercare un po’ di informazioni e ho scoperto che Carpenter, dopo il suo volo, andò a fare il sub in Marina per il progetto SEALAB di basi sottomarine. Nel corso delle sperimentazioni passò in totale ben 28 giorni a 60 metri, stabilendo un nuovo record mondiale.
Il presidente Johnson volle telefonargli per congratularsi. Non andò bene, perché l'atmosfera era... beh, ascoltate e capirete.
Carpenter stava chiamando da una camera di decompressione e durante la permanenza a bordo della stazione (la SEALAB II) respirava un’atmosfera composta da ossigeno ed elio.
2023/04/27
No, Aldrin non ha detto che l’allunaggio non è mai accaduto, e la distanza di Artemis II non smentisce le missioni Apollo
di Paolo Attivissimo
Il Corriere del Ticino si è occupato delle tesi di complotto intorno
agli allunaggi con un
articolo di Facta News, dal quale cito questi due debunking rapidi (l’articolo ne riporta anche un
terzo che ho già descritto nel libro Luna? Sì, ci siamo andati!).
[...] Un altro contenuto disinformativo divenuto virale online utilizza un video di 20 secondi contenente un dialogo tra la spettatrice di un evento pubblico e l’astronauta statunitense Buzz Aldrin. Nel filmato, la donna chiede ad Aldrin quale fosse stato «il momento più spaventoso» del viaggio che ha condotto l’equipaggio sulla Luna e l’astronauta risponde: «il più spaventoso… non è mai accaduto! Sarebbe potuto essere spaventoso, certo». Questo breve filmato è stato presentato come una confessione del fatto che l’allunaggio fosse un falso.
Ma anche in questo caso le cose non stanno così. Il filmato si riferisce a un evento pubblico organizzato il 13 marzo 2015 dalla Oxford Union, una società di dibattito con sede nell’omonima città britannica. Nel video integrale si capisce in modo chiaro che la frase «non è successo» pronunciata dall’astronauta si riferisce alla sensazione di paura durante il viaggio e non all’allunaggio. Subito dopo la frase riportata nella clip, infatti, l’astronauta spiega nel dettaglio che cosa intendeva con «sarebbe potuto essere spaventoso», raccontando di aver trovato un «interruttore rotto» nel modulo lunare e di essere riuscito a risolvere il problema usando uno stratagemma.
L’articolo cita anche un’altra tesi cospirazionista:
Un’altra notizia infondata è stata condivisa sui social in questi giorni utilizzando in maniera fuorviante un articolo dedicato alla prossima missione spaziale verso la Luna denominata Artemis II. Chi l’ha condivisa ha ripreso il sottotitolo dell’articolo, dove si legge «La missione durerà una decina di giorni e porterà l’essere umano alla maggior distanza mai raggiunta dalla Terra», sottolineando le parole «distanza mai raggiunta». Questa parte sottolineata, secondo questa teoria, dimostrerebbe che in realtà l’uomo nel 1969 non è mai stato sulla Luna, perché in caso contrario quella distanza sarebbe stata in realtà già raggiunta.
Niente di più falso. Leggendo l’articolo ripreso in maniera fuorviante, infatti, si capisce il senso delle parole «distanza mai raggiunta». L’equipaggio, composto da quattro astronauti, «volerà fin dietro la faccia nascosta della Luna, spingendosi più lontano dalla Terra di quanto non abbia mai fatto un essere umano». Il sito ufficiale della missione spiega infatti che l’equipaggio «arriverà circa 6.400 miglia [n.d.r. 10.300 km] oltre la Luna». Si tratterebbe del punto più lontano raggiunto finora dalle missioni spaziali con equipaggio umano, come conferma ad esempio la celebre rivista di divulgazione scientifica Scientific American.
2022/09/05
Massimo Polidoro e il sottoscritto smontano il lunacomplottismo a Focus TV (2020)
Sul mio blog Il Disinformatico ho raccontato che a luglio 2019 ho
registrato insieme a Massimo Polidoro un programma per il canale televisivo italiano Focus TV, interamente
dedicato allo smontaggio delle tesi complottiste intorno agli allunaggi umani
del programma Apollo. Il video è a disposizione su YouTube ed è incorporato
qui sotto. Buona visione.
2022/08/14
Debunking di otto minuti del video lunacomplottista di Massimo Mazzucco
Su invito di Open, esamino otto minuti di video complottista e ne spiego gli errori e le falsità. Le tesi sono che gli astronauti fossero mogi nella conferenza stampa post-missione (tutt’altro, ridono e scherzano), che si sarebbero rifiutati di giurare sulla Bibbia di essere andati sulla Luna (falso; lo fecero eccome) e che Neil Armstrong si sarebbe rifiutato di partecipare ai festeggiamenti per il quarantennale (falso, andò pure alla Casa Bianca).
2022/02/22
Immagini di Apollo 11 e Apollo 12 dalla sonda indiana Chandrayaan-2
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".
Segnalo qui brevemente queste nuove immagini dei moduli lunari di Apollo 11 e 12 sulla superficie lunare, frutto di elaborazione digitale per estrarre nuovi dettagli. Le immagini sembrano essere state scattate il 2 e 5 aprile 2021.
Apollo11 landing image from Chandrayaan2's OHRC processed by using ISIS3! pic.twitter.com/fF9weHHPZ5
— Shan (Shanmuga Subramanian) (@Ramanean) February 22, 2022
#Apollo12 and #Surveyor3 is much clearer than the Apollo11 in Chandrayaan2 images.. Ladder is visible at the top right of the module? pic.twitter.com/buHId30Pah
— Shan (Shanmuga Subramanian) (@Ramanean) February 22, 2022
Le immagini originali sono, a quanto pare, consultabili presso questo sito (che richiede registrazione) con questi codici di riferimento:
- ch2_ohr_ncp_20210402T0546284043_d_img_d18.zip (Apollo 11)
- ch2_ohr_ncp_20210405T1606536730_d_img_d18.zip (Apollo 12)
- ch2_ohr_ncp_20210405T1606537227_d_img_d18.zip (Apollo 12)
È tutto quello che so, al momento.
2021/12/05
I refusi di Forever Young, l’autobiografia di John Young, corretti per l’edizione italiana
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle
donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!". Ultimo aggiornamento: 2022/02/09.
Forever Young è la dettagliata autobiografia dell’astronauta John W. Young, protagonista eccezionale di un’epoca eccezionale. Fu uno degli astronauti più professionalmente longevi, iniziando con le missioni Gemini per poi effettuare ben due voli lunari con il programma Apollo e restando alla NASA fino agli anni iniziali del programma Shuttle, di cui comandò il rischiosissimo volo inaugurale.
Young è morto nel 2018 dopo lunga malattia e ci ha lasciato i suoi ricordi in questa autobiografia di oltre 400 pagine, pubblicata nel 2013 e scritta insieme a James R. Hansen.
Nei mesi scorsi ho partecipato, insieme a vari esperti, alla revisione tecnica della traduzione italiana di questo libro.
2022/02/09: il libro è ora disponibile in edizione cartacea e in e-book grazie agli sforzi dell’editore Cartabianca. Il titolo italiano è Forever Young - Gemini, Apollo, Shuttle: una vita per lo spazio, di John W. Young con James R. Hansen. Il libro è composto da 474 pagine, ha copertina flessibile e include 220 foto e 247 note esplicative. Costa € 19,90 in versione cartacea e € 11,99 in versione digitale (varianti Amazon Kindle, Apple ed ePub). Per i lettori del Disinformatico c’è uno sconto del 15% sulla versione digitale (la legge italiana impedisce di fare altrettanto per la versione cartacea): è sufficiente usare il codice lunanuova al momento del checkout.
La lettura particolarmente attenta che si fa quando si traduce e rivede un testo ha portato alla luce alcuni errori che credo che sia opportuno segnalare e che verranno corretti nell’edizione italiana.
Correggere gli errori di un astronauta così leggendario può sembrare pretenzioso, e forse anche antistorico e infedele all’originale, ma in un campo nel quale i miti e le dicerie si formano facilmente e mettono radici che spesso portano a equivoci anche dannosi, credo che queste correzioni debbano essere fatte, in modo che il lettore riceva direttamente la versione esatta degli eventi.
Pubblico qui le correzioni effettuate finora, in modo che rimanga traccia delle modifiche apportate al testo originale. Sono utili anche a chi legge il libro originale e può restare perplesso di fronte ad alcuni suoi passaggi e riferimenti.
Capitolo 1
Originale: On STS-82 in April 1997 Susan Kilrain flew as only the third female shuttle pilot. In realtà era la missione STS-83.
Originale: Greg Harbaugh, a 1978 graduate who flew on STS-30, STS-54, STS-71, and STS-82. In realtà Harbaugh volò su STS-39, non STS-30.
Capitolo 8
Originale: Gemini X was to be the sixteenth manned American flight. In realtà fu il quattordicesimo volo, non il sedicesimo: fu preceduto da 6 missioni Mercury con equipaggio (Shepard, Grissom, Glenn, Carpenter, Schirra, Cooper) e da 7 missioni Gemini con equipaggio effettuate prima della 10 (Gemini 3, Grissom/Young; Gemini 4, McDivitt/White; Gemini 5, Cooper/Conrad; Gemini 6A, Schirra/Stafford; Gemini 7, Borman/Lovell; Gemini 8, Amstrong/Scott; Gemini 9A, Stafford/Cernan).
Originale:
At a magnitude in excess of 1.7, Gamma Velorum in the constellation Vega is
one of the brightest stars in the night sky.
In realtà la stella Gamma Velorum si trova nella costellazione delle
Vele (o della
Vela), non nell’inesistente “costellazione Vega”. Si tratta chiaramente di un
errore di battitura: Vega al posto di Vela (il nome della
costellazione è infatti Vela anche in inglese).
Capitolo 9
Originale: Tutta la descrizione fatta da Young delle attività degli astronauti di Apollo 8 in occasione dello scatto della famosa foto della Terra che sorge da dietro la Luna è errata. In sintesi, i dialoghi e le azioni sono attribuite da Young alle persone sbagliate. Per esempio, fu Lovell, non Anders, a cercare la pellicola su richiesta di Anders; Lovell non scattò nessuna foto della Terra che sorge; e fu Anders, non Borman, a scattare la foto in bianco e nero e le due successive a colori. Nella traduzione italiana sono state incluse delle note tecniche esplicative.
Capitolo 10
Originale: coelliptic sequence initiators maneuver è un errore al posto di coelliptic sequence initiation maneuver, ossia “manovra di avvio della sequenza coellittica”, come spiegato nel documento Apollo by the Numbers, che a pagina 77 si riferisce proprio alla manovra di Apollo 10.
Capitolo 11
Originale: center engine liquid engine line è un errore al posto di center engine liquid oxygen line, ossia “linea dell’ossigeno liquido del motore centrale”.
Capitolo 13
Originale: “Orion, you’re stay for T-minus-1”. La procedura stay/no-stay a cui ci si riferisce qui si chiama T1, non T-minus-1, come confermato a 104:34:19 nel diario di bordo della missione.
Capitolo 14
Originale: Mohave. La grafia corretta è Mojave.
Originale: We supported the Apollo 17 crew as best we could. Honestly, Charlie and Stu and I never wanted anything but the prime crew actually to make the launch; in fact, the three of us all grew mustaches and vowed not to shave them until those guys got off the launch pad. Young dice che lui, Roosa e Duke (che componevano l’equipaggio di riserva di Apollo 17), giurarono di non radersi i baffi fino al decollo dell’equipaggio primario dalla rampa di lancio. Ma nella pagina successiva Young riparla di radersi i baffi a proposito del rientro degli astronauti dalla missione (splashdown). Le foto scattate nel Controllo Missione durante Apollo 17 documentano che Young aveva ancora i baffi dopo il decollo dallla Terra della missione.
Originale: lunar over mock-up (nella didascalia delle foto) è un refuso al posto di lunar rover mock-up.
Capitolo 17
Originale: The year 1982 saw four shuttle flights: STS-6 through STS-9. Si tratta di un refuso al posto di 1983, dato che subito dopo Young cita queste missioni collocandole appunto nel 1983.
Capitolo 18
Originale: [...] the left-hand SRB’s forward center field joint had experienced a gas leak to the primary O-ring and showed some erosion. Negli Shuttle, di cui sta parlando qui Young, non esiste un "forward center field joint". I field joint sono le giunzioni, realizzate durante l’assemblaggio (sul campo, da cui field), fra i segmenti cilindrici che compongono i booster laterali a propellente solido. La documentazione Shuttle mostra che esistono un "forward field joint", un "center field joint" e un "aft field joint"). Secondo la documentazione che cita la missione in questione, che è la STS-41B (House Report 99-1016, pag. 53; Astronautix), si danneggiò la giunzione anteriore. Di conseguenza, nel tradurre è stato tolto "center".
Originale: Also on board was an experiment involving living cells called the Continuous Flow Electrophesis System (CFES). Il nome esatto dell’esperimento era Continuous Flow Electrophoresis System.
Originale: (in una nota) STS-51G had Patrick Baudry, a retired air force pilot and astronaut for France’s Centre Nationale d’Étude Spatiale (CNES). Il nome corretto del CNES è Centre national d'études spatiales.
Capitolo 20
Originale: [...] the pilot should steer his good tires over to the side of the runway or else the high rollout strut coefficient would result in a sudden uncontrolled ground loop. Sospetto che manchi (o sia sottinteso) of friction dopo coefficient, altrimenti la frase non ha molto senso.
Originale: (nella nota) in STS-3 Jack Lousma and Gordon Fullerton had problems with wind shears coming down at Edwards. STS-3 atterrò a White Sands, non a Edwards.
Originale: The SLI’s goal of delivering 100 pounds to orbit in a way that was 10,000 times safer was a big dream, in my opinion. La frase, riferita all’epoca della Space Launch Initiative del 2000, non ha senso per quel che riguarda 100 pounds to orbit. I documenti ormai storici sulla SLI contengono riferimenti al 10,000 times safer ma nulla su 100 pounds to orbit. In compenso includono frasi come 10,000 times safer and 100 times lower costs oppure 100 times cheaper and 10,000 times safer o ancora 100 times safer and 10 times cheaper. Non è chiaro come debba essere corretta. Può darsi che Young intendesse 100 (o 1000) dollars per pound to orbit al posto di 100 pounds to orbit: alcuni documenti promettono infatti costi intorno ai 1000 dollari alla libbra (circa 2000 dollari al kg): “SLI provides the catalyst for NASA and its partners, including the Department of Defense, to explore new space transportation architectures. NASA's strategic goals for a next generation RLV are to reduce the risk of crew loss to approximately 1 in 10,000 missions while lowering the cost of delivering payloads to low-Earth orbit to less than $1000 per pound” (Space Launch Initiative: A Program Review).
Capitolo 21
Originale: x-ray defraction. La grafia corretta è X-ray diffraction.
Originale: Don Petit. La grafia corretta è Don Pettit.
Capitolo 22
Originale: [...] when Columbia disintegrated on its way down from orbit the morning of 3 February 2003. Il disastro avvenne l’1 febbraio.
Originale: In March 1997 I reported that STS-89 Endeavour the previous month had suffered bottom damage. STS-89 volò nel gennaio 1998, per cui March 1997 va corretto in February 1998.
2021/07/04
Gioielleria nello spazio: il magnifico meccanismo di attracco del veicolo Apollo
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle
donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".
Durante le missioni Apollo era necessario effettuare delle delicatissime
manovre di attracco e sgancio di due componenti principali del veicolo
spaziale: il Modulo di Comando (dove i tre astronauti dell’equipaggio
trascorrevano gran parte del tempo di viaggio) e il Modulo Lunare (usato da
due dei tre per scendere sulla Luna e ripartirne). Questi attracchi e sganci
servivano per consentire agli astronauti di trasferirsi da un modulo all’altro
e di abbandonare il Modulo Lunare quando non serviva più, dopo la ripartenza
dalla Luna.
Qualunque fallimento di queste manovre metteva a repentaglio l’intera missione e poteva avere conseguenze anche fatali per l’equipaggio.
Il successo di queste operazioni dipendeva dal perfetto funzionamento del complicato meccanismo di attracco e sgancio, che doveva consentire prima l’aggancio flessibile dei due veicoli e poi il loro accoppiamento a tenuta stagna, e oltretutto doveva essere rimovibile per non ingombrare il tunnel di trasferimento da un modulo all’altro e doveva anche essere riutilizzabile. Come ogni componente del veicolo spaziale, inoltre, doveva essere il più leggero e compatto possibile.
Una sfida ingegneristica assolutamente notevole, da gestire con precisione da orologiai, che viene descritta minuziosamente per renderne chiara la soluzione in questo video, corredato da fonti tecniche di riferimento.
La descrizione è in inglese: se vi interessa che la traduca, lasciate un commento di richiesta.
2021/06/19
Gli astronauti lunari nei media: Buzz Aldrin promuove la Svizzera (2015)
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".
Nel 2015 Buzz Aldrin (Apollo 11) ha girato questo video in Svizzera per promuovere la compagnia aerea Swiss.
Aldrin dice: “When I first landed here, I said to myself, ‘This is simply out of this world. This is the most amazing landscape that I have ever seen!’ And you can believe me, I am familiar with out-of-this-world places. I have been on the Moon”.
In traduzione: “La prima volta che sono atterrato qui, mi sono detto ‘Questo è semplicemente fuori dal mondo. Questo è il paesaggio più stupefacente che io abbia mai visto!’ E potete credermi, io ho dimestichezza con i posti fuori dal mondo. Sono stato sulla Luna.”
Gli astronauti lunari nei media: Buzz Aldrin e “Rocket Experience” con Snoop Dogg (2009)
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".
Nel 2009 l’astronauta Buzz Aldrin, protagonista del primo allunaggio umano a luglio del 1969 durante la missione Apollo 11, registrò un rap, intitolato Rocket Experience, insieme a Snoop Dogg, con buona pace di chi sostiene che gli astronauti lunari siano schivi e si tengano lontano dai media per la vergogna di aver mentito (sì, i lunacomplottisti dicono proprio così).
Qui sotto potete vedere sia il video della produzione del brano, sia il video del brano stesso.
2021/06/12
Gli astronauti ridono e scherzano a proposito della “toilette spaziale”
di Paolo Attivissimo. Questo articolo vi arriva grazie alle donazioni per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!".
Su Instagram è stato pubblicato questo spezzone di una conversazione fra il giornalista britannico James Burke e alcuni astronauti del programma Apollo e Gemini (Jim Lovell, Gene Cernan, James McDivitt, Harrison “Jack” Schmitt).
L’audio non è molto chiaro, per cui lo trascrivo qui:
LOVELL: ...Look, I’m busy over here, would you knead this for me? Which Borman did to me that once!
BURKE: I heard a rumour that oxygen masks [would] be useful on occasions like that.
CERNAN: They were... they were... Admittedly they were used on Apollo 17. I used one.
LOVELL: The thing with Gemini... You're lucky to have to use it for the face!
SCHMITT: See, Jim, the most difficult part of it was detaching the sticky... material from the body. And... and particularly if number two was free floating, and that’s when you run the risk of number two hitting the fan! The circulation...
LOVELL: Now, what NASA had done, I think incorrectly, in their engineering, they put a glue on here that was a little too... too gluey, too tight, and if you had any amount of hair at all there, it just about killed yourself [incomprensibile]. So anyway...
In sintesi: Lovell sta spiegando a James Burke (storico giornalista divulgatore della BBC, una sorta di Piero Angela britannico) il funzionamento del sacchetto che ha in mano, che è un esemplare di Fecal Collection Bag, ossia la “toilette” utilizzata dagli astronauti per le missioni Apollo e in altre occasioni. L’imboccatura adesiva del sacchetto andava applicata ai glutei in modo che le feci venissero raccolte dentro il sacchetto, che aveva una rientranza nella quale era possibile infilare un dito per agevolare il distacco delle feci dal corpo senza toccarle direttamente (in assenza di peso manca appunto la gravità che normalmente produce questo auspicabile distacco).
Una volta raccolte le feci, il sacchetto andava staccato dai glutei e richiuso per evitare fuoriuscite, ma prima di richiuderlo era necessario inserire una tavoletta di sostanza battericida (altrimenti le feci, conservate a bordo a differenza dell’urina, avrebbero generato gas di fermentazione) e impastare il tutto. Da qui la dichiarazione di Lovell “Scusa, qui ho da fare, ti spiace impastare questo per me?”, e la precisazione che il collega Frank Borman lo fece davvero una volta per lui (presumibilmente durante la missione Apollo 8).
James Burke chiede se è vera la diceria che a volte gli astronauti usavano la maschera per l’ossigeno durante questa procedura per non sentire gli odori, e Cernan conferma di averla usata durante Apollo 17. Lovell precisa che a bordo delle Gemini si era “fortunati a doverla usare per la faccia”, con grande ilarità dei colleghi. Non sono sicuro di cosa intenda con questa precisazione.
Interviene Harrison Schmitt, compagno di missione di Cernan in Apollo 17, spiegando che “la parte più difficile era staccare il materiale appiccicoso dal corpo” e aggiunge che se le feci fluttuavano libere c‘era il rischio che si diffondessero in cabina per via della ventilazione forzata. Number two è un eufemismo inglese per indicare le feci e when the shit hits the fan è un modo di dire che indica un evento che causa un grande e sgradevole scompiglio (come avverrebbe, appunto, nel caso di escrementi lanciati contro un ventilatore acceso), e in questo caso Schmitt sta giocando sul senso letterale delle parole, perché effettivamente le feci degli astronauti avrebbero potuto colpire le ventole del sistema di ventilazione di bordo, causandone lo spargimento per tutta la cabina.
Chiude lo spezzone Jim Lovell, che aggiunge un altro dettaglio della scarsa efficacia e praticità del Fecal Collection Bag: l’adesivo usato era un po’ troppo adesivo e quindi “se avevi anche un minimo di peli lì, quasi ti uccidevi.”
Aspetti poco eroici e molto umani, ma raramente raccontati, di una serie di
missioni straordinarie.
2020/07/16
Updated PDF of “Moon Hoax: Debunked!” now available as a free download
The PDF is available both in a high-resolution version (320 MB) and in low-resolution version (34 MB) and is suitable for two-sided printing. It also includes QR codes and shortened links so that you can easily watch the videos mentioned in the text.
I wish to thank Gabriella Cordone Lisiero, who created the PDF files, for her patience and hard work.
2020/04/19
Video: conferenza sui complottismi lunari a Cadro, ottobre 2019
A ottobre 2019 ho avuto il piacere di tenere all’Ideatorio di Cadro (Canton Ticino) una conferenza sul complottismo intorno alle missioni lunari, come spunto per parlare di queste avventure rimaste ancora ineguagliate dopo cinquant’anni. Il video è ora disponibile, per cui se vi interessa o se semplicemente volete rivedere qualcosa dai tempi in cui ci si poteva ancora incontrare in gruppo faccia a faccia, buona visione!
2019/11/20
A rarely seen photo of Neil Armstrong on the Moon is recovered: AS11-40-5894
A rarely seen Hasselblad photograph of Neil Armstrong during his historic moonwalk has been recovered better than ever before thanks to the digital restoration skills of Andy Saunders.
There are surprisingly few photographs of Neil Armstrong on the Moon: most pictures of that first moonwalk in July 1969 show his crewmate, Buzz Aldrin, since most of the time Armstrong was holding the only camera taken out on the lunar surface.
Some photographs show Armstrong partially. For example, this is AS11-40-5886:

We know it was taken by Aldrin and shows Armstrong because it is part of a sequence shot by Aldrin. Here’s a detail from that photograph:

Armstrong's legs can be glimpsed in another pair of photos, AS11-40-5895 and -5896:
![]() |
| AS11-40-5985. |
![]() |
| AS11-40-5896. |
![]() |
| Detail of AS11-40-5896. |
Neil Armstrong can also be seen partially in AS11-40-5916:

He can also be seen in the reflection of Aldrin’s visor in AS11-40-5903:

Here’s an enlarged, mirror-flipped and color-corrected detail of the previous photograph:

Armstrong is also seen in the low-resolution pictures taken by the 16mm camera used to record the Apollo 11 moonwalk. This is a digital restoration of the 16mm footage, created by Andy Saunders by stacking multiple frames:
![]() |
| Credit: Andy Saunders / NASA. |
The Apollo Lunar Surface Journal notes that NASA believed for quite a long time that it had no lunar surface photographs of the first man to set foot on the Moon. It was only in 1987 that two British researchers, H. J. P. Arnold and Keith Wilson, independently discovered that some photographs had been taken by Aldrin and therefore the astronaut depicted in those photos was Armstrong and not Aldrin as previously thought.
Andy Saunders has now recovered another Armstrong photo: AS11-40-5894, the original of which is greatly underexposed. The raw, original version is shown below.
In the bottom left corner there’s the outline of an astronaut. Since this photo was part of a sequence shot by Aldrin, the astronaut must be Armstrong.
Here's Andy Saunders’ restoration of AS11-40-5894:
And here’s a detail of Neil Armstrong, in the shadow of the Lunar Module, from Saunders’ restoration: to the best of my knowledge, this image has never been seen before with this level of clarity.
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| Neil Armstrong on the Moon. Credit: Andy Saunders/NASA. |
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| A further improved restoration by Andy Saunders. |
2019/07/25
Foto d’epoca di Apollo 11
Ricevo da un lettore, Adriano Carrata, queste scansioni di una serie di foto d’epoca della missione Apollo 11, risalenti a pochi mesi dopo questo celeberrimo volo spaziale. La busta ha infatti il timbro del 2 gennaio 1970.
Adriano spiega come ne è entrato in possesso: “Ero amico di un fotografo, che ricevette l'offerta della Kodak circa un mese dopo l'allunaggio. Ovviamente ne approfittai subito, e le foto mi arrivarono qualche mese dopo. Le conservo gelosamente, anche se cominciano a sentire il peso degli anni anche loro.”
Sulla qualità delle foto, nota alcuni dettagli tecnici e li collega alla sua esperienza personale: “Nota la mancanza degli elevati contrasti tipici delle riproduzioni dei rotocalchi dell'epoca [...] Le foto disponibili oggi sono di gran lunga migliori, ma questo è un ricordo di un momento magico che, in qualche modo, ha anche segnato la mia vita professionale [...]. Perché mi occupo di spazio? Beh...avevo quattro anni quando venne lanciato lo Sputnik. Ricordo Laika, Gagarin, i primi tentativi eroici (e da folli) di andare lassù. Ricordo la crisi di Cuba. La paura che tutti avevamo in quei giorni, anche noi che eravamo bambini. E lo spazio era una speranza, la speranza di un mondo migliore. Ultima nota, professionale. Sono tra i 'colpevoli' (forse il maggiore) dell'algoritmo di ripresa utilizzato dalla costellazione Cosmo Skymed [...] per essere più precisi, ho curato l'algoritmo di ottimizzazione delle richieste di ripresa in funzione delle orbite e del numero di satelliti.”
Aggiungo un paio di note mie: le foto sono troncate lateralmente per adattarle al formato della carta e alla foto frontale di Aldrin è stata aggiunta una banda nera superiore, nel cielo. Inoltre si tratta di stampe su carta non fotografica, probabilmente in quadricromia o simile.
![]() |
| La busta, datata 2 gennaio 1970. |
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| La prima pagina del testo di accompagnamento. |
APOLLO 11: UOMO SULLA LUNA
Il 20 Luglio 1969, alle 22,56 ora di New York, Neil A. Armstrong, comandante della navicella Apollo 11, scende dalla scaletta del modulo lunare e posa i piedi sulla Luna. Pronuncia una frase che immediatamente fa il giro del mondo e si imprime a lettere indelebili nella storia umana: «E’ un piccolo passo per l’uomo, un balzo gigantesco per l’umanità». Poi, conscio della drammaticità del momento, avanza sul suolo lunare tracciando le prime orme umane sulla superficie selenica. Pochi minuti dopo, l’obbiettivo dell’apparecchio fotografico che Armstrong manovra fissa l’immagine del suo compagno Edwin E. Aldrin mentre a sua volta scende sulla Luna. La conquista di un mondo diverso dal nostro a opera dell’uomo finalmente è divenuta una realtà.
Mentre l’eco di questa straordinaria impresa, lungi dal sopirsi, pervade ancora il mondo con la propria eccezionalità, ci sembra opportuno illustrare in modo adeguato il ruolo sostenuto dalla KODAK in questa prima storica discesa sulla Luna. Le immagini che mostriamo in questa raccolta sono state tutte scattante dal comandante Armstrong utilizzando pellicola KODAK EKTACHROME EF 70 mm e sono state scelte a rappresentare altrettanti momenti importanti dell’avvenimento. La testimonianza che esse ci danno necessita di ben poco commento, tuttavia richiama alla mente un fatto estremamente significativo: dovunque c’è conquista scientifica, lì è pure la KODAK. Il progresso infatti esige che la fotografia documenti, momento pe momento, le tappe della conquista e per far ciò si vale anche delle pellicole e delle apparecchiature KODAK.
La KODAK al servizio della scienza e dell’uomo, dunque, in una esaltante testimonianza della perfezione raggiunta.
![]() |
| La seconda pagina del testo di accompagnamento descrive le foto. |
![]() |
| “Edwin E. Aldrin, detto «Buzz», scende dal modulo lunare sulla superficie della Luna.” |
Le foto sono interessanti anche dal punto di vista del cospirazionismo, perché documentano con un reperto fisico risalente a pochi mesi dopo il primo allunaggio la questione delle presunte “crocette mancanti”, ossia le crocette di riferimento sovrimpresse sulla pellicola direttamente dentro la fotocamera.
Secondo la tesi complottista, alcune di queste crocette mancano o sono incomplete e questo rivelerebbe una manipolazione. Ma in realtà le crocette sono complete eccome: sono semplicemente erose quando passano davanti a un oggetto molto luminoso, come capita a qualunque oggetto sottile in queste circostanze (ne scrivo qui nel mio libro Luna? Sì, ci siamo andati!).
Lo si vede molto bene in questo dettaglio di una delle foto:
2019/07/01
Come mai il grande cratere sorvolato da Apollo 11 per allunare non si vede nelle riprese?
Specialmente dopo aver visto la spettacolare ricostruzione dell’allunaggio proposta da Damien Chazelle in First Man, può sorprendere che l’enorme cratere che Neil Armstrong si trova a dover sorvolare mentre si sta esaurendo il propellente, quello mostrato a 2:19 nel trailer del film, non si veda affatto nelle riprese reali effettuate dalla cinepresa di bordo del Modulo Lunare di Apollo 11.
Eppure non si tratta di una licenza narrativa del regista: il drammatico sorvolo del cratere risulta anche nella cronologia ufficiale della missione.
Ma allora come mai questo cratere non si vede?
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| Il cratere gigante nella ricostruzione di First Man. |
Per capirlo occorre conoscere alcuni fatti tecnici. Innanzi tutto, la cinepresa con pellicola a colori che riprese la discesa verso la Luna guardava fuori dal finestrino destro ed era montata in modo da puntare verso il basso. In secondo luogo era inclinata in modo da sfruttare al massimo il formato della pellicola e documentare così in dettaglio il funzionamento del veicolo.
Questo significa che parte della sua inquadratura è bloccata dalla sagoma della parte frontale del Modulo Lunare. E infatti il cratere in questione, denominato West, è coperto da questa sagoma.
Lo si nota osservando questa ricostruzione creata da GoneToPlaid, che usa Google Moon per ricreare la stessa inquadratura di Apollo 11 e vedere “attraverso” il Modulo Lunare.
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| A sinistra, l’inquadratura della cinepresa di Apollo 11, ruotata per rendere orizzontale l’orizzonte; a destra, la stessa inquadratura in Google Moon, con la sagoma dell’ingombro del Modulo Lunare. |
Come spiegato nell’Apollo Lunar Surface Journal, questa ricostruzione si situa a 102:42:57 del tempo di missione, ossia due minuti e 43 secondi prima dell’allunaggio, e corrisponde a 11:58 nel video seguente, tratto dal mio documentario gratuito Moonscape:
Guardando questo video si nota che il cratere West non rientra mai nell’inquadratura.
Se si esamina la ground track, ossia la proiezione della posizione del Modulo Lunare sulla superficie della Luna durante la discesa, si nota che il veicolo passa a destra del cratere West, che quindi rimane occultato dalla sagoma del LM nell’inquadratura della cinepresa collocata sul lato destro del veicolo.
2019/06/30
In cerca dell’origine di una diffusa foto di messinscena lunare
Questa foto circola su Internet e viene spesso mostrata sia come parodia, sia come presunta prova dell’ipotetica messinscena. Ma da dove proviene? Metabunk ha indagato e ne ha trovato la fonte originale.
Anche senza conoscerne l’origine, l’immagine ha numerosi errori di coerenza con le foto reali delle missioni Apollo: la bandiera è troppo piccola e la Terra è sull’orizzonte, cosa impossibile alle latitudini lunari alle quali sbarcarono gli astronauti (dovrebbe trovarsi in alto nel cielo).
Inoltre, per citare un tema caro ai lunacomplottisti, le ombre delle rocce e dell’astronauta non sono parallele su un terreno pianeggiante, e questo indica che la fonte di luce è molto vicina ai soggetti illuminati.
La foto fu usata per una campagna pubblicitaria dell’ufficio del debito nazionale svedese (Riksgalden), questa, secondo quanto scriveva DesignSwan.com nel 2010:
Su Internet ne circolano anche versioni che hanno un’inquadratura più ampia, come quella mostrata qui sotto, ma non si sa se la campagna pubblicitaria si è limitata a usare una foto esistente o l’ha commissionata appositamente.
2019/06/19
Manuali di fotografia spaziale
L’ambiente spaziale e lunare pone molte sfide fotografiche piuttosto insolite, con i suoi contrasti forti fra luci e ombre, la particolare riflettività della superficie polverosa della Luna e la difficoltà di maneggiare una fotocamera mentre si indossa una rigidissima e goffa tuta spaziale.
La NASA ha pubblicato alcuni manuali di fotografia per astronauti che permettono di conoscere le indicazioni date a chi viaggia nello spazio per ottenere fotografie correttamente esposte e composte.
Per esempio, il documento Photography Equipment and Techniques:
A Survey of NASA Developments di Albert J. Derr (PDF; trascrizione) riepiloga la storia delle fotografie spaziali statunitensi e delle macchine fotografiche appositamente modificate per l’ambiente extra-atmosferico.
C’è anche un manuale per l’uso corretto della telecamera lunare usata nelle prime missioni Apollo a scendere sulla Luna: l’Apollo Lunar Television Camera Operations Manual (PDF).
In tempi meno lontani, inoltre, la NASA ha fornito un manuale di fotografia anche agli astronauti delle missioni Shuttle, il NASA Astronaut’s Photography Manual (PDF), in collaborazione con Hasselblad. La copertina è mostrata all’inizio di questo articolo e queste sono alcune sue pagine:
Un esempio di queste condizioni insolite di illuminazione è la foto AS11-40-5930, che mostra il cosiddetto heiligenschein o “aureola”: la zona intensamente luminosa che si forma intorno all’ombra della testa degli astronauti.

Questo effetto è prodotto dal fatto che i granelli di polvere della superficie lunare che stanno vicini all’asse di osservazione, se osservati con il Sole perfettamente alle spalle, rivolgono verso l’osservatore solo le proprie parti illuminate e quindi sono intensamente luminosi, mentre i granelli che si trovano lontani da questo asse rivolgono all’osservatore parte delle proprie zone in ombra e quindi sono meno luminosi.
Il fenomeno si verifica anche sulla Terra, ma solo in condizioni molto particolari, e quindi viene osservato molto raramente. Sulla Luna è molto più spiccato che sulla Terra perché manca la luce diffusa del cielo.
La storia delle Hasselblad usate nello spazio è raccontata qui su Hasselblad.com.
2019/06/09
Va all’asta un rullino di foto di Apollo 11? Non proprio
TMZ ha pubblicato la notizia della messa all’asta, a partire da 8000 dollari, di “An extremely rare 70 mm positive film roll from the camera of Apollo 11 [...]. The Hasselblad cam film roll contains 126 iconic photos from the moonshot mission taken personally by Armstrong and Aldrin during their exploration. [...] According to the auction house, RR Auction, the film roll was acquired from Terry Slezak, a member of the Manned Spacecraft Center's lunar receiving lab. He was in charge of processing the film brought back from the Apollo moon landings.”
Il sito di RR Auctions presenta così il rullino:
#8226 - Apollo 11 Roll of 70 mm Positives
Estimate: $8,000+
Extremely rare 70-mm positive film roll from Magazine S of the Apollo 11 Hasselblad camera, containing 126 of the most iconic images from the first lunar-landing mission. Wound on a yellow Kodak holder and measuring 3.5″ in diameter, the roll consists of NASA images catalogued as AS11-40-5844 through AS11-40-5970, with the first section of film marked “Heads, MAG-S, Apollo-11.” The roll features photographs taken by Commander Neil Armstrong and Lunar Module Pilot Buzz Aldrin during their historic two-and-a-half-hour lunar EVA at Tranquility Base on July 20, 1969, with color images including: moments from inside the Lunar Module Eagle immediately prior to Armstrong leaving the spacecraft; Armstrong's first photograph after taking his historic first steps; Aldrin descending the LM ladder; Aldrin standing next to the American flag; the famous ‘Moon Man’ image of Aldrin in a full-length pose, his visor showing a reflection of Armstrong; and various bootprint images, shots of the LM, the lunar plaque, and panoramas of the desolate lunar surface. In fine condition, with some old tape residue at the start. Consignor notes that the film roll was acquired from Terry Slezak, a member of the decontamination team at the Manned Space Center's lunar receiving lab, who was in charge of processing the film brought back from the Apollo moon landings.
Il fatto che venga specificato “extremely rare” indica che non si tratta dell’originale, ma di uno dei pochi duplicati per contatto. La pellicola è quindi di interesse storico per la sua età e provenienza, ma non è quella originale usata sulla Luna. Si tratta molto probabilmente di una delle copie a contatto della pellicola originale fatte all’epoca: copie realizzate mettendo una pellicola vergine a contatto con l’originale ed esponendola alla luce.
Chi disse “Siamo andati a esplorare la Luna ma in realtà abbiamo scoperto la Terra”?
Ho sentito attribuire questa frase a molti astronauti delle missioni Apollo, da Frank Borman a Gene Cernan, così ho fatto una rapida ricerca bibliografica.
Neil DeGrasse Tyson ha tweetato qualcosa di molto simile nel 2013: ““Earthrise” — We travelled a quarter-million miles to explore the Moon, and discovered Earth for the first time.”
The Conversation nel 2015 attribuì a Bill Anders (Apollo 8) la frase “We came all this way to explore the moon, and the most important thing is that we discovered the Earth”, citando una pagina della NASA che non esiste più.
La stessa frase, attribuita sempre ad Anders, è nella sua biografia presso il New Mexico Museum of Space History, in questo documento NASA e presso BrainyQuote.
La stessa attribuzione è in A Man on the Moon di Andrew Chaikin (pag. 182), in Hello, is this planet Earth? di Tim Peake (pag. 13) e in Who Travelled to the Moon? di Neil Morris (pag. 49).
Direi quindi che è ragionevole attribuirla a Bill Anders.
































